
Cosa facciamo con la logica
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Per capire quanto affermo in questa pagina basta applicare il 'tutti' a una qualsiasi realtà. Scopriamo che la casistica è varia. Se una persona parla di 'tutti gli inquilini del suo palazzo', è possibile qualsiasi cosa in dipendenza del tipo di azione, della direzione dell'azione, della percezione del parlante. 1. Tutti gli inquilini del mio palazzo ieri mi hanno telefonato Qui è la frase stessa (=la lingua) ad escludere il parlante dal 'tutti'. 2. Tutti gli inquilini del mio palazzo ieri hanno telefonato Qui il parlante intende sicuramente escludersi, altrimenti avrebbe usato un'altra espressione. 3. Tutti gli inquilini del mio palazzo dormivano in quel momento Qui la realtà esclude senz'altro il parlante dal 'tutti'. Altrimenti, da 'dormiente' non avrebbe potuto accorgersi di questo. 4. Tutti gli inquilini del mio palazzo ieri hanno ricevuto quel volantino elettorale Qui non si sa. Possibili entrambe le cose. Né la frase né la realtà ci dicono se anche il parlante lo ha ricevuto. 5. Tutti gli inquilini del mio palazzo hanno il riscaldamento centralizzato in funzione Qui la realtà include il parlante nel 'tutti'. In caso contrario, il parlante avrebbe specificato in altro modo (con cose tipo 'A parte me'). 6. Tutti gli inquilini del mio palazzo erano davanti al televisore, mentre ero ospite del Costanzo Show Qui la realtà esclude senz'altro il parlante dal 'tutti', poiché ci dice che in quel momento egli era da un'altra parte ed essendo lui protagonista dal vivo di un programma non poteva essere davanti al televisore. CONCLUSIONE: O 1) la lingua o 2) la realtà o 3) l'intenzione del parlante intendono esclusione o inclusione del parlante stesso. Se però dipende solo dall'intenzione (pensiero) del parlante, la lingua non soccorre nel farcelo capire. La differenza che importa è proprio la fonte. Se analizziamo una frase generica senza darle un discorso diretto pronunciato da qualcuno è un conto; se la mettiamo in bocca a qualcuno è un altro. Tutti i Milanesi si amano Detta così, significa 'nessuno escluso'. Se invece "Tutti i Milanesi si amano" è la frase di Gianni, che è di Milano, l'approccio cambia poiché siamo dentro un sistema di riferimento (pensiero di Gianni) e qui sono possibili entrambe le possibilità, esclusione o inclusione. Questa era la prima trappola, della quale nessuno si avvide mai per secoli (sembra strano, eppure è così). La seconda riguarda la veridicità della veridicità. Sembra un gioco di parole e invece è solo realtà. Se io dico che Piero dice il falso e poi parlo di me che dico questa frase la logica crea antinomie, poiché dicendo il falso io Piero dice il vero e dicendo il vero io Piero dice il falso. Come vedete, è solo un incrocio di concetti. Nulla di più. Si persero tutti. Tutti tranne te? Esatto. |
Con la logica si studia(va) la correttezza del ragionamento e del pensiero su un determinato oggetto, nelle strutture formali. Da sempre dissero ad esempio: "Il tuo ragionamento fila, dal punto di vista logico". Cosa significava? Voleva dire: quello che tu affermi ha senso e fila perfettamente, enunciato con la lingua (mezzo di comunicazione valido per tutti). Cosa vuol dire 'strutture formali'? Vuol dire che il ragionamento doveva contenere una serie di idee connesse tra di loro. La logica richiede due cose, entrambe irrinunciabili. La prima è una perfetta conoscenza delle parole usate, nel loro significato. Se chi parla confonde una parola con un'altra, ritendendole identiche, viene a mancare il primo presupposto necessario affinché la comunicazione sia perfetta. La seconda è una speciale attitudine della mente, nel restare entro i binari del discorso avviato. Colui che discute per mezzo della logica deve sapere fin dal principio che non può cambiare i termini del suo discorso (e spesso l'interlocutore vi dirà ad istinto: "Ma questo che c'entra?"). Dopo aver fatto un'affermazione, qualora essa permetta ragionevoli dubbi, occorre che la persona stessa la dimostri. Allo scopo soccorrerà naturalmente qualsiasi mezzo. Esistono affermazioni esistenti già in natura, che non necessitano di un sistema di riferimento. Basta enunciare la legge (esempio: secondo principio della dinamica) e quella esiste da sola (=vi si può ragionare, senza pericolo di equivoci). E poi affermazioni che, dipendendo dalla percezione (o intuizione) di un soggetto, hanno bisogno di un sistema di riferimento allo scopo di sapere con precisione cosa si debba intendere. Abbiamo visto che questa era la distinzione da fare, nell'attribuire a qualcosa a una generalità di persone. Se Tizio è francese e dice che tutti i Francesi sono bugiardi, dipende sempre dal sistema. La frase, detta così, significa che è bugiardo anche Tizio. Ma la frase, valutata quando emessa da un individuo, può assumere un diverso significato. Se Tizio intendeva dire 'tutti tranne me' poteva benissimo farlo dicendo quella frase, perché egli parla di una comunità e non è detto che egli vi comprenda la propria persona. Supponiamo che io dica: "A casa mia mentono tutti, non fidarti". Anche qui, stesso discorso: la frase, da sola, direbbe che mente anche chi la dice. Ma il più delle volte non capita così. Qual è la trappola? La trappola stava qui nel fatto di attribuire il concetto alla stessa frase (o soggetto) che la enuncia. La logica la contorce contro se stessa. E' il caso di un'attribuzione di veridicità proprio a una frase che parla di veridicità. Tutte le volte in cui una persona parla di verità o di falso, riferendoli ad altri o a se stesso, si espone alla possibilità di incontrare un'antinomia (non un paradosso, attenti). Se l'oggetto fosse il 'mangiare' o il 'camminare' non avremmo problemi. Diremmo ad esempio: "Tutti i Cretesi mangiano alle 13". E anche chi lo dice, se fosse Cretese, mangerebbe anche lui alle 13. Con il 'mentire' il discorso si complica, poiché questo oggetto - applicandosi alla frase stessa - smentirebbe anche quest'ultima. E così nessuno potrebbe mai dire: "A casa mia tutti mentono" se non aggiungesse "Tranne me". Ma è solo una trappola determinata appunto dal fatto di attribuire un'idea di veridicità alla frase stessa che di questa parla. Basta separare i sistemi: SISTEMA DEL TUTTI IN ASSOLUTO - SISTEMA DEL TUTTI ENUNCIATO DA UNO CHE INDICA IL TUTTI ESTERNO CHE (NON) LO COMPRENDE. Il problema è risolto. Ci caddero tutti. Tutti tranne te? Esatto.
Leggendo questa pagina scopriamo alcune relazioni tra lingua, realtà e pensiero del soggetto. Quest'ultimo si avvale della prima per manifestare la seconda. Quest'ultima esiste comunque, ma ha sempre bisogno di essere descritta con la lingua e possibilmente mediante un metodo che rende 'sistema' tutto quanto elevandolo a logica. Non sarebbe logico dire una cosa anziché un'altra, poiché l'insieme non quadrerebbe più. E così ecco che l'animale dotato di logica (uomo) conquista con il suo pensiero alcune verità e raggiunge in questo modo l'obiettivo della chiarezza di idee intorno a una serie di concetti. I principi che servono per ragionare in modo corretto forma(ro)no nel loro insieme un sistema logico di pensiero. Questo, se completo, dev'essere in grado di rispondere a tutte le obiezioni. Come abbiamo spiegato nella pagina 'visione', un sistema o una scuola di pensiero 'chiudono' ciascuna questione che non sia discutibile soddisfacendo a tutte le possibili domande e gli eventuali dubbi. Chiudendosi, il sistema dice che su quell'argomento non esistono altri punti di vista e dunque le semplici opinioni su di esso non hanno consistenza. La lingua stessa fornisce questa base. Ecco dove molti si perdono. Si perdono soprattutto giornalisti, che pur maneggiandola ogni giorno ed essendo le persone socialmente più lette, non conoscono norme e principi stessi. La conseguenza è che parlano 'liberamente' di cose che viceversa hanno un'unica trattazione. La logica non può consentire 'deragliamenti', perché in questo caso non sarebbe più logica. Si deraglia quando ci si contraddice. Si deraglia quando non si sa reggere gli argini di un discorso e si scantona. Si deraglia quando non si conosce il fondamento di un sistema, cioé i principi che lo regolano. Uscendo dalla logica, ci impoveriamo. La logica è stata infatti una grande ricchezza dell'uomo, che ha permesso di sostenere il pensiero e la vita associata in ogni manifestazione. L'economia stessa è fondata almeno al 75% di logica. Il diritto ha sempre una sua logica interna. Noi stessi ci accoppiamo e amiamo secondo una logica dettata dal nostro corpo e ad essa dobbiamo obbedire. Senza logica non possiamo vivere.
Ma bisogna aggiungere - a tutto questo - un complemento necessario.
Usando soltanto il pensiero organizzato in forma di logica, senza
intuizione, non arriviamo a particolari scoperte sulla realtà.
Ecco perché occorrono altre scienze, rispetto a quelle tradizionali
che formano oggetto di studio nelle università.
Abbiamo nel frattempo superato tutte le indagini delle scienze sociali del XX secolo.
Il nostro ruolo nell'Universo, dunque, cambia. Anziché esseri che vivono a caso
o in base a mere relazioni interne alla società, noi diveniamo soggetti
che riproducono anche sulla Terra una immagine del cosmo. Il tema
natale non è altro che uno dei sistemi logici per definire questa realtà,
poiché con la logica di quelle posizioni noi vediamo l'uomo nascere, muoversi,
esprimersi e morire.
Pagina
dell'11 ottobre 2005 - Ultima modifica il 12 ottobre 2005 |