
Frenare
Il frenum latino è antico, e serve così a smentire quelli che lo avrebbero pensato moderno e derivato da organi meccanici. In origine doveva essere più che altro 'moderazione', 'limite', cioè una specie di contenimento psichico a non andare oltre o a non strafare. Come sia nato il sostantivo, resta tuttora un mistero. Nel complesso, uno dei suoni più misteriosi di tutto il lessico occidentale (l'inglese non lo prese). Dire qualcosa in merito sarebbe azzardo, se non fantasia.
Il verbo è oggi molto diffuso per rendere l'azione meccanica del bloccare un asse di spinta o dei motori e contemporaneamente serve a descrivere nella vita associata e dentro se stessi l'antica azione del contenere/rsi. Ovviamente, risulta strettamente legato a un effetto precedente di accelerazione o di moto che esso interrompe. L'autore ritiene comunque che questo sia un dominio di scarso interesse. La mancanza di appeal è data dal fatto che per dare un ambito preciso a quest'azione serve avere anche una spiegazione. Colui che frena fa qualcosa di comprensibile a tutti, ma le ragioni devono sempre sottostare. Perché freni?, chiede l'istruttore di scuola-guida alla persona che sta imparando al volante dell'auto. Quest'ultima fa quel gesto e poi dovrà spiegare ad esempio che sta dando la precedenza a un veicolo proveniente da destra. Ma se frenasse senza motivo l'azione resterebbe puramente meccanica. Anche nell'uomo accade la stessa cosa. 'Frenarsi' può essere necessario in molte occasioni, ma è un'azione poco spontanea, spesso costretta.
Nella società, a dire il vero, il verbo viene usato quasi soltanto dai giornali. Non si sentono quasi mai uomini e donne che ricorrono a questo verbo nel parlato. Siamo dunque davanti a un caso di 'riserva giornalistica'. Essendo tale la situazione, diciamo ancora una volta tutto il male possibile di un dominio-riserva che serve soltanto ai giornalisti per descrivere l'azione di chi dopo una dichiarazione torni indietro, si corregga, minimizzi. Un ambito quanto mai inaffidabile, talvolta perfino fraudolento o ispirato a falsità. L'inglese, più logicamente e con maggiore senso dell'umorismo, adopera il 'play down'.
La casistica riguarda naturalmente questa riserva della stampa più di tutto il resto. Il verbo resta teoricamente disponibile anche nella vita quotidiana (e noi abbiamo indicato alcuni dei casi umani) ma bisogna dire che è decisamente obsoleto da qualche decennio.
1) Ridimensionare per limitare dichiarazioni di altri
Bush e Blair frenano Berlusconi (Corriere della Sera, 17 marzo 2005)
Se io fossi un giornalista, non userei mai questo verbo. Qui avrei detto proprio 'smentiscono' o perfino 'correggono'. Non c'è alcuna 'diminutio' nel dare altre dimensioni o nel correggere un atteggiamento o una dichiarazione.
2) Ridimensionare per limitare atteggiamenti di altri
Cruz ha frenato in tempo il gesto del compagno, prima che l'arbitro decidesse qualche sanzione
3) Ridimensionare per limitare dichiarazioni proprie
Berlusconi frena e precisa che non era stata fissata alcuna data e il suo era solo un auspicio
4) Ridimensionare per limitare atteggiamenti propri
Dopo le accuse, il presidente della Conferenza Episcopale frena sulla fecondazione eterologa
Si è frenato, non poteva continuare così
5) Bloccare veicolo a motore
Frena, perché hai lo 'stop'
6) Rallentare, contenere la velocità su veicolo a motore
Ti conviene frenare un po' prima con leggeri colpetti sul pedale, per non rischiare
7) Dominare, contenere
Hanno frenato il loro primo impulso, altrimenti lo avrebbero ucciso
8) Reprimere, fermare
Lo hanno frenato, perché dava in escandescenze
Frenare le passioni va bene solo quando hai delle compensazioni interiori
9) Andare contro, opporsi a
Non puoi frenare la corruzione mandando soltanto avvisi di garanzia
10) Rallentare la propria corsa, il proprio movimento
Il caro-prezzi frena, dopo il calo del prezzo del greggio
La bici frena solo così, per ora. Devi anche strisciare i piedi per terra
Suppongo che anche questa catalogazione sia differente da quella contenuta nei 'vostri' dizionari. Probabilmente ho fatto qualche distinzione in più (ma può essere che qualcuna non mi sia venuta).
Confermo che
la parola non è bella e fuori dal dominio della meccanica
risulta molto artificiale, poco definibile. Frena solo chi ne ha
bisogno, per correggere un problema già esistente. Chi non
avesse alcun tipo di problema non frenerebbe mai. Il fatto che il
primo ministro italiano fosse spesso protagonista di notizie date con
questo verbo dimostra quanto 'libero' e spesso poco avveduto fosse il
suo parlare. (Proprio in questo caso si potrebbe ancora una volta domandare al giornalista di turno: "Allora, che lavoro fai? Che attività è quella di stare lì per mettere su carta ogni volta la gaffe di una persona? Non abbiamo forse un campionario sufficiente di queste cose?")
Quando gli uomini non hanno profondità, dicono solo frasi di interesse o di circostanza perché non hanno relazioni con la realtà oggettiva delle cose. Al nostro primo ministro (ma anche ad altri) venivano frasi che intendevano esprimere concetti di interesse. Il paradosso del nostro Berlusconi stava nell'esprimerli con libertà, dovendo quindi affrontare ogni volta il logico puntiglio di chi insisteva nel mettere in rilievo che le parole emesse significavano una cosa diversa.
E' difficile qui dare una cifra di dominio, perché ci si trova al centro di un contrasto. Tuttora frequente nella stampa, viene poco o nulla alla bocca quando parliamo. Negli scritti si usa raramente, quando si deve proprio osservare un'azione simile a quella del pedale di un'auto. Il dominio è ancora ferreo per i veicoli in generale, perché altro non si può dire. Per l'ambito psichico è al contrario debolissimo e oggi praticamente cancellato. Il calo risulta dunque costante e irrefrenabile (la parola era all'80%, fino ai primi anni '70), rendendo oggi impossibile l'indicazione di una cifra precisa.
Frena, che voglio andare al mare, frena..., da 'Frena' (Carlotta)
Pagina del 17 marzo 2005