Come un albero, la home page (abbiamo suggerito pagina-guida, in italiano) ha rami che portano verso tante materie e argomenti.

Forse non molti hanno compreso il senso di una home page che mutava leggermente giorno per giorno. Bene, ora possiamo dirlo: i successivi aggiornamenti del sito, nella home page, sono stati un frammento importante della mia stessa vita. In questo modo, vi comunicavo qualcosa. Vi sarete accorti che la pagina da me posta in rilievo giorno per giorno trovava poi una sua collocazione all'interno del testo sottostante come link. Splendido sistema per far capire al lettore che la home page aveva gli stessi movimenti del cervello umano, che prende un argomento e poi - 24 ore dopo - lo sente ri-affluire da un diverso punto del discorso. Bene, la home page di Grammatiche faceva gli stessi movimenti del cervello poiché era essa stessa congegnata come cervello. Vi sarete accorti che alcuni link, presenti per un certo tempo, improvvisamente sparivano. Sistema per far capire al lettore che anche qui - come nel cervello - i ricordi affluiscono e poi scompaiono. Se dunque prendete l'intero periodo, dal marzo 2005 a oggi, avrete la vita stessa del cervello. Voi leggevate i pensieri di una persona, e così prendevate parte alla vita stessa di questa. Poco prima di quel mese, nel corso di una fase difficile, dissi 'Un giorno capirete'. Frase sibillina e misteriosa. Cosa... capirete? Per inquadrare l'oggetto, nel 2008 e poi nel 2015 e poi nel 2030, sarà necessario porlo nelle sue condizioni di spazio-tempo. C'era una giornata drammatica quel 24 di settembre? Bene, qui io ve lo comunicavo parlando o agitandomi in maniera conseguenziale. Se non ero in forma, era come un segnale di qualcosa che non decollava fuori. Quel 'capirete' era come dire: "Pensando che quel mercoledì, sotto il diluvio, non avrei potuto uscire di casa farete le più ovvie deduzioni sulle mie condizioni di giornata e sulla giornata stessa". Non siamo sempre uguali, non siamo sempre brillanti. Nei momenti critici, il nostro cervello arriva anche a 'scantonare' e lo fa con conseguenze di varia natura a seconda del soggetto. Certo, nei casi di giornate mal messe sarebbe stato possibile anche tacere cioè non pubblicare pagine nuove e non aggiornare quelle già disponibili. Ma anche in quei casi preferii parlare, esponendomi al rischio di dire cose non propriamente azzeccate. Lo stesso ragionamento vale anche per chi è stato oggetto di queste pagine. Egli dovrà ragionare su quel momento: se è successo che io abbia parlato di lui/lei significa che questo era il 'menu' di giornata.

Ho inteso così preservare la forma del saggio anche nella home page, in maniera che chi leggeva seguisse un racconto. Il racconto anche della mia vita. Come accaduto anche oggi, scrivevo poi una pagina che finiva come 'link' all'interno del testo in un altro punto. Reinserendola, per metodo logico, alla fine componevo il racconto stesso. Il senso di tutto questo mio lavoro lo avrete proprio dal mettere insieme tutto. Le arrabbiature, i passaggi parziali, le critiche, i test.

Altro quesito: perché non riguardo la home page tutti i giorni? Io prendo le cose per come vengono: se stessi a rileggerla ogni volta avrebbe il sapore di una correzione, ma io non scrivo per un esame scritto di un concorso per l'accesso a una carriera. Non mi guardo allo specchio, durante la giornata. Quello ero io, nelle giornate belle e in quelle meno belle. Ognuna di queste cose scritte sul Web, siccome non andava su carta definitiva di libreria, doveva essere quanto più possibile lasciata libera. Anche gli errori andavano interpretati, l'ho spiegato tante volte. Una disattenzione può celare dei significati. Un lavoro come questo è dunque sostanzialmente il lavoro del cervello che pensa, inserito in un corpo che pulsa le sensazioni di giornata. O viene provocato dall'esterno, e allora io posso anche arrabbiarmi (esempio, dopo aver letto un giornale), o crea esso stesso da solo. Chi scrive, giorno per giorno, un'opera sul Web è una persona che si adatta a pensarne almeno dieci (di nuove) ogni giorno. Si pone davanti a uno schermo e scrive. Viene sempre da scrivere? Sì, perché la lingua è uno strumento instabile, ricco per natura. Non è qualcosa che impariamo una volta e poi basta. Io mi applicavo, ogni volta, alla singola pagina. Lo facevo con un certo grado di interesse, non a denaro o a stimoli. Le creazioni appartengono a noi, sono come una parte della nostra vita. Viene un momento in cui esse escono, prorompono come una specie di getto d'acqua o uno zampillo (qualcuno usa l'immagine della lava di un vulcano). Il Web permette questa esperienza di aggiornamento continuo, che non poteva andare sprecata. Se uno si limita - come succede a molti - alla home page, può anche lasciarla com'è per anni. Voi tornate ancora oggi su siti che sono rimasti quelli del 1996 o del 1998. Al massimo sono cambiati un paio di link. Qui la home page cambiava di continuo, tutti i giorni. Vuol dire che era in corso un processo di elaborazione, affidato ogni giorno al mio pensiero. Andava letto come una linea continua. E dall'altra parte eravate voi, con pensieri che io spesso coglievo telepaticamente.

Dicevo, la home page è uno specchio della evoluzione in quel cammino. Però, una volta scrittala, io me ne andavo. Se restavano disattenzioni, beh... pazienza. La scelta del 17 maggio 2005, componendo la home page con frammenti in quattro lingue, mi avrebbe permesso di rivolgermi meglio a un pubblico internazionale. Questo succede anche quando mi rivolgo in inglese... so if I begin writing English I'll be likely to attract an audience more international, because many from the United States (but also from Japan, China, Australia) will be reading my pages without any effort. Otherwise, a lot have been used to translating them. Using the English language allows me to address more people, but it may not be the best tool when the matter is complicated. If I have to write about things belonging to my country, I can't do anything else: Italian will be my language, on that matter.

Ultimamente, chi ha avuto un occhio acutissimo ha notato che le mie pagine portarono un 'cioé' in luogo dell'ordinario 'cioè'. Disattenzione banale, originata dal fatto che automaticamente mi ero abituato a scrivere tutte le congiunzioni con la 'e' acuta. Tuttavia, a pensarci bene: un evento interessante, perché in futuro io stesso distinguerò e potrò considerare la data di correzione come uno spartiacque. Dirò ad esempio 'le pagine di Memoriale con il cioé' (vecchie) e 'le pagine di Memoriale con il cioè' (più recenti). Due ere distinte, nella vita di quel sito. Tutto va sempre tesorizzato, sfruttato, interpretato. Oggi il livello della nostra esistenza è molto più in alto delle cose materiali. Più in alto perfino del denaro, che può essere riguardato al massimo come uno strumento per la propria evoluzione. Difatti, il cammino stesso della nostra storia ci mise alla prova con l'euro. Oggi abbiamo una moneta che fa acquistare molte meno cose, anche a parità nominale di valuta: un bell'evento, perché vuol dire che i valori si ricreano, le cose finalmente avranno un valore meno facile e più prezioso da considerare.

E parallelamente, proprio in quei primi giorni di gennaio 2002, venne anche una nuova 'moneta' spirituale, che io provvisoriamente definii con la 'd' minuscola. Erano i giorni del seminario del Recupero. Poi la home page cambiò addirittura migliaia di volte, cosa che allora non avrei immaginato. La home page cambiava perché non mi piaceva mai in modo definitivo l'ultima. Ma lottavo con me stesso: da una parte avrei voluto terminare; dall'altra mi rendevo conto che quella non poteva essere l'ultima. Finché c'è vita, ci mettiamo all'opera. Facciamo quello che possiamo. Le varie home page sono rimaste come pietre sparse, lungo una strada che abbiamo percorso. Alcune erano difettose, ma difettosa fu la giornata stessa.

La home page, a un certo punto, cambiò anche struttura HTML. Meno dispendio di spazio, più risparmio. Anche quello, da interpretare. Lo dissi, chiaramente: non è bello che uno affidi il compito a un'agenzia. E' stato più bello così, con errori... pentimenti... tentativi... Le varie versioni della struttura di questi siti (almeno 50, nella vita di Memoriale, e non meno di 8 nella vita di questo sito) sono un dettaglio importantissimo, perché furono anche quelle uno spartiacque. A me andò sempre bene l'HTML. Rimasi sempre fedele a questo strumento, perché per quello che mi serviva è completo.

Pagina del 22 giugno 2006