
Tante storie non raccontano più la vera storia
Alcune mie pagine sono dedicate al nuovo concetto di 'storia'. Nel frattempo, le librerie continuano a ricevere il vecchio. La 'storia di' è una delle costanti della nostra cultura. E di questi tempi, o forse negli ultimi 25 anni, una 'Storia del cristianesimo da... a...' o una 'Storia della Shoah' sono divenuti compagni abituali di libreria. Molto meno della nostra vita, purtroppo. Lo spunto per questa pagina mi viene ancora una volta dalla radio, che questa mattina ha annunciato una ennesima 'Storia del cristianesimo', stavolta dal 1878 a oggi. In tempi duri, anche manuali come questi servono a rinforzare. I contributi in questo campo dei vari Zizola, Filoramo, e compilatori vari, non si contano. Basta poco, del resto. Si prendono documenti, ufficiali e non, e si mettono insieme cercando di costruire una storia decente lungo un certo arco di tempo. Anche il buon Romano non ha resistito, e a suo nome sta per arrivare in libreria l'ennesima storia dei rapporti tra Stato e Vaticano da due secoli fa a oggi.
Questi contributi certamente si possono leggere. Ma arriva sempre, senza pause, anche l'idea che essi si aggiungano a una marea già esistente. Senza dubbio, nel settore 'storia di' vi fu sempre un primo. Dopo che questo primo scrisse una delle tante 'Storia del movimento cattolico durante il ventennio fascista', anche altri si aggregarono e prendendo da quello e in parte rimestando proprie idee connesse alla trattazione composero la loro 'Storia di'. Giova anche qui ricordare che, salvo nuove scoperte o ritrovamento di documenti non conosciuti, si tratta di libri inutili perché ri-mettono insieme una serie di eventi che è già contenuta in modo esauriente all'interno di tutti i libri di storia.
I tempi più recenti, liberati dalla presenza della Democrazia Cristiana, hanno chiarito definitivamente che la Chiesa non ha problemi a permanere. Né questa né altre opere possono disgregare un tessuto sociale ormai permeato in modo indelebile da 'rappresentanti di Dio' nella società. Questo dipende da una doppia infiltrazione: a) Partecipazione a cerimonie e funzioni dello Stato-comunità; b) Accordo con i governi. Una volta stabiliti questi due punti fermi, certamente, nessuno potrebbe evitare la presenza di 'membri di quel corpo' nella nostra società. Come conferma, basta pensare che quei membri insegnano perfino... in istituti di istruzione dello Stato, che li remunera per questo. Nonostante il nuovo testo 1984 del Concordato preveda la neutralità dello Stato italiano e dunque la scomparsa di un presunto 'confessionismo' statale, l'art.9 riconosce pur sempre il valore della cultura religiosa nell'assicurare la sopravvivenza di quell'insegnamento, dando alle famiglie la facoltà di avvalersene o meno. E negli ultimi 15 anni si è visto come i parlamentari e i ministri non abbiano in pratica messo in discussione quell'insegnamento, coscienti di dover garantire ai membri della Chiesa una presenza nella nostra società. Quanto a dire, però, che di tutte queste cose si possa continuare a scrivere 'storie' la questione si complica. La storia degli ultimi 15 anni non è certo quella raccontata dai media. Se stessimo alla televisione, alla radio, ai giornali, dovremmo dire che la Chiesa è più presente dell'aria poiché quasi non passa giorno senza che questi organi non parlino di quei membri (quello che fanno, e le loro dichiarazioni). Ahimè, pensare che la storia contemporanea sia quella evidenziata da giornali di carta e mezzi di diffusione è molto difficile. Per quanto resti interessante seguire questi organi, tutti ci accorgiamo che la nostra vita non passa per queste cose. Chi oggi scrive una storia del cristianesimo dal 1878 a oggi non ha tenuto conto del fatto che il numero di membri appartenenti a quella confessioni è stato abbattuto, dal 1960 a oggi. Cento anni fa i Francescani, nel mondo, erano quasi 100.000. Oggi sono circa 14.000. Nel secolo XVIII° i Domenicani erano più di 30.000. Oggi sono meno di 6.000. In tutta la penisola oggi abbiamo appena 35.000 sacerdoti, più o meno (suppongo) la popolazione di Chiavari. Si dirà che essendo essi rappresentanti di una certa zona, non è necessario che siano tanti e il loro numero non dice molto. Dovete però guardare al tempo che trascorre per queste cose un cittadino medio, che è sempre più limitato. In una settimana qualsiasi, a parte l'attività abituale, si partecipa a manifestazioni collettive come un concerto, una maratona non competitiva, una raccolta di rifiuti da volontari, una gara sportiva, un ballo in discoteca. In un mese qualsiasi, a parte l'attività abituale, si fa un viaggio, si va al mare, si visitano monumenti, si scrive, si dipinge, si va in palestra, si ascolta o si suona musica, si va a fare acquisti. La società, da almeno 25 anni, è secolarizzata. E non si dica che è solo un'idea. In proporzione, l'ora et labora dei monasteri medioevali insieme con la compilazione di testi, non solo impiegavano tutto il tempo dei membri ma costituivano almeno il 30% dell'attività di coloro che erano istruiti. Oggi chi è istruito si dedica ad attività fisiche del corpo, e tra queste la meditazione è un 'esercizio del silenzio' più che una preghiera. La storia degli ultimi 40 anni č stata fatta dalla Nasa, dalle scoperte in singoli laboratori, dalle crisi degli intellettuali.
In altra parte, dissi che sia le Chiese sia i loro riti non incontrano problemi di alcun genere: mai potrà (o meglio, potrebbe) essere vietata una cerimonia come la Messa domenicale. Il problema però non va visto in questi termini. Quando io spiego i pianeti non dico: "Alt. Ora ti vieto di fare le altre cose". E' chi viene iniziato a non farle più, spontaneamente. Quando una persona intelligente ha crisi va avanti. La crisi indica proprio la trasformazione dell'essere, in conseguenza di un cambiamento della propria coscienza dovuto al crescere. Se queste crisi non si hanno, è un sintomo di inferiorità del singolo individuo. Qualche ora fa ho detto a un amico: "Se continui a fare quelle cose e a pregare, va bene... perché è una sicurezza". Anche il padre e la madre sono una sicurezza: non per questo restiamo a conviverci tutta la vita. Un bel giorno, crescendo, ci distacchiamo perché diventiamo noi 'padre' e 'madre'. Il fatto che quelle cose diano un effetto placebo è positivo, perché vuol dire che l'effetto viene comunque raggiunto. Ma a un effetto placebo è di gran lunga preferibile un 'effetto-realtà'. Io posso divertirmi nell'assistere a un film al cinema. Ma poi, all'uscita, devo vivere la realtà. Si direbbe appunto che chi continua a compilare queste 'storie di' viva ancora nell'irrealtà della carta e della presentazione in libreria (sua e del suo oggetto). Non siamo più in quella condizione. Quella condizione faceva sì che quelle persone si ritenessero 'depositari di cultura'. Oggi non possiamo pensare che sia depositario di cultura chi scrive ancora manuali sull'eucarestia o su quello che hanno fatto i membri di quel corpo dal 1878 a oggi. Non vi è chi non si accorga che molti governanti, per via di una loro cultura molto limitata, non possano essere nemmeno oggetto di trattazione. A un certo punto, uno storico (così come viene definito) dovrebbe provare un pochino di vergogna a parlare di persone notevolmente inferiori a lui, che di caratteristico hanno solo una presunta posizione sociale di vertice. Se queste persone non possiedono doti, esse non fanno più la storia contemporanea. Quest'ultimo pensiero deve penetrare in voi con una certa forza.
Addirittura, nel manuale di Romano, si accenna a un contrasto tra il non credere in Dio di Mussolini e il successivo ravvedimento, che lo portò alla firma dei Patti Lateranensi. Ma sappiamo che queste cose sono solo conseguenze di accordi basati su interessi reciproci e sulla conservazione dello Stato-apparato. Non è questa la nostra vita. Chi diventa primo ministro di uno Stato per forza di cose si trova ad avere come interlocutori le autorità del Vaticano o quelle che il Vaticano delega nelle varie nazioni. Finché esse hanno facoltà riconosciute dalla legge, non si possono ignorare. Io stesso non potrei farlo. Tutto sta a parlare anche a loro, presentando le cose come stanno. Tutto sta a dire la verità alla popolazione, compresi i meno istruiti. Tutto sta a cambiare piano piano anche le leggi. Fatto questo, anche la storia cambierà. E anziché subirla, compilando, potremo dire legittimamente di averla fatta noi.
Pagina del 19 ottobre 2005