
Anziché per dummies possiamo dire 'per tutti'. Forse il concetto è equivalente, quando la cosa è commestibile.
Il diritto per tutti - Omicidio per colpa?
Papà, perché per i tribunali dopo quell'incidente il padre che non ha messo la cintura al figlio dev'essere punito?
Perché secondo la legge chi causa per colpa sua un brutto risultato ad altri viene processato e punito. La legge dice: "Tu dovevi fare quella cosa. Se l'avessi fatta, molto probabilmente tuo figlio sarebbe rimasto in vita. Viceversa, egli è morto anche per causa tua che non gli facesti mettere la cintura di sicurezza".
E se quello non voleva mettersela?
Questo non importa. La legge considera che siccome quello era un minorenne stava al padre provvedere alla sua cura e starci attento. Se non lo ha fatto, e nell'incidente il figlio è morto, la legge considera il padre 'omicida'.
Anche se non voleva ucciderlo?
Anche se non voleva ucciderlo. Anzi, la legge qui distingue tre casi... che ora ti spiego. Se tu ammazzi uno volontariamente, hai compiuto un atto doloso. Vuol dire che hai voluto farlo. Se tu causi la morte di una persona non facendo una cosa che avresti dovuto fare o non stando attento a qualcosa, hai compiuto un atto colposo. Se tu vedi qualcuno morire dopo avergli dato soltanto un cazzotto, hai compiuto un atto preterintenzionale. Le differenze riguardano sempre il modo in cui tu causi la morte, perché per la legge naturalmente è più grave se quella cosa l'hai voluta.
Ma come fanno a dirlo... ad essere sicuri?
Infatti, non sempre è facile. Se una persona voleva uccidere l'altra, in genere è chiaro. Ma chi lo fa tira fuori vari pretesti, in seguito, per non avere il massimo della pena. I giudici dovranno quindi valutare se davvero l'atto merita tutti quegli anni di prigione, che per la legge italiana sono almeno 21. Oggi lo fanno con molta più attenzione che in passato, perché valutano sempre le condizioni mentali e psicologiche di chi ha ucciso.
Per gli altri paesi è diverso?
Sì, ogni paese ha i suoi codici e prevede una pena diversa. Ci sono perfino paesi che dicono: "Se tu uccidi volontariamente, noi faremo lo stesso con te e ti toglieremo la vita". Ci sono però molti idealisti che lottano contro questo sistema, perché dicono che uno Stato non può ragionare come nella vendetta. Se tu dici 'Occhio per occhio dente per dente' anziché punire o dare una lezione sopprimi una persona. Ecco, la pena di morte oggi viene contestata da quasi tutti e sono sempre meno i paesi che la prevedono nei codici. Tu saresti favorevole?
Boh, non lo so. Ma chi la fa? Chi è che uccide?
La pena di morte viene eseguita in carceri speciali, mediante una sedia dove fanno passare scariche di corrente elettrica, oppure si fucila direttamente la persona. Da noi esisteva fino a 50 anni fa. Poi con la repubblica la abolirono e dissero: "Al massimo diamo la prigione a vita", cioè decisero che per le cose più gravi avrebbero tenuto gli individui pericolosi in prigione per tutta la vita.
A me non sembra giusta. Ma forse se uno è pericoloso per tutti...
Beh, tu avresti il desiderio di fare fuori un tuo compagno che ritieni violento e cattivo?
No, però se ammazzasse qualcuno di noi...
E come lo uccideresti?
Lo direi alla maestra, e poi alla polizia.
Ma la polizia non può annientare la vita di un ragazzo, solo perché è cattivo con voi. Ricorda che per togliere la vita a qualcuno dobbiamo anche sapere quanto vale in termini di legge. Ti pare che se uno uccide un altro si debba rendergli lo stesso atto come valore?
Ma stare in prigione a cosa serve?
Serve prima di tutto ad allontanare temporaneamente dalla società una persona che può arrecare pericoli, e poi a far sì che la pena migliori questa persona facendole capire dove ha sbagliato.
Ma scusa... ma se mettono in prigione il padre di quel bambino solo perché non aveva la cintura a che serve?
Serve a fargli capire che l'errore è stato talmente grave da meritare una punizione.
Però il bambino poteva anche non morire...
Ecco, su questo sono d'accordo. Questa è una cosa intelligente. Infatti, anch'io ho molti dubbi. Però i giudici guardano sempre al risultato finale e non a come si arriva a quel risultato. Loro dicono: "Quel bambino è morto. Questo evento è grave e poteva essere evitato se tu avessi fatto quella cosa. Non avendola fatta, diamo a te almeno una parte di colpa e ti puniamo per quello che non hai fatto cioè per non aver tenuto tuo figlio stretto alla cintura".
E se non fosse morto?
Se non fosse morto, la legge avrebbe ragionato in un altro modo perché non sarebbe stato più 'omicidio'. Hai capito, ora? Il codice parte sempre da quello che succede alla fine.
Va be', ma quel padre non è un omicida.
La giustizia esiste sempre per trovare un responsabile, quando può. Siccome in questo caso può, trova naturale attribuire la responsabilità alla persona che aveva in custodia il bambino. Lo stesso se quel bambino fosse rimasto solo nell'automobile sotto un sole cocente e fosse morto per il calore eccessivo. In questo caso avrebbe detto: "Tu che sei il padre non avresti dovuto lasciarlo solo dentro l'auto, per di più con quella temperatura". E questo si chiama omicidio colposo. La legge ragiona sempre in favore della persona indifesa o comunque del minorenne, perché questi non possono avere la stessa autonomia degli adulti. Dovendo proteggerli, si va a punire i genitori che non sono stati responsabili nell'assisterli o nel proteggerli nel modo dovuto.
Così però è omicida come quello che l'ha voluto.
A parole, sì. La legge, ma io direi la lingua... non ha trovato un termine sostitutivo. E dunque è sempre 'omicidio' sia che uno uccide in un modo sia che provochi la morte per non aver fatto qualcosa. Se gli uomini 80 anni fa avessero ragionato in un altro modo avrebbero detto: "Visto che non volevi ucciderlo cerco un'altra parola, per non far dire ai codici e al tribunale che sei omicida anche tu". Purtroppo, trovarono solo un aggettivo (colposo, anziché doloso) ma il sostantivo rimase sempre quello: omicidio.
Tu cosa avresti fatto, al posto di quegli uomini di 80 anni fa?
Io avrei trovato appunto un sostantivo diverso, perché per me quel padre che non ha costretto il bambino dentro la cintura di sicurezza non è un omicida. Un omicida è un bandito, un sequestratore, un rapinatore, insomma chi davvero uccide volendolo. Chi causa soltanto... la morte, con il proprio comportamento, è giusto che paghi in qualche modo... ma non che venga definito omicida.
Era questo che voleva dire Monni?
Più o meno sì, ma ha fatto solo un accenno. Lui ha proprio scritto un intero saggio, con centinaia di pagine, per spiegare perché l'omicidio colposo non esiste quasi come fattispecie di reato. Ha ragionato infatti sulla dinamica dell'evento. Sai cos'è?
No.
La 'dinamica dell'evento' è il modo, come i fatti sono avvenuti attimo per attimo. Quello che vedrebbe al massimo la moviola e non il nostro occhio, perché sono cose che avvengono rapidissimamente. Ebbene, in quegli istanti - dice Monni - non c'è una partecipazione della persona imputata di negligenza all'evento. Anzi, il risultato finale si ha per motivi che quasi sempre sfuggono a chi ha causato l'incidente. Questo non vuol dire che quel padre non sia responsabile o che se io sorpasso a 180 all'ora facendo andare fuori strada un'altra auto non sia punibile. Il problema è diverso, è più complesso, più difficile da spiegare. Detto in sintesi, io non sarei 'omicida colposo' come dice la legge. Anzi, potrei perfino essere in una condizione più grave di chi uccide volendolo con una pistola. Ecco dove la legge non è mai arrivata. La legge, anziché guardare al singolo, guarda a quello che succede alla fine e a partire da quello decide per tutti in un unico modo. Bene, questo modo non può applicarsi a tutti e non può avere un'unica definizione. Hai capito?
Mmmmh... forse sì. Ma allora tu come lo chiameresti?
Ti ho detto. Dipende. Ma prima è meglio che ti spieghi com'era nata la cosa. Tanti anni fa, quando gli uomini non erano intelligenti come noi diedero loro le definizioni a tutte queste cose. Dissero che la persona si chiama agente, che quello che succede si chiama evento (per esempio, la morte di qualcuno) e se il comportamento dell'agente è punibile si dice reato. Quello che lega queste tre cose lo chiamarono causalità. E quindi dissero che si doveva ogni volta trovare un nesso di causalità, perché altrimenti l'agente non poteva essere incolpato dell'evento finale. Mi segui?
Sì.
E così dissero: se l'agente ha voluto l'evento, diciamo che ha agito con dolo; se l'agente non lo ha voluto, ma lo ha determinato con un comportamento non corretto, diciamo che ha agito con colpa; se poi quel risultato finale va al di là delle sue intenzioni, diciamo che esso si è verificato con preterintenzione. Come dicevi tu, non sempre è possibile avere una separazione netta tra queste cose. Uno potrebbe colpire un altro con un pugno, sapendo già che questo è debole di cuore, e allora agisce ugualmente con dolo, oppure non sapendolo, e allora... diciamo noi, cosa c'entrerebbe con la morte? A tutte queste cose, gli uomini di 80 anni fa non ci arrivavano. Qual era il loro errore? Loro ragionavano sempre in base all'evento, cioè pensando e partendo dal risultato finale. Questo è sbagliato, perché noi non conosciamo da prima quel che può accadere. Nemmeno quando vogliamo un evento, è detto che questo accada. Quindi non si può dire: "Fabio ha colpa della morte del figlio finito fuori dall'auto, perché non gli aveva messo la cintura". Manca proprio quel nesso, che loro pensavano dovesse esistere nella dinamica del fatto stesso.
Allora come dovremmo dire?
Dovremmo dire: "Fabio ha colpa di non aver messo la cintura, sempre... perché quel comportamento è dovuto sempre, sia che un incidente si verifichi sia che non si verifichi". Tanto è vero che i poliziotti, se lo fermano per strada senza cinture allacciate, gli danno la multa. Se poi si verifica un incidente stradale, mentre il bambino non aveva la cintura allacciata, bisogna indagare su come è avvenuto questo incidente. Sono tutti diversi, gli incidenti. Invece i giudici ragionavano sempre secondo una formula fissa e così dicevano: "Il piccolo è morto, non aveva le cinture allacciate e allora tu - che avresti dovuto fargliele allacciare - sei omicida con colpa". Grande, grande errore. L'azione della persona dovrebbe essere giudicata indipendentemente da quel singolo incidente. Questo gli uomini di allora non lo capivano. E sai perché? Perché avevano sempre in mente strane idee sulla criminalità, sul modo di essere criminale delle persone, ecc.ecc. Non avevano la capacità col cervello di ricostruire la dinamica. In realtà, sai cosa conta di più?
Io penso che sia il fatto che il papà di Fabio abbia previsto quell'incidente.
Certo, questa è una cosa importante. Ogni reato, se veramente è tale, in pratica dovrebbe svolgersi nella testa di chi lo compie. E così, fuori dalla volontà chiara di ammazzare una persona non c'è un solo caso in cui si possa dire che la persona ha ucciso. Hanno ucciso altri fattori, cioè ha ucciso una concomitanza di tante cose contemporanee. Queste cose non possono essere conosciute da chi agisce, e nemmeno chi ha responsabilità di negligenza o di omissione può sapere in anticipo che esse accadranno. Vedi, ad esempio, noi vediamo punire un automobilista che aveva il figlio in auto senza cintura (quando questo muore in un incidente), ma questo comportamento è uguale a tutti gli altri (quando questo non muore in un incidente). Allora come si fa a dire che sono 'omicidi' i padri di chi muore e non lo sono quelli di chi non muore se il loro comportamento è esattamente uguale?
Cosa avrebbero dovuto dire, allora?
Avrebbero dovuto capire meglio la realtà. Quella cosa che ti dicevo, la causalità della morte... non dipende da una persona, se questa non ha voluto far morire un'altra. Se accade, non è detto nemmeno che dipenda da chi l'ha fatta accadere o ha contribuito. La vittima, molto spesso, se la va a cercare lei la morte in un modo che nessuno dopo può scoprire. Allora non si può dire: "Se tu avessi fatto quello...". Non c'è nessuno che abbia la sicurezza che se il padre di Fabio avesse messo la cintura il figlio non sarebbe morto.
Ma allora quella... come si dice? nesso... quel nesso non c'è?
Non è che non c'è. C'è, ma è un nesso di natura. Noi non possiamo essere incolpati, se non abbiamo partecipato a quella dinamica in modo volontario. Ogni giorno milioni di persone non legano i bambini in auto alla cintura, ma non per questo stanno compiendo un atto criminale. Eppure, se stessimo a quello che dicono i codici, dovremmo dire questo perché allora l'azione basterebbe da sola a qualificare la persona. Se quegli uomini, anziché partire dalla fine fossero partiti dall'inizio (=l'azione commessa), che è la cosa più importante, avrebbero fatto una ricostruzione del fatto e avrebbero ragionato in un modo diverso.
Se uno dà un pugno a un altro?
Ecco, l'esempio è proprio quello. Mario dà un pugno a Giorgio, non sapendo che è debole di cuore. I giudici dovrebbero giudicare il pugno (AZIONE), non la morte (EVENTO). L'azione di dare un pugno - dovrebbero dire - merita questo. E non è certo una cosa molto grave dare un pugno a una persona. Invece loro - quelli che scrissero i codici - giudicavano la fine, la MORTE. E così dicono che Mario ha compiuto un omicidio preterintenzionale. Questo è un grandissimo errore. Era un'altra società. Ma siccome i giudici che oggi compongono i tribunali e la Cassazione non sono molto intelligenti, continuavano a seguire questo criterio. Anche se naturalmente non sono mai molto severi con chi uccide per negligenza (perché capiscono) e al massimo ti danno una sanzione come simbolo. Se però avessero un criterio diverso non avrebbero nemmeno bisogno del simbolo. Questo criterio dovrebbe essere dato naturalmente da nuove norme, che il Parlamento dovrebbe prima o poi fare per riformare il codice.
Ma come parte la cosa?
La cosa inizia con un atto, che si chiama imputazione. La legge, se ti ritiene responsabile almeno in parte, ti considera 'imputabile'. Ora proviamo a ragionare, nei due casi. L'inizio e la fine. 1) Per capire l'imputazione del risultato-morte, dovrebbero chiedersi: "E' opera tua?". E già vedi che non si può imputare uno, perché se quel bambino è stato sbalzato dall'auto dopo un tamponamento sono tanti i fattori e il fatto che il padre non gli avesse legato la cintura non è l'opera che causa l'evento finale. 2) Per capire l'imputazione dell'azione, dovrebbero chiedersi: "Chi è stato?" oppure "Sei stato tu?". Vedi, qui manca un nesso e quindi non dobbiamo andare per forza a un risultato finale. Mario dirà: "Va bene, ho dato un pugno". Siccome, non c'è un prosieguo o un'intenzione perché quel pugno non voleva causare la morte, la considerazione dell'azione non porta ad altre conseguenze che non siano quelle dovute per il pugno.
E se Mario sapeva che quello non reggeva col cuore?
Allora è responsabile. Infatti, i giudici qui lo verificano. In questo caso la sua azione è accompagnata dalla mancata previsione di un possibile evento negativo, poiché sapendolo Mario non avrebbe dovuto dare quel pugno. Il caso è completamente diverso, e come vedi quello che cambia è l'intenzione. L'atto è identico in apparenza, ma fornito dell'elemento della volontà diventa davvero criminale. Quindi, qui Mario è imputabile se conosceva già dei possibili sviluppi mortali. Se non lo sapeva, il suo atto non può essere sottoposto a una punibilità diversa da quella di un semplice pugno.
Ma come si combinano queste cose?
Si combinano appunto con l'elemento psicologico. L'azione umana, quando è imputabile, ha sempre un fine. Questo fine è espresso proprio agendo. Cioè, se Mario avesse il fine di uccidere Giorgio lo realizzerebbe dandogli un pugno mortale. La questione è tutta qui. O l'imputabilità c'è, e allora l'atto è davvero omicidio. O non c'è, e allora è soltanto un pugno. Quegli uomini invece si persero in un groviglio, in un labirinto di teorie e di ipotesi che faceva perdere la testa a molti. La preterintenzione poi non esiste, è una sciocchezza di altre epoche.
Papà ma allora il padre di quel bambino non è mai responsabile, perché... scusa non ha mica voluto la morte del figlio...
Infatti, è così. La negligenza è negligenza, ma non è omicidio. Qui abbiamo ereditato una confusione tremenda e purtroppo nessuno riuscì a riparare nei codici. Potrebbe anche capitare, qualche rara volta... sai benissimo che ci sono madri che intendono disfarsi di un bambino piccolo, ma non lo faranno mai in questo modo... il figlio potrebbe anche restare vivo, dopo un incidente. Ora hai capito?
Mmmmh... sì, ma perché non lo stabiliscono ogni volta... per tutti gli incidenti?
Infatti, fanno così. Però siccome hanno ancora quelle norme da applicare, purtroppo non riescono a raddrizzare questa vecchia mentalità che guarda sempre alla fine anziché all'inizio e alla dinamica interna. Ecco, questa era una sintesi di un'opera molto più vasta. Abbiamo visto le cose più importanti.
Pagina del 31 agosto 2005