Combinare



Questo verbo nacque per dire 'unire a due a due' (cum + bini). Poi, come tante altre cose, si allargò e divenne 'unire più cose'. Perché questo accadde è come sempre materia d'uso. All'inizio sono pochi (di noi) che mettono in circolazione, da un'ovvia etimologia per via logica o fonica. Quei pochi, allora, furono gente molto istruita. Poi la parola prese sempre una via sua. Il verbo 'combinare' arrivò a significare molte più cose di quelle che sembrava destinato a servire, poiché fu preso anche per situazioni ambigue e di dolo. In altre parole, dalla semplice 'commistione' si passò alla 'unione artificiosa' e alla 'unione sapiente', poiché i parlanti non trovarono altro verbo per dire il 'mettere insieme' e 'l'alchimia del metterlo'. Se fosse rimasto come alle origini, il verbo avrebbe servito al massimo la chimica e poi la fisica con elementi e metalli. Ma fu preso nella vita stessa. E una delle creazioni pił ingegnose e alte delle nostre lingue fu la 'combinazione' nel senso di 'coincidenza'. Oggi si usa per:

1) Mettere insieme (colori), nell'abbigliamento o in altro contesto. Come ti sei combinato?

Ti avevo detto che il blu combina poco col nero.

2) Mettere insieme come ingredienti.

Lo sai che il formaggio non combina con la pasta alle vongole.

3) Fare coincidere.

Non riusciamo a combinare gli orari. In questo modo sarà difficile fare un appuntamento.

4) Organizzare, concludere, mettersi d'accordo per.

Per combinare l'affare, loro vogliono 20.000 euro.

5) Fare, nel senso di creare senza volontà

Sei sempre quello che combina pasticci.

6) Fare, nel senso di creare fuori dalla vista altrui

Cosa stai combinando?

 

Quest'ultimo, come interpretazione, è una novità dell'autore. Mancava, nei dizionari. Non si era intuito che l'accezione del combinare in forma interrogativa si riferisce necessariamente a un'autonoma creazione avvenuta non alla luce del sole. Difatti, l'altro domanda. Ma questo verbo poi scompare appena si risponde poiché nessuno dice: "Sto combinando...". Accade perché evidentemente la sfumatura nacque da opere nascoste degli alchimisti, che lavoravano per conto loro in laboratori segreti mettendo insieme sostanze segrete. Appena uscivano, qualcuno chiedeva. E non diceva: "Cosa stai facendo", ma appunto "Cosa stai combinando?".

La natura non proprio trasparente del verbo traspare anche dalla frase 4, dove si fa presente che l'affare verrebbe concluso solo con un'operazione 'a latere' (tangente) o in più rispetto alle oridinarie condizioni. La frase 5 sottolinea ugualmente che senza che gli altri potessero porre rimedio la persona - per goffaggine o involontarietà - ha fatto una cosa pasticciata. Noterete che sono frasi fisse, cioé che oggi vengono dette soprattutto queste sei. Il verbo non è universale, in questo senso. Lo si prende sempre con una sfumatura sottintesa di ammirazione o curiosità per le cose altrui nascoste o che non si sanno, oppure si parla di affari da combinare con malizia o con l'apporto di elementi in più. Ritorna dunque il 'mettere insieme', poiché senza quegli elementi l'affare da solo non si potrebbe 'combinare'. Significativa anche la 'combine', che è proprio l'accordo segreto per concludere un affare in un certo modo.

La frase 3 è oggi una grande potenza, perché in quel dominio oggi nessuno usa altri verbi. Le prime due sono molto belle, anche se il 'Come ti sei combinato' è poco precisa e derivata. In generale, la gente usa questo verbo con un certo piacere perché sente che è efficace e riesce a dire bene quello che occorre. Lo si dice spesso anche con una certa espressività del volto oppure ammiccando. Perfino quando si parla di cose poco pulite, la 'combine' ha qualcosa di più gradito ed elegante di un imbroglio o di una truffa. Sembra quasi che chi la usa voglia minimizzare la brutta faccenda.

Ma gli uomini mai mi riuscì di capire perché si combinassero attraverso l'amore,da 'Un chimico' (Fabrizio De Andrè)

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Pagina del 2 marzo 2005