
Come le parole si succedono
Tra i termini più in uso nella pagina sulle emissioni, la parola 'successione'. Ordinariamente, usandola noi intendiamo rappresentare il fatto di chi in una catena dinastica o di sangue succeda a un altro nella proprietà di beni (degli eredi) o in una carica (al potere). Nella lingua non si succede mai in quel senso, perché ciascuno ha la sua e non la trasmette mai. All'interno della lingua di ciascuno, si dice 'successione' proprio la concatenazione interna dei singoli fonemi così come li ascoltiamo succedere uno dietro l'altro. E alcune valutazioni molto alte di quella pagina nascevano proprio da una successione molto bella, che è dote rara. Perché sia rara, vi accorgete dal fatto che far seguire una parola all'altra conferendo all'insieme un'armonia non è facile. In qualsiasi lingua del mondo, diremmo. Una delle caratteristiche che più risaltano, nell'ascolto di una parlata, è proprio questa.
In generale, si va dalla 'scansione' accentuata della Sardegna al 'treno' romano, dall'aspirazione dolce della Toscana alla musica del Veneto. E così via. Le composizioni della penisola meno gradevoli in assoluto (Puglia, provincia di Cagliari, Calabria) portano sull'etere uscite gravate in origine da ascendenze impure, fortemente contrastate a livello proprio antropologico. Nel sud della Sardegna fu la calura feroce a forgiare negli ultimi secoli una razza particolarmente nervosa (=pronta allo scatto) e dunque provvista di una parlata medesima che scatta facendo proprio rimbalzare per aria i suoni come tanti oggetti che si scontrano su un ostacolo arrivando senza sosta l'uno dopo l'altro. Sentirete spesso marosi, possenti cavalloni sillabici alzarsi nell'aere. Il fatto che il nord dell'isola sia già molto più 'ascoltabile' dipende dal fatto appena accennato del clima (meno secco e più sopportabile, al nord).
In particolare, la lingua di ciascuno fa caso a sé. Non fu mai analizzato questo dettaglio, poiché ci si arrestò nel definire una cadenza che si faceva coincidere con un accento. Non si era mai fatto attenzione alla composizione del treno di parole che noi componiamo. I vari vagoni infatti vengono raccordati in modo personale da ciascun individuo, senza che questi si accorga molto dentro di sé. Questo significa che due parlate locali allo stesso livello possono distinguersi perché l'una ha una successione più gradevole di un'altra. Premettiamo che la successione non ha alcuna relazione con il livello linguistico. Si può parlare una lingua più che decente e avere una successione brutta (Gioele Dix). Si può addirittura non possedere alcuna successione poiché si accostano le parole una dietro l'altra (Giuseppe Conte). In entrambi questi casi, si perde qualcosa in quanto all'ascolto la propria emissione risulta meno coinvolgente.
La successione è qualcosa in più, rispetto a tutto il resto che una emissione propone all'ascolto. Se si possiede anche una sequenza interna di pregio, si arriva nella prima fasce poiché si padroneggia la propria uscita in un modo che riesce a pochissimi. Al di fuori della lingua pura per documentari e teatro, non c'è miglior culla che la Toscana. Con la successione torniamo dunque a una netta prevalenza della lingua centro-meridionale. Le migliori valutazioni di quella pagina nascevano in ambiente Cèntromer. Gli emittenti Nòrdital riescono molto raramente ad averla, perché elevano la parlata conferendo particolari intonazioni. Tutti conosciamo le parlate del Nord-est (Veneto e Friuli).
Perché trattiamo di questo argomento in una pagina a parte? Perché ha la sua importanza e su di esso non esiste alcuna trattazione. Parliamo dunque di una prima assoluta. In cosa esso si caratterizza? Principalmente nel fatto di costituire l'ossatura fonica di un'emissione, così come diremmo della spina dorsale di un corpo. Noi, in ologramma, vedremmo - della parlata di ciascuno - un treno di parole una dietro l'altra. E già lo potremmo fare se rallentassimo la parlata, come quando si fa girare il piatto di un giradischi a un numero minore di giri. In quel caso, ciascun fonema risulterebbe distanziato maggiormente dagli altri e proprio in questa distanza coglieremmo il senso del raccordo personale tra i vagoni. Mettiamola nel modo più spicciolo: noi dobbiamo parlare emettendo alla velocità del fulmine un certo numero di suoni, uno dopo l'altro. La frase si può emettere solo così, nel senso che non c'è nessuno che dica la frase:
"Oggi, due giugno 2005, si festeggia la nascita della Repubblica italiana"
in dodici secondi. Un cittadino italiano, se non ha disabilità agli organi, emette questa frase in un tempo che va da 4 a 7 secondi (anzi, per l'esattezza da 3"6 a 6"5). Meno di 3 secondi e 6 decimi e più di 6 secondi e 5 decimi si hanno solo irregolarità non consentite a una normale emsissione. I quattro secondi significano 'velocità con serie cruda di parole una dietro l'altra e senza pause di rilievo'. I sette secondi significano 'lenta o retorica elaborazione fonica di un'affermazione'. L'ampiezza dei settori qui sotto, corrispondenti ai secondi di durata, è proporzionale alla quantità di emissioni che la realizzano in quella precisa durata. Dunque, quasi nessuno tra i 3 e i 4 secondi. La gran parte tra i 4 e i 5. Alcuni ancora tra 5 e 6 secondi. Pochissimi oltre i 6.
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3 |
4 |
5 |
6 |
Per dirla in altre parole, un certo numero di parole (qui 11) composte in una frase di senso compiuto, prevedono un tempo minimo e uno massimo. All'interno, come capita anche in musica, possono aversi pause di vario genere (infinitesimali, spesso, ma ci sono).
FAQ. Questo
fenomeno si ripete altrove?
Sì, una
analogia molto interessante di natura è quella che si ha nei
percorsi in autostrada. Quando noi passiamo il casello di uscita
mostriamo un biglietto che abbiamo preso al casello in entrata. Bene,
anche lì il biglietto - che mostra stampigliata una data
precisa - deve essere contenuto entro un certo limite minimo e
massimo. Se voi entraste in autostrada a Milano e usciste a Genova il
biglietto non potrebbe recare alla riconsegna 25 minuti di
differenza, perché questo potrebbe significare che il percorso
anziché in auto lo avete fatto in elicottero (oppure a una
velocità media ipotetica che porterebbe al vostro arresto con
ritiro della patente). Ma nel caso in estremità opposta non
potrebbe avere nemmeno 48 ore di differenza, perché in tal
caso l'addetto sospetterebbe una truffa e manderebbe una segnalazione.
FAQ. Suggerisce qualcosa?
Suggerisce un
naturale pensiero che tutto ciò che facciamo o diciamo deve
avere un suo tempo. Meno di un certo limite ma anche oltre un certo
limite non si può, perché gli altri vi prenderanno o
per handicappati o per imbroglioni.
Premesso questo, e uscendo dalla durata, ciascuno emette nell'etere una lingua completamente diversa dalle altre, che si avvale di una certa modalità di composizione. Questa modalità è la propria carta d'identità. Come subito ci accorgeremo, una lingua si può anche camuffare o mascherare. Una successione quasi mai. I motivi sarebbero difficili da spiegare, poiché andremmo a indagare quel campo immateriale con cui abbiamo relazioni. Quanto dire che entreremmo nel mondo dello spirito, nel quale si hanno sempre poche parole per descrivere.
Perfino quando un essere imita un altro, facendo bene una parlata regionale non sua, in filigrana ne scorgeremmo gli elementi costitutivi. Del resto, la spina dorsale non potete trapiantarla. E' come se con quella spina dorsale noi vivessimo lo scambio linguistico. E unendosi al timbro la propria successione conferisce un carattere quasi genetico alla propria personalità fonica. E' quasi impossibile che l'emittente avverta i caratteri della propria uscita, poiché la velocità stessa lo rende problematico. Può naturalmente riascoltarsi in registrazione e non è un caso che molte persone istintivamente lo rifiutino e non amino in genere ascoltare la propria voce. Il riascolto permette naturalmente scoperte anche spiacevoli, sulle quali però si resta come passivi in quanto non ci si può influire più di tanto.
La successione reca una delle sequenze più personali dell'individuo, e in pratica - salvo rare imprese di metamorfosi che riescono a pochi - lo seguirà fino alla morte. Pur tuttavia, ripeto, resterà sempre - a velocità normale e dal vivo - tra le cose più inavvertibili e incontrollabili da parte del soggetto stesso.
Esistono più successioni che lingue, all'interno di una stessa lingua nazionale. Supponendo che in Lombardia si parlino circa 230 lingue italiane diremmo che i modi di far seguire le parole all'interno di quelle sono molti di più, perché comprendono variazioni intermedie. Esiste poi una continua contaminazione, determinata dagli scambi sociali. Più si hanno contatti più si è soggetti a questa variazione, almeno come legge generale. Così sentiremo dai nostri ragazzi piccole trasformazioni in seguito a una vacanza in camping con decine di altri compagni di diversa provenienza oppure dopo una permanenza di studio di qualche anno in un'altra città. Le famiglie, in quei casi, avvertono al ritorno qualche diversità senza realizzare in modo preciso cosa sia successo. Il giovane di 18 anni possiede per ovvi motivi una duttilità e una malleabilità che un uomo di 65 anni non conosce più, e così rivederlo dopo tre mesi di 'aria diversa' può restituircelo in diversa 'condizione fonica'. Questo evento, abbiamo detto, è molto diffuso nel mondo del calcio proprio perché i calciatori in giovane età si trasferiscono spesso in altre città e pian piano modificano la parlata di origine. Questo accade ancor di più se si sposano con una compagna della nuova residenza, che trasmetterà in parte una differente successione. Abbiamo raccontato uno degli episodi più curiosi degli ultimi anni, che però è ancora poco percepibile a un orecchio comune o poco attento. Alla conduttrice televisiva Licia Colò, che partì con leggero Nòrdital e poi raggiunse un'ottima depurata, dopo essersi legata a un ex-tennista romano sfuggivano - senza accorgersi, naturalmente - piccoli frammenti di successione Cèntromer. Poi, separatasi, la cosa svanì. Un frammento di successione è come un carattere distintivo all'interno di una catena.
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Qui vediamo una sequenza di codici a tre lettere, in uso presso manuali che spiegano la composizione di un filamento di DNA con quattro basi. Nella successione accade un fenomeno percepibile allo stesso modo. La liaison interna tra un gruppo sillabico e un altro si realizza mediante codice locale. |
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I frammenti sillabici si succedono secondo un determinato codice (di volta in volta, quello del Veneto, di Roma, di Viterbo ecc.ecc.). Così noteremo ad esempio nella frase
Mario mi ha detto che Giulio non viene
che secondo una delle successioni di Roma diventa
Mario m'ha déttogheGgiulio non viene
mentre in Sardegna sarebbe
Mario mi addètto cche Giulio non viene
Però attenti ai termini. Ho appena parlato di frammenti, poiché si tratta solo di tante parti di una successione. Quindi, la successione è il tutto mentre un frammento è soltanto 'addètto cche'. La distinzione è fondamentale perché decide della integrità o meno di una parlata. Quando la lingua rimane integra, cioé con i codici locali, noi ascoltiamo anche una successione costante. Quando viceversa le cose cominciano ad alterarsi per vari effetti (imitazione, eco altrui, influenze varie) allora cambiano più che altro singoli frammenti. Così, un abitante della Sardegna che senza volerlo scimmiottasse uno della capitale arriverebbe magari a ripetere un loro frammento e non gli altri due di una successione romana a tre frammenti. Insomma, la interposizione di elementi spurii (in qualsiasi luogo) testimonia di una influenza successiva che altera la lingua originaria. A Civitavecchia, o presso caserme dell'Italia centrale, troverete originari della Sardegna che compongono successioni miste in cui osservano per il 50% un codice locale e per l'altro 50% un codice estraneo. A Roma, troverete originari della Sicilia che hanno assunto in forma stabile due terzi di un codice di Roma combinandolo con un terzo di codice loro. Insomma, diremmo ancora una volta, tutto è possibile.
La successione si caratterizza sempre nella sua interezza. Non possiamo prendere una o due frasi per circoscriverla. Se volessimo fare un'analisi seria, dovremmo prendere invece un intero discorso e vivisezionarlo nelle sue parti. In quel caso soltanto, scopriremmo che singoli frammenti di DNA linguistico originario sono stati magari persi nell'estate 1994, in quel campeggio di Manfredonia, per essere sostituiti da altri frammenti acquisiti. Ma le cose si protraggono anche, nel tempo... e alla fine si osservano fenomeni costruttivi e interessanti. Tutti hanno presente come la lingua romana originaria del calciatore Tassotti, dopo molti anni al Milan, risultasse 'annacquata'. Tutti hanno presente quanto rapidamente Ramazzotti assunse nella seconda metà degli anni '80 una leggera musichetta a intonazione molto lontana dalle lingue della capitale o dal Cèntromer.
La successione che noi riusciamo a produrre con la voce è affine a molti altri tipi di sequenza. Mentre io digito sulla tastiera le parole di questa pagina (sono le 9.31 del 2 giugno 2005) alcune tasti vengono digitati dalle mie mani alle velocità del fulmine e senza errori. Alcune parole, però... (ormai mi conosco a memoria) non vengono quasi mai al primo impatto e così devo tornare in decimi di secondo sulla tastiera stessa per ripeterle corrette. Una di queste è penisola, che spesso in prima battuta viene 'pensiola'. Nelle e-mail che ricevo in inglese, 3 volte su 4 mi arriva la parola recieving anziché receiving. Quello delle e-mail è un caso molto interessante, perché noi tutti mandiamo un buon 65% di messaggi che contengono errori di battitura. Nella fretta le nostre dita vanno su un tasto adiacente oppure la velocità del pensiero anticipa sui tasti una 's' rispetto a una vocale. Ecco altre lezioni dalla natura, che ricordano come la successione non è sempre perfetta perché deve sottostare a movimenti (questa parola era uscita in prima battuta come 'moviemnti') rapidi e spesso poco controllati, inseriti nello spazio-tempo. Torniamo dunque al solito discorso. La bellezza viene non già dalla perfezione ma proprio dalla nostra natura imperfetta. Quando parliamo di sequenza nell'emissione vocale, non abbiamo però lo stesso concetto. Quello che garantisce è proprio la costanza, poiché essa attesta che l'emittente ha raggiunto un suo livello di uniformità e quello espone agli altri. L'emissione nostra si differenzia dunque dai procedimenti in natura nel senso che al fondo deve pur risiedere una lingua con regole e leggi precise. Essa deve essere la più costante e uniforme possibile. E così, quando l'abbiamo integra e senza pasticci presi da altri luoghi, componiamo ogni volta accordi che realizzano un'ottima relazione con quei suoni.
Questi frammenti dunque si combinano tra loro formando un convoglio, una serie di elementi fonici caratteristici. Essi vengono valutati sempre - anche inconsciamente - da chi ascolta, anche se non ci accorgiamo. Nella velocità di una conversazione, una lingua che ascoltiamo ci attrae oppure ci respinge. Noi, per antica consuetudine, crediamo di sentirci attratti oppure distanti da una persona, ma in verità - se si parla - la gran parte viene compiuta proprio dall'emissione vocale e non dalla persona. Dire che la lingua esprime l'essere sarebbe incompleto e poco produttivo se non si fosse coscienti che essa arriva alle nostre orecchie già prima dell'essere. E in pochissimi secondi si attua quello strano meccanismo che chiamiamo 'feeling'.
Ogni lingua italiana esistente (delle circa 3000 attualmente esistenti nella penisola) possiede diverse combinazioni all'interno di un codice. A un primo impatto abbiamo soltanto fenomeni epidermici come quello - appena detto - di un'attrazione o di un'antipatia. Se invece riascoltiamo - anche più e più volte - notiamo cose che all'inizio non balzavano all'attenzione.
Siamo dunque tornati nel pieno dell'argomento e qui dobbiamo chiarire un concetto-base.
Più staccate e meno la vostra composizione diventa bella
Più lontana di tutte è proprio la parlata della Sardegna, che del resto si formò già così storicamente perché qualsiasi distanza da un centro si paga anche. In genere, tutte le isole che costituiscono parte di un territorio nazionale più vasto svilupparono in origine una lingua madre leggermente diversa e separata, per il semplice motivo che vi era meno contatto e scambio di suoni. Attorno c'era il mare.
Parliamo naturalmente da un punto di vista meramente linguistico (altrimenti, si starebbe nella soggettività). 'Staccare' tra i vari fonemi non è una cosa raccomandabile. Al converso, diremo che più riuscite a fare il treno più pura diventa la vostra lingua. Naturalmente, un treno che si rispetti e cioé senza fare errori come il raddoppiamento di una 'G' iniziale o il disciamoghe. Proprio qui, abbiamo visto una serie di lingue di Roma che stavano sulla sufficienza perché univano discretamente le parole senza far notare molto la provenienza (s'intuiva soltanto che al fondo stava la lingua di Roma).
Possiamo dire, come legge generale, che quanto più si stacca tanto più ci si distacca proprio... perché la composizione più bella unisce e non separa, all'interno delle frasi. Quindi una successione che ambisca ad esser 'bella e pura' dovrebbe combinare ogni volta un trenino suo personale (e le fabbriche migliori, ripeto, furono quelle di Toscana e del Lazio limitatamente ai casi in cui non si prese il peggio). Tutto il Nord parla comunque una lingua italiana che non arriverà mai alla migliore successione. Nei casi migliori (Caputo, Gelisio) si va in alto con la propria forza, cioé con un'abile composizione bella ad ascoltarsi. Con questa pagina, abbiamo visto in sintesi come l'elemento della sequenza interna possa valutarsi anche separatamente dalla lingua. Anche qui, sono possibili tutte le combinazioni.
Pagina del 2 giugno 2005