Folla



Moltitudine indefinita di persone. Qui siamo davanti a un meraviglioso fatto linguistico. Il latino possedeva quattro o cinque termini per esprimere il concetto. Nessuno riesce a occupare l'intero campo, perché si hanno problemi vari. Un bel giorno nell'italiano contadino spunta un inedito 'follare', che si dice per 'premere, pigiare' e da quello nasce il deverbale 'folla', che all'inizio ovviamente non può competere con pezzi grossi come concursus, multitudo, turba, ecc. Poi, usalo un giorno come 'calca', usalo un altro come 'pressione di piazza' la parola sfonda in epoca rinascimentale e si accaparra il dominio. Esempio eloquente di vari fenomeni linguistici tutti concorrenti a decretare il successo improvviso di una parola.

Oggi lo pronunciamo con naturalezza. Qui non ci sono campi (il significato resta sempre quello), ma piuttosto valori relativi al contesto che - per i lettori - potrebbero essere una novità.

 

1) Moltitudine indefinita di persone

Per festeggiarli, all'aeroporto, c'era folla

Grande folla per Calipari (Corriere della Sera, 8 marzo 2005)

2) Moltitudine in cui l'individuo si perde

Lui si trasforma, quando va allo stadio e urla in mezzo alla folla di tifosi

In mezzo alla folla, non ragiona pių

3) Moltitudine contrapposta all'individuo

Lo sai che lui non ama la folla

4) Gente, per uno scopo

Eros, fuori si č formata un po' di folla che ti reclama. Affacciati e di' qualcosa di carino, altrimenti protestano

5) La (molta) gente che ci si attende

Pensavo che ci fosse la folla (vedi sito personale, 1980)

Per il tour 2005 che tipo di folla pensi di raccogliere se non rifai i vecchi pezzi anni '60?

 

E' un collettivo non raffinato, ma di una efficacia sonora e semantica non indifferente. Quando ci passa per la testa, arriva caricato di un suono suo. Il dizionario si rifiuta di dargli una mano e lo relega con verbi di quiete o di leggero movimento. Ha ancora un bel po' di sinonimi a disturbare, e dunque non è mai tranquillo. Proprio per questo va ammirato, nella sua forza costante di dare sempre e comunque il riunirsi di gente in un posto (quando è spregiativo entra ugualmente e rifiuta lui qualsiasi variazione o diminutio al suo finale). Stoico. Ha un certo successo sia nella letteratura sia in musica, ma non si trova così facilmente. Nel dominio ha un ovvio concorrente come '(molta) gente', che gli fa perdere terreno. Molte volte perde semplicemente perché la persona non la pronuncia. I casi in cui viene più facilmente sono quelli in cui i parlanti vogliono fare effetto citandola (elemento del comunicare ad altri la sorpresa del trovarla). Più la situazione è normale, meno la parola viene citata.

Le strade vuote, la folla intorno a me... da 'Città vuota', di Mina

DOMINIO: 72%

Pagina dell'8 marzo 2005