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Spezia 12, ore 12.10 - Sono uscito da pochi istanti dalla Corte del Comando in capo, dominato dalla più viva impressione subita assistendo al primo, e forse all'ultimo esperimento pubblico dell'invenzione Marconi, della telegrafia senza fili. M'impressionò sovra ogni altra cosa la semplicità degli apparecchi - trasmettitore e ricevitore - che oggi non mi attento a scientificamente descrivere, ma sui quali ritornerò col gentile concorso di un appassionatissimo e distinto cultore delle scienze fisiche, onorato dell'amicizia del Marconi. L'apparato trasmettitore era sistemato davanti alla porta principale della direzione del R.Arsenale: trasmise i telegrammi coadiuvato da un sotto ufficiale della categoria telegrafisti, il tenente del Corpo Reale Equipaggi Silvio Ceretti, ufficiale torpediniere. All'apparato ricevente, collocato in una ristrettissima sala al piano terreno del palazzo del Comando in capo, c'erano il Marconi, l'elettricista di prima classe Domenico Civita e un sott'ufficiale telegrafista. Gl'invitati assisterono alla trasmissione e al ricevimento di non pochi dispacci; venne tra l'altro telegrafato: viva Marconi! - capitano di corvetta Bollati di Saint Pierre - Viva la marina - Viva il comandante Ponchain ecc. Gli esperimenti si protrassero dalle nove a mezzogiorno sotto la sorveglianza del contrammiraglio Grillo, dei capitani di vascello, Riccardo Rasasco, capo di Stato maggiore del dipartimento - non già Renaudi come per errore dissi nella mia di ieri - e Giuseppe Annovazzi, direttore del materiale elettrico. Il capitano commissario Alfredo Fanfani, un fiorentino puro sangue fu largo d'informazioni agli invitati e specialmente ai rappresentanti della stampa. Mentre gli esperimenti si protraevano. il Marconi passava da un gruppo all'altro di ufficiali, sparsi nella piazzetta del comando in capo. un capitano di fregata, del quale non ricordo più il nome, agevolò il compito dei giornalisti, facendo subire al Marconi una vera e propria intervista che vi riassumo: - A che cosa deve la sua invenzione? chiese, tra le altre cose, il capitano di fregata al Marconi.
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Un poco al caso e anche ai miei studi. Divorai molte opere, presi
del buono ove ne trovai, fusi quanto ritenni opportuno, feci delle
applicazioni, ed ebbi i risultati che loro vedono. - Quanto studiò? - Non più di diciotto mesi. - E' molto che fece conoscere la sua invenzione? - Otto mesi, ma i primi esperimenti avvennero in epoca più recente. - Ci lascerà presto? - Mi tratterrò quattro o cinque giorni ancora; debbo fare gli esperimenti tra San Bartolomeo e il Comando in capo, fra una di queste due località e una nave in moto, il Messaggero. Questo esperimento determinerà in Italia - in Inghilterra venne già fatto - la maggior distanza possibile che può raggiungersi col mio sistema di telegrafia. - Da Spezia ove andrà? - A Bologna certo, forse a Firenze, ove, unitamente a compagni di scuola, trascorsi una giornata deliziosissima.
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Incipit tradizionale, basato sulla confessione di un'impressione personale. Questo si usa ancora oggi, forse più nelle pagine culturali e negli articoli degli inviati. E' un'apertura che rende e che inquadra, a condizione che non si esageri (=che non si apra sempre così). All'epoca esisteva ancora il sovra. Che oggi non mi attento a scientificamente descrivere. 'Attentarsi' significa nient'altro che 'tentare di', dalla forma latina 'attemptare' (l'inglese la prese pari pari ed ebbe la parola 'attempt' sia come sostantivo sia come verbo). Da notare l'ordine, con l'avverbio che precede il verbo. Oggi tutti direbbero 'descrivere scientificamente', che è più prosaico. Forse si è perso qualcosa anche qui. Concorso in questa accezione oggi si usa pochissimo. Appassionato oggi - se proprio lo si deve usare - prevale come sostantivo, essendo divenuto sempre più raro l'uso da aggettivo. Onorato dell'amicizia. Oggi tutti diciamo 'onorato da' ed è un errore. L'uso corretto era questo. Sotto ufficiale. Ancora non si osava farne una parola sola. Sotto viene utilizzato con apostrofo di liaison. Da notare il superlativo assoluto, più frequente che nella nostra epoca. Appassionatissimo, ristrettissima... Elettricista di prima classe fa sorridere, ma allora abbondavano le categorie e le distinzioni. Gl'invitati. Dispaccio è una parola che oggi ha perso quasi interamente il suo dominio in favore di parole più globali, come 'comunicazione', 'comunicato', 'fonte' ecc. Contrammiraglio fa sorridere. Direttore del materiale elettrico fa sorridere. Puro sangue ancora in due parole. Largo d'informazioni è molto bello. Temo che non vedremo più espressioni come questa. Del quale non ricordo più il nome è dell'epoca. Non si vede più questo tipo di confessioni all'interno di un articolo, o perlomeno non lo si vede in questa forma molto semplice e colloquiale. Agevolare. Chi lo usa più? E sì che avrebbe un dominio tutto suo... Una vera e propria intervista. Questa espressione ci dice che la nostra intervista era allora qualcosa di più formale e di più raro, non essendo possibile improvvisarla in pochi attimi. A che cosa deve la sua invenzione è una frase classica, che oggi non diciamo più. Il verbo 'dovere', in questa accezione ha perduto il suo dominio. Permane il riflessivo ('a cosa si deve...') impersonale, ma è sempre più raro anche questo. Un poco è sempre sostituito oggi da un po'. Presi del buono ove ne trovai. Impossibile sentirlo oggi. I risultati che loro vedono. 'Loro' utilizzato in luogo del 'voi' è il corrispettivo del 'lei'. Oggi scomparso. Non suonerebbe proprio. E' molto che fece conoscere la sua invenzione è una frase oggi scomparsa, come forma verbale, e dimostra come la lingua italiana un secolo fa fosse allineata maggiormente con la lingua francese e inglese che ancora oggi utilizzano questa forma. Ove andrà Unitamente a. Lo vediamo soltanto nelle parole incrociate.
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NOTA - Usare il passato remoto (PR) non vuol dire dimenticare i casi in cui si richiede il passato prossimo (PP). La lingua migliore è quella che contempera l'uso di entrambi, a seconda delle situazioni. Parlando, l'uso viene da solo. Scrivendo, occorre maggiore attenzione, visto che si ha del tempo. Analizziamoli in questo brano. |
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Sono uscito da pochi istanti PP, perché è come la forma 'I've just' della lingua inglese. L'azione è appena avvenuta. M'impressionò sovra ogni altra cosa Giusto il PR, perché l'oggetto ha già impressionato, ma qui si poteva anche usare il PP. Trasmise i telegrammi coadiuvato... PR tassativo, perché l'azione è terminata ed è isolata nel tempo. Gl'invitati assisterono PR, perché l'azione è conclusa, ma si poteva anche usare il PP dato che il tempo è continuato. Oggi nessuno azzarderebbe qui il PR. Venne telegrafato PR tassativo. Gli esperimenti si protrassero Si potevano usare entrambi correttamente. Dissi nella mia di ieri PR tassativo. Fu largo d'informazioni PR consigliato. Agevolò il compito PR consigliato. Chiese il capitano PR insostituibile, poiché è un inciso che si riferisce a un discorso diretto. Divorai... presi... fusi... PR consigliato ma il PP si poteva usare, dato che l'azione si svolge in un tempo continuato. Tutto questo lo disse PR tassativo. Quanto studiò? Si potevano utilizzare entrambi correttamente. E' molto che fece conoscere...? Questo è l'unico caso in cui ho delle perplessità: avrei usato il PP perché l'azione di far conoscere non si esaurisce in un'unica soluzione e richiede un tempo continuato di lunga durata. A rigore, il giornalista fece qui un errore. Pagina del 18 settembre 2002 |
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