La lingua, in senso professionale

Questa è una pagina che ho preferito lasciare per ultima, poiché - risultando la sintesi di tante cose - sarebbe stata più utile in funzione di riepilogo finale.

I caratteri di innovazione di Grammatiche sono soprattutto quelli che ruotano attorno alla lingua come fenomeno di fonia, connaturato al tempo presente. In questo senso, il messaggio di queste pagine è molto distante dalla lingua come materia di insegnamento dello Stato. Se voi considerate la lingua una materia come le altre, è chiaro che farete discorsi caratterizzati da immobilità come se parlaste del teorema di Pitagora o delle guerre puniche. Evidentemente, mancò sempre la consapevolezza di queste cose e nessuno arrivò al punto da considerarle vera materia di studio integrata con le altre. Una ricerca venne fatta nel teatro d'avanguardia o nei laboratori di musica sperimentale, ma né all'interno delle facoltà di lettere e lingua né ad opera dei numerosi istituti o accademie che ciascuna nazione vanta da molti anni esistono cattedre su discipline fono-linguistiche studiate nel tempo di emissione. Certo è che si arriverebbe presto alla natura stessa dell'essere umano e qui lo Stato sembra abbia ancora paura. Nel mercato editoriale gli unici testi seri che ricordo sono 'dizionari di frequenza', ovviamente legati all'attualità della lingua ma solo in modo meccanico e sommario. Se io incontrassi oggi il presidente di una delle più quotate Accademie del nostro paese, il meglio che potrei fare è consigliargli di leggere un certo numero di pagine del sito. Questo del resto feci con l'amministratore delegato della Zanichelli, editrice di un dizionario molto accreditato. Ma a lui dissi anche semi-scherzando: "Non posso approfondire sul Web un discorso così lungo. Se un giorno sarò nominato io amministratore delegato della Zanichelli, cercherò di mostrare come si potrebbe scrivere un dizionario". In pratica, l'ho già fatto sul Web e tutti mi avete letto.
Le accademie sono una sede del Medioevo, in origine utile per costituire appunto 'professionisti' dei vari settori e per offrire 'attestati' a chi avrebbe frequentato i corsi. Esse, contestualmente, fornivano anche uno standard molto autorevole che sarebbe stato 'fonte' di quella specifica disciplina e in quanto tale opponibile a tutti. Oggi non è più così. L'iniziazione, trasmissibile mediante apporto del singolo, oggi non ha più una necessità di legame con un'istituzione. Del resto, se passo qualche ora della giornata a scrivere pagine per Internet significa che sto insegnando qui e non in un'Accademia. Nella pagina 'rigenerazione' parlo proprio di un insegnamento che non ha necessariamente una sede. Voi incontrate un insegnante per strada, in un giardino, in un treno, in una stazione ecc.
Dovete dimenticare il collegamento con una sede. Io sono talmente diverso da voi che quando sento alla radio: "Siamo collegati con Dario Controsensi, docente di Lingua e Letteratura all'Università di Pisa" mi domando sempre: "Fuori da quella sede non insegna? Sarà tarato per nascita?".

Scrivendo, insegnavo. Se la cosa è stata letta ed è servita, ho applicato un metodo utile e costruttivo. Né più né meno avrei fatto in casa vostra, nel vostro salotto, o in treno nello stesso scompartimento in cui viaggiate voi. Questo metodo è costituito soltanto da ciò che si dice e da come lo si comunica interagendo con la persona che ascolta (qui, che legge). Qualche mese fa spiegai che spesso mi viene domandato ad esempio 'dove imparai la lingua inglese'. Domanda che non ha una risposta. Quando decido di rispondere a questa domanda dico 'dappertutto', perché anche qui non esiste una sede in cui tu entri appositamente per imparare una lingua. L'avvento di una rete mondiale e senza confini ha costituito finalmente un 'sapere' svincolato da un deposito ufficiale e soprattutto da un imprimatur che lo attesti. Di questo dobbiamo profittare.

Insegnare tutto vuol dire poter e dover parlare di tutto, entro una disciplina, con unico metodo. Qui sul Web ho fatto proprio questo. Ma questo è raro a vedersi nell'insegnamento statale, sia in Italia sia altrove. Nelle università voi trovate sì laboratori e computer, ma mancano docenti in grado di dominare la materia fonica della lingua e di insegnarla integrata con tutto il resto. I piani di studio sono del resto pre-formati e anche gli studenti vanno direttamente su ciascuno sapendo di dover ascoltare solo quelle cose. Gli atenei sono ancora suddivisi rigidamente per materia e chi si iscrive nei loro istituti pensa più che altro al diploma di laurea e all'occupazione (ma l'impressione è che sia lo Stato stesso a pensarvi, prima di tutti gli altri). Mentalità errata.

Gli anni decisivi, per qualsiasi autore, sono quelli giovanili. E per me sono già passati (bene, come avete letto). Come qualcuno ha intuito, tirai avanti per conto mio. Avevo sempre avuto la passione della scrittura e delle lettere, ma scoprii di essere anche linguista solo intorno alla metà degli anni '80 quando vivevo a Roma. In quell'epoca, dopo averli appresi di base nei luoghi di diffusione della lingua stessa, iniziai ad approfondire i concetti 'dal vivo' grazie alla frequentazione di alcuni insegnanti di madre lingua che vivevano in Italia. Lo facevo spontaneamente, per il puro piacere di imparare e di capire. In altra pagina del sito trovate menzione di una giovane americana del Colorado. In altra ancora la voce di un giovane canadese, le cui lezioni di allora furono per me un tesoro. E prendevo nota di tutto, seguendo anche manuali di recente uscita e usi più recenti. Fu così che mi formai, da autodidatta. E scoprii di avere la forma mentis di un esploratore delle lingue. Poi qualche lezione l'ho data io, naturalmente. E in questo sito avete visto perfino contenuti di innovazione.

Saper di lingue consente soprattutto di vivere meglio, risultando più facile viaggiare e comunicare. Ma chi nasce con predisposizione, prima ancora di servirsene, pensa a comprenderle nella loro essenza e nella logica grammaticale. Dobbiamo dunque comunicarle sempre in un contesto vivo, senza frapporre 'cattedre' o 'distanze' tra chi insegna e chi apprende. Una lingua oggi può ancora essere oggetto di professionalità in almeno cinque settori, entro i quali - come nell'astrologia - sono tuttora pochissimi gli operatori seri e competenti.

Uno è la traduzione. Abbiamo visto anche qui il gran numero di errori commessi anche da traduttori professionisti, contattati dagli editori per scrivere la versione italiana di un romanzo. Nemmeno le scuole per interpreti e traduttori riescono a forgiare in modo adeguato coloro che le frequentano: senza una sensibilità personale e quasi letteraria per la materia, non credo si possa fare in modo decente i traduttori. Qui abbiamo scoperto che un buon traduttore è quasi un letterato per proprio conto.

Un secondo settore è quello dell'insegnamento. Ho appena detto che credo nell'insegnamento libero e il ruolo dell'insegnamento pubblico, in questo senso, si è esaurito. Se voi eliminate la necessità (o il desiderio) del titolo, resta poco. Tre o quattro mesi di vita stabile in una città degli Stati Uniti o una convivenza con un partner di quella lingua, dal vivo, assicurano a un giovane una conoscenza senza uguali che le università statali (di qualsiasi nazione) ancora non sono in grado di dare. Comunque, le istituzioni cambiano quando cambiano gli uomini e i metodi. Basterebbe che le università statali organizzassero 'stage' simili a molte pagine di questo sito e il futuro diverrebbe meno grigio. Se cambiate tutti mentalità, pian piano anche il valore legale dei titoli di studio verrà abolito e finalmente a dirigere saranno davvero i giovani più dotati e non quelli con più conoscenze o denaro. Cominciate a non pensare più al vostro figlio in termini di carriera e tante cose verranno da sole.

Un terzo settore è quello dell'area turistica, con accompagnatori e guide varie. Qui risultano più efficienti ed economici i corsi rapidi di aggiornamento e formazione, che sono per natura antitetici proprio all'insegnamento statale.

Un quarto settore è quello dell'interpretariato, che dà un accesso ad organismi politici multinazionali o a semplici contratti in aziende che hanno contatti di lavoro con l'estero. In questo settore, passato un certo tempo, ci si annoia profondamente e non credo che esista un antidoto per ovviare. Di questo argomento ho parlato abbondantemente nella pagina sulla traduzione, tuttora disponibile nel sito. Gli interpreti non hanno mai avuto un inquadramento molto lusinghiero, perché in fondo non sono che ausiliari. Essi collaborano con l'operatore vero e proprio di un'azienda. Salvo che lavorino per il governo di una nazione o che si ingegnino di farsi pagare come 'spie' o 'agenti segreti' non hanno certo di che divertirsi. Per essere davvero creativa, questa attività dovrebbe essere svolta con più libertà ed elasticità da tutti i soggetti. Forse a quel punto cambierà perfino nome.

Un quinto è quello della ricerca, qualora un istituto affidi un'indagine di studio socialmente utile o un autore diventi 'specialista' in un determinato ramo. Ma i saggi e i contributi di questo settore stentano a varcare la soglia meramente specialistica e sono troppo pochi coloro che ottengono un contratto remunerativo.

Sono i tanti pensieri che hanno attraversato, giorno per giorno, quest'opera. Quest'ultima è venuta fuori come un complesso patrimonio di nozioni, inserito dentro una narrazione a reticolo (con numerosi rimandi da pagina a pagina). E' stata un po' come un ciclo di lezioni. Il vantaggio dato dal Web è stato la possibilità per il lettore di potervi tornare quando vuole, proprio come fa con supporti audiovisivi a casa.
Il linguista di oggi dovrebbe essere uno scienziato che ha sul suo tavolo una certa quantità di appunti e note anche extra-linguistiche prese giorno per giorno. I computer, come ausilio, indicano che all'uomo-consumista del secolo XX° va sostituendosi l'uomo-mediatore del secolo XXI°. Anche per questo occorreranno nuovi piani di studio. Nel frattempo, c'è chi ha insegnato su Internet.

Pagina del 22 giugno 2006, ultime modifiche il 4 luglio 2006