
Oggi
sorridiamo, ma lo stesso fecero loro
Pagina presente in passato su Memoriale
Chi cammina va avanti, ed è portato per questo a guardare con superiorità a chi ha camminato prima di lui. Spesso arriva addirittura a (sor)ridere di chi lo ha preceduto. Basta guardare una pellicola degli anni '30. Basta guardare una cronaca di una partita di calcio degli anni '40. Basterebbe guardare oggi la proiezione di spezzoni di vita familiare di 80 anni fa. In una certa misura, il fenomeno si verifica anche con piccoli segmenti temporali (dal 1984 a oggi, dal 1987 al 1994, dal 1981 al 1987). Più corto è il segmento, più acuto e profondo dev'essere lo sguardo di chi valuta la differenza che ci separa dal passato. Occorre una mente molto analitica e persino dedita a feticci per spiegare cosa ci separi oggi dal 1999, ma si può fare. Occorre una mente intelligente e superiore per dirci cosa ci separi oggi dal gennaio 2003. Occorre un cervello particolare e sopraffino per dirci cosa ci separi oggi da un mese fa.
Questo è comunque un esercizio utile. Con la lingua, il procedimento diventa addirittura 'tipico', perché le parole sono anche parte di noi. Perché la lingua è testimonianza di un popolo. Perché la lingua è quotidianità. Perché la lingua è materiale vivo nel momento in cui si manifesta. Perché la lingua ha relazioni con noi.
Tutti capiamo che chi nasce oggi può sorridere al vedere cose, testi e leggi di qualche decennio fa. Ma lo stesso avrebbero fatto i giovani di allora con i loro predecessori di 50 anni prima (se solo ne avessero avuto la possibilità). I giovani oggi potrebbero perfino non credere che uscì una legge (la 23.12.1940 n.2042) che proibì l'uso di parole straniere in cartelloni, manifesti, avvisi pubblicitari. Non si poteva. Non sto scherzando. Chi avesse usato parole estere in quei settori avrebbe commesso - almeno teoricamente - un illecito. Mentre noi oggi usiamo parole nella massima libertà (anche sbagliando, anche tradendoci, anche dicendo cose brutte) allora si pensava che dall'alto dovesse arrivare una regolamentazione, una serie di direttive. A che scopo? Proteggere la lingua nazionale. Allora non esisteva un mondo globale, allargato come lo concepiamo noi. Allora esistevano frontiere in tutti i sensi. Si pensava che una lingua dovesse quanto più possibile non importare termini stranieri dalle altre. Come fare? Cercando di proibire. Tentativi sterili, naturalmente. Cose da ridere. Ciascuno di noi, parlando, è inserito in un ordine che non ha frontiere e coazioni. Ma a questo allora quegli uomini non arrivavano. Non ci arrivavano neppure i linguisti, neppure gli scienziati, che anzi erano i più rigorosi e i più 'autarchici' nel respingere quelle importazioni. Si dicevano 'forestierismi'. Sappiamo che i dizionari, ogni 3 o 4 anni in media, intervengono per fare il punto della situazione accogliendo o mettendo in guardia. Lo abbiamo visto verificando cosa successe per le 'emozioni', a lungo tenute a distanza e sconsigliate. Molto interessante rivedere oggi il dizionario 1942, nella lista di 'parole straniere' che quella legge proibiva indicando il sostituto italiano. Ne vediamo alcune. Avvertenza di non ridere, di non stupirsi. Erano uomini diversi da noi.
Alcool.
Niente, non piaceva. Si proponeva (di usare) àlcole.
Cachet.
In farmacia, si raccomandava il 'cialdino'.
Cabaret.
Questa parola allora non aveva il senso diffuso di 'teatro
brillante'. Era piuttosto un timido sinonimo di caveau. Si
raccomandava 'taverna'.
Forfait.
Si dica 'tantum'.
Wurstel.
Meglio 'salsiccia viennese'.
Record.
Primato.
Speaker.
Annunziatore.
Manager.
Si dica 'gerente'.
Jazz.
Scrivete giàz
Copyright.
Diritti riservati
Sprint.
Scatto
Foulard.
Straccio-seta
Pain carré.
Panquadro
Mousse.
Spumone
Brioche.
Brioscia
Bisogna però essere onesti, e registrare tanti generi di accadimento linguistico. I termini finora ricordati erano A) 'tentativi inutili o andati male'. Ma ci furono B) 'tentativi azzeccati'. Tali furono indicazioni che anticiparono la realtà, azzeccando il prosieguo. Qui fu quella legge a dare lezione, rispetto a una timida realtà straniera che non riuscì a soppiantare quella italiana.
Buffet freddo.
Tavola fredda
Croissant.
Cornetto
Steeple-chase.
Corsa a ostacoli
Express.
Rapido (treno)
Potage.
Zuppa
Parlour.
Sala
Comptoir.
Banco
Agreement.
Accordo
E infine match pari, cioé coabitazioni nel medesimo dominio. Possiamo definirli qui C) Tentativi legittimi o fruttuosi, dato che l'italiano proposto se la vide pari a pari con l'estero e riuscì a conservare una sua posizione.
Match (pugilato).
Incontro
Leitmotiv.
Motivo conduttore
Sprinter.
Velocista
Round.
Ripresa
Cottage.
Villetta
Carnet.
Taccuino
Coupon.
Tagliando
Made in.
Prodotto in
Grill.
Rosticceria
Cosa era
successo? Quegli uomini non potevano sapere che esiste
spazio-tempo e che 60 anni dopo un signore chiamato Monni avrebbe
inventato il concetto di 'dominio' (insieme con quello di
probabilità). Non potevano sapere (o arrivare a capire) che
anche le parole hanno sorti che dipendono da vicende simili alle
nostre. Combattono, vincono, perdono, pareggiano (e coabitano). La
loro vita è in parte comune alla nostra. Il prosieguo qui rese
chiaro dal nostro stesso uso quali si affermarono e quali no. Allora,
intorno al 1940 nessuno poteva fare previsioni. Oggi, 64 anni dopo
possiamo fare un bilancio e stendere così una verifica come
quella che ho fatto in questa pagina. Andando a calcolare, abbiamo
appurato che per un buon 50% sbagliarono. Quella lista non poteva
prevedere che molte parole straniere sarebbero entrate stabilmente
nella nostra lingua.
Le
proposte che si facevano cosa erano? Due cose. A) Semplificazioni logiche
o B) Sostituti fonici. Le prime erano reinterpretazioni
(goal-average=quoziente reti), le seconde corrispondenze (marron
glacé=marrone candito). Vinse chi entrò di più
nell'uso, essendo maggiormente gradito o suonando meglio dell'altro.
Chi perse, come vedete, scomparve. Ma non ci furono solo 1-0. Ci
furono anche 2-1, 3-1, 3-2, 4-0. A seconda della prevalenza più
o meno schiacciante, o del relativo equilibrio nella lotta tra
diversi termini per accaparrarsi un dominio.
Dopo un 5-0 o un 6-0 che succede? La parola scompare e non verrà più accolta nemmeno nei dizionari. E' come se dopo una sconfitta umiliante una squadra di calcio si sciogliesse e andassero tutti a casa. Quei suoni si perderanno, dopo la loro sconfitta. Sconfitta perché? Semplice: perché non li abbiamo mai usati. Uomini diversi da noi ebbero a temere. Poi qualcosa detto da loro si avverò, poiché effettivamente si ebbe B. Per altri casi, entrambe le versioni vennero usate (C). Ma almeno nel 50% dei casi, si ebbe qualcosa che oggi fa ridere (A). Un ridere però fin troppo facile. Parlarne sessant'anni dopo è come analizzare la vostra schedina un mese dopo le partite già giocate. Voi butterete via la schedina perché se non avete azzeccato un tot per vincere non serve più. Il senso del ridicolo si ha soltanto perché il tempo non ha consacrato quel che un tentativo iniziale adombrava. Per foulard, allo stesso modo, avremmo potuto proporre 'fazzoleta' o 'straccino'. Allo stadio del 'proporre' tutto si può dire. La legge fu più in alto dei cittadini solo perché in quanto legge si osservava. Tutto si decide nella realtà, nel soffio della vita. Nella vita vincono suoni. 'Foulard' vinse da subito 10-0 non perché aveva qualcosa di superiore, ma perché il suono veniva molto bene e dava anche un'immagine molto efficace rispetto al concetto. Così tutti usarono quello. 'Garage' era immensamente più comodo di 'autorimessa'. Qui si ebbe però un 3-1, che poi divenne 4-1. Arrivato a questo, l'autorimessa nei primi anni '60 si ritirò.
Ma quelli di 60 anni fa sorridevano di quelli di 60 anni prima? Talvolta, ma molto meno. Non avevano i mezzi, i libri, il tempo, il cervello che abbiamo noi oggi rispetto a un patrimonio di dati di cui siamo padroni. Se li avessero avuti, avrebbero fatto lo stesso coi loro predecessori. L'italiano parlato ma soprattutto scritto del 1880 oggi fa ridere. Il primo era limitato a poche migliaia di parole e molte - anche nella lingua nazionale - venivano espresse con termini locali o anche dialettali. Il secondo non aveva nulla a che vedere con la lingua di oggi. Era un linguaggio molto retorico e complesso, costituito di un 40% di termini che oggi non esistono più e con una costruzione molto diversa della frase. Leggendo oggi, diremmo che si faceva accademia. Ma la verità è che si scriveva così. I sapienti e quelli che avevano studiato, che erano intorno al 10% della popolazione, scrivevano 'soltanto' così. Nel 1880, così come la calligrafia, esisteva anche l'arte di costruire in modo accademico la lingua. E non si aveva idea di sintesi. Chi dominava la lingua si esercitava, senza che altri potesse opporglisi. Già nel 1940 avrebbero riso perché si costruiva in modo più sintetico e meno acrobatico. Ogni 60 anni - qualcuno pensò - rivediamoci per fare una verifica. Ma la cosa si può fare una sola volta (esempio, i ventenni del 2004 che si danno appuntamento al 2064). Nel 2064, ci sono soltanto 10 possibilità su 100 che io sia ancora vivo. Così, se qualcuno che ha oggi vent'anni vuol seguire il mio consiglio provi a segnarsi un appuntamento con un suo coetaneo. Questa pagina resterà sempre così, per voi due. Ma vi prego, nel 2064 non ridete troppo di noi del 2004.
Pagina pubblicata il 30 novembre 2004