
Ciò che è nuovo per quanto tempo lo sarà?
Questa pagina è stata scritta in un modo futuribile. Essendo essa solo una serie di pensieri dell'autore, riflette le condizioni del momento. E così nell'arco di 18 ore vediamo improvvise crisi, poi rialzi, pensieri intimi dell'autore inframezzati, ecc.ecc. Anche questo è stato un modello, che ho cercato di presentarvi. Vita in diretta, basata sulla massima autenticità dell'essere e con tutto ciņ che circonda quel momento.
Ecco un argomento sul quale vi interrogherete a lungo, tale è il suo interesse non solo linguistico. Qual è lo spazio concesso al 'nuovo'? Noi definiamo 'nuovo' qualcosa che prima non c'era, o perché appena arrivato da poco o perché è stato annunciato come 'in arrivo'. L'aggettivo vale così a segnalare una cosa recente (una nuova pubblicazione, in edicola) oppure una cosa ancora da venire (stiamo progettando un nuovo magazine). C'è poi un terzo dominio, che è contrapposto a tutto ciò che è usato. Se voi dite che avete preso una macchina, senza ulteriori specificazioni, l'altro vi domanderà d'acchito (1) se è 'nuova o usata'. Sono casi in cui un solo aggettivo suscita molte immagini, poiché un'automobile o una rivista nuove sono pur sempre una notizia importante. Ma il nuovo, in progresso di tempo, quanto dovrebbe durare? Io vi lascio in sospeso. Provate a pensarci, dal punto di vista linguistico. Qualsiasi 'cosa nuova' ha sempre una presa di coscienza nostra, che è atto di constatazione che serve ad accompagnarla in immagine nella sua esistenza molto recente. Se cercate di scavare nella lingua, l'aggettivo 'nuovo' - in qualsiasi lingua del mondo - vi porterà verso pensieri e indagini che potrebbero perfino fare impazzire le menti meno solide e stabili. Il passaggio tra il 16 e il 17 luglio è occupato da questa indagine, che tocca un argomento tra i meno chiari e più misteriosi dell'intero dizionario e della realtà. Potremmo parlarne per qualcosa come 30.000 pagine, tanto è sterminato. Cerchiamo come al solito di ridurlo ai punti salienti.
Per almeno un secolo si è parlato di nuova era, senza mai appurare una volta per tutte e per tutti quando sarebbe iniziata. Si è comunque continuato a definirla 'nuova', cosa che induce subito a una prima conclusione
(2) L'aggettivo non ha un'estensione delimitabile né in origine né in conclusione
Voi potete usarlo per un 'prima' e per un 'dopo' senza che nessuno possa contestarvi l'uso. La definizione non guarda dunque al tempo. L'unico dato certo è che nuovo è sempre qualcosa che è appena stato costruito o fabbricato, e questa è l'unica fase in cui lo è per tutti. In seguito, sarà nuovo solo soggettivamente poiché ciascuno potrà vedere l'oggetto con tale attributo in dipendenza di un suo punto di vista. La cosa fondamentale è che questo punto di vista non è opinabile. Non si può discutere se una cosa è nuova o meno. Questo porta appunto a una conclusione
(3) La condizione di novità dipende dal singolo punto di vista. Non appena questo decada, l'oggetto non è più nuovo. Ma quest'ultimo potrà trovare eventualmente carattere di novità presso un altro punto di vista (di un singolo) che lo accetti come tale.
Insomma, siamo davanti a un fenomeno misterioso che sembra vada a impiantarsi in singoli individui. Come farebbe una prostituta con i vari clienti? In pratica sì, perché l'aggettivo - dopo la famosa prima fase - trova penetrazione su singole persone soltanto e una alla volta. Ciascuna di queste non sa in anticipo quante volte e per quanto tempo attribuirà questa condizione a un oggetto. Fattori vari (sensibilità, umore, deperimento, tempo trascorso) decideranno una permanenza che può essere più o meno lunga o breve. Ma perché è così unico? Perché questo aggettivo incontra queste caratteristiche, che lo lasciano indeterminato? Ecco il vero problema, che porta a riflettere.
La prima considerazione da fare è che non ha un sostituto né un sinonimo. Se storicamente si fossero affiancati ad esso altri aggettivi oggi avremmo una gamma, entro la quale prenderne uno in un senso e un altro in un altro senso. In realtà qualsiasi cosa appena fabbricata o nata è 'nuova', e fuori da una primizia o da un 'inedito' non può essere altro (poiché dovremmo dire altrimenti 'appena fabbricata'). In altre parole, se voi dovete rispondere a quel vostro amico che ve lo chiede potete dire solo 'una macchina nuova', e così l'aggettivo riempie il dominio al 100%.
Perché abbiamo cominciato da questa considerazione? Perché avendo - in molti dei suoi campi - un 100% di probabilità di emissione viene usato in maniera ancora più comoda di quel che si dovrebbe. Se noi abbiamo una sola possibilità, tendiamo ad essere più elastici e sentiamo di poterla dire o no con una certa libertà. Così capita proprio di non sottolineare nemmeno il carattere di novità in tanti casi. Se noi diciamo che abbiamo comperato una pentola diciamo: "Ho comperato una pentola", poiché possiamo tranquillamente omettere l'aggettivo 'nuova'. Soltanto se avessimo sempre avuto pentole usate, l'aggettivo nuova (per il primo acquisto non di usato) sarebbe obbligatorio. In tutti gli altri casi, essendo sottinteso, l'aggettivo non viene nemmeno preso.
Allora: problema. Chi lo prende? Chi lo prende di più? Lo prende chi desidera comunicare agli altri questa condizione, che distingue l'oggetto da altri simili di una stessa specie (Com'è che a tua figlia l'hai comperata nuova?). L'utilizzo significa proprio: devo dirti che non è una cosa già vista o già usata e così dico a chiare lettere che è nuova. Si usa dunque per comunicare l'idea contraria a 'ciò che si è già visto' o 'ciò che si è già usato'. E il suo uso dipende in pratica solo da questo, cioè dal fatto che la mente di qualcuno si applichi o si sforzi di mettere l'accento sulla cosa. Altrimenti, appare evidente che nessuno è tenuto o spinto a citarlo. Qualsiasi cosa noi comperiamo è nuova nel senso che comincia ad entrare nel nostro mondo con quell'acquisto ma raramente utlizziamo l'aggettivo per dirlo. Per farlo occorre sempre che esista una contrapposizione con l'idea opposta. Così, se andate dal concessionario - avendo questi anche un settore usato - dovrete specificare che la Ford Mondeo che volete acquistare è una nuova, distinguendola da consimili usati della stessa specie.
La seconda considerazione da fare è strettamente correlata a quello che abbiamo appena detto. Un nuovo oggetto ha rilevanza perché esiste la possibilità - nella sua specie - di uno di vecchia data. Se il concetto opposto non esistesse nessuno utilizzerebbe l'aggettivo. Per fare un esempio, nessuno dice: "Sto fumando una nuova sigaretta" perché la sigaretta che si fuma è soltanto e sempre una nuova. Questa frase però esprime un altro senso, quando venisse detta. Il senso dell'aggettivo 'altro'. Essa significherebbe "Sto ancora fumando", oppure "Sto fumando un'altra sigaretta". Quindi,
La terza considerazione da fare è che se manca una contrapposizione l'aggettivo si usa per dire "un altro della stessa specie". In questo caso 'nuovo' significa proprio 'un altro'. Così, un titolo come 'Nuovo stop della Corte Costituzionale alla diagnosi pre-impianto' significherebbe 'Un altro stop', all'interno di una serie in cui si sono già avuti altri stop. Ecco una crisi, a questo punto, che già renderebbe pazzo qualcuno. Come è possibile questo, se 'nuovo' ha tra le sue accezioni più comuni proprio il 'visto per la prima volta'? Noi diciamo 'nuova concezione del mondo', se parliamo di Memoriale, proprio nel senso che non l'avevamo mai vista prima. Incredibile: un aggettivo che trova posto nella frase per esprimere un concetto (=un altro, uno già visto in una serie) e al tempo stesso il suo opposto (=uno visto per la prima volta)? Riprendiamo da qui, con molta sorpresa per questa crisi. Vedete che procedo proprio di pari passo con il ragionamento del mio cervello, che pensa ed elabora pensieri nello stesso momento in cui io scrivo. Ricapitoliamo il punto di crisi. Io posso dire
(4) Nuovo intervento della Corte Costituzionale contro la diagnosi pre-impianto (=Altro, dopo interventi già verificatisi... quindi oggetto già visto)
Einstein spiegò all'inizio del secolo XX° una nuova concezione dello spazio-tempo (=Mai visto prima, primo, mai conosciuto)
Vedete che qui abbiamo una cosa stranissima. L'aggettivo viene utilizzato per due accezioni praticamente opposte (era già accaduto con la parola 'storia'), caso rarissimo nel dizionario. GIA' VISTO è l'opposto di MAI VISTO. Ci fermiamo dunque a questa crisi e riflettiamoci, cercando di capire come è potuto accadere questo. Sarebbe stato bello essere in diretta, alla Rai, e consegnare un premio all'ascoltatore che telefoni con la risposta giusta a questo impasse. Perché si verifica questo, secondo voi?
Siamo ora alle 9.30 del mattino del 17 luglio. Dire, come può fare qualche dizionario, che l'accezione (4) significa 'qualcosa che si aggiunge a una precedente, in una serie' non servirebbe, perché è solo constatare. Se si aggiunge a una precedente, in teoria non è più nuova. La parola sembrerebbe così smentire se stessa, nella (4). Il fattore da dirimere sta proprio nella temporalità. Nella (4) l'aggettivo conserva una parte di sé, perché comunque quell'intervento ha carattere di novità non essendo mai stato fatto. Ma riguarda un genere nel quale si aggiunge ad altri compiuti in precedenza. Si aggiunge dove? In che senso? Dentro di noi, che possediamo quella serie. Soltanto dentro di noi. Se io dicessi che il pubblico sta scoprendo una nuova Mina (= una giovane cantante che ha lo stile di Mina), questo significa 'un oggetto che rinnova un altro già conosciuto nel ricordo di chi ha conosciuto quest'ultimo'. Ecco dunque un elemento molto interessante, che ci fa arrivare a una nuova conclusione (nota come ho detto qui)
(5) Il carattere 'novità', quando viene usato nella (4), dipende dal fatto di rinnovare nel tempo una immagine già nota.
Io devo registrare un intervento in più, un altro intervento della Corte Costituzionale in quella materia e allora questo suono mi permette di esprimerlo poiché con esso dico 'l'oggetto ha fatto nuovamente un'azione a me già nota'. Lo stesso se io dicessi: "Porca miseria! Una nuova sciocchezza di Castelli". Questa frase significa 'la centesima' o 'la trentesima', dopo altre 99 o 29. Naturalmente, il (4) convive con la esistenza dell'ordinario concetto. Ma in questo caso la lingua mi avrebbe fatto dire in altro modo, magari post-ponendo l'aggettivo (Un intervento nuovo, anziché un nuovo intervento; un organo nuovo, per dire 'trapiantato') o anche usando l'aggettivo 'innovativo'.
FAQ. Però 'Una nuova Mina' può anche essere 'Una Mina nuova, uno stile nuovo della Mina che già conosciamo". Perché?
Perché anche qui rinnova, rispetto a una nostra immagine già conosciuta. Noi conoscevamo già la Mina degli anni '60 e '70. A un certo punto sentiamo una nuova Mina, cioè una versione diversa della cantante. Ma anche qui la lingua troverebbe più adatto lo spostamento dell'aggettivo con 'Una Mina nuova'.
Il lettore qui troverà interessante notare che stiamo parlando di cose tipicamente italiane. La lingua inglese non prevede la possibilità di post-porre, perché l'aggettivo va al 99% dei casi prima del sostantivo.
E' rimasto poco chiaro il motivo della (4). Domanda: avrebbero potuto fare contestazione i primi (tra i nostri antenati) che sentirono la (4)? Domanda da mille milioni di dollari. Qui quasi impossibile dire. Si tratta di una semplice sfumatura del pensiero. Possiamo semmai notare quel che unifica le due accezioni contrastanti dell'aggettivo e arrivare alla (5). L'anomalia vera, cioè quella che avrebbe dovuto essere contestata, è il fatto che la centesima sciocchezza di Castelli in realtà può essere la 34° della serie, cioè nient'altro che la stessa sciocchezza da lui già detta nel febbraio 2004. Chi però si trovi a registrarla nei giornali nel luglio 2005 direbbe ugualmente 'Nuovo intervento di Castelli' sulla grazia, senza poter controllare il fatto che quella cosa magari è già stato detta in precedenza dal ministro. Ecco dove la lingua ha accettato un aggettivo in modo un tantino equivoco e ambiguo, non apportando una vera variazione rispetto al significato centrale e tradizionale.
Abbiamo appena visto che un'accezione poco ortodossa dell'aggettivo è stata resa possibile dal fatto di 'rinnovare un'immagine' dentro di noi. Ma il concetto resta in tutti i casi nebuloso e soggettivo. Al Vaticano potrebbero dire 'Il nuovo cristianesimo' o 'Il nuovo catechismo', per un corpo di concetti che invece è molto vecchio. Usato in questo modo, l'aggettivo acquista un senso promozionale che fa comodo a chi lo usa. E questa fu anche la sfumatura psicologia insita nella costante comparizione in bocca della 'nuova era'. Però, la (2) consente in pratica di tenerla in bocca per un tempo indefinito. Come un chewing-gum che continua ad essere maciullato per tutto il tempo della giornata. E' ancora nuova?, potrebbero domandare alcuni. E il (2) consente in pratica di dare risposta affermativa, poiché non c'è una scadenza al fatto che noi possiamo sempre attribuire l'aggettivo al sostantivo. Prendiamo il caso più tipico: un tale che racconta una barzelletta. In sala, uno dei presenti dirà "Ma è vecchia". Intende dire "La conoscevo già, non fa più tanto ridere". Un altro, non avendola mai sentita, dirà: "Per me è nuova, non l'avevo mai sentita". Eccoci tornati così alla (3). E il (3) diventa proprio l'elemento centrale, la chiave di volta di un concetto che nella sua vaghezza - ripeto - può portare ai confini dell'alienazione. Colui che volesse separare le due categorie (cose nuove e cose vecchie) si troverebbe davanti a centinaia di casi in cui questo non è nemmeno possibile, perché manca un metodo per dirlo. In presenza della (3) il concetto di novità è un postulato del pensiero e nient'altro.
FAQ. Perché il tempo che passa non ha potuto differenziarlo all'interno della casistica?
Perché il concetto non ha un suo tempo che lo racchiude. Se io dico 'macchina mai sperimentata' so che nessuno ha mai messo su strada quel prototipo. Se dico 'macchina nuova' l'altro ha bisogno di avere altre coordinate, che gli dicano se io intendo riferirmi a: 1) Una macchina da me acquistata dal concessionario; 2) Una macchina che l'azienda prevede di produrre in futuro; 3) Una macchina di nuova concezione
e perfino (6) 'Una macchina da me acquistata quattro anni fa, ma (come) nuova perché l'ho sempre tenuta in garage e usata poco'.
Quest'ultima frase, spesso telefonica, è una grande potenza del mondo contemporaneo. Ecco un caso molto frequente, nel quale noi usiamo l'aggettivo per combinare la condizione dell'oggetto con una sua promozione agli occhi di un privato acquirente.
Qui erano le 10.00 del 17 luglio 2005
FAQ. Perché l'aggettivo ha finito per assumere una connotazione di promozione e dunque di propaganda?
Perché noi siamo esseri con gusti, che vivono in un mondo che è soprattutto mercato. Se io dico che un oggetto usato è come nuovo riesco a venderlo meglio. Se il mensile o il concessionario mi dicono che l'auto è integralmente di nuova concezione io lo acquisterò con maggiore convinzione di acquistare qualcosa di valido. Nella sua funzione 'promozionale', l'aggettivo si contrappone al suo opposto ('vecchio') proprio come chi spregi qualcosa che non vale nulla. Sono cose vecchie, da prima Repubblica. Così abbiamo sentito dire da molti politici alla fine degli anni '90. E' curioso che in questi casi l'emittente preferisca utilizzare il vecchio da spregiare piuttosto che il nuovo da esaltare.
Oggi, diciamo pure, nuovo è diventato nella maggior parte un oggetto, un sistema, un individuo, un gruppo che si contrappongono a un vecchio rimasto a lungo in uso o al potere. Vogliamo una nuova classe politica. Frase che non può non ricorrere all'aggettivo, quando vien detta. Un'altra dimostrazione del fatto che l'uso intende esprimere l'efficacia di un pensiero più che la condizione di novità temporalmente definita. Se andassimo a guardare bene, non si sa chi è nuova classe politica dopo che qualcuno è stato nominato. Questo accade appunto ogni volta che si dia l'attributo a qualcosa che sta uscendo pubblicamente per comparire alla vista di tutti. E così si ripiomba nel secolare imbuto:
(7) Il passare del tempo rende non più nuovo quello che lo era in origine, ma nessuno sa a partire da quale momento.
Dice: "La tua nuova fidanzata a partire da quando non è più nuova?" Nessuno lo sa. Non c'è un minuto o un'ora precisa. Può essere vecchia un minuto dopo come due anni dopo, a seconda di come tu la consideri.
FAQ. Nell'iniziazione l'attributo è più preciso?
Sì, perché tu entri in una nuova condizione e sai che c'è stato un momento di passaggio, una soglia che ti ha diviso da una condizione precedente. Potrai dire: "Dalle 20.30 di quella sera non sono stata più vergine". E da quel momento tu sei in una nuova condizione.
Questo ci porta ad avere come assodato che
(8) L'unico concetto universalmente indiscusso è che NUOVO è quel che prima non esisteva, sia nella realtà sia nella nostra percezione
e così qualcosa è nuovo a) appena venuto ad esistenza, b) appena messo al mondo, c) appena conosciuto. Lo è finché viene considerato RECENTE (ecco un attributo che va d'accordo col nostro aggettivo) oppure FRESCO. Il primo è un attributo di vicinanza temporale con il momento a quo (da cui partiva la esistenza tra noi, o il fatto che sia stato conosciuto), il secondo è un attributo che implica una certa qualità nel consumo (pane fresco; una notizia fresca; una vernice fresca). Quel che è 'fresco' deve ancora essere smaltito, deve asciugarsi, deve conoscere insomma il passare del tempo. Quando lo ha conosciuto, si presume che non sarà più nuovo, e dunque interessante da essere consumato (esempio: pesce non più fresco, e quindi non più consumabile).
In quanto tale, ciò che è nuovo si aggiunge al patrimonio (da noi) già conosciuto. Uno che ha sempre nuove risorse è uno che aggiunge sempre nuova forza alla sua azione. Ecco perché col tempo il 'nuovo' divenne anche 'supplementare, addizionale, in più, aggiuntivo, ulteriore'. Tutti sinonimi di 'dell'altro, in più'. Ciò che è nuovo diventa sempre in più rispetto a quel che già c'era. Se voi avete visto l'arrivo di un neonato in casa vostra avete ora un membro della famiglia in più. Abbiamo nuovi indizi, dice la polizia. E significa 'indizi in più' rispetto a quelli già conosciuti. Servi quel nuovo cliente, dice il gestore del ristorante al cameriere. L'attributo quindi aggiunge, accresce. Attenti, perché qui sto per dire una cosa interessante (mi ci ha appena portato il cervello, dopo aver operato una sua connessione... moto neuroni che mi ha fatto star bene).
Sapete perché ogni volta i nuovi arrivati, in arte come in letteratura, tengono molto al fatto della novità, dell'essere nuovi?
Spesso si dice di un nuovo scrittore, di una corrente di nuova letteratura. Tante volte, in arte, abbiamo trovato l'attributo 'nuovo'. Nuova Accademia, New Realism, ecc.ecc. Tanti editori, ad esempio, si diedero nel marchio l'aggettivo. La spiegazione è molto bella ed è di natura. Torniamo, con essa, a una delle nostre pagine (authoring). L'auctor latino era in origine 'colui che accresce, che aumenta'. E allora AUTORE, in arte, sarebbe stato appunto 'colui che con la sua opera artistica porta del nuovo', proprio per il significato parallelo appena visto. Chi è nuovo è in più: aumenta la consistenza di quello che c'era. Come dire che l'arrivo di un autore prima non conosciuto sarebbe dovuto essere l'annuncio per tutti che la società ne veniva accresciuta. Significato e valore che con la massificazione e la commercializzazione avevamo perduto.
In più, il fatto che ogni autore appena arrivato tiene molto al suo quid di innovazione, di avanguardia, di salutare apporto creativo che gradisce sempre l'attributo di 'nuovo'. Un artista è molto lieto se la sua affermazione porta caratteri di novità, che saranno riconosciuti sempre con apposite etichette e nuove definizioni della materia.
Qui erano le 11.25 del 17 luglio 2005
Quel che viene considerato 'nuovo' non soffre mai di controindicazioni, se non è accostato a un sostantivo che squalifica. Per avere una cosa poco bella dalla novità dovrò dunque collegarla a una cattiva qualità originaria dell'oggetto. Se dico 'Una nuova sciocchezza' è uno di questi rari casi. Soltanto con un sostantivo offensivo il 'nuovo' può assumere connotati poco belli o da disprezzare. Altrimenti, l'attributo vale sempre a magnificare, qualificare, elevare, contraddistinguere e dunque va considerato tra i suoni più lusignhieri in assoluto. Purtroppo, la (7) lo tiene dentro un universo vago. Ragione per la quale chi lo usa (e siamo in tanti, ogni giorno) si trova sempre ad esprimere qualcosa di soggettivo. E il tempo condanna, irride talvolta. Io cammino in una via della mia città e trovo stampigliato sul retro della carrozzeria di un'auto 'NUOVA FIAT 1100'. In realtà, si tratta di un'auto del 1968. Ben 37 anni mi dividono dalla sua prima comparsa tra noi. Io vedo in un'antologia 'I NUOVISSIMI', e poi scopro che sono autori dei primi anni '60. Più di 40 anni mi dividono. La presenza continua della (7) non permette mai di solidificare nel tempo. Noi potremo dire al massimo: "In quel momento, venne considerata cosa nuova". E certo, però, il fatto di vederla ancora stampata come tale lascia perplessi. Noi infatti vediamo ancora quella scritta sull'automobile. Se seguissimo la realtà, il proprietario dell'auto avrebbe dovuto far rimuovere quel marchio per modificarlo e infine rimetterlo sull'auto privato dell'aggettivo 'nuovo'. Quando? Siamo alle solite. La (7) ci impedisce di dirlo. Siamo quindi come entro un circolo vizioso, che serve soltanto ad alimentare idee molto belle ed esaltanti di auto-promozione per la persona o per l'oggetto. E se volessimo andare dietro alla consistenza razionale della parola, potremmo anche divenire pazzi perché essa ci porterebbe entro una specie di buco nero della materia linguistica. Se Paolo presenta sua moglie, che sposò tre anni fa, a Mario che non l'aveva mai conosciuta sua moglie è nuova (=una moglie nuova) per Mario, ma non è nuova a Paolo che ci convive da tre anni. Molto intelligente, come al solito, la lingua inglese nel preferire la preposizione 'to'. New to them. Significa: da loro mai conosciuta prima. E così si spiega come quella donna, moglie a Paolo, sia nuova a Mario. Tanti universi si intersecano, portando ciascuno diverse caratteristiche che la lingua si trova ad accogliere. Passa in quel momento un altro e ridendo dice: "Una nuova moglie?! Ma se stanno già per separarsi?!". La sorte diventa infatti quasi beffarda: la moglie di Paolo, che per la prima volta viene presentata a Mario (e dunque è nuova per lui), già è ai ferri corti con Paolo e quindi diventerà la vecchia moglie da un momento all'altro perché i due intendono separarsi. Vedete quante cose...
Qui erano le 11.57 - sempre ora italiana, oggi - del 17 luglio 2005
Mentre scrissi questa prima parte della pagina, Rai3 trasmetteva una esecuzione della Terza di Beethoven da parte della orchestra del Maggio Fiorentino diretta da Zubin Mehta. Una performance molto brutta, con un finale orribile, risalente all'aprile 2004. Ecco un caso in cui ho confermato a me stesso che questo direttore non arrivò mai a una sua arte della interpretazione e non seppe utilizzare gli strumenti della tecnica. Questo non smentisce il giudizio buono - vedi mia intervista su Memoriale - su un'altra esecuzione del medesimo di una sinfonia di Mahler. Con la musica del XX° secolo era magari possibile nascondere difetti e carenze che la musica sinfonica del secolo precedente metteva invece a nudo.
Questa notte qualcuno ha fatto questa osservazione: "Va be', ma se ci sono degli stupidi che leggono lui non dovrebbe preoccuparsi di loro". Riferita a pagine recenti. L'osservazione è poco azzeccata. Tante volte ho detto che oggi occorrono metodi che si rivolgono proprio a chi non capisce. Altrimenti non andiamo avanti. Il mondo progredisce quando c'è chi, anziché parlare solo con persone al suo livello, si occupa anche di loro. Questo era anche il senso di tanti miei interventi. Migliorare le cose significa portare gli ultimi a un posto meno distante dai primi. E allora io devo analizzare anche le loro reazioni.
Le stragi di ieri sera in Iraq rendono ancor più evidente quanto ho detto. Se c'è chi - come Martino - non capisce che l'occupazione dell'Iraq ha generato soltanto morte e distruzione di vite umane, finora, continueremo a trovarci in questa triste situazione.
Da questa prima parte della pagina abbiamo capito sostanzialmente una cosa.
(9) Che questo concetto non fosse esistito (non esistesse) è materialmente impossibile. Che però abbia servito qualcosa di preciso, questo è difficile dire.
Se io domani mi presento ai giornalisti del Corriere sono sicuramente un volto nuovo a loro, ma è impossibile dire che sia nuova la mia persona: mi hanno al centro dei loro pensieri da tanti anni e mi leggono ogni giorno. Se noi utilizziamo l'aggettivo in una delle sue dieci o dodici accezioni intendiamo dire ogni volta che quella cosa qualificata come tale è apparsa da poco a chi la vede. In verità, l'affermazione vale per questi ultimi. Cosicché io sarò nuovo a molti e vecchio ad alcuni. Qui l'autonoma creazione umana sta nel considerare come unificatrice di tutte le esperienze una nuova apparizione nel mercato dell'arte e nella visibilità dei media. Quando noi diciamo che Macy Gray fu una nuova presenza, intendiamo soltanto dire: "Per i circuiti ufficiali, era nuova". Tante persone però già la conoscevano, negli anni passati, quando ancora in quei circuiti non era entrata e faceva ugualmente cose nel settore. Arriviamo così a un punto nevralgico della questione
(10) Quello che è considerato nuovo dalla società è tale perché c'è chi ha certificato l'entrata ufficiale in un settore o circuito che ha determinato l'apparizione davanti a un pubblico.
Un artista esce e tutti dicono: "Ecco una nuova presenza sulla scena del pop inglese". Qui si dimostra che tutto ciò che il singolo non conosce è nuovo per la sua coscienza, anche se fosse esistente da molti anni in quella altrui. Se voi iniziate una signora anziana all'uso del computer, per quella signora il computer è un mondo nuovo. E non avrebbe altro modo di definirlo, vedi (9). Se però interroghiamo la signora, per spiegarsi in altre parole questa dirà: "Un mondo che non conoscevo". Ecco, tutto qui il significato della parola. Non averla non sarebbe stato possibile, perché avremmo dovuto fare giri di parole come "Mai visto prima" oppure "Cosa che io non conoscevo". Ma ogni volta che ci troviamo a delimitare, siamo in difficoltà perché non sappiamo quanto il singolo intenda fare durare la novità.
Qui erano le 13.37 del 17 luglio 2005
Tutto è nuovo, a un punto qualsiasi dello spazio-tempo, quel che vi passa per la prima volta. Tutti noi abbiamo avuto una nuova esperienza con il budino (prima volta in cui mangiammo il budino), con il cinema (prima volta in cui vi andammo), con la scuola (almeno primo giorno in cui vi andammo). Ma poi quanto l'esperienza resti nuova dipende dalla scia che essa ha dietro di sé o da un mero punto di vista che non la contiene. Perfino la persona stessa potrebbe smentirsi, annunciando che non era vero oppure rifiutando la percezione dei suoi organi e dicendo di no. Insomma, il concetto diventa sempre più flebile.
Qui - erano le 13.55 - l'autore sente che sotto c'è ben poco di consistente.
L'aggettivo, paradossalmente, diventa più significativo quando - per via di comparativo o superlativo - conferisce un carattere maggiore di novità. Se io dico che il tuo stile di scrittura è più nuovo di quello di un altro esprimo anche un giudizio letterario. Ma anche qui, enorme buco nero. Il cervello mi suggerirebbe che non dovrebbe esistere comparativo.
FAQ. Perché non dovrebbe esistere un comparativo?
Perché ciò che è nuovo non può essere più o meno nuovo di altro, a parte una esistenza successiva in ordine di tempo (che lo farebbe solo 'più giovane' di età). Chi non lo ha mai conosciuto prima lo sente come qualsiasi altra cosa che non abbia conosciuto prima. Se noi andiamo indietro nel tempo, troviamo che un'auto del 1953 è più vecchia di una del 1957. Lo stesso ragionamento non vale all'incontrario. In teoria una cosa che io scopro oggi alle 14 è più nuova di una che ho scoperto alle 13, ma questo solo per legge di antecedenza e conseguenza temporale. In realtà, una cosa successiva a un'altra non è detto che sia più nuova. Quella delle 13 potrà essere più nuova se presenta caratteri qualitativamente più proiettati verso il futuro. A quel punto, faremo meglio a dire che la scoperta delle 14 è solo più recente (e non 'più nuova') di quella delle 13.
Qui erano le 14.08 del 17 luglio 2005
In verità,
il nuovo dovrete riguardarlo proprio come una forma in se stessa
già comparativa o superlativa. In fondo, un nuovo prototipo
non è altro che quello che è più avanti di tutti
come tecnica. I nuovi ricchi sono quelli che sono arrivati per ultimi
(=i più recenti) in una certa fascia sociale. La nuova
narrativa è già quella più vicina a noi, al
tempo presente. Le nuove generazioni sono quelle nate meno distante
da noi. Diciamo che l'aggettivo, che normalmente appare piuttosto
privo di spessore poiché non fa che enunciare i concetti del
più recente o del più giovane o del più moderno,
si rivela più efficace quando vien preso in senso letterario e
allora può diventare:
a) SOSTANTIVO. Sia dato spazio al Nuovo.
b) SIMBOLO DI RINNOVAMENTO PROFONDO. Anno nuovo vita nuova.
c) SIMBOLO DI RISTRUTTURAZIONE. L'ho rimesso a nuovo.
In questi casi ha qualcosa in più, perché vale a designare non una categoria del pensiero ma una della realtà. Fuso con essa acquista un significato più esteso.
Altrimenti, in gran parte dei casi, il mondo contemporaneo lo vede superfluo. Se voi avete regalato un giocattolo a vosto figlio è naturale che sia nuovo e dunque non valga nemmeno la pena di usare l'aggettivo.
Molto interessante lo squarcio che si apre se andiamo a indagare sul doppio binario con il 'news', la notizia. News, in fondo, non era che il plurale dell'aggettivo. E in origine stava per 'cose nuove', sostantivato in news (come faremmo oggi dicendo 'I grandi'). Era una parola collettiva, che le concepiva tutte in una quantità indistinta. Tutto ciò che di nuovo arrivava nel settore 'informazioni esterne' era 'nuove'. Del resto, una traccia rimane in lingua italiana quando ancora diciamo 'buone nuove'. Questo poi rimase, da loro. Mentre noi facemmo una separazione tra 'cose nuove' e 'notizie' loro rimasero con il 'nuove', termine che tuttora esprime in inglese il nostro 'notizie'.
Perché noi non diciamo più 'una nuova'? Perché abbiamo avuto il notizia, dal latino. Questo è uno dei pochissimi casi in cui la lingua italiana ha avuto un privilegio rispetto alla lingua inglese. Il francese stesso non fece che pescare dal femminile, 'nouvelle'. Noi diciamo 'notiziario', mentre in inglese dicono cose allungando semplicemente il 'news'. Newscast, news bulletin, news magazine. Il nuovo delle notizie è per antonomasia 'quel che apprendiamo ora'. E qui possiamo dire 'perché è successo poco fa". Difatti diciamo anche 'le ultimissime notizie'. Loro 'the latest news', quelle più tarde, più recenti.
Il nuovo è sempre l'ultimo, nel mondo dei mass media. L'ultimo grido, infatti, è il grido simbolico di chi influenza la moda con oggetti e prodotti più nuovi degli altri. I mass media sono in questo rigorosissimi, poiché già il quotidiano dell'altro ieri è superato e non è più nuovo. Con la nostra narrazione, abbiamo visto anche ironicamente che ormai nulla è nuovo poiché le dichiarazioni pubbliche si ripetono tra loro per molti anni.
FAQ. Perché in arte fu dato anche l'esordio?
Perché si volle vedere un novizio, anche qui. Chi pubblicava per la prima volta un libro - si diceva - esordisce. Concetto del tutto inconsistente. Allora, chi ne pubblica uno e basta muore da esordiente? Se uno pubblica il primo a 78 anni, poco prima di morire, è un esordiente? Del resto, il concetto non esisteva nemmeno ai tempi di Boccaccio o di Galileo.
FAQ. Col primo libro si diventa nuovi autori?
Anche questo è un concetto che non esiste, nella realtà. Una persona, se apre un negozio di parrucchiere, non diventa un nuovo parrucchiere. Se inizia un'attività legale non diventa un nuovo avvocato. Semmai diventa avvocato. Così, chi si fa conoscere con un libro non è un nuovo autore, perché era autore anche prima. Semmai si rende autore di una serie di tesi, contenute in quel saggio, e le presenta al pubblico. Più complesso il concetto di 'nuovo narratore'. Qui effettivamente sono caratteri distintivi che fanno una diversa identità. Però allora diremo che la tua è 'nuova narrativa', non che tu sei un 'nuovo narratore'.
FAQ. Però in inglese dicono 'newcomer', ultimo arrivato. Newlywed è quello 'appena sposato'.
Sono sintesi che, unendo il 'new' a un'azione, designano una recente entrata in un settore. Ma sono pochi, sono più che altro residui di una concezione poi invecchiata. Nell'inglese colloquiale di oggi entrambe queste espressioni si sentono poco. Molto più bello il 'newly + participio', che significa 'appena (da poco) + participio'. Questo è possibile solo perché hanno il 'newly', che significa 'not long ago'. Per noi, il 'nuovamente' è tutt'altra cosa e vale a dire 'ancora, ancora una volta'.
Un'altra annotazione interessante, che conferma la nostra tesi, è che manca un vero e proprio contrario. Chi indica 'vecchio' non si avvede che questo è il contrario di 'giovane'. L'aggettivo 'nuovo' non ha un contrario, proprio perché non esiste un contrario espresso in una sola parola dell'appena conosciuto o del mai conosciuto prima. Se dicessimo - come sopra - che è il già conosciuto il concetto non avrebbe comunque un unico termine per riassumerlo. Inoltre, non è detto nemmeno questo. Può perfino capitare che una cosa sia già conosciuta eppur anche nuova. Sono tanti i casi.
Qui erano le 15.52 del 17 luglio 2005
Visto cosa hanno fatto oggi? Ieri hanno pubblicato la solita crociata verbale di Oriana. A tarda sera hanno chiamato col cellulare alcune persone per far dire cosa ne pensavano. E oggi, naturalmente, compare un pezzo sulle reazioni al pezzo di Oriana intitolato 'dibattito su'. Ma quando mai... e chi ha mai fatto un dibattito?
FAQ. I giornali come utilizzano questo aggettivo?
Con parsimonia, per fortuna. Sono invece molto abbondanti nelle gratifiche artistiche che abbiamo visto. Quando c'è da distribuire patenti di novità a scrittori, musicisti e artisti vari l'aggettivo ritorna con una certa frequenza perché in quel caso fa effetto. Se noi facessimo una simulazione nella giornata di oggi, 17 luglio 2005, non troveremmo che conferme alle tesi di questa pagina. La notizia
Attacco ai turisti in Turchia
avrebbe potuto essere data in teoria come 'Nuovo attacco terroristico', vedi caso (4). Ma non avremmo concluso nulla di significativo aggiungendo quell'aggettivo. Qui, piuttosto, è brutto quell'articolo. Sarebbe stato meglio Attacco a turisti in Turchia, perché chi si è fatto saltare in aria non mirava a uccidere John, Steve, George, Pauline, Edward e tutti quelli che sono morti. Se poi andiamo sul confronto tra ministro dell'Interno e ministri della Lega, non c'è materia. Semmai avremmo detto 'Nuova uscita di Calderoli' nel senso di ennesima, per sottolineare la serie-record di un uomo che in quel posto al massimo può far sorridere. Cosa è successo dal 7 luglio a oggi in Italia? Nulla. Allora di cosa parla questa gente? Sembra che il loro corpo viva entro la carta dei giornali. Per 'un piano antiterrorismo a difesa delle città d'arte e dei monumenti' e per tutti gli altri non c'era materia per far stare l'aggettivo. Questo per dire che è anche raro reperire luoghi adatti a una presenza dell'aggettivo, in assenza di riferimenti specifici a una novità. Per Harry Potter avremmo detto 'Non è una cosa nuova', e qui avremmo visto l'aggettivo in funzione ironica.
Come ti è venuta questa pagina?
Ieri sera, passavo davanti alla libreria e l'occhio mi è caduto su quell'Oscar Mondadori 'Antologia dei nuovi narratori'. Mi venne da pensare: "Nuovi quando?", e da lì ho pensato di scrivere questa pagina. Molte sono venute così, con questo sistema di attenzione improvvisa su un particolare che poi ha dato spunti.
Molti ritengono di dover conservare un concetto di esordio, per separare un cursus artistico da uno di vita ordinaria.
Sì, ma non c'è questa separazione. Un autore pubblicava quando trovava un editore. Non è che in natura si sviluppi qualcosa di autonomo: il libro lo scrive sempre un po' di tempo prima della pubblicazione.
Però tutta la mitologia, tutto l'immaginario nei secoli scorsi ha preservato un'immagine iniziatica anche qui anche senza esordio.
Ma non si diventa nuovi uscendo in libreria con un nuovo libro. Noi siamo 'nuovi', in natura, solo quando entriamo in un regno nuovo per mezzo della iniziazione. Questa ci fa entrare in una nuova condizione, e dopo entrati ci sentiamo nuovi. Per stampare un testo e farlo uscire con il marchio di un editore non occorre iniziazione. Prendiamo l'astrologia: se pure esistessero configurazioni che indicano un successo editoriale non esiste in cielo una posizione che indica un 'primo libro' o un 'primo Cd'. Quando tu realizzi un'opera e la metti in commercio non hai fatto altro che compiere un'azione riuscita, e le azioni riuscite possono essere di qualsiasi genere. Diverso sarebbe osservare un grande successo di vendite e una popolarità improvvisa. Ecco, questo sì (abbiamo già centinaia di parole e di espressioni per indicarlo). Ma un esordio, preso in sé e per sé, non dice nulla. Non è una cosa nuova e non è una nuova entrata da qualche parte.
Perché tu hai preso così spesso l'aggettivo in 'nuova era'?
Qui erano le 17.16 del 17 luglio 2005
Perché non avevo altro modo. Bisogna considerare tanti fattori. Anzitutto, parlavo veramente di una nuova condizione di vita per molte persone, senza Chiesa e senza quei riti. Facendo questo, non parlavo di una cosa qualunque o passeggera. Se riformiamo gli istituti e compiamo riti differenti non c'è miglior posto di questo per l'aggettivo 'nuovo'. La cosa, essendo radicale per tutta la collettività, realizza una novità sociale e sostanziale di vaste proporzioni. Certo, si manterrà con quella dicitura ancora per decenni e sicuramente per non meno di un secolo o due. Nel 2150 ancora parleranno di 'nuova era', proprio perché guarderanno sempre più distanti a come eravamo prima. Noi in fondo parliamo ancora di 'nuova rivoluzione' con l'avvento del personal computer, e lo facciamo come se fosse avvenuta ieri. Ogni due o tre giorni esce un manuale che parla delle nuove tecnologie e delle loro applicazioni. Nel mio caso, non avevo altra scelta. Questa tematica è tutta contenuta nella pagina di FAQ 'fine del ciclo', tuttora presente su Memoriale.
Perché dopo entrati, qui, si continuerà a dire che è nuova?
Perché tutta la vita risulterà rivoluzionata, come quando tu apri una porta che è rimasta chiusa per secoli. La stanza vedrà finalmente circolare aria, le ragnatele spariranno, la polvere verrà spazzata e dispersa dal vento ecc.ecc. Questo è un po' il senso dell'avvento della Nuova Era. E poi bisogna considerare che tutti l'hanno sempre chiamata così, negli ultimi 80 anni. La contrapposizione con la vecchia risulta ancora più forte che altrove.
Se qui spostassimo l'aggettivo?
Qui avremmo cambiato poco. Dire 'Era Nuova' non sposta l'effetto né il significato. E poi rischia di confondersi con una frase all'imperfetto del verbo essere.
Perché l'umanità ha sempre avuto bisogno di vedere 'ere' e soprattutto di vederne di nuove?
Perché il nostro tempo attraverso dei cicli. Quand'anche non fossimo d'accordo sulla loro sistemazione e classificazione, nessuno sulla Terra ha mai contestato la loro esistenza. Il ciclo è una nozione fondamentale, inserita del resto nella nostra esistenza. Si parte dalle mestruazioni, per finire su periodi molto lunghi. Solo le persone da nulla non sentono di avere cicli. Chi li sente ha una maggiore sensibilità e capisce che la storia degli uomini è proprio la storia del cielo.
Ma cos'è che dà il carattere di novità?
Il fatto che il nuovo ciclo viene vissuto in un modo diverso, dal singolo (che se ne accorge). Se ha un diario, scriverà: "Sono diverso". A volte è un libro, che lo provoca. A volte un incontro. A volte una scoperta sul proprio corpo. Una tematica, ovviamente, che interessa di più i lettori giovani di questo sito. Un uomo di 60-65 anni non avrà più cambi di vita che incidano in modo determinante.
Quanti cicli attraversa l'esistenza di un uomo che vive 100 anni?
Questo è molto discutibile. Varia. Nel mio sito scopriremo che ho attraversato una ventina di cicli, fin qui. Ma dipende dal modo in cui li si registra. Se si vuole se ne può vedere anche quattro soltanto, in dipendenza degli eventi più importanti. Ma, ripeto, il 90% della popolazione non avverte nemmeno queste cose. Vivono... occupandosi solo della parte superficiale delle cose, guidata da organi di senso poco percettivi. A questo aggiungiamo che oggi l'impero e l'onnipresenza dei mass media ha spostato l'attenzione sull'esterno e su cose fatue.
Ma come puoi dire che una foto su Vanity Fair non cambia l'esistenza o non è un evento?
Con la semplice connessione tra cose logiche. So bene che qualcuno ribatte che non si può levare quelle soddisfazioni se esse continuano a permanere in chi ne è oggetto. Questo discorso equivale a dire: "Finché quei settimanali ci sono e arrivano in edicola ci saranno sempre giovani donne che aspirano a figurarvi con una foto". Io questo non lo contesto. Lo constato, anch'io. E qui dico appunto: "Fate attenzione, perché in quel modo non vi sta succedendo qualcosa". Qui parlavamo di cose più 'alte'. Anzi, metterete in conto che spesso - per non lasciarli troppo in fondo - mi sono rivolto agli ultimi.
Ha un senso l'antico detto 'gli ultimi saranno i primi'?
E' più che altro una visione allegorica, che serve da monito. Gli ultimi devono essere sempre meno distanti dai primi, questo è stato il mio costante pensiero. Dobbiamo fare qualcosa per loro. Il concetto ha un senso solo se pensato in base al quoziente intellettivo.
E perché non il contrario, cioè avvicinare i primi a loro?
Perché a uno che non conosce una cosa gliela puoi insegnare. Uno che la conosce non può disconoscerla a partire da un certo momento.
Sulla frequenza del 'nuovo mondo' ti scusasti, in una pagina di presentazione.
Ecco, quello era un vero scrupolo. Rileggiamolo.
In queste pagine troverete spesso - anche troppo - l'annuncio che siamo in un nuovo mondo, che il sacerdozio e la chiesa sono scaduti, ecc.ecc. Qui dovete tener conto del fatto che non ho un bilancino per dosare queste affermazioni. Scrivendo, le ho riportate quando mi venivano. Se queste dichiarazioni di 'fine di un mondo' fossero molto frequenti in quest'opera mi scuso ma non avrei potuto fare altrimenti.
Erano le 18.15 del 17 luglio 2005
P.S. della serata del 17 luglio 2005. Qui non avete visto etimologia. Vano sarebbe dire da cosa derivi una parola tanto presente e coinvolgente fin dalla notte dei tempi. Se c'è un'idea profondamente connaturata all'esistenza sulla Terra fin dalla primissima evoluzione è questa. L'autore non crede a una derivazione da una radice o da un suono che significasse qualcosa di preciso. Ritiene piuttosto che essa sia pervenuta a noi da una fase primigenia della evoluzione, in cui il 'nuovo' era soltanto un'idea della mente e come tale veniva vista. Per concepire il nuovo bisogna pensarci. Questo era il messaggio insito in queste righe. Se voi non ci pensate nulla mai sarà vecchio o nuovo. Voi stessi dite sempre che la carta d'identità non conta, quando compite gli anni. Vuol dire appunto che senza il pensarci non esisterebbe una condizione di anzianità dell'essere. Quanto all'inizio, il neonato non è che un essere appena nato. L'unica volta in cui penserete al nuovo sarà quando vi capiterà di entrare in un regno che non conoscevate o di apprendere una scienza o una tecnica che cambia la vostra vita. Ma sarete voi nuovi.