Sposano... i preti?

Ecco un bel dilemma, che poteva sorgere ieri 24 maggio nel leggere su un giornale la seguente affermazione di un sacerdote "L'ho sposato io", nel senso di "Ho celebrato io le sue nozze". Premettiamo che nemmeno qui sappiamo se il diretto interessato ha pronunciato testualmente questa frase o se essa è stata coniata dal giornalista. Non è dunque in questione un'attribuzione di responsabilità, anche perché in questo caso le redazioni giornalistiche - a causa della quantità di errori - sarebbero già state chiuse da tempo.

Siccome anche qui i capelli si fanno dritti, è meglio penetrare nella questione per capire meglio. Se un sacerdote dice quella frase, essa può anche essere interpretata - almeno letteralmente - nel senso che egli è diventato marito di quella persona. La tal cosa è già sufficiente per negare validità alla frase stessa, poiché ormai già sappiamo (legge esplicitamente enunciata da Memoriale, dunque nostra creazione) che ciascuna frase deve poter essere interpretata univocamente e se consente più significati significa che non va bene e andava espressa in modo diverso. Siamo per l'appunto nel caso tipico, anzi in uno dei più tipici. Non sarà certamente la prima volta che qualcuno usa il verbo 'sposare' in quel modo lasciando ambiguo il campo semantico (anche se abbiamo capito, eh...). I nostri dizionari inserivano come significato anche questo, tra gli altri. Noi rompiamo questa lunga tradizione e diciamo che non va bene. Non può infatti convivere un significato di 'prendere per marito o moglie' con uno molto diverso di 'celebrare/assistere all'atto altrui di prendere per marito/moglie'. Se io sposo Virginia in chiesa, tra due ore, sono io e non il sacerdote a farlo. Ecco dunque un caso in cui la intera comunità (e la lingua?) è mancata.

Ricapitoliamo.

a) Usato ordinariamente al transitivo (to marry) significa sempre 'unirsi ufficialmente in matrimonio al proprio partner'. SPOSARE, PRENDERE PER MARITO/MOGLIE...

b) Usato altrettanto normalmente all'intransitivo (senza soggetto preceduto da preposizione) o al riflessivo (to get married) significa sempre 'unirsi ufficialmente in matrimonio al proprio partner'. SPOSARSI, SPOSARSI CON, PRENDERSI PER MARITO/MOGLIE...

Le cose dovrebbero arrestarsi qui. Invece notate quante sciocchezze furono permesse nel tempo

c) Usato al transitivo, lo si fece circolare per 'coniugarsi idealmente' quando nella vita non si sposa alcuna persona (ma la suor Francesca ha sposato Gesù / lui ha sposato il calcio, se lo togli da quello...)

d) Usato sempre al transitivo, lo si fece circolare per 'dare in moglie ad altri' (sposare la figlia a un ricco possidente terriero)

e) Usato sempre al transitivo, lo si diceva anche per il sacerdote officiante (li ha sposati Don Gino)

Quale la prima impressione? Sembra, a scorrere queste vie parallele, che la gente non volesse mai dire 'fare sposare'. Direttamente diceva proprio 'sposare'. Bella invece (ma è l'unica) la f) deviazione metaforica (sposare il sacro con il profano).

Perché questo verbo sia andato letteralmente 'a puttane' è spiegazione che si può dare con una certa facilità. Dell'atto più bello, nella vita di una persona (insieme con quello sessuale), si profittò e la lingua venne proprio manomessa fino a poter dire tutto quello che si faceva intorno (all'atto stesso). Se voi fate un'azione transitiva su una persona (SPOSARLA), non è possibile che la medesima parola sia utilizzata per dire anche dell'atto di chi officia alle nozze. La carenza fu proprio nel non reperire un transitivo addetto alla funzione. Questo potrebbe essere 'officiare' ma senza dire 'alle nozze' viene poco alla bocca dei parlanti. Poteva essere 'celebrare', ma senza aggiungere 'le nozze' non si poteva. Allora come fare? Ecco un buco. Il buco rimase, e i parlanti non seppero far di meglio che prendere lo stesso verbo e dirlo anche per attribuirlo al sacerdote.

Sarebbe ora di risolvere il problema. Che dite? Ormai siamo grandi, maggiorenni. Non parliamo come quei contadini o paesani che informalmente fecero circolare con leggerezza lo stesso 'sposare'. Nessuno obiettò che se la giovane sposava Renzo quest'ultimo non poteva sposare al tempo stesso il sacerdote, e così non potevamo dire che il 'sacerdote li sposò'. In astratto, si potrebbe anche rispondere che se fu permessa la metafora f) sposare il sacro con il profano anche questa (il sacerdote che sposa una persona a un'altra) un pochino lo è. Ma se ci pensate, non è una metafora. E' anzi cosa materiale e terribilmente seria: il sacerdote, in qualità di responsabile e delegato dalla società, unisce in matrimonio due persone che si amano. Dov'è la metafora? Non c'è. Ecco perché non vediamo il motivo per consentire l'accezione e). La e) fu solo una licenza che dapprima si presero persone ignoranti. Poi, andata in giro, fu accettata anche dai dizionari e la si fece passare. Siccome non siamo più in quella fase, cerchiamo di diventare adulti.

FAQ. Insomma, Tonini cosa avrebbe dovuto (o potuto) dire?

Beh, poteva dire: "Sì, l'ho unito io in matrimonio" oppure "Sì, ho celebrato io quel (il) matrimonio di Gianni". Non disponendo di un unico verbo, poiché (mi pare) mai ve ne fu uno che si prese questo dominio, queste due sono le frasi che vincerebbe quel dominio in correttezza formale. Se poi ci sono impedimenti o non vi piace, semmai 'fate sposare'.

FAQ. Ma perché non ti piace l'accezione e?

Perché il verbo viene da 'sponsus' e 'spondere' significava 'promettere in modo solenne'. Tornando alle radici, vi accorgerete di quanto assurdi siamo stati in questo caso.

Pagina del 25 maggio 2006