E succede dappertutto

In inglese o in altre lingua capita lo stesso. Ciascuna assume usi e regole discutibili. Siccome questi vengono formalizzati mediante manuali e grammatiche, i parlanti si abituano in un certo modo - anche errato - e non lo cambiano più.

Nella lingua inglese la notizia e il consiglio nacquero non numerabili. Qui ridiamo noi. Abbiamo spiegato perché successe. Qualche secolo fa anziché tante notizie (perché non c'erano notiziari come oggi) arrivava un insieme indistinto che venne chiamato collettivamente news. E la parola stessa rese poi difficile la numerabilità, perché si confondeva quasi con l'aggettivo omonimo. Sarebbe stata possibile in via alternativa una soluzione diversa: chiamare la notizia inglese non con la parola news ma con un'altra parola. Questo però non successe (=il dominio venne preso interamente da 'news') e così i parlanti di lingua inglese restarono con notizie che non si possono numerare. Con il 'consiglio' accadde una cosa simile. Il consiglio arrivò da loro in origine come 'saggezza', corrispondendo al nostro antico 'la notte porta consiglio'. E tale rimase. Allora è chiaro che sarebbe continuato ad essere non numerabile, perché nessuno numera la saggezza o il discernimento. Fenomeno parziale, ereditato dagli antenati.

La cosa è buffa, perché è assurdo che ci sia una lingua che non può dire 'tre notizie' e 'due consigli'. Ma se io oggi proponessi al popolo inglese e americano di numerare le notizie e i consigli, come appare logico a tutte le altre lingue, loro farebbero obiezioni perché direbbero che si è sempre fatto così e in modo diverso (three advices) non suona. In realtà, è solo un effetto dell'abitudine secolare a questo universo di suoni in cui sono stati sempre immersi. Una via alternativa qui sarebbe quella di assegnare il dominio a un altro termine. E così io direi: "Va bene, se non volete numerare quelle due parole lasciatele così, ma allora introducete in quel dominio una nuova parola". Potrebbe essere un termine completamente diverso oppure qualcosa di già esistente come 'council'.

Perché questo discorso? Io l'ho fatto sul Web decine di volte, a semplice scopo di chiarimento. Quando una cosa è assurda perché creata e stabilita in un tempo anteriore al nostro (e molto inferiore a questo per evoluzione) non possiamo essere così poco intelligenti da lasciare sempre le cose come stanno. Se sono sbagliate, perché nate male, si comincia a modificarle. Una parola non è come un bambino disabile o con handicap innati. Se questo fosse, faremmo un ragionamento diverso. Una parola è soltanto un suono che nacque per indicare un concetto. Lasciarla malata o in un dominio inadeguato se possiamo farla sana è illogico. Non credo che ci siano motivi per incatenarsi a un 'piece of advice' (un pezzo di consiglio) e a un 'some advice' (un po' di consiglio) che appena pensati fuori suscitano al massimo l'umorismo. Non possiamo dire come al solito: "Ma se quello vuole pregare Dio lascialo fare". Scoperto l'errore e l'inganno iniziale, glielo si spiega. Qui è lo stesso. Non dipende da altri che da noi. Le parole e i discorsi non scendono dal cielo.

Cosa succede nel dominio
Pagina ad alto contenuto di rivelazione

Ci sono ancora persone che non hanno compreso che è qui che rinasce tutto. Mediante il dominio possiamo renderci conto di quel che succede, perché se non abbiamo un concetto sul quale ragionare per spiegare tutto il processo di formazione delle parole restiamo per aria. Nel dominio è possibile qualsiasi cosa, perché i protagonisti (parole) agiscono provocando e subendo le stesse cose che capitano a noi. C'è chi vince, chi perde, chi se ne va, chi scompare, chi si separa, chi nasce, chi muore, chi rinasce, chi dilaga, chi trionfa, chi crolla. Proprio come noi. Perfino chi ruba? Perfino chi si appropria di cose altrui? Sì, il caso più evidente a tutti è quello del verbo fare. Vediamo alcune di queste gesta, avvenute in un tempo passato molto lontano.

FURTO - Fare la tavola

Ecco un furto, nel dominio. Se questo era dell'apparecchiare la tavola o del preparare la tavola, dire fare la tavola è come lasciare la refurtiva al ladro.

FAQ - Qui cosa si potrebbe dire ai parlanti? Si potrebbe semplicemente far presente quello che abbiamo detto. Precisando che non si tratta né di errore né di slittamento semantico ma soltanto di uso popolare poi assurto a ordinario, far presente che 'fare' implicherebbe un creare qualcosa che prima non c'era e quindi se diciamo 'fare la tavola' è come se dicessimo 'farla da falegnami, cioé mettere insieme quattro gambe e un asse componendo un nuovo oggetto chiamato tavola'.

APPROPRIAZIONE IMMOTIVATA - Fare la doccia

Questa espressione è entrata nella lingua comune, senza che nessuno potesse contestarla. Ma è successo solo nella lingua italiana. Altrove si metterebbero a ridere. In russo dicono 'riceverla', in inglese 'prenderla'. Sono tutti modi migliori del nostro, perché voi sotto la doccia ricevete l'acqua, la prendete sul vostro corpo, mica la fate.

FAQ - Qui cosa si potrebbe dire ai parlanti? Si potrebbe semplicemente far presente quello che abbiamo detto. Precisando che non si tratta né di errore né di slittamento semantico ma di evento consacrato dal suono (da noi sembra giusto dirlo così) far presente che 'fare' implicherebbe un creare qualcosa che prima non c'era e quindi se diciamo 'fare la doccia' è come se dicessimo 'farla, cioé fabbricare una cabina con getto d'acqua e installarla in un'abitazione chiamandola doccia'.

FAQ - Ma non si potrebbe pensare a un 'fare l'operazione chiamata doccia'? - Infatti, questo è esattamente quello che intendeva la lingua italiana facendo dire così. Funzionerebbe come 'fare un bagno', 'fare un po' di sauna'. Ma è un'appropriazione di dominio intervenuta in un momento iniziale, con conseguenze poi accettate da tutti.

FAQ - Se non fosse successo questo? - Avremmo detto, in maniera molto più logica, 'ho preso una doccia'.

 

Cosa succede nel dominio? Succede che una volta installatosi l'uso (supponiamo, ai primi tempi in cui si diffuse l'uso della doccia come oggetto e il nominarla) è difficile tornare indietro o cambiare, perché tutti dicono così. Per giustificarlo, si usa dire che da noi non suonerebbe. Ma è solo una scusa. Se tutti si abituassero (o si fossero... abituati) a dire in un altro modo suonerebbe in quest'altro. Torniamo, in fondo, al solito problema già affrontato con la parola Dio. Una volta messo in giro l'errore è difficile modificare i parlanti perché il cervello ha acquisito una struttura e la ripete. Ripeto, affinché non si creino equivoci: questo non è un errore. Diciamo che la lingua ha agito in quel modo, facendoci dire così. Operativamente, è interessante notare che un dominio semantico appartenente a un verbo è stato 'rubato' da un altro verbo. Se l'uso è stato istituzionalizzato, come in questo caso, la cifrà sarà assoluta e incontrovertibile: il 100% di esso è occupato dal 'fare' (=tutti i cittadini di lingua italiana residenti in Italia dicono fare la doccia).

Se l'uso non è stato assoluto, può aversi una cifra come il 96% o l'88% o il 78%. Questo è il caso di 'fare la spesa'. Quando noi diciamo una frase come: "Anna è andata a fare la spesa", intendiamo dire che Anna è andata al mercato o in alcuni negozi per acquistare generi alimentari di prima necessità. Ma non tutti i parlanti dicono in quel modo. E allora diremo che quella frase ha una cifra nel dominio che si aggira sul 92%. In quel 100 stanno compresi anche 5 cittadini che diranno: "Anna è al mercato" (3%) oppure "Anna è a fare le compere" (1%), più altre frasi che coprono il 4% restante. In questo caso avvenne cosa? Si può dire 'fare la spesa'? Sì, qui non è avvenuto un furto, perché la lingua ha creato un concetto di 'spesa' per dire "insieme di acquisti concentrati e in unica soluzione". Quindi, noi facciamo acquisti e così possiamo anche fare spesa. E ce ne accorgiamo dal fatto stesso che altrove le altre lingue pensarono allo stesso modo, facendo dire to do the shopping o faire des courses. Qui il 'fare' non ha esagerato, non si è appropriato di cose altrui.

FAQ - Ma perché questo metodo di guardare a come si comportarono le altre lingue? - Non certo per prendere da loro, perché questo vorrebbe dire avere complessi di inferiorità mentre sappiamo che ciascuna è autonoma e ragiona a modo suo. Ma noi dobbiamo sempre ragionare ugualmente con il nostro cervello. E allora guardare altrove vuol dire rendersi conto di quello che è successo e capire dove la nostra lingua potrebbe aver creato le cose in modo parziale o discutibile. Rifletterci non costa niente (l'autore non ha fatto altro, negli ultimi anni, ragionandone con voi) e se c'è qualcosa di imperfetto che si può migliorare perché non cercare di farlo? Farlo come... cominciare a farlo ciascuno per suo conto, senza calcolare gli altri. Tu comincia a dire 'sposarsi a Laura' anziché 'sposarsi con Laura'. Magari un altro ti imiterà domani e piano piano si recupera il modo migliore. Dopo tutto dipende da noi. Non è che scenda dal cielo.

Pagina dell'11 marzo 2005