Imparare una grammatica

Una grammatica si può imparare, nel corso del tempo, in vari modi. Il più classico è quello di impararla tutta insieme, cioè studiando regola per regola corredate di esempi. In un semestre si può anche vedere e apprendere bene tutto questo patrimonio. Resterà però 'lettera morta' qualora non ci si applichi alla contemporaneità, con esempi 'dal vivo' che valgano a rinforzare l'orecchio e la pratica. Così, tra i più produttivi, quello di prendere una fonte in lingua madre per leggerla e mettere in rilievo i passi che a uno studente di lingua appaiono interessanti e degni di attenzione.

Questo è un modo utile, perché la nostra mente capta due ordini di dettagli:
1) Tutto ciò che non conosceva (parole, regole, sintassi ecc.), che manda in archivio;
2) Tutto ciò che le appare strano. E qui, naturalmente, una verifica con un insegnante o in un manuale di lingua spagnola darà la spiegazione del caso.

L'autore ha più volte fatto questo esercizio con la stampa italiana, restando nel suo solco linguistico materno, ma abbiamo visto - con occhi certo molto critici - che un madrelingua sente scarso interesse nel ripassare sulle orme di un suo connazionale poco qualificato come un giornalista di un quotidiano.

Più interessante farlo da 'apprendista' di una lingua straniera, perché la lettura servirà a colmare dei vuoti e a spiegare cose che un normale corso non riuscirebbe a mettere in evidenza. Ci soccorre, qui, un senso della lingua capace di scovare passaggi strani o tendenze che una lingua di oggi - a differenza del passato - permette. Bisogna naturalmente nutrire un certo interesse di partenza. Inoltre, è necessario possedere il gusto della penetrazione entro un universo così misterioso e lontano da noi come un sistema linguistico dotato di regole che non fummo noi a creare a tavolino.

Insomma, ritorna su Grammatiche il connubio grammatica-stampa quotidiana, che avevamo trovato nel 2000 quando costruimmo in questo modo sul Web quattro grammatiche. E' il metodo di leggere, facendosi fermare l'occhio su passaggi che lo colpiscono. La prima pagina del 3 giugno 2005 del quotidiano 'El Pais' riserva poche sorprese. Anzitutto, annoterei in memoria i numerosi casi in cui l'azione del soggetto, in spagnolo, regge un complemento di termine e non un complemento oggetto. In italiano abbiamo fatto transitive molte azioni che per gli Spagnoli richiedono inderogabilmente l'a di complemento. Non è del buscar una salida a la crisis che stiamo parlando, ma di quel poner en libertad a casi 400 presos palestinos. Interessante notare che esistono ancora residui di questa tendenza nell'Italia del sud, dove ad alcuni - con poca istruzione - sfugge talvolta di dire 'Ho preso a mia madre'. In generale, possiamo dire che la gran parte di questi casi è rimasta nell'era moderna... in lingua spagnola, come si rimane tra coniugi anche quando ci si dovrebbe separare. Non è bello che questi verbi transitivi reggano ancora la preposizione a. Ve ne accorgerete da una frase come Una bomba mata en el centro de Beirut a un popular periodista antisirio, presente in questa pagina. Diremmo che è uno dei casi che ce la fa sembrare ancora antica, poco (ri)adattata al mondo di oggi.

Cari amici di Spagna, perché Poner en libertad a palestinos? Poner en libertad Palestinos!

Cari amici di Spagna, perché Una bomba mata a un periodista? Una bomba mata un periodista!

Quelli sono residui di un'epoca antica. Credevano che quei verbi avessero un 'a' come complemento e così con l'uso fissarono anche una regola, ma non è così. Anche qui, solito discorso: in origine si andava a imitazione e così ci si diede eco. Negli ultimi 50 anni soltanto nel sud d'Italia e per singoli attimi sfugge a qualcuno quella preposizione. Quando l'azione si riversa su un oggetto, occorre fare complemento oggetto. E dunque il verbo è transitivo. Yo mato... chi? Un uomo, non a un uomo.

L'autore ve lo ha spiegato non decine, ma centinaia di volte. Occorre capire quando l'eredità del passato non va bene e riformarla. Questo è il mondo del futuro. Tutto quello che non va bene deve essere abbandonato. Così come con le religioni, questo dovrete fare. Fare abbandonare gli usi che oggi non vanno più bene. Che si usasse così, in passato, non ce ne importerà più nulla.

FAQ. Ma perché si diffuse questo modo?
Semplice. Qualche secolo fa, dicendosi 'usted' o 'ustedes' ci si riferiva alla persona, cioè si diceva come se si fosse obbligati a dire: "Matar a ustedes". Si riteneva che si dovesse usare il terzo caso. Tutti, in Italia, hanno presente questa eredità perché essa si espresse per lungo tempo nello 'spagnolismo' del secolo XVII°, che certamente permeò di sé la società del Sud anche in questo. Non ci spiegheremmo altrimenti come mai nel Sud si dicesse (e si dica ancora, negli strati meno istruiti) come loro: "Tengo" per dire "Ho" e più d'uno dicesse: "Uccidere a uno". Chiariamo, affinché tutto sia limpido: nessun linguista potè mai codificare questa regola. Era talmente illogico usare una preposizione 'a' con un'azione transitiva che nessuno avrebbe potuto fissare una regola con raziocinio e convinzione. Molti si arrampicarono sugli specchi, sostenendo che si faceva soltanto precedere l'accusativo. Errore: se voi dite 'a uno' non è più accusativo, perché sarebbe un dativo, complemento di termine. Quando è accusativo, non può che esserci verbo transitivo e allora qualsiasi forma transitiva rifiuta un'anticipazione con preposizione. Io vedo uno, non vedo a uno. Io saluto la maestra, non saluto alla maestra. Altri sostennero che quel modo era necessario per non fare confusione di ruoli tra soggetto e oggetto. Ma quando mai! Se voi dite "Yo quiero mi hermano" dov'è il rischio di confusione?
La verità è soltanto una. I linguisti tolsero fuori alibi per non dover dire la verità, cioè il fatto che si stava soltanto giustificando l'uso. Un uso ormai inveterato, che negli ultimi secoli non ha avuto contestazioni. Ma talmente illogico e pedestre da irritare. Pensate se in inglese dicessimo "I love to you" o "He killed to his teacher". Non si comprenderebbe perché il soggetto debba avere un tramite, quando l'azione si riversa immediatamente sull'oggetto. Conclusione: mandate tutto nell'archivio del passato, e cercate di parlare bene. Parlare bene e in modo logico significa dire: "El hombre mata un otro hombre". Che poi il vostro orecchio non lo accetti, i primi tempi, è cosa normale perché è stato abituato in quell'altro modo. Ora lo abituerete in questo.

Quello che abbiamo appena detto si collega con i contenuti della pagina 'cambiare', laddove parlo di 'personalità dell'emittente' nel difendere la causa di un'espressione o di una regola che egli ritiene giusta, nei confronti di un'altra. Se cominciate a fare questo, tutti pian piano cambieremo in meglio e gli usi nefasti saranno abbandonati (il passato lo studiamo, se volete... ma non possiamo mantenerlo vivo nella contemporaneità se è morto).

Un'altra cosa poco bella, che scopriamo da questa prima pagina, è la mancata trasformazione in maiuscolo dei popoli. Più volte mi sono soffermato su questo particolare, sollecitando tutti i giornalisti a scrivere Spagnoli e Americani (non spagnoli e americani), perché si tratta di entità umane qualificate da sostantivi con quell'attributo e non di oggetti. Anche in Spagna, si usa così (si parla qui, anche se fuori dall'immagine presente, di palestinos). Seguite la lingua inglese.

A pag.3, colpisce solo i principianti la mancanza di articolo in apertura de las puertas a Turquía. La legge generale è che la lingua spagnola ha predisposizione ad indicare le nazioni senza articolo, come vediamo nella stessa pagina per Alemania e Francia. Questo va benissimo.

FAQ. Ma questo cosa significa? Sbagliano in Italia?
Non è che sbagliano. Diciamo solo che sarebbe meglio usare i sostantivi delle nazioni senza articolo. Dire "Francia è il quarto paese al mondo per turismo", perché dargli l'articolo equivale a indicarne un esemplare mentre quella nazione è unica. Qui faccio un esempio, per i miei connazionali. Dire che "La Anna è gelosa" è un po' restare sull'indefinito, perché esistono centinaia di migliaia di Anna. Dire invece "Anna è gelosa' è più specifico, perché in questo modo l'emittente si riferisce senza alcun dubbio a quella (esempio, la sorella). Per esteso, è la stessa relazione che si ha tra "Le Anna Magnani" e "Anna Magnani". Siccome noi sappiamo che parliamo inequivocabilmente di una certa Anna dovremmo dire "Anna" così come gli Inglesi dicono "England". Qui però si ripete il discorso dell'abitudine: abbiamo sempre fatto così, e se dovessimo cambiare le prime volte ci vorrebbe un immenso sforzo di volontà da parte di tutti (esempio: uno che ferma l'altro che ha usato l'articolo). Se volessi fare lo spiritoso direi: andiamo ad abbeverarci dai Russi che risiedono in Italia. Essi, se fate attenzione, non usano mai gli articoli perché la loro lingua non li ha e non gli vengono nemmeno.

FAQ. Il non uso di articoli è futuristico?
Io credo di sì, almeno nella misura conosciuta dalla lingua inglese che li fa adoperare solo quando sono veramente necessari. E' probabile che se Memoriale sarà ancora in vita, nel 2035 avrà pochissimi 'il' e 'la' al suo interno.

Colpisce anche han decidido negociar perché da noi il 'decidere' regge un infinito ma con il di e ciascuna di queste differenze (ancora esistenti) tra due lingue così simili suscita una certa curiosità, ma quest'uso è ancora apprezzabile. Nella pagina seguente, si scopre che il líder spagnolo esige un plurale e così diventa líderes. Da noi, la lingua lo rifiuterebbe e credo che questo sia un ulteriore motivo di superiorità dell'italiano. Beh, señores, se prendiamo una parola straniera poi sarebbe più giusto lasciarla così, vi pare? Noi prendemmo il garage ma mica la facemmo plurale con i garagi. La lingua spagnola mi ribatterà che non avrebbe potuto far dire los líder ma io confermo che è discutibile. Bruttino, ma più comprensibile, los referendos. A pag.6, qualsiasi studente ai primi mesi scopre che il paradosso diventa femminile in spagnolo e fa paradoja. La fecha fijada de antemano dà un'ovvia curiosità di andare a scoprire e significa 'in anticipo, prima del tempo'. Ecco, per una volta, una espressione molto distante dalla nostra lingua e certamente poco spiegabile in etimologia da un punto di vista razionale. Ma si intuisce che è l'esatto calco dell'inglese 'beforehand'. Potrebbe essere il contrario? In qualsiasi caso, data la brutta ripresa a imitazione (senza nemmeno bisogno, perché avevano altre espressioni) il nostro commento è: Ahi!
A pag.7, il linguista scopre che anche in spagnolo - come in francese - il nostro ex in spagnolo diventa antico (antiguo Movimiento Social Italiano). Algunos proponen salir e anche qui si trova un fatto simile alla reggenza del decidere con infinito senza preposizione. A pag.12 qualsiasi linguista italiano si ritroverebbe stupito al ritrovare Segun informó la policia in cui il verbo manca di un oggetto (la nostra lingua non lo accetterebbe mai, ma il loro segun è già 'secondo quanto'). Antoni Segura è un catedratico di Historia e così apprendiamo come si dice in spagnolo 'professore con cattedra universitaria'. Da noi, quella parola è un aggettivo abbastanza innocuo che trova ormai scarso spazio da molti anni. Sapevate che da loro la nota Carla del Ponte viene definita La fiscal jefa del tribunal sobre la antigua Yugoslavia? Lo abbiamo scoperto a pag. 13.

Un certo Juan Sánchez Torrón di Madrid scrive una lettera al quotidiano sulla Democrazia Cristiana e su Aldo Moro. Qui si impara una parola poco vista in giro come los próceres (sarebbe 'i capi politici' della DC). Poi che in spagnolo scrivono 'en la RAI' (bravissimi nel farla tutta maiuscola!) e non come noi 'alla Rai'. A pag.17 lo studente mette nel mazzo anche la reggenza con semplice infinito a seguire di 'intentar' (senza 'de'). Crea sempre sconcerto, da noi, una frase come Rompió relaciones con el perché qui noi useremmo il complemento mentre loro restano con il soggetto 'el'. Discutibile, ma antico uso che rimase così. Nella pagina seguente, stessa considerazione nella vinculación con el. Siamo assolutamente stupefatti leggendo a pag.18 di un coche propiedad de un policia municipal. Due motivi. Il primo è che è molto bello poter legare 'propiedad' direttamente al sostantivo. Noi diciamo 'una macchina di proprietà'. Il secondo è sempre il policia per 'poliziotto'. Incredibile: la stessa parola per l'intero corpo di polizia e per uno soltanto di loro. A pag.21, lo studente apprende il 'calificar de' (qualificare qualcuno come). Il prefisso 'iper' divenne da loro 'hiper' (pag.22). Si impara poi che in lingua spagnola accettarono anche il verbo 'discrepar' (pag.24), per dire di persone che non sono d'accordo (in italiano esiste solo la discrepanza). In spagnolo, commissaria per qualcosa si dice comisionada para (pag.30) e emittente si dice emisora (32). Sindrome in spagnolo è maschile (el sindrome). A pag.38 finalmente arriva il regno di Internet. Apprendiamo che:

1) web in spagnolo si scrive anche minuscolo (ahi!)
2) i giornalisti qui non hanno resistito a dare maiuscola la testata, ELPAIS.es (brutto!)
3) da loro quello che cerca è il 'buscador'

In spagnolo (alla pag.41 si apprende che) dipinto si dice anche acabado. Lo studente dirà: "Ma non era il participio passato di 'acabar' cioè di finire?". Sì, ma un giorno uno che dipingeva disse "Acabado!" perché aveva finito di dipingere un quadro e da allora anche gli altri dissero lo stesso ogni giorno che vedevano un quadro completato. Effetto dell'imitazione. Nella stessa pagina, colpisce un Adictos a Internet, calco ancora dell'inglese 'addicted to'. Alla 42, troviamo un La guerra ha terminado con cui deduciamo che il passato prossimo qui si realizza con il verbo avere anziché con l'essere. A pag.43, in contrasto con la pag.3, si scopre che però in spagnolo si dice a la URSS e qui finalmente l'articolo compare. A pag.46, anch'essa poco amica della 3, si legge un Decidirán a partir. A pag.47 si scopre che il chill out, genere musicale, è penetrato proprio con la sua parola anche in Spagna. Il nostro 'giro promozionale' si dice la gira de promoción. La presenza di Teresa Berganza, molto più avanti in età rispetto alla foto da noi pubblicata sul Memoriale 1980, a un festival ci fa scoprire che in spagnolo preferiscono dire Irak. A pag.50 la domanda Tiene ya pensado ci colpisce più di tante altre cose perché qui in pratica si costruisce perfino l'ausiliare principale col tener. Per dire debutto gli Spagnoli pensarono di tenersi il debut (inspiegabile perché non si sia fatto strada debuto), ma la stessa pagina 54 ci ricorda che per il film crearono un parallelo filme avendo già 'pelicula'. Ahi, a pag.56 si cade nuovamente con un plurale di casa per Oscars. Attenti, voi Italiani che dovete andare lì. Arte, come in francese, diventa maschile. Ce lo fa sapere il cineasta russo Sokurov, a pag. 58. Alla seguente, apprendiamo che in Spagna si dice Euro anche al plurale, per non smentirsi. Euros. E a pag.60 arriva purtroppo anche filmes. A proposito, scorrere queste pagine è come scorrere qualsiasi rivista italiana, poiché da Tarantino agli Oasis si trovano praticamente le stesse presenze fisse. Voi pensavate che Miguel Bosé fosse scomparso? Nient'affatto. El Pais ci ricorda che el es en concierto en el mes de junio. A pag. 61 troviamo un Via diferente a la de su amada dal quale deduciamo che la lingua spagnola non cerca un dimostrativo come 'ese' o 'aquel' in questo caso (cosa che alla nostra lingua parrebbe talmente strana da configurare un errore puerile). Avevate perso traccia di Johan Cruyff? La Spagna ce ne dà notizia. Dalla pagina 69, che ne parla, apprendiamo anche che esiste un barcelonismo. El Pais è veramente incontenibile, e a leggerlo tutto si impiegherebbe una giornata. Facciamo un salto e andiamo ai programmi di oggi, anche se dall'Italia non possiamo vederne alcuno. Sorpresa: il quotidiano fa anche una sua recensione alle pellicole che la televisione trasmette in serata. Viene trattato male Mi marido es una ruina del nostro Cesena, ma come per le Olimpiadi negli Stati Uniti chi scrive non è insensibile ai richiami della patria e così scrive che però Victoria Abril è comunque una delle migliori attrici europee del momento. Nella recensione apprenderete un curioso aggettivo che la lingua spagnola creò dalla internazionale routine. Loro dicono rutinario. In digitale si ritrasmette 'Divorcio a la italiana', capolavoro di Pietro Germi. Qui sono più generosi. E ci colpisce quel contó con la ayuda de Mastroianni in cui noi avremmo corretto sostituendo il con e mettendo un en, ma la lingua spagnola non la pensava così. Il box-office spagnolo è la taquilla. Si dice anche 'peliculas taquilleras'.

Non è stata bella l'impressione nello scorrere queste pagine e si è ripetuto lo stesso gruppo di sensazioni che mi prendeva a leggere i quotidiani italiani. Tuttavia, abbiamo visto - proprio in questa pagina - alcuni casi in cui la lingua spagnola si fa preferire.

Pagina del 3 giugno 2005, qualche modifica il 29 luglio 07