
L'ultima Garzantina (Cinema)
L'ultima Garzantina è divenuta un'espressione, un richiamo di moda. Si prende come si acquistava l'ultimo di Mina e Battisti. Avere una Garzantina dà protezione, perché lì dovresti trovare tutto. Le Garzantine sono un prodotto talmente universale che anche la rete ne fece stampare da subito. Già nel 1995-96, con uno sviluppo ancora parziale, molti si misero a pubblicare 'Il meglio di Internet'. Repertori che oggi, ad appena nove anni di distanza, fanno sorridere.
L'intenzione di queste opere sembra sempre consumistica, perché esse si consumano. Consultare, in fondo, è consumare rapidamente l'oggetto prendendolo per quello che più serve.
I ragazzi oggi parlano di 'Garzantine' né più né meno come noi abbiamo sempre parlato di 'enciclopedie'.
Le Enciclopedie cominciarono ad esistere quando il Settecento, smaltita la sbornia della Dea Ragione, affidò agli uomini istruiti dell'epoca anche il compito di 'far repertorio' della conoscenza posseduta fino a quel momento. Presenze umane comprese. Se l'oggetto-enciclopedia fosse rimasto solo trattazione a compendio, saremmo rimasti pur sempre nel saggio o nei cataloghi che già si pubblicavano in precedenza. L'avvento della enciclopedia come 'repertorio ragionato' cominciò a fare elenchi di personalità nei vari settori. E l'Ottocento fu il primo secolo che, disponendo anche finalmente di una critica d'arte istituzionale, potè fare stampare anche 'cataloghi in forma di enciclopedia'.
Da allora, abbiamo visto comparire sul mercato editoriale enciclopedie (dell'arte, del teatro, dello spettacolo, di storia, di geografia ecc.) per una quantità ormai non più calcolabile. Il Novecento amò molto questo genere, facendolo rifluire nel generico 'palinsesto' di ogni grande editore che si rispetti. Curatori, sempre vi furono. Anzi, furono perfino entusiasti. Con buona lena si sistemavano al tavolo, desiderosi di porre il loro marchio alla loro sistemazione di uno dei tanti sistemi. Complesse riunioni editoriali definivano il programma, con discussioni facilmente immaginabili. Diamo la supervisione a Meregucci, poi facciamo fare le voci sul realismo a Tiziana Scarpi, quelle sui crepuscolari a Mirella Ponti, la parte più recente la diamo a Calvetti. Alcuni settori (sistema-diritto, sistema-cinema) presentarono sempre difficoltà oggettive, finché l'attività non si stabilizzò nei suoi istituti. Sia chiaro, una storia del cinema si poteva fare già nel 1940. Bastava prendere tutto quello che era stato prodotto fino a quel momento e farne sistema, con le parole e le tecniche disponibili. Cose, naturalmente, con durata molto breve e rapidamente superate non appena l'avvento del colore o di un nuovo modo di fare cinematografia avesse fatto comparsa. Esse, comunque, servirono sempre a quelli che venivano dopo (con il medesimo intento: fare una storia o un'enciclopedia del cinema). Questi avrebbero comunque attinto da quella fonte del 1940. E così via. Nell'era moderna il procedimento, insomma, consisteva in un continuo 'arrivo' di nuovi curatori che si sarebbero sovrapposti ai vecchi nel ripresentare un repertorio di fatti sempre in corso di svolgimento (ognuno dovendo, ovviamente, precisare all'inizio o alla fine "Siamo arrivati al giugno 1948, la nostra trattazione si esaurisce in quel mese"). Tutti noi possediamo nella nostra biblioteca questi archivi parziali, e se abbiamo una mente fervida li riguardiamo spesso con interesse. Cosa diceva il Meregucci del 1956 o il Mereghini del 1968. Poi, come si sa, le cose presero un'altra piega.
In Italia, questo strumento - finiti i falsi entusiasmi dei grandi tomi e delle iniziative da 40 volumi a botta - ha finito per essere nient'altro che uno strumento di agile consultazione. Il dizionario più comune lo chiamò a un certo punto Garzantina (del diritto, dell'astronomia, della musica, del teatro ecc.). Come giustamente diceva Eco, sono cose che danno una certa rassicurazione. Non solo la biblioteca, come utero protettivo, ma anche una robusta dotazione enciclopedica a casa propria ha sempre dato un senso di sicurezza rispetto al mondo esterno. Sapere di poter avere da qualche parte della casa tutto quello che è accaduto (di importante) in un certo settore è atteggiamento nutrito dalla maggior parte. C'è livello e livello, anche qui. Ci sono ancora le famiglie dell'appartamentino 'messo su', che stavano con i Quindici o la Mondadori per ragazzi perché un rappresentante le aveva convinte. Ma su tutto la Treccani, in Italia, ha sempre avuto un'ovvia supremazia. Terminata anche qui l'era dei troppo facili investimenti, gli editori si sono persuasi tutti che l'unico metodo perseguibile fosse un agile libretto con rilegatura economica sempre a portata di mano e di occhi.
Noi abbiamo fatto sulle enciclopedie un vero e proprio seminario, all'inizio del 2004. Un giorno lo riproporremo. Poi, qualche annotazione è contenuta nei link in forma di diario presenti nella pagina 'dissentiamo'. Quest'oggi abbiamo voluto dire cosa capita, nel prendere in mano uno di questi strumenti. La Garzanti, d'accordo con lo stampatore della Mondadori e su 'traino di edicola' di un noto settimanale, dal 2003 decise di approntare un repertorio contemporaneo di formato medio-piccolo. Fu fatto con la storia, con l'archeologia, con l'astronomia, con la musica, con tante altre cose. Prima o poi, pensavano tutti, arriverà anche il cinema. E puntuale, anch'esso, è arrivato. Il progetto è finito nelle mani di uno degli uomini più presenti dell'era del Trapasso. Quel Gianni Canova, docente allo IULM, che imperversa - soprattutto a Milano - con varie iniziative.
Va ricordato, ancora una volta, che non esiste un repertorio perfetto. Tutti accumulano difetti e carenze varie, che renderebbero necessaria ogni volta una super-supervisione come una specie di 'controllo ultimo' prima che il materiale vada alla stampa definitiva. Stanchi delle solite critiche, noi abbiamo considerato questa Garzantina del Cinema (volume I) come un oggetto con cui avere una relazione, parlando perfino. Metodo nuovo. Siamo stati lieti di apprendere da te, cara Garzantina, dove sta Doris Day (ma ormai la nostra nota del 'for you' resterà così). Ma anche qui, come sempre, sono emerse alcune incongruenze di vario genere. Cominciamo dalla lingua.
Chi ha stampato (o corretto bozze, se c'era) ha ritenuto che Fernando Di Leo dovesse avesse un cognome minuscolo e così l'occhio va su un 'di Leo' che come per i migliori patronimici sembra 'uno figlio di padre di nome Leo'. Cara Garzantina, se si inizia poi qualsiasi cosa in forma di parola va maiuscola anche quando ha il 'di' o il 'de'. Salvo, diremmo, il film opera prima di Soderbergh (perché, chiedetelo a lui... forse è un vezzo). Per Raimondo Crociani, che fu montatore dapprima di documentari, si passa a dire di quello che fece con Scola nel cinema di finzione. Beh, no... ecco un caso in cui non va bene il 'finzione' come corrispondente di 'fiction'. Quello è il cinema vero e proprio, oppure il 'cinema' tout court. Al limite sarebbe stato meglio perfino usare la parola inglese 'fiction'. All'inverso, non va bene dire che il padre di John Cusack era un film-maker. Guarda che in inglese, con questa parola, intendono sia produttore sia regista. Allora cosa era il padre di John? Si poteva dirlo in italiano. Parlando di Jean-Luc Bideau, si dice che 'La salamandra' è un film d'attori. Punto interrogativo: non risulta che gli altri di Bideau fossero documentari muti sulla natura. Se invece si intendeva che quello è un film che deve molto alla recitazione, occorreva usare un'altra espressione. Cara Garzantina, non solo per Barbagallo - ma anche per altri - ricorda che 'cameo' è parola non italiana e al plurale dovrebbe restare invariata (non cammei). Parlare per De Niro di 'rigore pignolo' è quasi una tautologia. Cara Garzantina, ecco un connubio sbagliato. Il rigore si sposa con il grande, con il notevole, ma se gli proponete il 'pignolo' s'annoia e gli viene una nausea.
Cara Garzantina, secondo te José Giovanni è ancora vivo. Beh, allora fai come quelli che dicono che Elvis Presley e Jim Morrison sono da qualche parte. Questo si può fare a voce, perché siamo liberi di fare anche fantasie. Ma un'enciclopedia ha da esser cosa seria. Aspetta, mi sporgo un attimo sui miei stessi obituaries e... ti rammento che morì nell'aprile 2004. Se ti interessa, ti ricordo anche che il regista francese ebbe da noi valutazione 4. Ancora la Bellucci nata nel 1968? Va bene che Canova è troppo intellettuale per scendere su queste cose, ma tutti dovrebbero sapere che è più vecchia di qualche anno (ma siccome per le signore - tranne che per Elisabetta G. - non è delicato, non diciamo in quale). Dici poi che la Lettera Scarlatta di Joffé è la terza riduzione dal classico di Hawthorne, e invece tutti sanno (o dovrebbero) che è la quarta, dopo quelle di Seastrom, Vignola e Wenders. Ursula Andress, nonostante il matrimonio con il regista Derek, approda al cinema con ruoli per lo più insignificanti. Ecco, qui ci siamo fermati. Quasi in contemplazione. Abbiamo cercato un costrutto, un nesso logico tra le due parti. E non lo abbiamo trovato. Il 'nonostante' ci ha fatto impazzire. Fammi capire: essendosi sposata con Derek, avrebbe dovuto avere un approdo al cinema con ruoli più significativi? Dopo che Julie Andrews si sposò con Edwards non avrebbe più potuto o dovuto sbagliare un film? Se pensi questo, sei troppo esigente. E' vero che gli attori si sposano talvolta per interesse, se non per passatempo, ma non risulta che un partner dell'ambiente debba indirizzare verso un cinema migliore. Per Carroll Baker la chance arriva con Il gigante. Beh, no... non va bene questo modo di esprimersi. In questo senso, si userebbe semmai al plurale. Ma usare questa parola 50 anni dopo non è molto indicato. Se intendevi dire che l'occasione migliore o la fortuna arrivarono, è difficile tradurre con la chance (l'articolo determinativo vale a conferire unicità, ragion per cui dire 'la chance' significa riferirsi a una cosa sola). Chi ha stampato (o corretto bozze, se c'era) ha ritenuto che Julie Christie avesse girato Petunia, anziché Petulia, forse perché pensandoci non ha trovato un fiore o qualcosa di materiale che si chiamasse Petulia.
Ci sarebbe poi il grande 'cahier' delle mancanze o al contrario delle strane presenze. De Carlo presente? Solo per un film e per giunta quello lì? Allora altri 2.500, tra A e L, avrebbero avuto buon diritto a figurarvi. Stiamo ancora cogitando sul fatto che siano presenti personaggi di altri settori come Joséphine Baker.
Le enciclopedie, si sa, procedono anche per vie tematiche. E così troviamo regolarmente cose come 'peplum', 'commedia all'italiana', 'mostri', 'alieni', ecc. Ma una 'classe operaia al cinema' non la ricordavamo. Pensate, qui il lettore si trova servita una vera e propria monografia sugli operai (ma allora, perché non anche un discorso almeno breve su idraulici, giornalisti, fioraie, commercianti, studi legali immortalati sullo schermo?). L'autore di questa monografia esordisce affermando che i film con la classe operaia come protagonista sono in numero insignificante. Beh, allora perché dedicarvi una monografia? Può essere che una tesi di laurea possa trattarne, ma appare strano che una Garzantina ci abbia pensato appositamente. Ti ringraziamo di tutto, perché in fin dei conti gli 8 euro della spesa valevano questa serie di dati anche con una certa quantità di errori e imprecisioni. Ormai sappiamo che non esistono repertori perfetti. Ti salutiamo, rispettosamente, con preghiera di estendere i saluti al tuo supervisore
Erano le 14.25 GMT del 10 novembre 2005