Quando con la lingua andiamo al di là

Nella costruzione del significato abbiamo appena visto casi in cui la lingua cade nel vuoto, perché risulta strumento per un significato troppo banale o vago per interessare. Ma ci sono casi opposti, in cui si fa invece dire alla lingua molto più di quello che essa indicherebbe.

Oggi, 31 ottobre 2005, leggo sul Corriere: 'Vaticano addolorato per le cristiane uccise in Indonesia'. Ecco una frase esageratissima. In questo caso vediamo una metonimia, che è un trasferimento di denominazione. S'intenderebbe dire che gli uomini del Vaticano sono addolorati, e si attribuisce il dolore alla sede. Simili cose come: 'Campania in ginocchio, dopo terremoto' o 'Cremlino scettico sul disarmo americano'. Non solo: quella frase contiene un'ulteriore 'esagerazione', che è una novità per tutti i manuali di lingua. Quando noi diciamo che sono state uccise due cristiane esageriamo, perché anziché definirle 'donne' le definiamo con un'unica parola che attribuisce loro un'ideologia o una religione. Diremmo che è la procedura che rovescia l'articolo costituzionale che recita: "Sono vietate discriminazioni di razza, religione, sesso ecc.". Esso parifica tutti gli uomini, dando pari dignità. Quella frase fa l'inverso, poiché dà una dignità superiore a una morte qualificandola per l'appartenenza della vittima a un culto o a una dottrina. Lo stesso se dicessimo

Morte due comuniste

Capite bene che è una procedura esagerata e assurda, poiché nella vita reale nessuno torna a casa riferendo che un'auto-pirata ha investito due musulmani oppure due juventine. Cose dei giornali, dunque. E sono cose che fanno riflettere, perché la stessa martirologia in fondo è un'esasperazione che dignificando all'eccesso il sacrificio di una vita attribuisce alla vittima un valore superiore. Casi in cui gli uomini travisano e perdono il lume della ragione. Se tre uomini armati e fanatici in Congo ammazzano un sacerdote, questo non vuol dire che la notizia sia: "Missionario cade eroicamente in Congo". Una società evoluta e civile dovrebbe poi perseguire chi uccide ingiustamente, senza per questo fare della perdita di una vita qualcosa di più della perdita stessa. Ben altri sono gli atti di eroismo.

Perché non mi piacciono 'le cristiane uccise in Indonesia'? Perché con questa lingua noi diventiamo capziosi, quasi a suscitare ancora più dolore e ammirazione per le donne uccise (mentre esse dovrebbero avere la medesima dignità delle altre, che cristiane non sono). E, badate, la cosa produce danni immensi perché poi il Vaticano - con quest'ottica - tra 80 anni premierebbe quelle donne (solo perché cristiane) e magari non altre che pur non dichiaratamente cristiane si distinsero ugualmente. Responsabilità anche dei giornali, certo. Un direttore serio dovrebbe emanare questa disposizione: "Riportare solo donne e uomini, al massimo farlo con una nazionalità". Questo sì. Possiamo infatti dire che nell'ondata tsunami sono morte anche due Italiane (ma che sia maiuscolo, finalmente) o venti Egiziane. Ma se diciamo che sono morti 300 islamici, 250 pro-aborto e 700 obiettori di coscienza riportiamo soltanto un dato statistico che non può arrivare a dignità di un titolo. Io spero che pian piano anche i giornalisti (Rai compresa) lo capiscano.

Perché alla lingua si fa dire di più? Perché in quel caso la realtà ci dice che sono morte due donne, non altro. Che poi le due donne fossero interiste, socialiste, pro-aborto e altre cose non ci interessa. Se noi riportiamo la morte con uno di questi attributi facciamo una cosa assurda, poiché diamo precedenza all'attributo rispetto alla semplice realtà della condizione umana (che è uguale per tutti: gli uomini e le donne non sono diversi perché cristiani o islamici, socialisti o democristiani). Il nostro corpo, quando perdiamo la vita, è solo quello di un uomo o di una donna che devono avere pari dignità. Non così se diciamo che 'son morti tre cristiani', perché in questo modo accostiamo alla morte il fatto simbolico dell'essere stati in un certo modo (cosa che spesso non riguarda la morte stessa). Certo, se un gruppo di indù fanatici entra in una chiesa cristiana del Pakistan e ammazza in un colpo solo 30 uomini che stavano pregando all'interno di quella sede, questa è una strage di cristiani. Però se noi diamo quel titolo eleviamo la loro morte a un qualcosa di diverso, mentre sappiamo che in realtà morire essendo cristiani non è per nulla diverso dal morire essendo indù o buddhisti. Ecco una cosa bella, che riporta pari dignità in tutti. Smettendo di titolare in quel modo noi riportiamo le cose nella loro realtà: un'ulteriore tappa di quel ritorno che vado insegnando su Internet da almeno quattro anni. In questo ritorno alla realtà è compreso il fatto che gli uomini debbano essere visti in quanto uomini. Io stesso non accetterei che ci fossero alcuni che vengano definiti combinando in altro modo il mio nome o cognome (buddhista è solo uno dei casi). Una cosa bella, perché pian piano anche i fanastismi si stemperano e tutto il genere umano fa un enorme passo avanti nella civiltà.

Ritornare alla realtà significa soprattutto dimenticare le ideologie, perché - fuori da quel lasso di tempo in cui fiorì - non si sa bene nemmeno cosa sia il comunismo. La storia ha già detto che i regimi qualificati come 'comunisti' sono crollati proprio sotto il peso della ragione e della civiltà. Economie centralizzate e dirigistiche non esistono, perché è la stessa natura a non prevederle. Se tu sei più dotato di me è normale che guadagni anche di più. In fondo, guadagnare non è che un'estensione dell'accrescimento stesso che osserviamo in natura. Allora, perché uno non dovrebbe avere la proprietà di una terra o di un'industria che ha fondato? Con questo ho cercato di spiegare in poche battute perché non è più possibile (e forse lecito) concepire oggi partiti o candidati comunisti. Ma il discorso diventa il medesimo della religione. Anche qui, fu un'esagerazione linguistica fare 'buddhisti' o 'cristiani'. Se quelli aderivano a un insieme di dottrine, nemmeno questo è sufficiente per definirli tali. Io, ad esempio, ho simpatia per una certa persona. Questo non vuol dire che sia Rosselliano o Pannelliano o Mastelliano. Ecco un grande passo, che tutti dovreste compiere. Sganciarsi da quelle cose vuol dire riacquistare ciascuno la propria autonomia e allo stesso tempo smettere di disturbare la lingua. Troppe sono state le estensioni datele, in questi secoli. La scienza di Galileo è per forza di cose 'galileiana'. Ma non esistono Galileiani, tra noi.

Noi disturbiamo la lingua, perché in questo modo essa dovrebbe dire qualcosa di più. Difatti, chi è 'comunista' si commuoverà di più per la morte di tre come lui e allora certo l'organo di partito darà sicuramente il titolo includendo anche l'attributo delle vittime. Voi direte: ma è normale, è fisiologico. Beh, calma. Mica tanto. E' (era) normale nel periodo storico che ci ha preceduti. Se voi cominciate ad abolire quelle definizioni non sarà più normale. A quel punto non c'è più né un comunista né un cristiano. Entrambi quegli uomini saranno onorati, anche dopo la morte, a prescindere dalle loro credenze e dalla loro ideologia. In fondo, non è altro che la 'pari dignità' sancita in gran parte delle costituzioni. Questa pari dignità esige che ciascuno rispetti l'altro, senza andare nemmeno a obiettare le sue credenze. Ecco perché io continuo a non capire l'opposizione alla permanenza del crocifisso nelle pareti delle aule. Questa è una cosa che mi riesce assolutamente incomprensibile.

Facciamo ordine. Le scuole sono istituti dello Stato, che siamo tutti noi. Stato, abbiamo detto, può essere visto in tre modi: Stato-comunità (=tutti i cittadini), Stato-amministrazione (=uffici burocratici), Stato-apparato (=I vertici, Parlamento, Governo ecc.). Lo Stato in Occidente è laico per natura, nel senso che non essendo di per sé espressione di un culto non è altro che una comunità di persone o la loro organizzazione in uffici. Può però stabilire intese di vario genere con i (rappresentanti dei) culti stessi, finché questi continuino ad esistere e avere un riconoscimento all'interno dello Stato medesimo. La Francia e l'Italia sono ad esempio due Stati laici, che hanno avuto un accordo con la Chiesa e anche con alcuni degli altri culti. Il primo è stato più inflessibile, il secondo ha tollerato la sopravvivenza di alcuni riti e istituti in forza di un Concordato permissivo e ambivalente come quello del 1984. Quando noi parliamo di scuole, parliamo della istruzione che viene impartita dallo Stato (scuola pubblica) o da privati, enti (scuola privata). Nelle sedi scolastiche cosa si fa? Si ascoltano lezioni, si studia, si parla delle discipline di studio. Quello che è appeso alle pareti non ha alcuna importanza, in senso assoluto. E' vero che un oggetto ha un valore simbolico, e dunque un oggetto di un culto rappresenta il culto medesimo. Ma 'fare lezione' non ha alcuna attinenza con la presenza di quell'oggetto. Vediamo perché.

Quando una persona insegna cosa fa? Parla. Comunica. Voi, ad esempio, siete insegnanti di aerobica. Ogni martedì e giovedì vi recate in un istituto, che si chiama 'Body Center'. Questo istituto, gestito da una persona molto integralista nell'Islam, possiede stanze decorate con simboli islamici. A voi, che insegnate aerobica, anche se non siete islamici che vi importa se alle pareti sono stati appesi quei simboli? Non vi riguarda né come insegnante, perché l'aerobica si occupa del corpo nello spazio e non utilizza pareti di una stanza, né come persona, perché se siete una persona civile rispetterete anche le idee altrui. Quindi, se voi reclamaste al direttore dell'istituto la rimozione di quegli oggetti dalle pareti, fareste una cosa non solo eccessiva (perché va al di là delle vostre mansioni, che sono soltanto quelle di insegnare) ma anche ingiustificata (poiché la presenza alle pareti di quei simboli non impedisce o disturba il vostro insegnamento). Alla fine, quel direttore di istituto legittimamente potrebbe dirvi: "Questo istituto è stato fondato da me, e io decido in libertà e autonomia cosa dev'essere appeso alle pareti delle stanze". Un'affermazione davanti alla quale ovviamente voi non avreste diritto di opporvi, perché ciascuno è libero di decorare o ammobiliare come crede i locali di sua proprietà. Quando avrete voi un locale di vostra proprietą metterete voi alle pareti gli oggetti che vorrete.

Nel caso dello Stato, i locali sono di proprietà pubblica perché al 99% appartengono ai Comuni, che li hanno fatti costruire con denaro pubblico (Ministero, Regioni, ecc.). Questi locali non hanno un proprietario in carne e ossa: essi sono soltanto luoghi pubblici che vengono 'diretti' da una persona che nel suo ruolo è 'preside' o 'direttore didattico'. Questi, se pone alle pareti oggetti che non sono contrari all'ordine pubblico fa una cosa normale e non vi è motivo per opporsi. Diverso sarebbe se appendesse armi che incitano alla guerra, proclami razzistici, simboli che offendono il pudore, oggetti contrari alla dignità della donna, ecc. In tali casi, qualsiasi cittadino avrebbe diritto di opporsi richiedendo la rimozione e sicuramente sarebbe il Ministero stesso con una circolare a ordinarne la rimozione. Ma mi dite quale contenuto offensivo può essere visto in un crocifisso in legno? Esso rappresenta per tutti coloro che aderiscono alla religione cristiana un modello, un sacrificio che fu degno di apposita riproduzione simbolica. Per tutti gli altri (che non vi aderiscono) non rappresenta alcunché. Ma non rappresentare alcunché è una cosa che al massimo suggerisce freddezza, neutralità. Quindi non si comprende cosa possa ispirare una opposizione alla permanenza di quel crocifisso, se non appunto un cieco fanatismo o un'intolleranza verso le idee degli altri.

In Italia, è tradizione apporre questo simbolo a pareti di luoghi pubblici. Io, perfino ammesso (o ipotizzato) che la religione cristiana debba cadere (e badate che ora sono io ad essere il più qualificato a dirlo), non vedo motivi per rimuoverlo. In fondo, come tutti gli oggetti simbolici, rappresenta un passato. Esso attesta, a tutti gli effetti, che in passato fiorì quel simbolo ed esso ebbe un certo numero di aderenti. Lo stesso che andare in casa di qualcuno e osservare alle pareti foto da album di famiglia. Cosa importa a voi se alle pareti sono quelle foto? In quale senso quelle foto vi impediscono di parlare con i membri di quella famiglia?

Pagina del 31 ottobre 2005