
Finire
Io amo la fine di qualcosa. Pensate a quel momento in cui tendoni si levano sul palco perché la rappresentazione offerta al pubblico è terminata. Gli attori salgono sulla pedana (o meglio, vi rientrano dopo una breve uscita) e salutano il pubblico a mani unite. Lo stesso fanno i direttori d'orchestra, facendo anche alzare in piedi alcuni orchestrali. In quel caso nessuno parla o issa una scritta con la parola 'fine', ma i gesti valgono ad annunciarla.
Molte sono le occasioni in cui la parola fine si dice o si scrive. Qualsiasi film al cinema presenta sullo schermo un 'The End' che conclude i titoli di coda. Qualsiasi scuola ha una campanella o un surrogato che decide per tutti la conclusione delle lezioni. Molte sono le occasioni in cui al contrario non si scrive ufficialmente una conclusione, e vi confesso che uno dei miei interessi di vita più solidi è sempre stato quello di verificare come si arriva a una fine.
In amore, una fine si dà spesso in forma esplicita poiché si litiga o si urla o si dice proprio: "Me ne vado". Ma si arriva a una fine anche in maniera implicita, compiendo atti che la comunicano all'altro (non fare trovare cose, non farsi trovare, non scrivere più, non telefonare ecc.). Il momento della fine attraversa tutta la storia umana come un potente segnale da parte di una o più persone. Nel matrimonio, ho sottolineato la doppia valenza. Da una parte, ho criticato la solita illusione post-cristiana (diciamo così, perché Gesù aveva detto appena un ventesimo di quello che gli fecero dire i posteri) della indissolubilità. Dall'altra, ho espresso il mio apprezzamento per le coppie che riescono a preservare un legame per un'intera vita. Si può dire al tempo stesso che è bello mantenere la solidità del proprio matrimonio come se fosse un impegno e dall'altra che se non va bene non ha senso mantenerlo a prescindere (separarsi e riformare una coppia non è un reato).
(Di Bush e della Rice lo sappiamo. Ma pensate cosa stanno dicendo ora in Indonesia, se ci stanno leggendo. O cosa dicono attorno a Castro, a Cuba, leggendo le pagine di questi due siti)
Per darla, quando la si decide, ci vuole coraggio comunque. Si finisce bene o si finisce male? Questo è un equivoco che vorrei dissipare. Quando si finisce si finisce e basta. Non è che un urlo possa cambiare quello che è stato. Soltanto un incubo sentimentale di ritorno può far pensare che si possa valutare la conclusione di qualcosa. Saperla dare è comunque indice di intelligenza. Più che farlo bene o male, diremo che è importante come farlo. Come arrivarci. E' qui che entra in scena il verbo, più che il sostantivo. Del dare la fine abbiamo detto, scrivendo almeno venti documenti su Memoriale. Del 'finire', che a differenza del 'dare' può essere intransitivo, ancora no. Io da Milano avrei finito se non ci sono altre domande dallo studio, così dicono durante le trasmissioni sportive. Ecco un intransitivo. Se dallo studio arrivasse la domanda ironica: "Finito cosa?" l'inviato trasformerebbe il suo verbo in transitivo. Invece è bello proprio in quel modo. L'intransitivo è più secco, ma anche più efficace e suggestivo. Una canzone diceva che l'importante è finire, e anche lì si capiva il senso. Noi non ci siamo accorti che il tempo ci ha portato a soluzioni estreme allargando anche qui una rosa inizialmente modesta e circoscritta. Avreste mai pensato a 50 campi trovati in pochi minuti?
1. La finisci o no?
Smettere di disturbare, di importunare
2) Non finisco mai di stupirmi
Cessare
3) La sua vita finì nel migliore dei modi
Avere termine
4) Pensavi di farla ancora franca ma con me hai finito, caro
Cessare di potersi permettere
***
5) Se finisci la minestra ti racconto una storiella
Consumare interamente
6) Finisci prima i compiti, poi andiamo
Senti, Luigi, o mi finisci questa dettatura oppure me ne vado
Terminare incombenza da svolgere
7) Antonio mi ha finito il tema, perché a me non venivano altre idee
Come la fai finire questa commedia?
Terminare libera composizione
8) Lui sa sempre cominciare l'opera ma non ha mai idea del come finirla
Porre l'ultima parola su composizione
9) Finire la lezione
Ha finito bene il suo discorso, in una cascata di applausi
Dire l'ultima parola di
10) Lui non finisce mai un pasto senza il dolce
Terminare in ordine prestabilito
11) La manifestazione finisce alle 23.30 salvo imprevisti
Concludersi, come orario
12) Il mercato finisce dopodomani
Concludersi, alla fine di un ciclo temporale
13) Per finire in bellezza, ci vuole un'imitazione
Concludersi, in sviluppo desiderato
14) La festa finì in tragedia
Concludersi, in sviluppo imprevisto
15) Le feste di carnevale finiscono sempre in maschera
Concludersi, in sviluppo previsto
***
16) Finì povero, dopo il fallimento della sua azienda
Terminare la vita o i propri giorni
17) Lei finirà in galera se non aggiusta i conti
Trovare come luogo di punizione o espiazione
18) So che alcuni lo fanno, ma a me non piace finire senza orgasmo
Concludere un rapporto sessuale
19) A me non piace finire con una scenata
Concludere una relazione
20) Busi disse più volte che con il prossimo libro avrebbe finito ma lo sai che è come un bambino
Cessare di pubblicare
21) Era finito... il suo momento
Cessare di essere in voga
***
22) Ma com'è che sei finito a Sondrio?
Andare, per sorte
23) Beh, finire a fare a il carabiniere in Calabria non è il massimo
Essere spedito, per sorte
24) Finirò per odiarla
Non poter non
***
25) I ghiaccioli sono finiti. Se vuole abbiamo cornetti
Essere esauriti, non più disponibili
***
26) Non sapeva mai come far finire la telefonata
Concludere, in comunicazione
27) Attenda, con il signor Canepari non ho ancora finito
Concludere (quello che si sta facendo)
28) Tu pensi che una sessione di Windows possa finire con una semplice stringa?
Terminare per intervento operatore
29) La Rai, nel 1957, finiva i programmi intorno alle 23.15
Terminare di trasmettere
30) Secondo me, finisce a cazzotti
Terminare in modalità...
31) Ma non finisce qui, vedrai
Terminare, senza sviluppi
32) Finirà che viene lui anziché andare noi
Succedere
33) Finisce che piove, vedrai
Succedere per causalità naturale
***
34) Finisce qui, non ci rimane che concludere
Terminare improrogabilmente
35) Il treno finisce con un vagone-ristorante
Terminare, in una propria serie
36) Il calcolo finisce sempre con il risultato dell'operazione
Terminare, in una sequenza logica o aritmetica
37) La tabellina finisce con il nove. Gli altri si deducono
Il Cd finiva con un brutto fruscio, per cui ne ho chiesto un'altra copia
Terminare, in una sequenza indivisibile
38) La carovana finisce con una donna travestita
Terminare, in una sequenza divisibile
39) La palla finì in rete dopo una carambola
Terminare la propria corsa
40) La trottola finisce quando non ha più giri da fare
Terminare il proprio moto
41) L'acqua finiva sulle fogne soltanto nel centro cittadino
Affluire, per destinazione
***
42) Il cristianesimo ha finito il suo ciclo
Vedere esaurito per sé
43) Le Chiese finirono con l'arrivo del nuovo secolo
Non avere più storia
44) La sua attività commerciale finì in quel novembre 2004
Non avere più avviamento commerciale
***
45) La visuale finisce in fondo, sull'orizzonte
E' talmente grassa che non si vede dove le finisce il sedere
Avere limite visibile
46) Vedi dove finisce quella via? Dietro quella insegna, abito io
Avere delimitazione
47) I suoi occhi finirono su una torta di mele
Dirigersi, sensorialmente
48) L'incendio è finito
Estinguersi, per consumazione naturale
49) Il giorno finisce con l'arrivo dell'oscurità
Estinguersi, per ricambio di natura
***
50) La nave è finita su uno scoglio
Andare a cozzare, scontrarsi
51) Lo ha finito, come Maramaldo
Annientare sconfiggendo
52) Hart è finito
Veder rovinata sorte o reputazione
Forse non ci si aspetta che il verbo vinca quasi sempre, nella possibile concorrenza. E invece capita proprio così. I 'concludere' e i 'terminare' hanno avuto scarsa fortuna, negli ultimi decenni. Il dominio è dunque preda di questo verbo, che in molte frasi (1, 2, 6, 13, 14, 22, 24, 39) lo occupa tutto intero senza la minima possibilità che possa venire altro alla mente. Non s'usa più per l'esperienza di una 'sarta finita'.
Il verbo 'finire' ha una valenza 'a seconda'. Esaurita l'epoca d'oro dei campi-base, benché i primi quattro qui riportati siano quelli più fondamentali (notate come si pronuncia teatrale e netta la frase 1), il verbo ha finito per coprire una vastissima zona comprendente destinazioni (volontarie e non), terminazioni (decise e non), sviluppi naturali, sviluppi umani, sviluppi della sorte e qualsiasi estinzione. I ceti meno istruiti pronunciano il verbo con maggiore cinismo, riuscendo perfino a 'sistemare' qualcuno con la semplice menzione (Sei finito!). Il verbo ha un che di 'definitorio', di 'limitante', talvolta anche di 'castrante'. Quasi mai è espressione di giustizia, poiché il semplice menzionarlo ha il significato del 'calcare la mano'. Per bene che vada, cioé nei casi ordinari, è soltanto la constatazione di aver terminato qualcosa per passare ad altro oppure per dire ai superiori di aver rispettato le consegne.
Il verbo non è quasi mai piacevole, contrariamente a quanto accade al suo sostantivo. Chi dice che 'ha finito' esprime un concetto che comunque è in più rispetto a una realtà che se appare visibile ha già detto tutto. Pronunciato in amore è quasi sempre l'amara condanna per una relazione che non poteva continuare. Chi pone l'ultima parola ha comunque espletato un compito che lo rende - almeno in teoria - superiore a chi non è arrivato nemmeno a quello (perfino nei romanzi non è così semplice farlo). Ad ascoltare la frase 'questa è la fine' nessuno si esalterebbe. Ma dire: "Abbiamo finito" sembra perfino più prosaico e crudo. Forse un giorno, tra 200 o 400 anni, non ci sarà bisogno nemmeno della parola (sostantivo o verbo). In questi due siti, l'ho pronunciata più volte perché sono stato tra quelli che per sviluppi non previsti vi è arrivato. L'ho detta agli altri, a chi non aveva ancora finito perché pensava di non doverlo mai fare. Guai: non ci sono cose che non finiscono.
Vai via dalla mia vita... basta, con te voglio farla finita da 'Messaggio' di Alice
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Pagina del 17 marzo 2005 - Ultimo aggiornamento il 27 aprile 2005