Vincere



Ecco uno dei verbi nati con l'umanità stessa. Da che esistono consimili sulla Terra, si ha confronto, scontro e battaglia con vittoria finale. Il 'vinco' latino è rimasto tale per tutto questo tempo, perché 'vincere' (come perdere) è cosa di ogni giorno. Si vince perfino quando si combatte con se stessi. Tutti segni di una tensione che ha aspetti positivi (altra cosa è fare la guerra, portare le armi uccidendo). Il verbo assunse un nuovo significato quando i combattimenti selvaggi della storia antica divennero 'tornei organizzati' con tanto di regolamento e blasone. 'Vincere' diventò non più una singola impresa, ma un fatto di ordinaria amministrazione in incontri già programmati in anticipo (l'Atalanta sa che il 16 aprile si scontrerà e potrà vincere). In verità, è più bello vincere quando nulla è programmato e il risultato arriva da solo (pensiamo a una singola impresa sportiva di un atleta, o alla scoperta di un ricercatore), perché non c'è uno che perde. La vittoria senza un perdente è soltanto quella di un singolo uomo, che ha sfidato se stesso o le leggi di natura. Ma c'è anche un'altra accezione, che deriva da un'azione vittoriosa di contrasto o di resistenza sopra un nemico. Anche un nemico interiore.

Abbiamo così le seguenti possibilità:

1) Concludere un confronto o un combattimento con esito favorevole

Avevano vinto la guerra coi Talebani ma non erano soddisfatti e così ne iniziarono un'altra contro l'Iraq

L'Inter del 2004-2005 vinceva raramente

2) Battere un nemico o un avversario

Monzon vinse contro Benvenuti

3) Aggiudicarsi, conquistare qualcosa di ambìto

L'organizzazione delle Nazioni Unite vinse un Nobel poco meritato

4) Conseguire, in seguito a una competizione

Vinse il concorso per andare avanti nella carriera diplomatica

5) Domare, battere con la resistenza

Vinse la malattia

6) Travolgere, con la forza fisica o con la dialettica

Vinse anche le ultime resistenze e con la sua arringa convinse la giuria ad assolvere l'imputato

7) Prevalere

La maggioranza vince

 

Il verbo ha un che di trionfale, se si tiene a quel risultato. Altrimenti, rientra anch'esso nella ordinaria amministrazione di un risultato necessariamente da attribuire a qualcuno. Soltanto per la gloria, non si vince. Si vince solo quando è in palio qualcosa o quando ci si scontra in un torneo a punti. L'annuncio della vittoria è uno dei momenti più felici, e forse il verbo non è nemmeno sufficiente ad esprimerne la portata. Curiosamente, il plurale conferisce una maggiore forza. Sembra che in quel caso sia la folla, il gruppo a dare più enfasi all'impresa (noterete infatti i giocatori che festeggiano con urla, salti e tappi che saltano). Il singolo non è abituato. L'autore di questo sito festeggiò per anni una vittoria in un'impresa che il mondo tarḍ perfino a comprendere. Segno che la vittoria ha bisogno quasi sempre anche di un riconoscimento formale, di un'attestazione che si è vinto. Per emettere il grido, il soggetto avrebbe infatti bisogno che ci sia una controparte esterna che accoglie quel grido (una telecamera, un pubblico, una serie di amici che festeggiano, una radio che dà la notizia).

Con il complemento oggetto il verbo sembra più debole. Una frase esclamativa come 'abbiamo vinto!' risulta più forte di qualunque 'vincere il concorso' riferito a una persona. Il verbo non ha molte relazioni con quello dell'altra sponda. 'Perdere' è suono molto più generico e personale, che suscita in ogni caso meno emozioni e vede una minore durata degli effetti.

Il dominio del 'vincere' avrebbe un concorrente molto forte nel 'superare' e nello 'sconfiggere'. Tuttavia, il primo è in notevole défaillance negli ultimi anni. Il secondo, che ha un senso più morale, appare sempre più figurativo e libresco. Quindi, il dominio del 'vincere' si è rafforzato.

 

Cosa ho vinto, dov'è che ho vinto da 'Dopo... niente è più lo stesso' (Banco del Mutuo Soccorso)

DOMINIO: 90%

 

Pagina del 2 marzo 2005