Una lingua migliore non esiste per tutti, ma per uno sì

Giuseppe Tizza mi scrive:

Sarebbe possibile stabilire con l'aiuto delle nuove tecnologie quale lingua sarebbe la migliore per l'uomo?

Una domanda così generica ricade generalmente nel vuoto, poiché presume che per l'uso esista un prodotto incontestabilmente migliore di altri per caratteristiche. In astrologia, da sempre una delle domande che più spesso mi pongono è 'quale sia il segno più bello'. Domande che non hanno una risposta. Se essa ci fosse, gran parte dell'umanità si indirizzerebbe - sia per parole sia per nascite future - sul migliore risultato. Non possiamo. In natura si sviluppa, con pregi e difetti, quel che vediamo e poi utilizziamo. L'idea che esista (e possa dunque essere ricercato e adottato) un prodotto disponibile superiore agli altri è più un messaggio della pubblicità che una realtà. Quando poi - per ipotesi - lo utilizzassimo, non è detto che la nostra esistenza diventerebbe più felice. Provate voi a convivere con una donna bellissima, intelligentissima, ricchissima: al terzo giorno getterete la spugna, perché giudicherete la sfida troppo impegnativa e tornerete alla vostra imperfetta Paola che avevate sposato quindici anni fa e amate ancora. Provate voi a circolare con un'automobile velocissima, comodissima, accessoriatissima: dopo un paio di settimane, sopraffatti dalla noia, vi verrà il desiderio di tornare alla vostra imperfetta Ford Fiesta con la quale avevate già un vostro affiatamento. Ogni volta che immaginiamo una categoria perfetta all'interno di un genere, come nella questione delle razze, andiamo in conflitto con la necessaria diversificazione iniziale della natura e troviamo naturale pensare che la ricerca di un esemplare perfetto (ad esempio, lavorando con la manipolazione genetica) abbia qualcosa di non-umano e alla fine possa anche stare oltre una soglia invalicabile dell'etica.

Questa premessa serviva a inquadrare la questione da un punto di vista concettuale: una lingua che possa considerarsi migliore non c'è e non ci sarà mai. E' un obiettivo, semmai. Che sulla Terra si parlino migliaia di lingue è solo un fatto di 'varietà'. Ripropongo quello che ho scritto sulla pagina 'lingua universale'.

Una lingua universale si può anche trovare, ma un uomo massificato uguale in tutto il pianeta ancora no. E occorreranno per questo ancora molti secoli.

Il problema dunque non è linguistico, ma antropologico. Qualora noi volessimo fare un'unificazione ci troveremmo davanti all'impossibilità di indirizzare gli uomini verso un uguale uso dei medesimi. Quel che è uniforme in natura lo è già senza bisogno che noi operiamo in alcun senso. E' quello che non lo è che dà problemi. E dunque - siccome anche noi uniformi non siamo - la possibilità di unificazione si allontana.

Ancora oggi ci congratuliamo con noi stessi per il raggiungimento di tante unità nazionali grazie all'apporto determinante dato dalla televisione negli ultimi 60 anni. Quando lo facciamo è come se festeggiassimo la grande impresa di poterne utilizzare una sola (si pensi all'impresa di unificare centinaia di milioni di persone con il mandarino e con l'inglese), ma non pensiamo mai che questo sia indice di una superiorità di quella. L'unica idea sensata riguarda sempre il fatto di avere migliore comunicazione e non migliore lingua.

FAQ. Ma cosa possiamo dedurre dal fatto che una lingua si è affermata?

Questo può anche derivare dal fatto che ciò che si afferma supera per caratteristiche quel che non si afferma, ma noi non lo parliamo in numero maggiore (di individui) per quel motivo. Mi spiego in parole più semplici: la lingua inglese deve la sua affermazione anche alla bellezza dei suoi suoni (molti dei quali monosillabi), alla comodità dell'uso, all'impero tecnologico, alla logica della sua grammatica. Ma chi la imparò, negli ultimi 35 anni, la studiava perché serviva e non perché ritenesse che era la migliore.

FAQ. Allora torna l'ovvia considerazione che la domanda non coglie un punto essenziale.

Certo, difatti era più interessante la questione sollevata dal lettore Taricco. Anche in ipotesi, affinché una lingua giudicata come la migliore possa mutare la comunicazione occorrerebbe che fossimo in grado di adottarla improvvisamente a un certo momento della nostra vita. Nemmeno le macchine potrebbero farci compiere questo salto, che implicherebbe un'emissione di suoni diversi da parte del nostro cervello dopo averne incamerato 90.000 o 200.000 in un altro sistema. Rovesciando l'immagine di premessa, quando 200 giurie avessero stabilito qual è la donna più bella della Terra non per questo la vincitrice sarebbe la più ricercata. Un conto è essere 'superiori' agli altri per caratteristiche, un altro è essere utilizzati o adottati. Un giorno i governi potrebbero decidere per tutti e dire ad esempio: "Da domani, la lingua X sarà considerata quella primaria e prioritaria per tutti". Non essendo un fatto che si possa imporre, tale decisione resterebbe lettera morta per tanti anni. Ciascuno continuerà a parlare sempre con la sua, imparandone semmai di altre quando occorrano.

Queste considerazioni varrebbero, secondo me, a far passare in secondo piano la questione e a rimetterne sul tavolo una ben più importante. La grande diffusione dell'inglese sta anche a testimoniare una sua superiorità sulle altre? Risposta difficilissima. Da una parte dovremmo dire di sì, ma solo perché ragionando possiamo concludere che essa veramente lo è. Dall'altra, infatti, non potremmo stabilire una connessione logica tra successo e superiorità sugli altri. Come nel caso del migliore prodotto tra noi (che raramente è anche quello più venduto, e viceversa) non è possibile stabilire un'equazione. In verità, se domandaste a me io direi davvero che la lingua inglese è migliore delle altre. Ma sarebbe la mia visione, che qui equivale a un'altra.

Il lettore, tuttavia, mi domanda se sia possibile stabilire un primato domandando un responso alle nuove tecnologie. Posto in questo modo, il discorso sembra cambiare. Questo allargamento rende più interessante la questione, tanto che mi viene voglia di affrontarla in base alla mia esperienza. Le nuove tecnologie hanno tutte l'inglese come lingua base: esse furono costruite e prodotte sul mercato con messaggi di input e output in lingua inglese (reset, format, recall, back, feedback ecc.). Quest'ultima è divenuta nel giro di tre decenni la lingua veicolare del mondo contemporaneo, allo stesso modo in cui il latino fu la lingua veicolare della società istruita per molti secoli. Questo primato dell'inglese condiziona tutti, non solo nella comunicazione. Quando noi sentiamo un bambino di quattro anni che dice alla madre di preferire un pasto al 'fast food' o di voler giocare al 'Game Boy' non possiamo non pensare che - senza volerlo - il suo cervello abbia avuto una seconda lingua, per quantità di suoni incamerati. Oggi perfino con una macchina non avremmo la garanzia della imparzialità, poiché un chip - istruito in una lingua - vedrebbe necessariamente come migliore quella. Ma proviamo a illuderci che una macchina possa dirlo, con imparzialità e dopo accurate analisi. Per concludere dobbiamo anzitutto rifarci alla mia pagina 'languages', che seppure personale e soggettiva affronta implicitamente il problema nel momento in cui dà una nota di tutte (le 265). Ebbene, proprio da quella pagina si dedurrà ad esempio che la lingua cinese non parteciperebbe nemmeno a un'eventuale selezione, poiché l'ideogramma non è più molto adatto nel mondo di oggi, e che molte lingue destinate all'estinzione non possono neanch'esse partecipare a una gara di questo genere. Resterebbero, nel mazzo dei possibili concorrenti, una trentina di lingue (quelle che negli ultimi 150 anni hanno praticamente dominato la comunicazione a tutti i livelli). Tra di esse, anche lo swahili. Con la tecnologia più avanzata potremmo effettuare vari test:

a) collegandoli alla prontezza e alla ricettività del cervello umano

Dubito che una risposta finale possa essere data: una lingua migliore non esiste, per il semplice motivo che sono tanti sistemi. Il madrelingua turco trova normale e più comodo stare con il turco, anche nel caso in cui razionalmente ritenesse l'inglese o il francese superiori alla sua. Certo, le occidentali prevarrebbero sulle orientali perché un cittadino dell'Oriente fatica a impararle molto meno di quanto uno dell'Occidente fa con le orientali.

b) collegandoli alla rapidità con cui una lingua viene appresa da una persona che non la conosceva

Qui, tra le dominanti, troveremmo l'italiano per via della grande rapidità con cui in appena tre o quattro mesi gli stranieri arrivano a parlarlo in modo decente.

c) collegandoli alla facilità con cui il cervello ricrea una quantità di frasi o di combinazioni con pochi elementi

Qui la cinese recupererebbe posizioni, data la grande varietà raggiunta agendo soltanto sulle intonazioni in sede di emissione.

d) collegandoli alla facilità con cui i suoni vengono in mente

Qui non troverebbe lingue superiori ad altre, poiché questo fattore dipende da individuo a individuo più che da lingua a lingua.

Da questi test, tuttavia, potremmo già stabilire delle conclusioni per tutti. Superiore risulterebbe la lingua che viene recepita più rapidamente, quella che esprime più concetti con maggiore risparmio di suoni, quella che consente una maggiore quantità di combinazioni con gli stessi elementi, e infine quella che ha suoni più naturali per il cervello. Io ritengo che se ponessimo la domanda a una macchina, con la maggiore quantità di input (compresi quelli scientifici e sociologici), essa risponderebbe oggi 'lingua inglese'. Se invece ci limitassimo a dare input linguistici e di struttura grammaticale, essa risponderebbe invariabilmente 'la propria lingua madre'. La domanda darebbe una diversa risposta solo se facessimo l'indagine rispetto a un... determinato essere umano. In questo caso, domanderemmo ad esempio:

E' possibile stabilire con l'aiuto delle nuove tecnologie quale lingua sarebbe la migliore per il cervello di Aldo Rossi?

Questo sì che diverrebbe interessante. Scopriremmo infatti che lo spagnolo è ad esempio la più adatta al modo di essere e di ragionare di Aldo Rossi.

 

FAQ. Perché dici questo? Cosa ti fa venire in mente?

Mi fa venire in mente che, avendo anche loro caratteristiche di natura, le lingue si adattano agli individui che le parlano come la fonte sonora si adatta o meno a un ambiente. Se voi fate suonare la quinta di Beethoven in un garage scoprirete che questo luogo si adatta meno rispetto a una sala. Qui è lo stesso: quando voi fate parlare in inglese Aldo Rossi, scoprirete che la sua emissione non cattura l'uditorio (pur essendo Aldo Rossi fluent in quella lingua). Se gli fate dire dei suoni articolati in lingua spagnola lo sentirete più interessante.

Spero, in questo modo, di aver dato una risposta soddisfacente. Con la lingua abbiamo a che fare con un uso, raramente con una scelta. A noi una lingua interessa perché la possiamo usare, non perché sia bella o perfetta o migliore di tutte le altre. Ripercorrendo la pagina, ribadisco dunque in successione: a) una lingua migliore non c'è e dunque nemmeno con l'aiuto delle nuove tecnologie si può stabilire qual è; b) l'affermazione dell'inglese nel mondo contemporaneo ha fatto capire che quei suoni hanno avuto una prevalenza su altri; c) la soggettività dell'universo fonico di ciascun sistema fa pensare che semmai esisterebbe un problema di 'lingua migliore per ciascun essere umano'. Ma è un connotato teorico, difficilmente realizzabile in un mondo che ti fa vivere entro la nazione che ti dà anche una lingua madre.

Pagina del 6 giugno 2006