L'influenzale da noi restò malattia
Pagina già pubblicata su Memoriale

Ci manca poco che su qualche giornale troviamo anche l'aggettivo 'influenziale', che parrebbe l'attribuzione di malattia. Tutti i giornalisti del mondo occidentale sono attualmente sotto il fuoco reciproco, nel senso che si trovano a lavorare entro un territorio di continua 'ripresa' di fonti altrui che venendo emesse in una lingua nazionale possono alimentare quanto al contenuto ma non nelle parole. Siccome pochissimi tra loro hanno dimestichezza con questi campi semantici, capita quasi ogni giorno di rilevare cadute (non solo da noi, ma anche da loro). Un tempo, quando la foresta era vergine, le importazioni funzionavano da prestito che poi diveniva regalo definitivo. La lingua inglese prese ad esempio gli italiani 'crescendo', 'scenario', 'agenda', 'imbroglio' (facilitando così anche l'opera futura di Monetti, quando si trovò a scrivere della 'liberazione da un imbroglio'), e tante altre cose. Ma è chiaro che un prestito diventa regalo nel giro di 80 o di 150 anni. Difatti, questo succedeva. Se oggi uno di noi volesse, puta caso, mandare in giro un 'influenziale' dovrebbe affidarsi all'alea conseguente: sperare in una certa diffusione. Questa parola, infatti, sarebbe l'unica a poter ricoprire un dominio che in italiano non trova esattamente alcuna parola che renda al 100% l'influential inglese. In quest'ultimo c'è infatti una sfumatura al confine tra vari territori:

a) influenza (an influential writer è comunque uno scrittore che influenza un periodo, una generazione, una corrente con il suo stile o con le sue opere)

b) importanza (the Web influentials sono comunque gente che bazzica sul Web con un nome, con un marchio, o con una serie di programmi o pagine ritenuti importanti)

c) dominio in un settore (an influential media mogul è uno che ha comunque potere o dominio nei mass media, con le sue proprietà)

Bene, in lingua italiana non c'è un corrispondente. La conclusione è che colui che scrive dovrà di volta in volta usare il termine più adeguato per il contesto, attaccando alla persona le facoltà che gli sembrano le sue più tipiche. Qualcuno dirà: ma è stata una conquista per loro, avere l'influential? Ebbene, sì. Ma con loro suona. Con noi no. Quando noi parliamo di uno che influisce lo intendiamo in genere di una persona che può aver voce in capitolo, che ha ascendente su altre persone o che magari può fare qualcosa per perorare la nostra causa in una certa sede (avvocato coi magistrati, amico di un professore per una raccomandazione, ecc.).

Chi è l'influential? E' uno che esercita influenza. Fin qui tutte le lingue hanno sempre concordato e concordano tuttora. Divergono invece quando si passi ad attribuire l'aggettivo che ne riassume la qualità. L'inglese se lo è accaparrato, in epoca moderna. Da altre parti, non c'è il privilegio e la comodità di poter rendere con una sola parola 'influential'.

Qui cosa accadde? Accadde che l'antico 'in-fluere' (=scorrere in o dentro), divenne 'avere influsso su' e dunque 'godere di ascendente su cose e persone'. Lo stesso ascendente, in astrologia, definisce questa capacità di esercitare al di fuori un'azione che coinvolge altri in genere in senso positivo. Poi l'ascendente si trasferì pari pari nella vita e divenne 'dominio su'. Difatti abbiamo appena visto l'ascendancy che Silvia ha sbagliato (traducendo 'ascesa' anziché 'dominio', vedi file1354). Però, mentre si faceva strada il concetto con il suo sostantivo, la qualità conferita con semplice aggettivo avrebbe dovuto utilizzare un participio presente (influente=colui che influisce). Concetto abbastanza vago, e scarsamente delimitabile. L'inglese moderno, che come già visto col 'cover', ha 'arraffato' molti domini creando una vasta foresta di neologismi avrebbe avuto un eventuale 'influent'. Ma non poteva, perché questo termine era già predisposto per 'affluente', 'tributario', cioé il classico fiume che affluisce verso altra acqua (mare, altri fiumi, laghi). Immaginarlo per esseri umani no. Così, dai e dai, venne l'influential. Cosa vuol dire 'dai e dai'? Vuol dire che anche lì all'inizio si dovette vincere una resistenza, sperare che il suono si diffondesse, che sempre più persone lo utilizzassero. E col tempo si stabilizzò anche da loro, venendo registrato timidamente all'inizio come neologismo e alla fine come vero e proprio fonema con un suo 'dominio' nel dizionario. Quel territorio, che abbiamo appena visto, al confine (e insieme in comproprietà) delle tre accezioni.

La lingua italiana non fece lo stesso percorso. Per il fiume aveva 'affluente' (che in inglese è un falso amico, perché significa ricco, abbondante), quindi non avrebbe avuto difficoltà a stabilizzare l'influente per questo dominio. Non lo fece mai. Nessuno di noi - pur potendo in teoria - oggi adopera la parola 'influente' per dare lo stesso concetto di 'influential'. Lo diciamo solo in casi limitati, quando occorre esprimere l'idea di una persona che può esercitare la sua parola, il suo potere, il suo nome, insomma i suoi favori per un determinato scopo. Ma nessuno dice in italiano che 'Tremonti è un influente economista'. Si potrebbe. Ma non lo abbiamo fatto, finora. Quando invece serve un favore da qualche parte e noi non abbiamo in quella sede alcun potere ecco che cerchiamo (anche nella lingua) uno che possa 'influire'. Così diciamo: "Ma Tizio può influire su Caio?". E se ci dicono che può influire siamo lieti e allertiamo Tizio in modo che ci procuri quel favore presso Caio. La cosa ha un significato prevalentemente limitato al vantaggio. Non si leggono mai articoli in cui compare quell'aggettivo in funzione di 'importanza'. Diciamo che, alla lontana, la parola che potrebbe rendere meglio quella inglese è 'autorevole'. L'unica, forse, che può in alcuni casi dare l'idea del corrispondente inglese.

Pagina pubblicata il 7 dicembre 2004, ripubblicata leggermente ridotta il 26 febbraio 2005