Home - Generali - Una visione prospettica

Una visione prospettica

Posted on September 19, 2016 in Generali

La differenza tra un’opera e carta di giornale – Memoriale e Grammatiche sono due opere. In quanto tali, esse ‘racchiudono’ una serie di idee che, viste nella loro globalità, sono interne a un unico sistema di pensiero. Qui leggete di un’opera che all’interno di se stessa si chiude, cioè esaurisce gli argomenti disegnando una mappa completa e stabile del pensiero dell’autore. E’ come se voi parlaste su un settimanale del Tractatus di Wittgenstein. Potrete illustrarlo, non porvi sullo stesso piano. Per quanto riguarda poi i contenuti, non esiste un ‘essere d’accordo’ o un ‘non esser d’accordo’. Un’opera può venire soltanto superata (se logica, smentita). Se un giorno qualcuno smentirà questa dimostrazione, essa potrà ritenersi superata. Fino a quel giorno, Memoriale fa referenza.

L’orientamento, in queste due opere – Una lettura sommaria può suggerire che sapersi muovere entro questo sito comporti anche un certo potere di orientamento. Un’opera per ipertesti presenta all’inizio un certo grado di complicazione nella struttura interna, ma una volta entrati in confidenza ci si muove con una certa familiarità. L’esistenza di un certo numero di link non permette una lettura tranquilla e sequenziale come in un libro di saggistica o di narrativa. In quest’ultimo il nostro occhio segue il narrante, secondo un procedere narrativo. Su Grammatiche si entra e si esce da una pagina avendo sotto gli occhi rimandi di un’altra. A questo tengo in particolar modo: un’opera, anche nella vita, deve essere questo. La capacità ipertestuale è quella di saper contenere dati del passato come se essi fossero sempre disponibili in un momento successivo.

La tematica, in senso trasversale – Una visione a prospetto di queste pagine non esiste. L’unico metodo sarebbe orizzontale: una sorta di attraversamento per temi, in cui uno richiamerebbe l’altro. Ma dobbiamo essere capaci di farlo noi, senza l’aiuto di un motore di ricerca. Talvolta ci arrivano, alla mente. Anche tutti insieme. In quel giorno, significa, Grammatiche è con noi e ci ha colpito. Può aver colpito anche me. Poiché in quel giorno dirò: “Guarda cosa ho scritto. Incredibile, oggi non scriverei mai una cosa simile”. Concepito in questo modo, un sito è come una clessidra che ogni tanto fa scendere qualche granellino. Le pagine che rimangono sono come le ossa del suo corpo. Le altre verranno ricacciate non appena l’autore le rivedrà, non riconoscendole più come sue. Cosa riguardo? Poche pagine. E lo faccio molto di rado. Un autore, per un suo sito che abbia circa 200 link, non ha una rilettura frequente. Se lo facesse diventerebbe matto, perché è come se un cantante riascoltasse ogni due giorni il suo Cd e andasse ad operare modifiche. Le opere, una volte partorite, debbono restare possibilmente come sono. Questo non impedisce che, come per le grandi vetrate o gli armadi che mai si apre, ogni tanto una ripassata sia necessaria. Io vengo molto incuriosito dagli errori di battitura, perché evidentemente il mio occhio di quel giorno non li vide. Mi spiace, ovviamente, che un lettore ricordi o abbia nel suo computer una pagina con un ‘technomuic’ invece di un ‘technomusic’. Ma tra le cose che non apprezzo, proprio l’editing sul testo. Quando restano errori di stampa, essi sono come un solco non perfetto su un disco, come la polvere di un giradischi a cui ci affezioniamo. Io mi affeziono anche a queste cose (non ci si affeziona solo alla perfezione, l’imperfezione è più nostra), perché vi annetto un significato. Nulla è senza, nella vita. Ogni cosa su cui intervengo è una cosa spiacevole, perché penso sempre che decine di migliaia di persone salvarono quella pagina scritta in quel modo sul loro computer. Però, anche le imperfezioni vanno interpretate come un segnale del momento. Quando mi rileggo, provo una sensazione di rivisitazione che va da un estremo all’altro. O mi lascia indifferente o ne rimango colpito. Siccome ho anche qualche timore (non piacere a se stessi è una brutta sensazione) lo faccio di rado.