
Parlare
per ipertesto
Parlare in
modo orizzontale
In altra pagina, ho sfiorato il problema di un 'parlare ipertestuale'. Noi finora eravamo soliti parlarne a proposito della scrittura. Quando arrivarono i personal computer, essi portarono con sé un corredo necessario che era fatto di link da una pagina all'altra e dunque di richiami e rinvii ipertestuali, che col tempo avrebbero anche preso il posto delle note. Con i link fummo in grado di passare orizzontalmente da una pagina a un'altra, proprio perché con il nuovo concetto di navigazione si evitava la sequenza della narrazione e
anziché così, cioč andando a capo, si procedeva così. In questo modo si tornava indietro nell'ambito di una stessa opera oppure si passava direttamente a
abbandonando quella con cui si lavorava o che si leggeva. Avanti e indietro, come la stessa barra di Explorer e di tutti i browser suggerisce (back and forward).
L'ipertesto ha rivoluzionato la lettura, ma non l'ha sostituita in modo che al posto di essa subentrasse qualcos'altro. Io continuo a leggere un romanzo in sequenza, così come stanno facendo i miei lettori in questo momento, perché le pagine sono organizzate in modo da dirmi una dopo l'altra cosa succede (nella storia) man mano che il tempo passa. Con Internet siamo soggetti attivi e soggetti naviganti. Soggetto attivo è colui che, come nel mio caso, elabora testi e li struttura secondo un certo ordine. Così, scritto un certo numero di pagine sul recupero del vero concetto di dio, dovrò anche saperle collegare in una trattazione unica.
La necessità di una trattazione ipertestuale mi porta a costruire la pagina non in questo modo:
Prova della inesistenza di Dio
La mia avventura
Recupero del vero significato
ma su diversi piani di lettura all'interno della stessa narrazione, di modo che si possa leggere così com'è oppure collegata ad altre. Questo è 'pagina Web'. E così arriverà una cosa del tipo
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Dopo aver dato la prova suddetta, ebbi nel settembre 2001 l'intuizione di un diverso significato. Ho spiegato il processo in una pagina separata con la ricostruzione della mia avventura, che proseguì nel gennaio 2002 con un seminario per il recupero del vero significato. La fase di transizione tra il settembre 2001 e il gennaio 2002 fu segnata da una necessaria opera di riflessione, mirante a ricostruire il vero processo di corruzione della idea originaria. |
Chi naviga è il soggetto passivo. Questi segue in pratica un percorso che ho dettato io stesso nelle varie tappe o modalità.
Fin qui lo scrivere. Il parlare non è diverso. Se la società a un certo punto comincerà a consentirlo, faremo talvolta delle performances di questo genere passando come con tante 'finestre' da un argomento all'altro, nel corso di un'unica conversazione. In questo modo offriremo testimonianze-verità, che attraversano lo spazio-tempo avanti e indietro. La procedura, se trasferita all'oralità, implicherà un livello di sviluppo e di attenzione molto superiori a quello attuale. Questo significa che nel 2055 i cittadini di Viterbo e di Roma, durante un talk-show, saranno uomini molto diversi da noi. Oggi, un cabarettista che attraversa orizzontalmente un intero repertorio orale (pensiamo a Bergonzoni) fa ancora fatica a farsi seguire, perché il ritmo del soggetto attivo non è quello del soggetto passivo. Noi leggiamo, dai quotidiani ai mensili, articoli che sono di una semplicità lineare e non prevedono alcun grado di complessità interna. Né dal punto di vista sintattico né da quello contenutistico. Se io dicessi che stamattina il giornalista della rassegna stampa di Rai3 mi ha fatto pensare a quella sera di fine anni '80 nel cinema di Roma, dove proiettavano il film di Friedkin 'To Live and Die in L.A.', non mi capirebbe nessuno. In verità accadde che io lo incrociai, quella sera. Vedemmo cioč la stessa pellicola, all'interno di quella sala. E quel giornalista, essendo legato a quel ricordo, per me sarà sempre IPERTESTO-FILM X. Il dettaglio in sé e per sé non conta, in realtà. Conta però il fatto che esso porti a tanti altri, e sia così al centro di una complessa costruzione ipertestuale presente nel mio cervello. Così, se dico ad esempio 'segretario CGIL anni '70'. Io che pratico astrologia, ogni volta che il mio pensiero va su quell'uomo, ho in mente un particolare aspetto planetario che lo caratterizzava. E da lì verrebbero tante altre storie. In questo modo, già vi sto facendo capire che io ho organizzato la mia vita in modo molto creativo e costruttivo. Ricordando tante cose non ho solo una serie di richiami, ma li so anche organizzare e il tutto viene fuori.
L'ipertesto è alla base della nostra stessa civiltà, perché è il fondamento della memoria. Un ricordo, collegato ad altri, forma con quelli una rete ipertestuale. Se il nostro cervello possiede facoltà notevoli, questa rete diventa il nostro interfaccia con lo spazio-tempo. Arrivati a tutto questo, stempererete la gravità di certe cose e seguirete più che altro una vostra onda che altro non è se non la vostra presenza sociale proiettata lungo un arco di vita piuttosto lungo. Ecco come dovrebbe agire la nostra memoria. Tante persone entrano ed escono dalla nostra vita. Se noi le ricordiamo, come tanti punti dello spazio, abbiamo una nuova teoria. Questa ci serve a vivere meglio, e magari a scrivere opere come quelle che ho scritto io. Chi ha detto che le nostre città non hanno più memoria? Al contrario: collettivamente ne hanno fin troppa, tanto che ormai tra cicli, conferenze e presentazioni di libri non ci districhiamo più. Singolarmente, non hanno saputo coltivarla. E badate che le tracce sono anche invisibili, apparentemente da nulla. Se voi avete il famoso 'occhio che scruta' ne stabilite in pratica ogni giorno, anche in modo occulto.
Con un 'dialogo ipertestuale', attuato almeno per alcuni minuti o istanti, noi ci allontaniamo apparentemente da un argomento e ne svisceriamo lati paralleli o analoghi. Lo sappiamo fare, proprio perché siamo esseri forniti di una intelligenza che altri non hanno (un gatto non arriva a un ipertesto, scambia perfino l'immagine di sé che vede allo specchio per quella di un altro gatto). Con l'ipertesto finalmente raggiungibile al di fuori di un programma software, noi emuliamo quest'ultimo. L'altro ci dirà: "Anna Magnani". E noi stabiliremo una fitta rete che partendo dall'Anna Magnani svizzera (citazione dal 'Tuttobenigni', mi pare...la ricordate?) arriverà fino un'intervista col figlio, a quell'episodio dell'invito a cena per Totò che poi non venne e per finire con rose tatuate e Oscar alla memoria. Arrivati a Oscar, direte anche Carso, perché se avete una particolare forma di mobilità cerebrale saprete creare anagrammi all'impronta e da Carso certamente il pensiero vi porterà a temi da sviluppare, come l'altipiano, Lussu, lusso, lesso, bollito, manzo. Su quest'ultima parola, siccome tutto ha da finire (perfino quel che si dice non abbia una fine), vi arresterete. Il perché lo sa già qualcuno, e qui lasciamo una piccola dose di mistero.
Pagina del 30 giugno 2005