Computer
Il latino dotto 'computare' fa una lunghissima strada, che neppure esso avrebbe potuto immaginare. Ai suoi tempi significava valutare, calcolare, e in qualche raro caso anche pensare al proprio utile. Rafforza - come altri verbi inizianti per 'com' - un altro verbo, il 'putare' (ritenere), dunque la sua genesi (ritenere+con) fa pensare a un'azione di valutazione su conti, di determinazione di qualcosa per mezzo del calcolo, di qui il significato originario (calcolo, che poi darà vita al moderno calcolatore). Attraversa senza allargarsi tutta l'epoca medioevale limitandosi all'azione del computare, cioè del mettere in conto. Ma già ha varcato i nostri confini ed è praticamente dappertutto a seminare anche derivati.
Appena trova la ragioneria, in epoca moderna, diventa l'unico a poter prendere numeri e arte. Comincia dunque dal 'computista' e dalla 'computisteria' (che ristagneranno per due secoli, fino quasi a scomparire dopo la seconda guerra mondiale). Per tutta la prima parte del secolo XX° soffre la contiguità e la maggiore umanità di 'calcolatore' e di 'elaboratore elettronico' e così non riesce a uscire se non in rare occasioni. Ancora nei primi anni '50, quando la sua industria comincia a produrlo (la IBM si converte al suo fascino soltanto dopo il 1952) compare l'oggetto sui giornali ma con le altre due parole. Si fa strada perfino 'programmatore', che occupa un quinto di dominio. All'inizio degli anni '60 i quattro termini viaggiano più o meno ad armi pari, ciascuno nominato da una diversa fetta di pubblico (computer compare in bocca ai più tecnici, raramente su quella delle maestranze, mai in ambiente domestico).
Una grande spinta le viene alla fine degli anni '60 dalle prime riviste di informatica che lo adottano anche per la sua brevità, facendo cadere in picchiata 'elaboratore'. 'Programmatore' ugualmente va a picco nel momento in cui compare anche il software (passando così all'essere umano che compie l'attività). A metà anni '70 resiste ancora 'calcolatore', ma computer già risale la china. Quando nel 1977 vengono presentati i primi esemplari di Apple e di Commodore la parola ha via libera al 90% (segno che la svolta è avvenuta tutta insieme tra il 1974 e il 1976). Nasce una via parallela in cui diventa 'personal computer' e via via 'Pc' alla fine degli anni '80. Nell'ultimo decennio del secolo esplode, in contemporanea con l'arrivo di Internet nelle case.
Parola molto potente e sovrumana (si presta poco perfino a metafore o ad antropomorfismi). L'oggetto rappresentato è già di culto, nel mondo contemporaneo. Ha un suono assolutamente neutrale, e questo ne accresce la potenza e la tecnica. La pronunciamo oggi con naturalezza, dopo aver faticato ad accettarla fino ai primi anni '80 (per anni si disse 'computerino' nei portatili). Non può raggiungere il 100% di probabilità, che comunque possiede nei fatti, proprio per via degli annessi (oggi personal 0,4%/personal computer 0,3%/pc 2%), che tuttavia tendono allo zero. Dall'avvento di Internet ha una presenza ancora maggiore come oggetto, ma Internet le ruba una parte consistente di frequenza negli ultimi anni, dal 1996. La sua presenza è oggi talmente forte da farlo spesso 'presumere', e dunque diventa una sorta di eminenza grigia (i tecnici del settore ad es. lo nominano sempre meno). Che si vuole di più? Quando compare nelle bocche degli altri monopolizza frase e discorso, e lo fa in una maniera sua tipica: introdotto all'inizio non viene più citato perché ci si riferisce a lui per tutto il resto del discorso. Si combina praticamente a tutto quel che può, come l'oggetto stesso vuole. Capace perfino di farsi creare un'arte sua. A parte la televisione, non era mai esistito in due millenni un antagonista della carta che potesse addirittura farsi leggere in sua assenza. Quando manca, il possessore cade immediatamente in crisi irreparabile (cosa che succede solo per un compagno di vita). Che si vuole di più? La sua presenza nel mondo contemporaneo sta appena al di sotto dell'aria e dell'acqua (qualora si viva sotto terra, diventa essenziale alla pari degli altri due; qualora si viva nello spazio diventa perfino superiore ai due). Negli ultimi tre anni del secolo riesce a calamitare ansie e timori in tutto il mondo per una mancata sincronizzazione che appare proprio come una mancanza d'aria o una penuria idrica. Essendo parola molto tecnica non ha alcuna presenza poetica e ne ha una narrativa molto flebile e limitata agli ultimi sette-otto anni (compare nella cyber-letteratura). In Francia si è dovuta combattere una battaglia nazionalista per non far soppiantare l'ordinateur. Oggi viene 'presunto' anche lì e si nomina spesso col pronome. Se non ci fosse non ci leggereste in questo momento.
Pagina pubblicata su Memoriale il 20 settembre 2001 - Ripubblicata su Grammatiche il 25 agosto 2002