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Una idea di lingua è profondamente connaturata anche con l'istinto di ciascuno di noi. Davanti a un pericolo attuale e presente, c'è chi grida - emettendo parole di invocazione o di aiuto - e c'è chi invece resta muto. Quest'ultima è soltanto una persona che non trova sufficiente 'cavata' da se stesso per sottolineare la sua condizione. Ma se ponessimo le due reazioni sulla bilancia noteremmo che esse non discendono da un ragionamento ma proprio dall'essere. L'idea della nostra lingua è sempre molto ma molto inferiore a quel che la nostra lingua si rivela quando viene messa alla prova. Noi abbiamo di noi stessi e della nostra emissione una concezione teorica e distante dalla realtà, anche perché quando parliamo ci sentono gli altri e non siamo noi a sentirci. Così non possiamo renderci conto che alcune situazioni incresciose si verificano perché qualcosa di noi in quel momento non ha funzionato a dovere. E si tratta proprio di emissione, di voce che fuoriesce dalle nostre cavità. Se possiamo dimenticare un abito o dettagli del corpo di una persona, mai dimenticheremo come quella persona parlava. Il suo timbro, anzi, tornerà spesso alla memoria da solo. Pensate a chi viene tradito e abbandonato quando ancora amava la persona. Dopo la separazione, avrà ancora in memoria quella voce, per anni. Sembra fatale che una delusione faccia covare ancora più memoria. E la voce, in quei casi, torna inesorabilmente. Ma diremmo che torna anche un'idea della lingua. Tornerà infatti anche un particolare 'intercalare' di quella persona. Ricorderemo ad esempio che quella parola o quella espressione venivano usate dal nostro ex-marito, e magari poi non l'abbiamo più sentita da nessun altro. Ecco un'idea della lingua. Ci sono poi situazioni che avendo la lingua come protagonista sono eminentemente linguistiche. Ne posso testimoniare anche per me stesso. Un mio ex-compagno del liceo oggi mi ricorda ancora proprio per via di una parola, che io suggerii all'insegnante che vagava col pensiero senza trovarla. Gridai 'vitalità'! E l'insegnante mi guardò ammirata e fece uno schiocco con le dita gridando 'Eccola!' |
Una
idea di lingua (1)
Come si
può trasformare
la idea della propria lingua e rimodellare con questo il proprio vivere?
Però
è anche vero che chi sta molto al di sopra degli altri suscita
anche fastidio e imbarazzo. Perché succede questo?
In
testa alle valutazioni sono alcune persone che non utilizzano la lingua
a scopo precisamente professionale. Come mai? Questo riquadro è è del 22 aprile 2005 - Ultimo aggiornamento alle 17.44 GMT del 22 aprile 2005 |
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Una idea di lingua non può diventare 'sistema' nella mente umana, poiché nessun uomo ha in testa tutto un dizionario con tutte le possibili relazioni interne tra le parole e tra le frasi. Sarebbe un patrimonio immenso che neppure un Cd-Rom potrebbe avere lo spazio di contenere. Si dovrebbe moltiplicare infatti una singola parola per tutte le combinazioni di legame che essa può avere e per tutte le composizioni sintattiche (frasi di senso compiuto). Ne viene fuori una cifra iperbolica. Può diventare 'sistema' nel senso di incamerare dentro di sé tutte le regole della grammatica - compresi casi dubbi o elastici - e di padroneggiarle mentre si parla. E' possibile, in teoria. Quel che accade in pratica, tuttavia, non rispetta il sistema stesso perché noi parliamo combinando alla velocità del fulmine. A quella velocità dire A me mi sembra che anziché A me sembra che significa soltanto emettere suoni ad istinto pur conoscendo la regola che proibirebbe la prima frase. Si torna al famoso saggio popolare 'impara l'arte e mettila da parte'. Ecco perché si consiglia di vivere nel posto, anziché fare uno studio tenace e arido nella propria cameretta. Voi potete avere nella vostra stanza tutta la serie didattica audiovisuale delle migliaia di lingue parlate nel pianeta. Diciamo pure, qualcosa come 3.000 corsi su video o audiocassette. Con uno sforzo eccezionale e mantenendovi isolati dal mondo per sfruttare tutto il tempo della vostra vita a disposizione, potreste impararle tutte nel giro di 20 o 30 anni. Poi, però, messi un giorno sul luogo in cui si parlano potreste anche non cavare un ragno dal buco. L'emittente locale parlerà infatti in un modo che non rispecchia quello del corso e così la comunicazione soffrirà di qualche problema. La lingua divenne 'sistema' perché un giorno, come per tutte le cose, ci fu chi si mise a un tavolo per mettervi ordine e codificarla anche per iscritto. Ma attenzione... lo fece prendendo dall'oralità. Il primo, infatti, fu il vero teorico. Gli altri, che si misero sulla sua strada, dovettero per forza di cose tener conto di quello che aveva scritto il primo e così - andando sulla scrittura e non sulla oralità - si cominciò a perdere qualcosa. La scrittura fu sempre indietro, poiché occorreva fare un'operazione in più rispetto a quella - strettamente orale - che fece nascere quei suoni tramutandoli in parole. Spiego questo concetto con un paragone. Supponiamo per un attimo che non esista la scrittura e che il genere umano non possieda nemmeno il concetto di libro. Se così fosse, mi verrebbe più facile oggi convertire gli emittenti di lingua inglese a un 'advices' al plurale e numerabile. Invece, mi riesce più difficile perché dei signori un giorno si misero a scrivere e dissero che quella parola non era numerabile e si poteva pronunciare solo al singolare. Una regola scritta, che va a innestarsi su una preesistente comunicazione orale, fissa per tutti uno standard. Si può anche accettare, non è questo il problema. Il problema è soltanto il fatto che dovendo un giorno di 1000 anni dopo intervenire si farà molta più fatica. Ecco ancora un effetto poco felice dalla scrittura definitiva su carta. E così si spiegano anche le incertezze di coloro che - come Saussure - giustamente avvertono la insufficienza di una civiltà della scrittura rispetto alla oralità. |
Una
idea di lingua (2) Su 'Repubblica' del 22 aprile 2005, un articolo presenta un testo appena uscito su scritti inediti di Ferdinand de Saussure, curato da De Mauro. Molto interessante, perché ritorna su alcuni punti da me trattati. Uno è quella della oralità. Il linguista svizzero, effettivamente, aveva timore di pubblicare trattati 'definitivi' perché viveva molto bene la sua condizione e aveva compreso che la scrittura fissa in modo troppo definitivo una materia che si giova meglio dell'emissione a garanzia della contemporaneità. L'autore è felice nel parlare di scricchiolii. Leggiamo testualmente, dall'articolo medesimo. E poi chiariamo anche noi, in maniera da delimitare meglio la questione.
In questi
appunti Saussure mette in evidenza le proprie incertezze. Lo
confessa, non finge che tutto funzioni: se una lingua è un
sistema perché una persona che possiede una sintassi molto
ricca e un'altra che invece l'ha più povera alla fine comunque
si capiscono? ALT! Qui ci fermiamo un attimo, per ragionare e capire.
Questa
domanda è intelligente?
Dov'è
l'equivoco di quella domanda?
De
Mauro paragona poi il sistema della lingua alla matematica,
perché - afferma - se uno non sa cosa significa il segno meno
non possiamo pensare che faccia una sottrazione.
Se
qualcuno obiettasse che anche con la parola Dio tutti intendevamo la
stessa cosa? Questo riquadro è è del 22 aprile 2005 - Ultimo aggiornamento alle 14.32 GMT del 22 aprile 2005 |
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Se Dio fosse stata una parola regolare, avrebbe avuto una sua storia e noi stessi avremmo una storia particolare da ricordare a partire dal primo uomo che ne ebbe manifestazione fino all'ultimo. Invece, non essendo altro che mitologia del genere umano, il concetto rimase seppellito sotto un cumulo di vaghezza e di fantasie che vennero rivestite - per ingannare - con cose pseudo-alte come la filosofia e la teologia. Ma al punto cruciale si sarebbe richiesta sempre una dimostrazione che i credenti non avrebbero mai potuto dare. In compenso, avrebbero sempre detto che Egli non si rivela che a pochi. Tutta la stirpe dei cosiddetti 'credenti' cadde e fu smascherata con Memoriale. |
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Come appare logico, l'idea di una lingua diversa si formò in origine quando una tribù si spostò per conoscere un'altra. Sentendo come articolavano, sentendo quali suoni emettevano, impararono che in quel luogo si parlava in quell'altro modo. Trasferito ai tempi moderni, il concetto si ripete ogni qual volta una persona di giovane età si rechi in un luogo che non conosceva e apprenda con le proprie orecchie i suoni che vengono emessi dai cittadini di quel luogo. Si tratta, per essere precisi, di emissione prima ancora che di lingua. Un avvocato che ascoltiamo spesso intervenire a un programma-Tv di reclami, nonostante viva al Nord, tradisce con la propria emissione un'origine meridionale. Coloro che vivono nel Sud dell'Italia si distinguono, ad esempio, perché hanno una diversa partenza rispetto a quelli del Nord. Questa poi si sviluppa anche nel prosieguo con un'articolazione caratteristica di un luogo (e come tale sempre molto imperfetta).
Colui che non
si spostasse mai e non avesse nemmeno mezzi di teletrasmissione
(ipotesi comune a tutti fino a 90 anni fa) non verrebbe mai a
conoscere altri modi, anche all'interno di una medesima nazione.
Spostandoci, tutti li abbiamo conosciuti. Un'idea concreta della lingua cominciò ad aversi soltanto quando gli uomini ne ebbero una in comune nei vari territori (Medioevo). In precedenza, non si possedeva nemmeno la consapevolezza della propria emissione poiché il cervello non vi arrivava. Diciamo quindi che fu oggettivamente la formazione di lingue nazionali a portare i cittadini a una loro conoscenza, comprendente anche le differenze. Il volume degli scambi è aumentato talmente, con i mass media, che oggi viviamo in un mondo completamente diverso e siamo noi stessi uomini diversi. I mezzi della radio e della televisione, permettendo anche di telefonare da casa, fanno partecipare la gente meno istruita al fiume (molto profano) di notizie del giorno. Naturalmente, questa non si accorge dei propri limiti e così va sull'etere radiofonico con la propria emissione senza percepire l'effetto - spesso comico - che quella lingua determina nell'ascoltatore. Un programma che fa intervenire, uno dopo l'altro, ascoltatori di tutta la nazione diventa una specie di 'musical linguistico' poiché è come un archivio sonoro dell'umanità. In mezzo, può capitare anche l'ottima emissione. Nelle città, anche senza uno status o un riconoscimento, possono esistere uomini o donne che parlano - senza utilizzarla professionalmente - un'ottima lingua. Sono, in percentuale, pochissimi. In una città come Cagliari parla una lingua pura solo l'1% della popolazione adulta. A Genova soltanto il 3% della popolazione adulta. A Roma il 4%. A questo proposito, le cifre sono comunque cambiate in meglio negli ultimi anni. A una lingua pura che ovviamente appartiene alle classi professionali (teatro, cinema, emittenti radiofoniche) si aggiunge una bella lingua parlata da singoli cittadini che sono riusciti a sfuggire al condizionamento locale. L'emissione non si può riprodurre, una lingua sì. La prima segue la persona, in modo inconfondibile. La seconda, essendo comune a tante persone, non ha molto di personale e diventa come un emblema territoriale. L'idea dell'emissione altrui - quando questa è molto buona - risiede in un individuo come un territorio che egli non potrà mai conquistare e avere per sé. Abbiamo infatti un determinato soffio, e chi ammira quello di un altro non può imitarlo o riprodurlo quando parla. Si può invece riprodurre una lingua, poiché se ne imita la successione. Questo però non significa che imitare una lingua locale, per chi viene da fuori, sia facile. Le parlate regionali, ormai notissime, si possono solo avvicinare riproducendone la cadenza. Ancora oggi, nessuno riesce a ripetere l'italiano della Sicilia o della Puglia se non vive con il corpo in quei luoghi e non se ne fa condizionare. E così se si fanno imitazioni, i primi ad accorgersi che sono tali sono proprio gli emittenti del luogo stesso ("Ma figuriamoci, noi mica parliamo così"). Essi noteranno che la cosa fa sorridere, al contrario della loro lingua (che è normale). E questo è proprio il segno che fa loro riconoscere la estraneità di quella lingua rispetto al luogo stesso. Un'eccezione molto felice è il talento degli imitatori di professione, ma anche lì è difficile che essi riescano a spacciarsi con la popolazione come 'gente del luogo'. Insomma, soltanto vivere in un luogo fa parlare come si parla in quel luogo. Questa è una legge fondamentale, che vale per tutto il mondo. |
Una
idea di lingua (3) Noi veniamo da un passato frammentato e reso 'locale' da una grande quantità di modi, che fiorirono solo perché nella popolazione serpeggiava l'ignoranza in merito alle regole e per di più non vi era comunicazione. Diciamo quindi che finché non si ha cognizione precisa delle regole la lingua è proprio un'idea, al massimo. E ciascun parlante la emette al suo modo, facendosi influenzare dai modi locali.
Ma chi non
è istruito che idea ne ha?
Ma come
agisce l'idea di una emissione di se stessi che non piace?
Perché
non si è sensibili?
Facciamo un
esempio. In un nostro programma del mattino della Rai come 'Prima
Pagina' cosa si ascolta?
Però
in media esiste un certo miglioramento anche qui.
Arriviamo a
una visione. Oggi che ruolo ha la nostra emissione, nella vita di
tutti i giorni?
Ma chi
legge questo sito cosa ne ricava?
Una idea di
lingua è superiore a una idea di se stessi? La contiene o ne
è contenuta?
E se a lui
piacesse così?
Quella
pagina si potrebbe fare anche con le altre lingue?
Cosa si
nota ascoltando 300 diversi emittenti americani? Questo riquadro è del 21 aprile 2005 - Ultimo aggiornamento alle 11.00 GMT del 22 aprile 2005 |