Mancare di fare qualcosa. Ecco il concetto che unifica più degli altri questo dominio.

Siccome è più importante quello che si fa, in senso costruttivo, nessuno nota che ci interessa quell'unico caso su 10.000 in cui un difficile bersaglio viene colpito. Se noi diciamo che negli altri 9.999 casi viene 'fallito' non è che diciamo una gran cosa. La società di oggi ha imparato a usare questo verbo per 'svilire' socialmente le persone. Ma adoperato in questo modo può essere applicato a chiunque. Un cittadino qualunque potrebbe dirlo anche del suo primo ministro.

Se noi fossimo rigorosi dovremmo guardare dentro questo verbo per scoprire nient'altro che il MANCARE DI FARE QUALCOSA. Soltanto questo. Allora, se un primo ministro aveva promesso grandi risultati in economia e non li ha ottenuti diremo che ha fallito la promessa (ma errore fu proprio quello di promettere).

In genere, si può fallire soltanto qualcosa che il nostro cervello ha prospettato in precedenza a se stesso. Ecco la caratteristica degli umani. Essi parlano di 'fallire quella cosa' solo perché ne hanno immaginato in anticipo l'evenienza opposta (=realizzarla). I singoli poi vanno a emulazione. Se vedono loro coetanei finire con le foto sui giornali pensano che non farlo anche loro è un po' 'fallire'. Insomma, ancora una volta diremo che quel modo di pensare è precario e poco consistente.

Nell'accezione sostantivata (un fallito) non c'è alcuna consistenza. Se una persona non ha talenti, non è una colpa poiché nasce già in quel modo. Se non consegue particolari risultati nella professione, questo è un fattore che la accomuna al 99,9% del genere umano.

CIO' CHE INVECE VA CONSIDERATO

Se non fate un'attività che dovreste fare (cosa che non ha a che vedere con il rendimento) allora davvero 'fallite'.

Lo dicono anche le lingue. Failing to do something. Non fare quella cosa. La lingua italiana, che pure è tra le più dotate al mondo, non ci arrivò e mai noi arrivammo a dire: "Fallì di lavare la biancheria". Peccato.

'Fallire' è non fare

Questa pagina è quanto mai necessaria. Uno dei campi semantici in cui più si vedono gli uomini annaspare, poiché il termine sembra dare una certa garanzia di colpire l'altro e così viene utilizzato con molta facilità per 'deprezzare' un nemico o svilire la sua attività. In generale, 'fallire' dovrebbe essere l'esatto opposto di 'riuscire'. L'accezione più classica

He failed to maintain his self-control

She failed to wash the clothes

ci dice semplicemente che lui non riuscì a mantenere un po' di autocontrollo e lei dopo cena mancò di fare qualcosa che avrebbe dovuto fare, e così ci introduce in un campo che con le esportazioni dell'originario 'fallere' diventò molto più largo. Premettiamo che il verbo nacque per rappresentare situazioni di errore o di colpa da attribuirsi ma in epoca moderna - con esseri umani più svegli - divenne il più normale attributo per significare il fatto di non riuscire a fare qualcosa. Ma il verbo significa tante cose. Vediamo una per una queste accezioni, dapprima in lingua italiana:

1) Tizio si è posto come obiettivo di realizzare qualcosa (un fatturato con un'azienda, sposarsi con Tizia, fare il record dei 100 metri in atletica leggera, ecc.). Se non lo realizza

fallisce il suo obiettivo (fallisce il colpo, fallisce una conquista in amore, fallisce il record, ecc.ecc.). Ma è una cosa normale, proprio perché i record e le grandi imprese sono rare. Il verbo quindi serve solo a dire che non è venuta fuori un'impresa.

2) Tizio mira a qualcosa, con un'arma o un aggeggio, e non la prende. Se non prende il bersaglio

fallisce il bersaglio. Ma è una cosa di semplice mira.

3) Tizio viene meno a qualcosa che ci si attende, perché egli stesso lo aveva preannunciato. Supponiamo che egli abbia giurato di non fare una cosa e poi la faccia, oppure abbia promesso di fare una cosa e poi non la faccia. In questo caso,

fallisce al giuramento, fallisce alla promessa e invertendo diremo anche che le promesse di Tizio sono state fallite. Questo è un caso in cui il verbo serve a sottolineare la mancata osservanza di un patto.

4) Tizio accetta l'inizio di una relazione o di un impegno, perché si assume la responsabilità di iniziarli. Se non li porta avanti, omettendo di fare quello che dovrebbe

fallisce al suo impegno. Così, se un avvocato accetta un giovane neo-laureato nel suo studio legale e poi non compie alcuna iniziazione con lui diremo che quell'avvocato fallisce al suo impegno di dare un tirocinio all'aspirante avvocato. Lo stesso per qualsiasi professione, poiché principio fondamentale di qualsiasi società che si consideri tale è 'insegnare un'arte' o 'insegnare una tecnica' che si possiede ad altri, in maniera da garantire una successione alle generazioni. Sappiamo tutti che vigeva il brutto vizio di far lavorare direttamente il figlio nella propria bottega, quando essa era avviata. Pessima abitudine anche questa.

Naturalmente, abbiamo detto, insegnare a chi può ricevere. La trasmissione si attua da soggetto dotato di conoscenza a soggetto che può produrre frutti da quella conoscenza. L'iniziazione non è mai una procedura attuabile con chiunque. In questo modo speriamo di aver chiarito la cosa a chi contestava o a chi non aveva compreso.

In lingua inglese, il verbo ha alcuni significati in più perché venne bene in quella lingua rappresentare situazioni in cui 'manca' qualcosa, 'non funziona più' un meccanismo, 'si arresta' improvvisamente qualcosa che ci si attendeva funzionasse. E il 'fail' inglese - come nella seconda frase sopra - serve anche a indicare il fatto di 'omettere' qualcosa che si sarebbe dovuto fare. Tutte situazioni riassunte nel nostro 'mancare di'. Mancare di funzionare, mancare di fare, mancare di osservare una fase, mancare perfino come 'abbandonare di (fare)'.

FAQ. Perché in epoca moderna il 'failure' andò a rappresentare l'insuccesso?
Questo è un fatto più che altro sociologico. Mancando un corrispettivo del 'riuscire' (perché 'non riuscire' è solo il verbo con la negazione) si trovò facile e comodo fare occupare il dominio al 'fallire', e per esteso anche al suo sostantivo 'fallimento'. Occorre dire che in lingua italiana è perfino più pesante che in inglese (il 'failure' suona più meccanico, mentre da noi suona proprio come 'insuccesso, fiasco' e probabilmente è la lingua italiana ad avere esagerato).

FAQ. 'Iniziazione' cosa è, nel suo opposto al 'fallimento'?
E' appunto osservare un impegno e realizzarlo, nei confronti di una persona. Io, ad esempio, con Memoriale ho iniziato molta gente a un nuovo ordine mentale introducendo al nuovo mondo. Quando insegno astrologia 'inizio' qualcuno poiché gli comunico una conoscenza (se morissi, perirebbe con me). Molti non si accorgono di questo perché non hanno senso civico e hanno sempre vissuto nell'incuria e nell'anarchia. Se mancano princìpi informatori dell'azione, che diano anche un senso alla vita, la persona diventa pian piano un 'fallito' poiché non realizza scopi e obiettivi.
Certo, questi non sono necessariamente 'alti'. C'è chi si pone come obiettivo quello di figurare con un paio di fotografie su un settimanale e se realizza quest'obiettivo dirà a se stessa che è riuscita, ma sono cose passeggere. Il senso più completo del termine si vede lungo un arco temporale più dilatato, perché altrimenti diremmo anche di non aver fallito di trovare un buon dentifricio al market, di non aver fallito di trovare una buona compagnia per il ristorante di stasera ecc.ecc.

FAQ. Nel sito vedremo solo 'omissione di iniziazioni'?
No, vedremo entrambe. Sia i casi belli sia i casi negativi. Da alcuni l'ho ricevuta, da altri no. Anche qui, meglio chiarire. Non tutti sono casi interessanti. I casi di iniziazione mancata riguardano procedure di accesso non rivestite da un insegnamento, da una guida. Diciamo, abbandonate un pochino al caso. Quei casi in cui l'adulto o la persona già introdotta dice a quella che viene avviata di 'aggiustarsi un pochino da sola'. Questo è un errore che molti compirono, pensando che spettasse alla persona fare tutto (o quasi) da sé. Scaricandosi in questo modo della responsabilità di avviarla, nella maniera più sana.

Pagina pubblicata il 22 agosto 2005 e ripubblicata il 30 agosto con lievi modifiche