
Forma attiva e passiva di un'azione
Ecco un argomento nel quale ci si perde, se non si è dedicato anni di riflessione. Nemmeno i linguisti e i loro manuali hanno ricavato molto dall'indagine sul volgersi attivo di un'azione in capo a un soggetto (Gli diedi uno schiaffo) e sul prendere su di sé quell'azione da parte di un soggetto passivo (Mi fu dato un calcio da dietro, e non capii chi era stato).
Nell'azione attiva, si può avere un verbo
transitivo che si scarica immediatamente
sull'oggetto rendendo necessario il complemento
oggetto dell'accusativo
Colpii
Paolo con un pugno (colpii chi?
Paolo) 1
Nell'azione passiva, si ha un soggetto
che subisce un'azione o a cui viene addebitato qualcosa
Paolo fu colpito con un pugno (2)
In questa pagina non stiamo spiegando questo. Conosciamo tutti la forma attiva e la forma passiva dei verbi, perché questa la trovate già in tutti i manuali e del resto la capireste da soli. Tutti conosciamo già le regole principali: a) Tutti i verbi possono aver la forma passiva, ma gli intransitivi no; b) Non tutti i verbi al passivo hanno un significato passivo.
Stiamo cercando di capire, attraverso una ricostruzione, perché si definirono in questo modo e se mancarono nel caso dei criteri. Il problema in tutti questi casi non è né l'oggetto, né il soggetto... ma come sempre il verbo. Nella frase
Il libro fu scritto originariamente in inglese (3)
la lingua assume che l'oggetto non solo non riceva alcuna azione su di sé ma che nemmeno esista, al momento dell'azione stessa. Questo ci fa dedurre che le lingue non distinguono tra soggetti animati e inanimati. Nella frase 3 non si ha nemmeno un soggetto agente, e così il soggetto teorico diventa quello subente. Questo ci fa dedurre che la sintassi non distingueva tra uno che agiva e uno che subiva: quel che interessava era la presenza inderogabile di un verbo che rendesse una frase compiuta e autonoma (come in "Piove!"). Pensiamo ora a questa frase
Your essay reads well (4)
Qui la lingua italiana inorridisce. Cosa avremmo detto? Saremmo arrivati perfino allo stadio ulteriore di un oggetto (non robot, non telecomandato) che compie da sé una sua azione? No, perché quel che decideva è il verbo ma nel suo significato e non nella sua appartenenza motoria. La frase 4 suggerisce l'ovvia constatazione che la lingua venga usata in quel caso come codice esclusivamente umano, come una specie di strumento di complicità tra esseri umani che rendono soltanto un pensiero racchiuso nei nostri sensi. E da noi
La sua attività funziona (5)
avrebbe fatto ugualmente sorgere dubbi se non avessimo la coscienza che l'attivo in un oggetto materiale è ancora e sempre attività o fenomenologia umana.
Noi dovemmo pur chiamare 'attiva' e 'passiva' queste forme, perché nelle attive c'è chi esegue un ordine dato agli organi dal proprio sistema nervoso
Mario accese la radio, per sentire la cronaca della partita (6)
e c'è chi ne subisce le conseguenze.
Ma sono soltanto modalità, cioč una scelta nostra. Nello stesso caso, avremmo potuto dire
Spensero la Tv e fu accesa la radio, al momento di inizio delle partite (7)
Ecco un concetto molto importante. Quelle che chiamiamo 'forma attiva' e 'forma passiva' nascono soltanto da una scelta dell'emittente nell'esprimere un concetto. Abbiamo così un vasto parco di modalità, che girano attorno a un medesimo concetto (=Tv non più funzionante da quel momento, radio funzionante da quel momento). Se si vuole mettere in evidenza una parte del concetto, si dirà ad esempio
Nessuno vide più la Tv da quel momento (8)
ma se si vuole mettere in rilievo un'altra sfumatura si dirà
La Tv tacque (9)
oppure
La Tv fu spenta (10)
Ciascuna modalità ha caratteristiche che rappresentano una parte dell'azione, vista da un punto di riferimento. La 9 e la 10 descrivono cosa fa concretamente l'oggetto materiale, mentre la 8 s'interessa all'universo umano. Lo stesso avverrebbe nel campo dell'immagine fotografica, che se ripresa in un punto diverso offre una diversa prospettiva.

In questo caso la fotografia agisce come la lingua, poiché si trova ad esprimere un punto di vista dello spazio. Potremmo sintetizzarlo in questo modo: "Quattro persone che guardano una Tv accesa" (attiva) o "Tv che viene guardata da quattro persone" (passiva), ma la realtà è sempre la medesima. Basterebbe però restringere il campo focale e avremmo

In questo caso, potremmo sintetizzare: "Maria guarda la TV" oppure "La Tv viene guardata da Maria".
La lingua serve solo a indicare quale delle modalità abbiamo scelto, tra quelle possibili e nel campo focale che vogliamo mettere in rilievo.

In questo caso, vedendo l'immagine in questo modo, siamo portati a dire che due ragazzi guardano la Tv. Dall'immagine però non veniamo nemmeno a sapere se la Tv era accesa.
Tutti questi esempi, così come altri, restringono in pratica l'indagine a ciò che l'autore voleva dire. O ancora meglio, a ciò che la lingua nella realtà dice. Ma la vera discriminante è il fatto che quel che succede sia o meno racchiuso nell'universo degli esseri umani. Io prendo 'Repubblica' del 4 giugno 2005 e trovo nel primo titolo che Rutelli ha fatto uno strappo. L'oggetto non si conosce (non è alla regola), e se vi fosse qualcosa o qualcuno che subisce questo strappo è molto indefinito (=si potrebbe trovare perfino più di tre o quattro soggetti passivi). Problema: come valutare la presenza di un soggetto passivo indefinito? Semplicemente deducendo che nemmeno questa è una forma attiva, nella pura e semplice realtà. Se noi pensiamo che un uomo osi dichiarare pubblicamente qualcosa che lo separa da altri stiamo soltanto parlando della nostra vita e di 'pura immaginazione' dei nostri sensi (del resto l'Ulivo o la Margherita cosa sono?). Allora diciamo che sarà 'forma attiva' soltanto in senso sintattico. Se io dico
Il tuono infranse la quiete cittadina (11)
potrò sempre volgere la frase nel modo inverso
La quiete cittadina fu rotta dal tuono (12)
e allora ho ottenuto una relazione perfetta, e questa è la forma corrispettiva più pura. E' pura quando il soggetto a cui viene attribuita un'azione attiva può immediatamente diventare complemente di agente o causa efficiente nella forma passiva. Si ha forma pura quando i protagonisti dell'azione sono almeno due e sono identificabili. Provate a trasferire in immagini, cioč in fotografia, quella notizia dello strappo. Come disegneremmo il protagonista? Non abbiamo nemmeno il modo, ecco il punto. Come disegneremmo la 5, un'attività che funziona, o la 4, un libro che si legge bene? Non abbiamo il modo. E allora arriviamo a una conclusione
Noi possiamo parlare di forma attiva contrapposta alla passiva quando almeno due soggetti entrano in funzione ed essi sono identificabili (in questo caso sceglieremo soltanto la modalità descrittiva, ripresa da una certa prospettiva)
Se noi diciamo
That book is said to be very important (13)
abbiamo soltanto un soggetto identificabile. Possiamo dire che in questo caso l'azione è interamente racchiusa nell'universo degli esseri umani, perché siamo (esclusivamente) noi a dirlo. Ma manca un soggetto. Questa forma venne chiamata dai linguisti 'impersonale'. E difatti in italiano la esprimiamo con il brutto 'Si dice che quel libro sia molto importante'. In questo caso non abbiamo una frase attiva, proprio perché manca uno dei due soggetti ed è quello da cui parte l'azione (dire). Il 'si dice' è solo un concetto 'millantato', poiché manca una vera delimitazione. Nel caso, chi volesse rifarsi ai responsabili dove andrebbe a parare? Non lo sa nemmeno lui. Forma, dunque, che nacque nella nostra società e nella lingua trovò soltanto un 'rappezzo' nella particella 'si'. L'inglese non fece mai questa operazione e anziché rattoppare ragionò come nella 13, e così pensò:
"Non posso rendere un soggetto vivo poiché non vi è. Io non imbroglio nessuno, e così assegno il verbo direttamente all'oggetto. Lui è detto essere quello che è. Se mi domandano, io insomma attesto soltanto la condizione dell'oggetto, perché non so mica chi lo dice".
E così venne la 13. Ecco come avremmo dovuto procedere, per spiegare questa complessa materia. In verità, ciascuna lingua era come se ragionasse. L'italiano e il francese ci posero una pezza con la particella impersonale ('si' e 'on'), altrettanto fece quasi sempre lo spagnolo con il 'se'. L'inglese non volle imbrogliare nessuno, e si limitò a chiamare in causa l'oggetto. E così arrivarono frasi come
We were asked two questions (14)
Perché lui diceva: "Che ne so io di quello che ti ha domandato?". E fu molto più logico delle nostre romanze. Qui addirittura l'italiano - se dovesse tradurre - userebbe una terza plurale indefinita, eppure quelle domande non piovono dal cielo. Certo, le nostre lingue avrebbero sempre da ribattere che non suona da noi. Loro mi direbbero: "Non possiamo mica fare la stessa cosa facendovi dire
Noi eravamo posti due domande (15)
Basta poi ampliare il quadro e si trovano cose che sono anche strane. Almeno in apparenza. Da una parte abbiamo un soggetto che fa esporre a un negoziante l'avviso
English is spoken here
Dall'altra, un soggetto che fa esporre
Qui si parla inglese
ma più che altro perché la lingua italiana non gradisce molto la semantica di un eventuale L'inglese è parlato in cui chiunque potrebbe obiettare "Ti aspettavi che lo cucinassero, anziché parlare?". E questo è appunto uno dei casi che mostra la superiorità di una lingua (inglese) che fa scrivere le lingue con iniziale maiuscola e senza articolo (English, French, Spanish). Noi dicendo soltanto italiano non riusciamo nemmeno a distinguere la lingua da un cittadino e così il solito interverrà a dire
Dipende dal contesto!
Ecco il Signor Contesto. Quando non avevano altre spiegazioni ricorrevano sempre a questo.
Ma basta pensare a un dialogo tra le due lingue.
EL - Perché si parla inglese? Chi è il si? Chi è che parla inglese?
LI - Parlano inglese dentro questo negozio.
EL - Chi?
LI - Il padrone, cioč il negoziante più i commessi che stanno al banco.
EL - Si chiamano 'si'?
LI - No, però io intendevo dire che in genere qui dentro parlano anche inglese quando occorre.
Ecco due atteggiamenti caratteristici di chi si ritrovò a fare quello che poteva, in un universo originario in cui mancava un soggetto attribuibile a una comunità indistinta. Le lingue romanze presero una particella breve e atona (in italiano, la stessa del riflessivo) per rappresentare una comunanza di azione entro un contesto. La particella equivaleva a dire che in quel contesto le persone avrebbero fatto generalmente quella cosa (qui si mangia alle otto), senza dire di preciso chi sì e chi magari no. L'inglese, che non la trovò mai entro la propria foresta di suoni, avrebbe dovuto avere un pronome come soggetto. Difatti avrebbe potuto dire nella 13
People say that book is very important
e fece arrivare al massimo a dire
I understand that book is very important
e questo nessuna lingua avrebbe avuto problemi ad esprimere. Grandi problemi si profilarono invece nella 14. La lingua italiana, partendo dalla 14 secondo la forma inglese, avrebbe avuto due possibilità cambiando semplicemente l'ordine delle singole parole: 1) Trasformare in passivo semplice e senza soggetto (Ci fecero due domande); 2) Porre l'oggetto a soggetto invertendo (Due domande ci vennero fatte). Entrambe le prospettive non avrebbero cambiato il senso di un'ottica chiusa in partenza dal fatto che non si conosceva l'autore di quest'azione. Anche la lingua inglese avrebbe potuto dire: "Two questions were asked to us", e difatti lo dice. Sono appunto le due forme previste per i verbi che reggono due oggetti (give, show per esempio). In questo però accetta una prospettiva meno interessante che pone l'accento sulle domande senza avere interesse per chi le ha poste. E non è comune sentire questa frase, mentre la 14 la trovate molto di frequente. Allora, qual è il vero problema in questa casistica? Proprio quello che non ci sono (mai state) regole fisse. Qui le lingue dovettero regolarsi come natura permise, combinando i suoni finché la cosa si poteva tollerare. Ciascuna arrivò fino a un certo punto, al quale diceva: "Fin qui potete dirlo". Oltre quello, no.
La lingua inglese permise la 15, mentre in altri sistemi linguistici non suonava. Su questo nessuna discussione può essere fatta. L'unica annotazione che potremmo aggiungere oggi è che il 'si' delle nostre sarebbe stato evitabile usando pronomi personali. E così anziché dire 'Si parla inglese' avremmo avvisato i clienti che "Noi parliamo inglese". E così via, in tutte le occasioni con la particella impersonale 'si'. Oggi non possiamo più farci nulla. A me non piace, ma non posso fare una mia opera sociale per non fare usare l'impersonale.
Dunque, la vera particolarità di queste due forme era soltanto la prospettiva. Se uno avesse detto:
Suo figlio Gianni ha corrotto il mio Luca (16)
unico interesse sarebbe stato quello di mettere l'obiettivo della macchina fotografica in un altro punto della stanza e dire
Luca è stato corrotto (proprio) da suo figlio Gianni (17)
FAQ. Ma, in senso naturalistico, cosa cambia?
Cambia quello che si intende comunicare. Con la 16 io sto dicendo che Gianni ha fatto una certa azione. Con la 17 io sto dicendo che Luca ha subito una certa azione. Avendo, per fortuna, entrambi i protagonisti della medesima posso fare una trasformazione in passiva pura (che in tanti altri casi non è possibile).
FAQ. Ci sono vie di mezzo?
In questa frase, no. Per avere un'altra sfumatura potrei soltanto trasformare la frase in questo modo
La corruzione di Luca da parte di Gianni è stata continua, implacabile. L'ha proprio reso succube (18)
In questo caso addirittura pongo l'azione a soggetto della frase in quanto fenomeno. E' una procedura molto in uso nella manualistica di medicina e nel procedimento narrativo di molti autori del secolo XX°.
FAQ. Ci sono casi in cui ci si trova a dissentire?
Solo se si fa il famigerato 'editing'. In quel caso, chi è incaricato della supervisione di un testo, comincerà a fare storie e ogni dieci o venti righe troverà - secondo lui - qualcosa che non va. Gli sentiremo dire che "Quella frase io l'avrei messa meglio al passivo" oppure che "Qui avresti dovuto mettere in evidenza il fatto che sia Gianni a subire questo" e così via. Gli esseri umani, che non fecero altro che imitare per 25 secoli, se appena ricevono un incarico ne profittano e ci sguazzano. Qualsiasi testo, messo in discussione, riserverebbe obiezioni o critiche perché tutto nella lingua è opinabile se si vuole opinare. Perfino per me stesso... io potrei prendere passi di Memoriale e mettermi a fare qualche correzione postuma, ma non la finirei più. La stessa pagina della dimostrazione ha un incipit
Questa pagina è scritta in maniera semplice
che potrebbe essere sempre trasformato in
Ho scritto questa pagina in maniera semplice
Direi, in definitiva, che se non si hanno particolari esigenze una frase attiva equivale a una passiva. Le differenze si crearono soltanto storicamente, all'inizio. Queste differenze resero necessaria una scelta, che un'intera comunità nazionale fece una volta per tutte. Gli Spagnoli ad esempio non amano molto la forma passiva col verbo essere e tendono a rendere direttamente la frase con il 'se'. Quando manca un soggetto definito, loro dicono direttamente: "Se limpió la ropa". E' proprio una mania, si direbbe. Ieri non ho voluto fermare l'occhio, in una pagina che aveva altre notazioni dure, ma avrei dovuto soffermarmi anche qui per osservare quante forme strane (di passivo) si trovino nella lingua spagnola. Una frase come "Estos cuadros no son apreciados por el publico" diventa spesso "Estos cuadros no los aprecia al publico".
La tematica delle passive resta affidata, di volta in volta, allo zoom dell'autore.
Pagina del 4 giugno 2005 - Ultimo aggiornamento il 7 agosto 2006