
Cosa è società
Oltre a 'gente' esiste poi 'società'. Concetto più complesso e articolato. Mentre la gente sono tanti individui di cui si parla senza distinguerli, la società è tutto il gruppo collettivamente considerato. Una società non esiste solo nella vita, poiché si mette in piedi anche di propria iniziativa per scopi commerciali o mutualistici di relazione. La società è in poche parole il gruppo considerato come entità a se stante, sia in natura sia nella nostra legislazione. Così potremmo anche dire 'la società dei pochi lupi sopravvissuti' oppure 'la società dei truffatori'.
Questo concetto si è sviluppato solo in epoca moderna, proprio perché tardammo ad averne una percezione. Ma bisogna anche dire che all'inizio sulla Terra erano troppo pochi per poterlo avere. E poi nemmeno si conoscevano, poiché non esistevano mezzi di comunicazione e in una intera esistenza si veniva a conoscere solo quelli che si presentavano fisicamente al singolo individuo. Introdotta la civiltà scritta, aumentata via via la popolazione, le menti più feconde - atte a ragionare e ad agitare problemi 'alti' - si misero a fare filosofia anche sul corpo della popolazione globalmente considerato e così venne la sociologia. Con questa parola siamo già al XIX° secolo. A questo punto, giunto a conclusione l'intero ciclo di filosofia speculativa - con la popolazione dell'era industriale - si aprì improvvisamente a quelle menti un campo vasto e inesplorato. Si dissero dapprima scienze umane, e poi sociali. Con esse si intendeva sondare il cammino e il futuro di tutta la collettività, non prima naturalmente di aver individuato caratteri fissi e antropologici che ne avrebbero costituito oggetto di studio. E così, nella seconda metà del secolo XIX° diventammo società a tutti gli effetti.
In precedenza, il concetto era sconosciuto perché mancavano dati concreti e la stessa esplorazione della superficie del pianeta per secoli era rimasta incompleta. Con centri industriali e poi con dati numerici sempre più precisi su tendenze venne naturale parlare di società, studiarla nelle sue componenti e nel possibile destino collettivo. Ecco dove le parole si sprecarono: una enorme massa di scritti, di libri e di discorsi credette dapprima di aver individuato una nuova miniera, senza aver dato scientificità all'antropologia, e poi di aver rettamente delimitato l'essere umano nelle sue funzioni (da cellula a unità sociale, da infante a uomo maturo, da passatempo a consumatore ecc.ecc.). L'era contemporanea è stata in pratica una palestra di esercitazioni su questa materia. Ancora oggi, non passa giorno che non si veda - specialmente su giornali americani - che 1 cittadino su 3 usa il tale prodotto, che 65 Canadesi su 100 ritengono che il loro presidente sia una certa cosa, che il 20% degli Americani ha fiducia in un certo presidente. Tutte cose vacue, sia perché vengono fatte su un campione sia perché ad esse non può essere attribuito alcun significato. L'unica cosa interessante è la statistica, questo lo abbiamo detto. Ma al di là di questa, non esiste un insegnamento di una branca chiamata 'sociologia'. Proprio su questi due siti abbiamo visto tante volte come si comportano gli umani, ma non era sociologia. Basta non fare più quella cosa (da parte di chi sbagliando la faceva), e abbiamo risolto quel problema. Così, chi pensasse di scrivere seriamente di quelle cose somiglia a quello che fece un libro commentando la qualità dei 300 ristoranti della sua città. Appena pubblicato il libro tutti i gestori di quei ristoranti migliorarono il loro prodotto e così quel libro perse di senso appena 48 ore dopo la pubblicazione.
Quando si credeva di parlare di 'sociologia' uscivano discorsi che ogni volta si arricchivano di un presunto dato nuovo e lo presentavano. Se io oggi vi mostrassi gli articoli non solo di 40 anni fa ma di appena due anni fa nessuno di voi si riconoscerebbe più. Quella cosa, in un lasso così breve, può anche essere decaduta. Insomma, non era sociologia. Non è mai esistita una scienza chiamata così. Esiste però la società, che è appunto il modo in cui definiamo l'intero corpo dei residenti entro un certo ambito. Se è grande, diciamo anche 'del pianeta'. Se è limitato, diciamo 'la società in Italia'.
Quando noi parliamo di 'società' dobbiamo sempre mettere in conto la necessaria vaghezza del concetto, che può dare ad intendere tutto e niente allo stesso tempo. Qualora esso venga contrapposto alla vita privata, conserva ancora un senso e così diremo che 'in società ci si veste in un certo modo' (e fino a 25-30 anni fa ancora si parlava di 'alta società'). Quando invece se ne voglia fare 'concetto autonomo' si trova oggi molte difficoltà a far reggere il proprio discorso. Noi leggiamo, attribuite a questa nozione, le cose più disparate e inconsistenti. Al punto che se avete una certa intelligenza a 40-45 anni difficilmente vi fermerete a leggere un articolo di giornale che ne parli. Cosa vorrà dire 'la società americana'? Nessuno lo sa, perché anche se riusciamo a comprendere con la mente una certa globalità nei suoi dati non possiamo farne un discorso serio e definitivo. Tante volte ci è capitato di andare in un luogo, abitato da persone marchiate da un certo stereotipo che poi si è rivelato falso. Tutti sapevamo che i Francesi hanno una grandeur nazionalistica (ma poi, che vorrà dire?), che gli uomini italiani sono 'galli' o 'playboy' (ma poi, che vorrà dire?), che i Tedeschi sono precisi ed efficienti (ma poi, che vorrà dire?). Lo svanire del concetto va di pari passo con lo svanire di un DNA nazionale e così quei discorsi si rivelano effimeri. Chi conosce gli uomini ne conosce tanti esemplari, uno per uno. Ecco come darei una sintesi, se mi fosse richiesto. Soltanto la categoria che più faceva tenerezza (sacerdoti) riuscì a vedere un aggregato vero, quando diceva ad esempio che 'siamo tutti figli di Dio'. Frasi come questa sono completamente destituite di fondamento, e restarono nei secoli come favoletta da raccontare a chi faceva ancora più tenerezza di loro.
Detto questo, non possiamo tuttavia negare che il concetto resta comodo. E, ancora una volta, vero sostituto non ha. Se voi intendete attribuire qualcosa a tutta la popolazione delimitata a un certo ambito, non trovate un sostituto nella lingua. Nessuno usa suoni formali come collettività, cittadinanza, popolazione. Diciamo sempre 'società'. Ci viene bene, in tutte le lingue. In queste due opere, il termine significa 'corpo di uomini che vivono una evoluzione con il passare del tempo'. Nient'altro. Così, si cresce, si migliora, si scoprono tante cose. Si sbaglia, anche. Ho scritto tante pagine di carattere sociale, incentrate proprio sull'errore come caratteristica indefettibile. Tutti sbagliamo. Io stesso ho rivelato dove avevo preso una cappella. La differenza sta nello sbagliare molto meno. Chi è più avanti non è uno che non sbaglia, ma uno che fa meno errori degli altri. Dunque, vista in questo modo, anche la società non può essere altro che un aggregato involontario. Io cosa ho in comune con il macellaio sotto casa? Nulla, a parte il fatto di risiedere nello stesso comune. Se uno dovesse scrivere della società di residenti in questo comune, ovviamente, metterà me insieme con il macellaio. Ma è solo un dato statistico.
Ben diversa sarebbe la questione se uno possedesse dati fissi e costanti. In quel caso, la comunanza dei dati formerebbe società in senso proprio. In altre parole, tutte le persone aventi quelle caratteristiche formerebbero una determinata società. Senza possedere quei dati, non potremo mai avere una nozione sensata poiché io e voi sentiremo sempre di non avere cose in comune con gli altri. Io ora uscirò di casa: camminando, mi capiterà di incrociare tante 'monadi'. E così capiterà agli altri, compiendo la stessa azione. Nel mondo dello spirito, 'società' esiste solo in questo senso antropologico.
La società, nell'epoca di Internet, è essenzialmente vista come un corpo di consumatori poiché ciascuno di noi pensa all'altro come a un soggetto che apporta utilità. Se io sono avvocato, mi attendo che tu signor Rossi abbia qualcosa che ti porti ad aver bisogno di me. Se io sono commerciante di tappeti, mi attendo che al momento di buttare via quello vecchio tu signor Smith venga da me per acquistarne uno nuovo. Se io sono un autore Web, mi attendo di trovare in te un consenso che aumenti il numero di visitatori del mio sito. E così via. Tutti viviamo per avere da altri un vantaggio, mettendo in pratica le nostre capacità o in ogni caso l'attività da noi scelta. Società oggi è solo questo. Che sia un bene o un male, non si può dire. Certo è che se non avessimo o non trovassimo nella società qualcuno che ha bisogno di noi, la nostra funzione diverrebbe molto misera. Dunque, il modo in cui una società può ancora reggere è sempre quello della fornitura di servizi e dello scambio. Io, siccome sono abile e intuitivo in quel settore, farò quell'attività e tu mi pagherai in denaro per quella. Questo è. Società, in futuro, continuerà ad essere solo questo.
Pagina del 28 ottobre 2005