Esplorando dentro la lingua

Abbiamo spiegato che il dominio non è solo quello relativo all'emissione di una parola. E' anche quello di un'intera frase. Anche con una frase si studia il medesimo concetto, poiché si indaga sul fatto che esca proprio quella frase e non un'altra. Il nostro esperimento nel treno e in un mercato serviva per questo.

Recentemente, la nostra attenzione è stata presa da un annuncio su un concerto. Un riquadro pubblicitario, apparso sui quotidiani, dava notizia della manifestazione musicale 'Un fiume di musica', inaugurata a Brescia il 23 ottobre 2004. La serie di concerti era abbinata a una mostra su Monet. Fu molto bella l'idea dell'accostamento tra il fiume-Seine raffigurato da Monet e il titolo della manifestazione. La didascalia poi diventava molto curiosa e accostava parole che nel loro universo divorzierebbero subito. Riporto testualmente.

Ogni sabato e domenica si svolgeranno importanti concerti, riservati gratuitamente a chi è in possesso del biglietto per la mostra

E' un periodo corretto?
Sì. Ma è curioso, perché accosta elementi semanticamente distanti tra loro. Il 'riservare gratuitamente' appare come un ossimoro, poiché quel che si riserva è sempre tale (=riservato) proprio in virtù di un atto che non è mai gratuito. Pensiamo perfino all'atto meno impegnativo di tutti, riservare una poltrona al momento di lasciarla per andare alla toilette. Chi lo fa mette un abito o un giornale sulla medesima ad indicare che il posto è già riservato. In questo modo, chi è seduto a fianco potrà indicare a qualsiasi persona che si informi in assenza del titolare che quella poltrona è riservata proprio perché l'abito indica la riserva. Gratuitamente, cioè senza porre un oggetto sulla poltrona, sarebbe molto più difficile opporre il fatto che essa sia riservata.
La riserva più comune di tutte è quella del numero, presente su un documento di trasporto (o anche di accesso allo spettacolo in un teatro). Noi siamo seduti in uno scompartimento di un treno, e a un tratto compare sulla porta una signora che mostrandoci il suo biglietto ci comunica che il posto in cui siamo seduti è riservato a lei, che ha quel biglietto recante quel numero di poltrona. Diciamo dunque che 'riservare' è operazione contraria alla gratuità, con l'unica eccezione di un 'gesto di amicizia' (in questo caso improponibile, poiché si parla di una manifestazione di concerti regolarmente organizzata) oppure dei soliti 'biglietti a invito' (cosa molto diversa da questa).

Allora cosa possiamo dire?
Io direi che la frase, comunque corretta, sarebbe stata espressa meglio in un altro modo. Dicendo ad esempio 'concerti, con posti disponibili per...' oppure 'concerti gratuiti per chi...'
C'è poi il 'possesso del biglietto per la mostra'. In pratica, si intendeva dire: "Ai concerti potrà assistere gratuitamente chi abbia già visitato la mostra". Ecco, questa sarebbe stato il top, la frase sovrana per quel che si voleva dire. Anche in questo caso, direi, la trasformazione è curiosa poiché passa da una visita ad una che diventa cumulativa per due manifestazioni (volgarmente, il paga 1 e prendi 2 dei supermarket) al concetto del 'possesso'.

Stona?
No, però se si scavasse si scoprirebbe che la frase così combinata finisce per dire: "Chiunque abbia il biglietto della mostra può entrare gratis", concetto un po' diverso dal fatto di averlo acquistato. Se noi vogliamo far fare un affare a un cliente dandogli due prodotti al prezzo di uno dobbiamo comunque far leva sull'acquisto, non sul fatto del possesso. Per 'possesso' si intende il fatto di detenere un oggetto anche dopo averlo trovato per terra o dopo averlo rubato dal legittimo proprietario. Cose queste che permetterebbero, entrambe, di entrare a sbafo per assistere ai concerti di Brescia.

La nostra osservazione era una cosa molto precisa, quasi pignola, al semplice scopo di allenare il cervello. Non aveva altra intenzione che di insistere sul fatto che le parole hanno un loro dominio preciso poiché nacquero per quello. Il fatto che il loro significato sia al confine (e spesso in comune) di altri deve indurci a stare molto attenti. Nel caso presente, la pubblicità raggiunge comunque lo scopo poiché comunica a chi legge quello che intende. Ma un esame accurato e scrupoloso della lingua avrebbe indotto a riformulare la didascalia in una lingua più precisa. Qualcosa che può interessare chi lavori con le parole. La lingua funziona sempre da 'convitato di pietra' che assiste alle cose belle e brutte di chi la utilizzi.

Conclusione?
La conclusione arriva a individuare una decina di frasi corrette per quel significato e diciamo pure per ogni concetto che si voglia esprimere mediante un'unica proposizione. La legge è dunque la seguente. Ogni concetto, ogni pensiero può essere espresso da varie proposizioni che combinano ciascuna parole diverse. C'è però una graduatoria, che va dalla più alla meno felice (tra quelle corrette). Nel presentarla, l'autore vi fa notare che quella utilizzata in pubblicità, seppure corretta, era la meno felice di tutte.

1) Ai concerti potranno assistere gratuitamente i visitatori della mostra
2) I concerti saranno gratuiti per i visitatori della mostra
3) I visitatori della mostra potranno usufruire dello stesso biglietto per assistere gratuitamente ai concerti
4) I posti disponibili sono in parte gratuiti per i visitatori della mostra
5) Si può accedere liberamente in sala, con un biglietto della mostra (più adatta ad avviso 'in loco', ma pur sempre in graduatoria dal punto di vista linguistico)
6) L'accesso in sala sarà gratuito per i visitatori della mostra
7) Il pubblico potrà assistere gratuitamente ai concerti, dopo aver visitato la mostra
8) I posti saranno gratuitamente riservati a chi è in possesso del biglietto della mostra

Fare questo esercizio anche in altri casi sarebbe un grande addestramento per il cervello, molto più di cose imparate a memoria o di lezioni di storia della letteratura. La cosa infatti serve anche a ragionare direttamente in un'altra lingua.

Cosa dice la lingua inglese in questo caso?
L'inglese è molto più sintetico e logico, non si perde in tanti giri. 'Free admission to... for...'.

Perché?
Perché la lingua inglese qui ragiona in questo modo: indicare la possibilità di entrata per qualcuno nel senso di 'ammissione a'. L'admission inglese, che è leggermente diverso dalla parola italiana corrispondente, significa proprio 'ottenere fisicamente l'accesso in un certo luogo'. L'inglese non gradisce ad esempio una frase lunga come: "The visitors to the exhibition will be allowed free access to...", che potremmo trovare al massimo nelle parole di un insegnante a scuola o dentro un romanzo. In pubblicità, sarebbe un complicare e un rendere prolisso quello che una sola parola (admission) riassume entro il proprio concetto. Ed è bello proprio il contrasto tra l'aggettivo 'free' e il sostantivo 'admission', quest'ultimo solitamente impiegato con il valore corrispondente di quello che si paga.

Come si interpreta questo?
Con un probabile inizio di diffusione da un 'ammettere', cioè da una concessione che si faceva anticamente a qualcuno facendolo entrare in un luogo (favore o usanza cortese). Lo stesso sostantivo 'admittance' è il 'permesso di entrare'. L'attenzione è dunque spostata su un soggetto che permette ad altri un accesso, non su un possesso di un biglietto. Cosa che corrisponde perfettamente alla parola progenitrice latina, 'admitto', che significava proprio lasciare accedere, ricevere in un luogo. Diremmo dunque che l'inglese qui ha conservato più delle lingue romanze l'originario significato. L'unica alternativa concreta alla frase riportata sarebbe 'free tickets available for'.

Il contenuto di questa pagina era parte di un documento di Memoriale chiamato 'Lamiapagina', pubblicato originariamente nell'ottobre 2004 - Ripubblicato su Grammatiche con lievissime modifiche il 7 marzo 2005