Decadere



De-cadere, cadere da, cadere giù da. Curiosamente, questa parola si fa risalire al francese che non ha nemmeno il 'cadere' poiché traduce 'tomber'. Quindi la 'decadenza' equivale comunque allo scadere in senso peggiorativo, il declinare della décadence, il tramontare progressivo di qualcosa che ha avuto al contrario una fase di ascesa. Che il termine sia nato è stato necessario, poiché cadere è calare verso il basso improvvisamente e in unica soluzione mentre decadere è scendere o calare pian piano lungo una fase prolungata. La decadenza è un processo che manda in rovina qualcosa, peggiorandone le condizioni e mostrandone un lato sempre più 'alterato' o 'corrotto'. Noi oggi prendiamo questo verbo con una certa altezza, perché intendiamo utilizzarlo soprattutto in senso morale. Si usa dire quando si mette in evidenza il passaggio da uno stato di prosperità a uno di debolezza, e così si mettono a confronto la passata grandezza con l'attuale decadenza. Fondamentale dunque una sovrapposizione di valori del passato e del presente. Diciamo che:

1) Una società è decaduta, quando i valori che la animavano non ci sono più

2) Una squadra è decaduta quando la mancanza di risultati ne diminuisce il blasone

3) Un impiegato è decaduto dal posto, quando una causa (assenza, scomparsa, procedimento di estinzione) determina una perdita di quel posto

4) Un diritto di fare o ricevere qualcosa decade, dopo un certo tempo

5) La radioattività decade

La menzione del verbo, nei quattro sensi richiamati, è necessariamente morale. La cosa viene fatta 'pesare', talvolta. Perché si dice che 'il Bologna è decaduto', in quanto i giocatori della squadra attuale non rinnovano i fasti di metà anni '60. Si dice che 'il Napoli è decaduto', dopo la partenza di Maradona. Si dice: "Lei è decaduto dal posto, perché non si è presentato in ufficio". Si dice che 'il diritto di usufruire degli sconti è decaduto dopo quella data" e lo si fa per fare presente che qualche responsabilità pende in capo all'altra persona. Monni dice che le autorità del Vaticano sono decadute. In genere, è decaduto chi non ha fatto in tempo a rinnovarsi oppure chi non ha saputo scomparire dalla circolazione a tempo debito. Lo si dice sempre, quando lo si fa notare, con una sfumatura di cinismo (perché si guarda al decadere altrui, mai al proprio) o di rimprovero (perché si dice: "Se avessi fatto quell'altra cosa, non saresti decaduto").

C'è anche un'accezione diversa, che ha guadagnato consensi nei primi anni '70 (e in precedenza era stata rappresentata da letterati). Quella dell'artista decadente. Verbo rigorosamente al participio presente. Questi è un personaggio che non si cura delle convenzioni sociali e anzi tende a sconcertare con un comportamento ispirato alla trasgressione, a vizi, a modi sotterranei e ambigui.

Non si fece strada il 'decadimento', salvo quello radioattivo. Rimase sempre, incontrastata, la decadenza.

La gente pronuncia poco la parola, salvo che intenda proprio sottolineare in senso morale e spregiativo le condizioni peggiori di qualcosa o di qualcuno. Quando lo fa, dà sempre un certo tono e calca sul verbo con intonazione. Frasi come: "Noooo, al Biffi sono decaduti" fanno pensare proprio al rifiuto di chi sottolinea quello stato per dire agli altri che in quello stato non vale la pena avere relazioni e servirsi di persone e cose. Il verbo viene pronunciato per lo più da persone di una certa età. Più si va indietro negli anni meno lo si sente (suonerebbe un tantino forte detto da adolescenti). Curiosamente, una parte di dominio viene sottratta dal verbo parente 'scadere'.

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Pagina del 28 febbraio 2005