Quando il plurale stona

Ieri sera, 21 maggio 2006, uno dei telegiornali della sera portava nel sommario uno 'scetticismi' non proprio bello. Non sappiamo se la parola sia stata pronunciata in questo modo dalla persona a cui è stata attribuita la dichiarazione. Immediatamente mi è venuto in mente il 'malfunzionamenti' da me corretto in altra pagina. Proviamo anche qui a ragionare, prescindendo dalle grammatiche. L'occasione è buona per ribadire che, in generale, le parole astratte mal sopportano il numero. Esse dovrebbero restare invariabilmente singolari, poiché al plurale sono soltanto l'attributo stesso presente in più persone o più luoghi. E' come se dicessimo che 'la foto di Maradona è presente in molti bar di Buenos Aires'. La logica impone il singolare, perché s'intende un'immagine che si ripete. Lo stesso, anzi ancor più, se parlassimo di disonestà o di corruzione in Perù. Qui sarebbe davvero impensabile (e deprecabile) scrivere che 'le onestà' o 'le corruzioni' in Perù sono molto diffuse.

L'opportunità del singolare o del plurale discende sempre dalla logica. Se noi parliamo di un esemplare solo che viene riprodotto in tanti luoghi (esempio: riproduzioni della Gioconda) il singolare sarà sempre preferibile e dunque non diremo 'Gioconde'. La frase migliore sarà 'l'immagine della Gioconda nei giornali dello scorso mese'. Se parliamo di tante immagini diverse (esempio: 'l'immagine della Bellucci, nella stampa del 2003') un plurale sarà tollerabile. Nelle parole astratte è lo stesso: numerare le bontà o le corruzioni non è possibile. Tuttavia ci sono casi in cui la regola può sopportare deroghe. Dovrebbe essere il singolo a comprendere quali.

FAQ, Come possiamo spiegare in generale il mancato matrimonio tra plurale e nomi astratti?

Lo spieghiamo pensando che l'oggetto non vede una scomposizione di se medesimo in tanti esemplari presenti in più luoghi, poiché è un unico concetto che possiamo ritenere presente da più parti (e non tanti oggetti di quello). Così se dico che nel mondo è difficile trovare amicizia. La questione cambia solo se al posto del nome astratto inserisco il sostantivo, e allora dirò normalmente che è difficile trovare amici. Qui notiamo una cosa molto sottile e interessante: la lingua inglese ad esempio non accettò il plurale di alcuni sostantivi (advice, ad esempio) proprio perché ritenendoli astratti non volle dar loro un numero. Fu senza dubbio anche un fatto di purezza, preservare in origine il solo singolare ai nomi astratti. Caso in cui comunque appare evidente il maggior rigore dell'inglese rispetto all'italiano. Da noi tolleriamo di più.

FAQ. Veniamo a questo caso.

La parola 'scetticismo' è astratta quanto 'onestà, fiducia, bontà, discredito'. Tuttavia, un'impressione acustica ce la fa suonare meno orrenda in un eventuale plurale. Perché? Risposta insondabile ma semplice, perché dipendente proprio dall'estetica del suono. Se ci pensate, tutte le parole in 'ismo' tollerano di più il plurale. Così diremo ad esempio 'equilibrismi' o 'funambolismi', oppure andremo per 'isterismi' o 'bizantinismi'. Noi diciamo normalmente anche 'orgasmi'. Ma la regola menzionata in principio permane: sarebbe meglio che le parole astratte non avessero un plurale. Senza plurale non si può nemmeno numerare, e così nessuno potrebbe dire '3 orgasmi'. Diremmo semplicemente 'un orgasmo avuto (raggiunto) tre volte' (=avere un orgasmo per tre volte in una singola serata). Ma mi rendo conto che ormai è difficile indottrinare nuovamente i parlanti, dopo tanti anni di uso permesso.

La parola 'scetticismo' indica un atteggiamento umano poco incline alla fiducia e all'accettazione. Come tale, non dovrebbe prendere il plurale perché non possiamo pensare che un atteggiamento si scomponga in tanti esemplari. Diciamo comunque che siamo nell'ambito di finezze, più apprezzabili da parte di esteti o di puristi, e non possiamo vedere propriamente un errore in un plurale. Chi ha sensibilità userà 'scetticismo' solo al singolare così come non parlerebbe di 'estremismi' delle persone ma di 'estremismo' delle medesime. Negli ultimi anni, proprio il gergo politico ha introdotto numerose varianti con il plurale. Pensiamo agli 'opposti estremismi' o alle 'convergenze parallele'. Cose che abbiamo tollerato.

Voi prendete il numero del Manifesto di ieri, 24 maggio 2006, e troverete conferma a quello che dico. A pag.5, si legge

Non siamo certo chiusi ad aggiornare la carta costituzionale con larghe convergenze. Ricercheremo intese anche sui temi etici

Non si intendeva forse 'una larga convergenza' e 'un'intesa'? Allora perché farlo al plurale? Il meno che si possa dire è che maciulliamo ogni giorno la nostra lingua. Più sotto leggo

L'Udc prende le distanze dagli attacchi

Non si intendeva forse 'prendere la distanza', nel senso di dissociarsi? Allora perché 'le distanze'? Quante saranno queste distanze?

FAQ. Abbiamo tollerato anche le fedi?

Ahi, questo è veramente terribile. Tra i plurali più brutti in circolazione. Se c'è una cosa unica e non sdoppiabile è proprio un atteggiamento di fede. Qui invece sono andati a definire il patrimonio concettuale di tante comunità dedite al culto e hanno chiamato 'fedi' le religioni propriamente dette. Pessimo.

Pagina del 22 maggio 2006, modificata per l'ultima volta il 25 maggio 2006