La sincerità dei Cretesi

Proviamo ad andare più a fondo. 'Dire la verità si oppone a 'dire il falso'. Sono due concetti antitetici, e assoluti (contrariamente a quello che dicono Odifreddi e altri logici). Se ho visto piovere dico il vero affermando che 'piove'. Se non ho visto piovere dirò che 'non piove' e affermando che piove dico il 'falso'. La corrispondenza con realtà si presume, se non è possibile controllo sull'oggetto. Si controlla, se quella verifica possono farla altri. Al tempo in cui Powell presentò alle Nazioni Unite il motivo della Casa Bianca per attaccare l'Iraq (febbraio 2003, io stesso ero molto vigile e commentai in quei giorni su Memoriale), il presidente Bush diceva una cosa non vera (=che l'Iraq disponeva di pericolose armi di distruzione) e gli ispettori poi lo accertarono. Questi ultimi, stando alla corrispondenza con realtà, dissero dunque una cosa vera. Nessuno infatti trovò armi pericolose o arsenali in Iraq. Ma la cosa era conosciuta da quanti sapevano che Saddam Hussein era anche uno sbruffone e amava allinearsi con alcune potenze occidentali anche in questo senso. Facciamo un altro esempio. Se non esiste un ente che gli uomini chiamano Dio

Monetti dice il vero affermando che non esiste

Ratzinger dice il falso affermando che esiste

Queste due affermazioni si elidono a vicenda. O è vera una o è vera l'altra. La conseguenza è che almeno una delle due è falsa. La cosa importa poco dal punto di vista morale. Qui stiamo parlando di logica, connessa al linguaggio. Proprio la combinazione che permise al primo di dimostrare il suo assunto. Il secondo negherà, come succede ancora, affermando che egli crede che l'oggetto esista. Ma credere non è dimostrarlo. Una semplice manifestazione del pensiero non può arrivare a un traguardo logico che è collegato soltanto con la realtà. O quella cosa esiste o non esiste. Finché nessuno dimostra che esiste, essa non esiste. Io posso anche dire che credo che esista un uomo con cinque orecchie, ma finché la esistenza di quest'uomo non viene dimostrata esso continua a non esistere (per tutti, attenzione... non esistono verità per uno o per cinquecento).
PAUSA - Sono le ore 20.30 ora italiana del 9 ottobre 2005

Ciascuna parola esiste perché a un certo momento fu dato - dalla natura stessa, che in precedenza non ne disponeva - un suono. Un suono distinto da altri, naturalmente. Un unico suono poteva avere più significati. Ma ogni parola era unica, cioé veniva distinta dalle altre al semplice 'udirla' (fine non è fune, cane non è pane, ecc.ecc.). Queste parole, pur essendo un prodotto della natura stessa, servono soltanto agli esseri umani per comunicare. Esse costituiscono un sistema perfetto, poiché mediante le parole noi descriviamo un intero concetto e ne affrontiamo anche i risvolti (contrario - analogia - similitudine ecc.). Io, se sono istruito e ho conoscenza, con le parole posso dire tutto quello che voglio su un determinato concetto.

Con le parole devo anche essere in grado di fare affermazioni, affermazioni nette (se sono una persona seria). Queste stanno in piedi, se vi è logica, da sole. Con questo intendiamo dire che la realtà le conferma. Ma un pezzo di lingua, da solo non esiste. Se io dicessi che tutte le persone che vedo sono nere, la cosa non può essere confermata da una realtà distaccata dalla mia percezione. Per confermarla occorrerà una seconda percezione (un'altra persona) che affermi la stessa cosa. In questo caso, dirà: "E' vero, queste sei persone davanti a noi sono negri". Ci sono anche affermazioni che la realtà conferma a prescindere dalla lingua? Sì, se esse non dipendono solo dalla percezione. Se io dico che l'acqua è liquida, questa è un'affermazione che non ha bisogno di almeno un'altra conferma. L'acqua è liquida in natura, non per gli uomini.
PAUSA - Sono le ore 21.03 ora italiana del 9 ottobre 2005

La parola 'tutti' fu data per indicare la totalità di una serie di oggetti visti entro un sistema. Considerandoli nell'insieme, con la parola 'tutti' noi abbiamo idea della loro totalità e dunque con quella parola indichiamo 'le cose che consideriamo nel sistema che conosciamo'. Vediamo alcuni casi

1) Tutti i paesi aderenti all'OPEC hanno sottoscritto un nuovo accordo per la vendita del petrolio

Questa frase significa: la totalità dei paesi che aderiscono a quel trattato, nessuno escluso. Il sistema di riferimento è l'OPEC.

2) Tutti i Milanesi sono testardi

Questa frase significa: tutti i cittadini di Milano (e magari, compresi quelli ivi nati e poi andati altrove) sono fatti in quel modo. Il sistema di riferimento è 'essere nati o residenti nella città di Milano'.

Finora abbiamo visto casi in cui il concetto si identifica con il tutti quelli. Anche con il solo quelli? Dipende. Questo non è più un concetto assoluto. Nella realtà può anche accadere che siano testardi altri cittadini, non di Milano, ma la frase (e la mia percezione) dicono che sono testardi quelli e noi intendiamo dire soltanto quello con la frase appena detta. Ecco un punto importante: la lingua esprime sì concetti logici, ma inseriti all'interno di un sistema. Se il sistema dipende dalla percezione del soggetto, occorre una conferma. Se il sistema è già di natura, il concetto logicamente sta in piedi da solo.

3) Tutti sono interessati al denaro

Qui cosa intendo? Non vi è un sistema. La frase indica che tutti quelli che esistono hanno quell'interesse, nessuno escluso. Attenti, ho detto la frase. Non ho detto che lo intende Gino o Giorgio. La cosa cambia notevolmente appena si delimiti il sistema di riferimento. Proviamo a vedere perché.

4) GINO - Hai visto? Mario si è fatto dare 100.000 euro, per quell'affare.

GIORGIO - Ma tutti sono interessati al denaro!

Qui Giorgio intende dire in generale che tutti hanno quell'interesse. La sua frase, da sola, non dice se Giorgio vi comprenda anche se stesso. Per sapere questo - non essendo un fatto di natura - siamo costretti a dipendere dalla percezione (o intenzione) di Giorgio. Però nessuna persona dice mai "Tutti sono interessati al denaro, tranne me".
PAUSA - Sono le ore 21.24 ora italiana del 9 ottobre 2005

Il 'tutti', da solo, nacque nella lingua per esprimere la totalità di un oggetto diviso in più serie. Se una persona lo usa e vuole indicare una realtà collettiva esterna lo combina con un verbo alla terza persona plurale e allora dirà 'Tutti sono interessati al denaro', mentre se intende comprendervi anche se stesso dovrebbe usare la prima persona plurale e dire 'Tutti siamo interessati al denaro'. Eppure, nella realtà non è detto. Anche chi dice 'Tutti sono interessati al denaro' potrebbe intendere 'me compreso'. Parlando infatti di una realtà umana globale, il tutti può intendersi sia in un modo sia nell'altro. In quel caso, fondamentale sarà soltanto l'intenzione di Giorgio oppure l'accordo dei due soggetti (Gino e Giorgio) nel comprenderla. Quindi, ricapitolando: la frase, da sola, direbbe che 'tutti, compreso Giorgio, sono interessati al denaro'. Ma siccome il concetto, enunciato da una persona, dipende dalla sua percezione dovremo riferirci a questa nell'interpretare la frase. Perché dipende dalla sua percezione? Ecco il punto, di grande interesse. Perché usando il 'tutti' Giorgio potrà indicare entrambe le possibilità, sia che comprenda se stesso sia che si escluda. Se ci pensate un attimo:

1) Nel caso in cui indichi 'tutti tranne lui' deve dire ugualmente 'tutti', perché si riferisce a una totalità davanti a lui

2) Nel caso in cui indichi 'tutti compreso lui' deve dire ugualmente 'tutti', perché si tratta proprio della totalità

Questo dipende dal fatto appunto che il 'tutti' va sempre riferito a un sistema delimitato. Se si dice 'tutti' tout court si intende la totalità di una serie di oggetti. Ma la frase proviene da una singola bocca. E chi parla non dice con la sua frase se intende escludersi o comprendersi. Userà indifferentemente il 'tutti' sia che parli di un insieme esterno a lui sia che parli di un insieme esterno che comprende anche lui.

Esaurita questa premessa, entriamo nel 'forno crematorio' del dire la verità e il falso. Ecco la trappola in cui caddero anche i logici.

Tutti dicono il falso

Affermando questo, siamo alle prese con un primo problema che è quello appena delineato. La frase, da sola, indicherebbe 'tutti quelli che esistono'. Ma siccome essa viene pronunciata da qualcuno, abbiamo appena appreso che questi la dirà allo stesso modo sia che comprenda il 'tutti con se stesso' sia che indichi il 'tutti tranne se stesso'.
PAUSA - Sono le ore 21.50 ora italiana del 9 ottobre 2005

Il 'tutti' ha comunque bisogno di un sistema di riferimento. Detto da solo, è come se dicessimo soltanto 'la globalità'. La globalità di che? Se non ci poniamo la questione, e non la delimitiamo con un sistema, resteremo sempre con un 'tutti' che è generico e ambivalente. Per farlo, occorrerà appunto un sistema di riferimento che è la percezione (o l'intenzione) di chi enuncia il concetto. Non così se diciamo "Tutti i paesi aderenti all'OPEC", perché in questo caso il concetto è inequivocabile. Se Giorgio è cretese e dice

Tutti i cretesi dicono la verità

siamo con il problema già visto. Potrebbe intendere sia

a) 'tutti i Cretesi tranne me' sia

b) 'tutti i Cretesi compreso me'

Qui, siccome quelli che cadevano attribuivano verità anche alla frase (veridicità della singola affermazione) continuavano a bizantineggiare inutilmente. Non facendo la distinzione da noi fatta, avrebbero pensato ad esempio che nel caso a) la frase sarebbe diventata un 'paradosso', cosa che non è (poiché, essendo necessario delimitare il sistema di riferimento il significato dipende solo da quello che intende Giorgio con il 'tutti' ed è chiaro che egli avrebbe sempre inteso b). Con la parallela

Tutti i cretesi dicono il falso

siamo ancora una volta con il problema già visto. Potrebbe intendere sia

a) 'tutti i Cretesi tranne me' sia

b) 'tutti i Cretesi compreso me'

Siccome quelli che cadevano attribuivano verità anche alla frase (veridicità della singola affermazione) continuavano a bizantineggiare inutilmente. Non facendo la distinzione da noi fatta, avrebbero pensato ad esempio che nel caso b) la frase sarebbe diventata un 'paradosso', cosa che non è (poiché, essendo necessario delimitare il sistema di riferimento il significato dipende solo da quello che intende Giorgio con il 'tutti' ed è chiaro che egli avrebbe sempre inteso a). La b) non avrebbe avuto senso.

Ma a tutte queste cose non poteva arrivare chi fa quell'affermazione, che intenderà soltanto quel che intende. La logica è un sistema che ha bisogno sempre di un riferimento, cioé di un sistema entro il quale delimitare il concetto. Se non lo facciamo vediamo paradossi anche dove non ci sono. Qui la trappola era doppia. La prima era il 'tutti', la seconda 'l'attribuzione di veridicità all'affermazione stessa' (cosa a cui una persona che parla non può fare attenzione, poiché essa si limita ad esprimere il suo pensiero e basta).

Pagina del 9 ottobre 2005 - Ultima modifica l'11 ottobre