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Si dice 'lingua imprecisa' l'uso errato di una parola. Chi scrive vorrebbe dire una cosa, poiché ha in testa un concetto, e utilizza una parola che non corrisponde a quel concetto. Perché? Soprattutto, perché non conosce bene il dizionario e soprattutto il problema del dominio. Vorrebbe dire una cosa, e usa la parola di un'altra. Ecco spiegato in sintesi il concetto di lingua imprecisa. E' importante? Sì, perché quella parola è nata per dire una certa cosa e non un'altra. Ciascun suono serve a definire un concetto ma non un altro. Per alcuni, nacquero estensioni di significato. Ma se non nacquero, non potete usurpare voi il dominio di una parola usandone un'altra. La lingua imprecisa non è un errore da 'matita rossa o blu', ma è proprio il sintomo che la persona non conosce un attrezzo del mestiere. Qui, per forza di cose, devo considerare ciascuno equivalente a un altro. Un giornalista di 'Oggi' equivale a un giornalista di 'Repubblica', poiché tutti maneggiano la lingua e tutti dovrebbero conoscerla. Una frase dovrebbe essere corretta dappertutto, che voi la diciate per strada o che la declamiate in un'aula di tribunale. Una parola dev'essere aderente al suo dominio dappertutto, che voi la prendiate a casa vostra o durante uno show televisivo. Numero di 'Oggi', in edicola due settimane fa. Giovanni Valentini scrive che tra il Ministero dell'Istruzione e il popolo che studia si è verificato un cortocircuito, in seguito alla riforma Moratti. Cortocircuito è un'improvvisa scomparsa della resistenza elettrica, spesso per aumento anomalo di corrente. Cosa c'entra? Il Ministero e quel popolo sono 'ai ferri corti', 'in tensione' (questi sì) ma da sempre. Se voi dite 'cortocircuito' sembra che improvvisamente, d'un tratto, alcuni siano andati in lite. Non aveva nulla a che vedere, questa parola, con il caso presente. Sullo stesso numero, un servizio di Maria Laura Giovagnini su Scott Turow viene corredato da una foto con didascalia in cui si dice che egli è saccheggiato dal cinema. Ma quando mai! Saccheggiare vuol dire depredare, portare via da, sottrarre. Cosa c'entra? Non è che i registi prendano trame sottraendole e non pagando i diritti. Semmai le storie di Turow vengono sfruttate, rappresentate, che sono concetti positivi e non negativi come l'altro. Sullo stesso numero, Claudio Martelli scrive che i reality sono la nuova Mecca dei palinsesti. Ma Mecca dovrebbe significare 'luogo remoto e mitico, in cui le persone cercano di realizzare le loro aspirazioni'. Allora quei programmi saranno la Mecca di queste persone, non dei palinsesti. Su 'Repubblica', quel giorno, compariva una Russia come 'villaggio Potemkin'. Ma la 'Corazzata Potemkin' era un incrociatore in cui avviene una ribellione. Il film intendeva denunciare l'oppressione del potere. Cosa ha a che vedere? Sullo stesso giornale, una nota redazionale riporta virgolettate le seguenti dichiarazioni di Berlusconi (di cui, come sapete, questa categoria riporta anche i sospiri quotidiani): "Il governo si impegnerà per far approvare dal Parlamento la legge sulla libertà religiosa entro questa legislatura". Boh. Attendiamo che qualcuno ci spieghi cosa significa: chi vuole non può genuflettersi, su un tappetino, a recitare formule in arabo? Chi vuole non va regolarmente a Messa perfino nei feriali? Chi è che lo impedisce? Come vedete, si passa da un'invenzione all'altra. Difficile capire, con il nostro premier, dove iniziava l'opera di fraintendimento del giornalista e dove finiva la sua inabilità ad esprimersi. |
Lingua imprecisa Il numero della 'Gazzetta dello Sport' di oggi, 17 novembre 2005, è perfetto. Ma, come accade ad un arbitro che opera bene per 89 minuti e poi commette un errore decisivo, anche qui un solo errore - ripetuto per ben tre volte - rischia di non far vedere il resto. Sto parlando dell'abusatissimo 'gol fantasma'. Attenti, 'fantasma' significa simulacro che inganna, essendo solo un prodotto della immaginazione. Avendo un'allucinazione, voi vedreste ad esempio uno spaccio-fantasma in un deserto. Sognando ad occhi aperti, vedreste una immagine-fantasma. Ma una palla che era gol mentre gol non è stato concesso dall'arbitro non è un gol-fantasma. E' solo un gol non concesso (ingiustamente). La cosa buffa è che sarebbe fantasma il contrario, cioè se l'arbitro avesse visto come gol una palla che gol non era. Quindi, attenti. Anche la lingua può ingannare.
Cosa fantasma= Cosa che non c'è ma che si crede di vedere
Lo stesso autore, poi, commette un secondo errore affermando che il risultato dice una cosa (pareggio), ma la verità è un'altra. Anche qui, la verità nulla ha a che vedere. Se l'arbitro sostiene di non aver visto 'dentro' quella palla dice la verità, perché lui ha visto effettivamente così. La verità, insomma, rientra solo negli attributi di una proposizione. In questa pagina vorrei parlare anche di un altro fenomeno, che fa ugualmente parte di una lingua imprecisa. Alcune parole-prezzemolo tornano, con una frequenza che è esattamente antitetica alla precisione richiesta dalla lingua. Esse sono talmente comode che potrebbero essere poste in qualsiasi frase. Proprio per questo occorre essere vigili. Vediamole. 1) Trattarsi di. Si tratta di una questione attesa ma non per questo priva di risvolti: il Parlamento ha approvato la finanziaria. Talmente comoda che potrebbero essere posta in qualsiasi frase. Introducendo in questo modo, noi potremmo iniziare qualsiasi affermazione e parlare di qualsiasi cosa. Potremmo dire: Si tratta di una riforma che devolve le competenze agli enti locali. I leghisti hanno esultato: si tratta di un comportamento censurabile, che potrebbe avere conseguenze effimere. Il Centro-sinistra ha affermato che si tratta di sterile trionfalismo, mentre Berlusconi ha detto che si tratta della più interessante legge approvata finora. La genericità dell'espressione rende ovviamente fondamentale inquadrarne l'ambito. Preliminare chiarire che il 'trattarsi' non può diventare sinonimo del verbo 'essere'. Ogni qual volta noi lo troviamo come tale, notiamo che l'autore ha forzato la lingua. Se potete dire che una cosa è quella, usate senz'altro il verbo 'essere'. Così, diremmo che è una riforma o che è un comportamento censurabile. Quando prendere il 'trattarsi'? Specificamente, quando l'accento viene posto sulla descrizione dell'oggetto con un interesse che si concentra proprio sulla descrizione stessa. Allora sarà bello scrivere che Si tratta di un errore di distrazione: Cerruti voleva dire 'gol annullato' e ha tirato fuori un fantasma se è fondamentale dire di che categoria sia quell'errore. E' come se noi ponessimo un dito indicatore verso una certa realtà e avessimo bisogno di descriverla. Un altro caso che richiede è il 'trattarsi' è quello in cui si sottolinei una cosa sorprendente o inattesa (1), oppure quando si smentisce una persona (2). (1) Si tratta di un portachiavi. Tutta qui la sorpresa dell'uovo di Pasqua. Cosa credevi di trovare? (2) Ma si tratta solo di una uscita per andare a un ristorante, mentre loro pensavano a un flirt e ne hanno parlato su quel settimanale. 2) Relativo a. Ho posto sul tavolo quella tua pratica relativa ai contributi. Me la prendi per cortesia? Talmente comoda che potrebbero essere posta in qualsiasi frase. In qualsiasi contesto potremmo descrivere l'oggetto come 'relativo a un'altra cosa'. Ti ho detto che il permesso relativo a questa tua assenza non te lo posso dare / Il verdetto relativo alla causa della giornalista del New York Times è atteso per questa sera. Quando prendere il 'relativo a'? Diciamo, in circostanze in cui vi è pericolo di confusione con una diversa appartenenza: Il caso deciso dal giudice sportivo è quello relativo alla espulsione per doppia ammonizione, non a quella per proteste oppure quando è specifica ed esclusiva l'appartenenza: I dati relativi all'anno 1981 sono quelli che ho indicato. Non puoi prenderne altri anche se in entrambi i casi, il 'relativo a' vale a burocratizzare un po' troppo la lingua. 3) Legato a. E' una questione legata al clima di Tangentopoli dei primi anni '90 Talmente comoda che potrebbero essere posta in qualsiasi frase. In qualsiasi contesto potremmo descrivere l'oggetto come 'legato a un'altra cosa'. La sua è una comicità legata al dialetto toscano / Il suo successo, legato al reality-show, è dovuto a... Quando prendere il 'legato a'? Diciamo, in circostanze in cui veramente il soggetto appare connesso in maniera speciale e degna di attenzione a un'altra cosa, come in: L'impresa di Memoriale, legata a un'intuizione linguistica, mise in difficoltà tutti Abbiamo notato un'eccessiva frequenza del 'legato' in molti commentatori televisivi, che non trovando un attributo più specifico, risolvono casi di vuoto momentaneo ricorrendo al 'legato'. Ma anche il verbo 'legare', preso per lo stesso significato, è sempre un eccesso. Lo abbiamo notato ad esempio nel secondo volume della Garzantina-cinema, dove si afferma che Veronesi lega il suo lavoro al successo di due attori toscani. A parte che dire questo, per un regista, è molto limitativo... non c'è chi possa legare il suo lavoro al successo di un altro. Semmai lo si sfrutta, si sale su quel carro, ci si aggrega. Un lavoro non si lega, specialmente nelle biografie di un'enciclopedia, perché va valutato obiettivamente per quello che è stato. Ingrassia legava al suo lavoro al successo di Franchi? Anche se potremmo pensarlo, sarebbe poco bello e corretto dirlo. Se la Mazzamauro dovette qualcosa al successo del personaggio di Villaggio, questo non vuol dire che siamo autorizzati a vedere il suo lavoro 'legato' a quello. Più cadiamo in questi facili 'rimorchi', che spesso risolvono nostre carenze, più diventiamo noi stessi imprecisi. Pagina scritta in parte il 1 novembre e in parte il 17 novembre 2005, ripubblicata il 14 giugno 2006 |