Potere

Il latino 'possum' è un verbo, allora mancava il sostantivo. C'era la 'potestas', c'era l'auctoritas', c'era la 'virtus' , ma non c'era questa parola. Come mai? Perché non esisteva neppure il concetto, come lo intendiamo noi. Le cariche pubbliche erano cariche, non venivano associate a un potere. Le comunità urbane avevano la gens, piccole tribù domestiche organizzate secondo lo ius del pater familiae. Non si saliva socialmente, neppure da parte dei più istruiti.

Ma allora come si è formato questo sostantivo? Si è formato lentamente separandosi dal concetto del verbo (poter + infinito). A un certo punto (non si sa quando precisamente, e si ignora il come, ma abbiamo detto che la lingua vive scenari simili ai nostri, con accadimenti improvvisi, autonomi) spunta la possibilità che anziché 'potestas' si possa utilizzare proprio l'infinito come sostantivo. All'inizio dovette essere una cosa astratta,. come succederebbe a noi se cominciassimo a dire CONDURRE in funzione di sostantivo (proviamo a pensare che nostro zio, che guida un autobus cittadino, ami il CONDURRE come un politico ama il POTERE). Astratto non fu più quando la società cominciò ad articolarsi in distinte funzioni (quali il POTERE giudiziario o esecutivo). I POTERI come entità a sé furono sconosciuti all'antichità e al Medioevo. I testi riportano 'la separazione dei poteri' all'epoca di Montesquieu, segno che è a quel punto che si forma un concetto autonomo di cui il suono (verbo 'potere') possa acquisire il dominio.

Quando succedono questi fenomeni il più delle volte si parla di vocabolo dotto, perché sono pochissimi a usarlo all'inizio. Frequenti anzi delle sensazioni di prurito e di resistenza, poiché le innovazioni linguistiche incontrano sempre difficoltà presso una certa popolazione. Quindi mentre le nostre potenza e potestà esistevano già da molti secoli il POTERE si afferma solo nel mondo moderno, quello delle rivoluzioni liberali e dei primi Stati nascenti. In precedenza, d'altra parte, i cittadini non salivano perché la storia vide tanti secoli con potenti dinastie imperiali o conquistatori improvvisi tipo Gengis Khan. E neppure di potere religioso poteva parlarsi fino al 1700-1800, perché ricordiamo che le grandi illuminazioni avvenivano per ispirazioni singole e improvvise (Maometto), per lunghi percorsi di vita (Buddha), e le istituzioni sacre venivano rette da uomini eletti da ristrette cerchie che più che un potere affidavano incarichi politici o dinastici (es.: califfato, papato).

Esaurita questa lunga premessa, arriviamo al dunque. Questo POTERE divenuto sostantivo in epoca moderna assume pian piano rilevanza costituzionale, tanto che dapprima si tripartisce nella nota formula della separazione delle cariche pubbliche e poi diventa tantissime cose. Vediamole:

1) incarico conferito, come in questo caso, da un'assemblea ('il Parlamento conferì pieni poteri al primo ministro, per l'inizio delle operazioni militari') o da un ordinamento giuridico ('al Pubblico Ministero è dato il potere di avviare le indagini in caso di notizia criminis');

2) capacità innata, sentita o posseduta dal singolo ('poteri magici', 'potere di sollevare un oggetto con la forza del pensiero', 'poteri paranormali' ecc.)

3) capacità acquisita (ha ormai il potere di influenzare tutti, con la sua dialettica)

4) funzione fisiologica ('i giornali pornografici avevano un potere liberatorio su di lui')

5) facoltà di operare in un certo ambito ('al procuratore Ronaldo diede un grande potere contrattuale') o di esercitare un'influenza all'esterno ('il potere deterrente degli armamenti nucleari') o di avere caratteristiche attive dal punto di vista scientifico (il potere calorifico del Sole).

Tutte queste accezioni costituiscono un ambito ordinario, che è oggi un poco in declino. C'è stata viceversa una grande spinta in tutto il secolo XX° per l'ambito straordinario, cioé il potere come 'autorità suprema'. E' qui che il mondo contemporaneo ha creato la differenza con l'antichità. Da Freud in poi anche l'autorità conferita dalle cariche è confluita in un vasto universo psichico di cui si studia genesi, modalità e sviluppi. Siamo dunque in un campo ormai autonomo della psicologia, in cui la sete di potere diventa un dato psichico e sociale. Un dato che investe ormai tutta la popolazione. Non esistendo più dinastie ed essendoci quasi dappertutto l'elezione a suffragio universale vediamo salire alle cariche chiunque, potenzialmente.

Il sostantivo ha acquistato un'enorme diffusione, in tutte le lingue occidentali. Il power inglese, come il pouvoir francese, come il poder spagnolo, non sono stati da meno dell'italiano POTERE. Pare ormai che sia un'aspirazione di tutti, più o meno dichiarata (alcuni la negano, ma poi quando viene offerto loro un posto di sottosegratario in un governo difficilmente lo rifiutano). Raramente ho incontrato in vita mia un uomo che non avesse soggezione e insieme aspirazione per esso, qualunque fosse la forma. Oggi perfino le riunioni di condominio esprimono nelle deliberazioni e negli equilibri un fenomeno di POTERE.

La parola stessa viene pronunciata con una certa importanza. Non la diciamo mai a caso, non ci capita di lasciarla all'interno di una frase. Anzi si può dire che è uno dei sostantivi che più genera pensiero. La stessa caduta (del Potere) genera infinite discussioni ed elucubrazioni tra gli storici, quasi che fosse una cosa scientifica. E' un sostantivo che si lega molto bene agli aggettivi (durata-consistenza-qualità) e si sposa anche con avverbi e con altri sostantivi. Ha dunque un'ottima capacità di relazione (si può dire per tutto, perfino il potere di un fiore o il potere di chi non può). Non altrettanto buona la probabilità che esca dalla nostra bocca. Questo perché essendo ritenuto cosa preziosa in questo modo viene anche nutrito. In poche parole, non la si pronuncia tanto per dire. Occorre davvero un contesto 'ad hoc' (frase di Andreotti valga come esempio), una sentenza, un proverbio, un motto, una barzelletta. Altrimenti, non è facile pronunciarla. Dunque:

Dominio: 65%

Sembrava avesse dentro un potere tremendo, da 'La locomotiva' (Francesco Guccini)

Pagina pubblicata il 24 agosto 2002