Andare a tempo nei versi
Pagina già pubblicata su Memoriale il 17 dicembre 2004

Saremmo stati bene sposati io e te. Così dice l'incipit di 'Che barba amore mio', canzone di Pallavicini-Conte del 1972. Ormai, da padroni delle varie ere, diremmo un brano tipico di quell'anno esistenzialista. La Vanoni lo canta 'ex abrupto', senza neppure attacco orchestrale. Ed è un incipit perfetto, una grande intuizione. Pezzo, del resto, gradevole e ben scritto. Peccato che più avanti gli autori cadano nel Tu pensi che sia giusto far gli amanti vita natural durante, che costringe la cantante a lasciare il 'durante' a penzoloni. Ed è un verso sballato, per la eccessiva lunghezza del 'natural durante' rispetto all'accordo. FAQ - Cosa avrebbero potuto scrivere? Tu pensi che sia giusto / trascinare questo grande / tuo tran tran oppure meglio ancora Tu pensi che saremmo / stati bene / sempre insieme notte e dì.
Questo esempio dimostra che anche autori di nome e abituati a scrivere spesso sul pentagramma caddero, senza che alcuno in casa discografica facesse rilevare errori e incongruenze. Nulla di male, naturalmente. Non sono affari di Stato. Del resto, la si cantava ugualmente. Certo è che arrivati al 'natural durante' tutti salivamo anziché troncare il verso come l'accordo avrebbe richiesto. Problemi metrici.

Il suono viene espresso, nella musica leggera, mediante un certo ritmo. Il metro è lo schema a cui il ritmo si applica per far sì che si possa cantare a tempo, cioè la misura che la successione di note (o in altre parole, il suo scandire) deve trovare nel canto delle note stesse. Per fare un esempio, se io avessi la musica del refrain di Nel blu dipinto di blu e anziché queste parole cantassi Nel verde dipinto di verde non andrebbe bene. Ancora meno bene Nell'azzurro dipinto di azzurro. Questi due elementi (suono e metro) sono dunque fusi, e vanno considerati insieme. Per una buona composizione, non basta una buona musica. Occorrono anche buoni versi, che osservino due condizioni.

a) Avere un senso loro, un significato che dà un carattere unitario al brano
b) Cadere bene rispetto agli accordi, cioè al suono che si vuole riprodurre col canto

In più ci sarebbero tanti altri elementi, che risultano però secondari rispetto all'importanza di questi due.

FAQ - Ma c'è una gradazione anche nel meglio e nel peggio?
Certo. Da 0 a 100, diremmo che in quella musica Nel blu dipinto di blu è 98, Nel verde dipinto di verde vale 20, Nell'azzurro dipinto di azzurro varrebbe 3. Nel brano analizzato, Tu pensi che sia giusto far gli amanti vita natural durante vale 23, Tu pensi che sia giusto trascinare questo grande tuo tran tran vale 75, Tu pensi che saremmo stati bene sempre insieme notte e dì vale 95.

Una delle esperienze più comuni ai giovani è quella di andare al testo originale di una canzone in inglese, e scoprire che i versi non sono così belli come si pensava oppure che sono sconnessi o strampalati. La realtà è che i musicisti rock non hanno mai avuto in media una grande resa in questo senso. Sono dunque abbondanti le compensazioni, gli aggiustamenti, le parole strane, le combinazioni che nessuno riesce a capire. Ma capita anche in italiano e nelle altre lingue. I capolavori, nel senso dell'accordo suoni-parole, sono pochissimi. Questo si deve al fatto che sono rarissime le intuizioni che mettono insieme le cose nel modo migliore. Stiamo parlando, in fondo, di una combinazione che deve funzionare in natura. Una specie di alchimia che 'sposa' suono e parole rendendo la miscela appetibile alle nostre orecchie.

FAQ - Quindi non è una cosa facile?
Non lo è. Scrivere tanto per scrivere, sarebbero capaci in molti. Scrivere cose perfette o sublimi quasi nessuno. E anche a quelli dotati non sempre la ciambella esce col buco. Il problema viene proprio da un impasto che bisogna trovare nell'universo del suono. Lo stesso autore si mette a cantare da sé il pezzo e sperimenta alcune combinazioni. Finché non trova la soluzione che gli va bene, quella che poi finirà sul testo definitivo. Ma sia la fretta sia la difficoltà di certi passaggi sono cattive consigliere. Così, sulle partiture restano molti pasticci. Quando la Caselli ebbe ad incidere una cover della bellissima 'Sympathy' dei Rare Bird, si trovò costretta a cantare

Metà del mondo sa cosa son le stelle mentre gli altri non le vedono mai

Una brutta caduta. Questa forzatura metrica, in un passaggio che non era neppure tanto difficile, sfuggì a tutti.
In generale, quel che è difficile è trovare la combinazione che poi resterà nelle orecchie. Parliamo infatti di cose commerciali, che poi devono andare in giro e farsi ricantare. Se non la si canta, finito lo scopo. Mentre scrivo, vorrei che il lettore sapesse che sto andando sulla scorta di quello che ho cantato io stesso ogni giorno ma soprattutto di quello che sento da una cassetta che scorre sul mio apparecchio, con tanti brani uno dopo l'altro. Ecco, in questo momento scorre il Folle... folle... folle idea della 'Pazza idea' di Patty Pravo. Quella reiterazione fu una splendida intuizione, perché evitava di spremersi il cervello per trovare una frase. Ora scorre 'Montagne verdi'. Qui non mi piace, per i motivi che tutti sapete, il Piangendo parlai con Dio. Ma la canzone è scritta molto bene, anche se il testo è del livello che potete immaginare. L'unica piccola défaillance è La tua storia è la mia storia, di cui del resto vi accorgerete dal fatto che la cantante stessa è costretta a prolungare il verbo 'essere' trascinandolo con un 'èeeee'. Il più delle volte, queste carenze vengono evidenziate dal cantante stesso, poiché lo sentite costretto ad allungare o viceversa ad accorciare parole che andrebbero pronunciate nel modo secco in cui sono scritte. Qui la lingua italiana è più dura di quella inglese, poiché possiede meno soluzioni mono o bisillabiche e così deve spesso fare salti mortali per fare stare il verso dentro la melodia.

In questo momento, sto ascoltando Affida una lacrima al vento. Va bene. Anche se non si consigliò al cantante di evitare di restare troppo sui dittonghi di caduta (miragg-io, ci-elo). Questi sono i particolari che il nostro orecchio ricorderà per sempre, e ai quali la sua memoria si lega. I difettucci della versione originale, che la identificano proprio come quella. Scende la pioggia, cover di un altro brano inglese molto bello. Qui non ci sono passi falsi.

FAQ - E' venuta meglio la versione italiana?
Dire che sia venuta meglio, è una cosa soggettiva. 'Elenore' dei Turtles è più raccolta, ha un fraseggio più secco e meno arrangiamento attorno. Può piacere in un senso corale, poiché è pur sempre il pezzo inciso da un gruppo. La versione di Morandi è più sentita, più cantata, anche se qua e là la voce ha un che di piagnucoloso e carica troppo le parole. Poste a confronto, anche se le note sono rimaste intatte lasciano una impressione molto diversa. Migliacci ne ha curato i contrasti, in modo che tra strofa e refrain c'è più sbalzo e diventa così più mediterranea. A me piace più questa.

I Turtles rimasero poco conosciuti, fuori dagli Stati Uniti. Con questo nome si chiamò un quartetto, che aveva come leader Marc Volman e Howard Kaylan, a partire dal 1965. Nel 1967, dopo qualche discreta uscita nel filone folk, arrivarono in cima alle classifiche anche in Gran Bretagna, con la citata 'Happy Together'. Alcune vicissitudini interne portarono il gruppo a sciogliersi, nel 1970. I due si unirono poi al gruppo di Zappa, le Mothers of Invention, e si diedero il nome 'Flo & Eddie'.

FAQ - Che impressione dà quel testo?
Ma tutte queste cose, rilette oggi, fanno sorridere. Qui, nel testo italiano, per fortuna non si scendeva nelle solite cosette (a parte il 'morire per amore'), e si fa semplicemente una riflessione (due amanti, ciascuno dei quali pensa solo a se stesso) mentre la pioggia cade. Analizzato in maniera cruda, notiamo che rientra negli archetipi dei Turtles, che trovarono per qualche anno questi motivetti adatti a una coralità da 45 giri ma un pochino meno a un singolo cantante. Oggi questo brano potrebbe restare attuale se 'sussurrato', cioè trasformato in maniera cadenzata e più lenta dell'originale. Ce ne sono altri che non sono più proponibili e farebbero soltanto ridere. Uno di questi è 'Vent'anni'. Il testo è di livello abbastanza misero. I coretti con il 'la la' in mezzo ridicoli. Il Me n'andai verso il destino fu una soluzione povera, così come il finale Io credo che lassù, molto brutto.

FAQ - Nel suo insieme come si può dare una valutazione a un intero testo?
Un intero testo suona o non suona. Questo viene giudicato dal nostro orecchio, che canta o non canta. La resa ha un elemento magico, che non possiamo valutare razionalmente. Poi diventiamo anche 'analisti' quando vediamo cosa concretamente dice il testo, quale sia il suo valore dal punto di vista 'letterario'. E tutte queste altre cose le mettiamo insieme con l'aderenza suono-parole. Anche qui alla fine si potrebbe in teoria dare una valutazione globale, ma in questa pagina parlo solo di quella relazione. In altre parole, non sto dicendo se quella è una bella canzone ma se l'autore trovò soluzioni di alto livello.

Ecco, una cosa geniale è Anna da dimenticare, perché l'autore trovò una serie di relative (Anna che il suo destino lo chiede alle carte, Anna che mi dà un bacio in punta di piedi, Anna che piange sempre guardando un film ecc.), con cui risolveva in anticipo il problema della correlazione interna al tema principale. Ora scorre Lascia l'ultimo ballo per me, una delle cover dei Rokes. Il testo è mediocre. L'aderenza c'è, ma è solo teorica. Qui noterete che l'esigenza di restare vicini al testo originale ha impedito di trovare soluzioni migliori. I capricci tuoi ha un testo faticato, che deve quasi rincorrere la musica, a strappi. Qui sarebbe stato necessario forse un tempo più lungo. Non era facile, e il testo trovato non è un granché anche se non registra grandi cadute. Ora Il carnevale, un altro brano di Caterina Caselli. Una cosa musicalmente sublime. C'è però il 'pa ba ba' che merita un discorso più lungo. In questi casi, l'autore si trovava a dare un 'riempitivo sonoro' a un passaggio che avrebbe dovuto in teoria ricevere parole anch'esso. Si sottolineava il ritmo e basta. Uno dei casi più noti fu quello di Quando dico che ti amo con il noto 'Po po po po po po po po'. Non erano cose belle, diciamolo con tutta franchezza. Se componete un pezzo dovete 'scriverlo' tutto. Queste soluzioni saranno divertenti, saranno facili da cantare, saranno orecchiabili, però il brano sarebbe stato più bello senza 'riempitivo'. Cosa avrebbero potuto scrivere? Ad esempio, Il carnevale - tu lo sai - finisce male - oramai. Ecco, questa soluzione sarebbe stata il 100% in un pezzo che con il 'pa ba ba' resta sempre al di sotto del migliore livello creativo. La cover italiana di Paint It Black è invece perfetta. C'era un ragazzo, di Morandi, è uno dei pochissimi casi in cui il 'riempitivo' è obbligatorio (perché 'onomatopea' dello sparare, anzi molto bello) e si può dunque accettare. Il testo spezza e riattacca nel modo dovuto. Questo ci dice che non era proprio perfetto. Sono vari i passaggi in cui si sarebbe dovuto correggere. Qui bisogna fare una premessa. C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones era di Mauro Lusini, che l'aveva composta per sé. Poi Morandi - che era un nome più sicuro - gliela chiese e la lanciò (la Rca compensò l'autore, tra l'altro, fotografandolo in copertina insieme con Morandi). La suggestione stava in due elementi. Il primo era la citazione intermedia di altri pezzi, con i relativi titoli. Cosa allora all'avanguardia (ma, abbiamo visto, il 1967 è proprio il primo anno che lo fa con '29 Settembre'). Il secondo è il 'Ta-ta-ta-ta' che nella versione di Joan Baez, meno bella, diventa 'Ta-ta-rà-ta'. Queste due cose, unite al motivo musicale, fecero sensazione. Però il testo non fu lavorato. Già all'inizio si canta spezzando Girava il mondo / Veniva da / gli Stati d'Uniti d'America (40). Si sarebbe potuto scrivere meglio Girava il mondo, in quantità / venendo dalla sua-America (70). Molto brutto poi il 'se' finale ripetuto dei due versi seguenti. In seguito, altra 'spezzata' per Gli han detto vai nel Viet / nam / e spara ai Viet / cong (25). Si sarebbe potuto scrivere meglio una cosa come Io so che spara / nèl Vietnàm (90) mirando / ài Vietcòng (70). Da notare come gli autori usassero pochissimo il gerundio, anche quando ve ne sarebbe stato bisogno.
Particolare curioso, in una primissima versione il brano non ha la stessa atmosfera, è piatto. Poi la RCA fece ripetere l'esecuzione e con alcune aggiunte orchestrali venne fuori il gioiellino che tutti conosciamo. Una cosa bella è il lato B, che aveva la cover di 'Solitary Man' di Neil Diamond. 'Se perdo anche te' è un sorprendente 'miglioramento', perfino nei testi. In Italia nessuno fece caso che era un brano di Neil Diamond.

Joan Baez incise della canzone di Morandi una versione acustica, lenta, senza cura di arrangiamento. E' vero che si può cantare anche con sola chitarra (e anzi molti pacifisti di sinistra se la cantarono così, liberamente), però la versione in studio fu un'altra cosa. Infine, l'onomatopea dello sparo è molto più bella nell'altra. Nella versione 'live' in vinile, Joan Baez faceva alcuni errori abbastanza grossolani, alterando le parole italiane di 'C'era un ragazzo' con errori di pronuncia. La sua era una ballata acustica, più adatta a un contesto di musica 'live' e con contorno di solidarietà politica. L'autore ne ha un ricordo personale dell'estate 1994, a Sanremo. In quella occasione 'chiamai' più volte la canzone, mentre l'artista si esibiva in notturna all'aperto. Volevo sentirne la resa. E mi resi conto di quanto tempo era passato.

Sto ascoltanto Miniera, che è un brano musicalmente molto suggestivo. Il crescendo aveva un grande impatto. L'aderenza è buona, ma non eccezionale. Qui forse gli autori avevano ambizioni letterarie, che messe davanti alle note non trovarono un grande cielo. Buona la resa di Ritornerai come verso, anche nel legame con i futuri successivi. Ma alcuni passaggi non sono perfetti, metricamente. Qui il massimo sarebbe stato un ritmo 'a battere' con rapidi monosillabi e bisillabi. Io avrei sottolineato quel ritmo con parole scarne, essenziali, insomma poco testo. Io per lei va molto bene, anche se il livello letterario del testo non è alto. Ma che colpa abbiamo noi va solo benino, ma difficilmente riusciremmo a cantarlo in altro modo. Le parole sono talmente legate a quella musica che alla fine si perdona anche l'Oh ye. Un pezzo molto riuscito come La mia serenata ha purtroppo un testo mieloso e il puntuale la la la intermedio. Io domani , pezzo melodrammatico di Marcella, fu uno dei miei pallini (la ritroveremo, con tante altre, nel sito personale).

Bigazzi-Bella, questa l'accoppiata di un brano che racconta di una lei che deve dire domani a lui che non lo ama più (perché c'è un altro), ma ha mille dubbi. Il discorso procede nella prima strofa con fatica, forse troppo 'verboso' rispetto alla musica. Nel refrain e nella seconda strofa, il testo è più sciolto. Guardate a quel 'lottare contro l'attrazione dell'altro', quel 'farsi scudo con un sentimento che era spento', a un resistere, a un pessimismo (forse un po' per volta ci diremo appena una parola, 'la storia sia stata troppo bella per finir così'), tutte cose di un'annata pazzariella e dura come il 1973.

Nel sole, brano irripetibile del 1967, è ugualmente riuscito anche se le due strofe non sono il massimo.

Questa canzone, del maestro Massara, viveva soprattutto della performance eccezionale del cantante, quello che si dice 'una grande cantata'. Le due strofe non sono il massimo, perché il cantante fu costretto ad allungare praticamente quasi tutti i versi tanto da far diventare il brano simile a una 'romanza'. Una cosa molto più bella e gratificante, qui, sarebbe stata quella di scrivere un testo più lungo (versi con parole più lunghe e in certi casi con una parola in più) che aderisse perfettamente. Ecco un esercizio che avrebbe attutito una eccessiva tendenza a strafare del cantante, rispettando maggiormente la musica del brano medesimo.

FAQ - Zucchero cosa varebbe potuto cantare nel Du du du di 'Donne'?
Io avrei cantato Donne - più che mai - in cerca di guai / Donne - pur che sia - in mezzo a una via

FAQ - Che differenza c'è?
La differenza sta nel fatto che il brano diventa una cosa sola, un testo integrale dalla prima fino all'ultima nota. Insomma, è una vera composizione. Fanno eccezione a questo discorso, naturalmente, le cantate 'personali'. Se voi avete da ripetere una intera strofa in fine di brano e anziché ripetere tutta la 'pappardella' intonate un 'na na na' (Venditti in 'Le tue mani su di me') si può accettare. Quello che non va bene è riempire un passaggio intermedio cantato sottolineando il ritmo con monosillabi (casi del 'du du du' e 'pa ba ba'), perché fare questo è come 'sfuggire al testo'.

FAQ - Quando possiamo dire che un brano è interamente un pasticcio?
Per dirlo bisognerebbe trovare un pezzo che ha una musica scarsina, abbinata a un testo neppure tanto aderente. Oppure, stando al solo testo, un pezzo che è mal scritto dall'inizio alla fine. In genere, un minimo c'è. Ci sono comunque infortuni o testi poco belli, anche se nessuno lo notò all'epoca. Un pezzo molto brutto, come testo, fu 'La nostra favola', cover italiana di 'Delilah'. Ne parlai quattro anni fa. C'era una volta un bianco castello fatato / Un grande mago l'aveva stregato per noi... fin qui potrebbe andare, anche se siamo nel minimo. Poi si ha uno sbalzo improvviso della narrazione. Sì io ti amavo Cosa c'entra con i versi precedenti? Noi eravamo al castello, e l'autore passa a un altro soggetto. Il prosieguo sembra chiarire. Tu eri la mia regina ed io il tuo re. Passi per la regina, ma i re dovrebbero esserlo di nazioni e regni oppure far figura sulle carte da gioco. E' molto infelice sia 'l'essere re a qualcuno' sia una reciprocità regale tra due persone. Mai mai mai ti lascio... Ahi, improvvisamente passa al presente indicativo (non c'è nesso con gli imperfetti che precedono). Mai mai mai da sola... e per noi mai niente più cambierà Esagerazione, due coppie di tre negazioni insieme. In seguito nuovo sbalzo con il Tu mi ami e verso molto brutto il Come se fossi per te un vero re. Insomma, una cosa non riuscita. Come una torta venuta male dal forno. Tuttavia, cose che oggi gli stessi autori in parte rinnegherebbero. Sono passati 36 anni dalla composizione di questo brano.

FAQ - Queste erano imperfezioni di lingua e di struttura. L'aderenza com'era?
Non era male. Ma in quel caso una buona aderenza non poteva redimerlo. Diremmo dunque che in presenza di un testo non riuscito, l'aderenza con la musica può poco. Molto brutto (e mi spiace che nessuno lo abbia rilevato) era La donna cannone. E' difficile trovare negli ultimi vent'anni un testo altrettanto scombiccherato e fuori misura di questo. In questo caso, le ambizioni dell'autore si sono infrante contro l'ostacolo ben conosciuto: non si può scrivere una cosa letterariamente alta in barba alla misura e al tempo quando musica c'è. Se anche - come in questo caso - si riesce a cantarla, l'effetto è pessimo. La seconda strofa è meno inguardabile della prima, ma nel complesso era un compito 'azzardato'.

FAQ - Piacque molto. Come mai?
Bisognerebbe chiederlo a chi espresse quel gradimento (a noi non piace neppure musicalmente). E poi spiegargli, verso per verso, perché non andava bene. Qui, però, diremmo che sarebbe inutile ipotizzare versi alternativi. Se un autore mette in versi una musica iniziando col 'Butterò questo' c'è veramente da buttarsi a mare. Quel connubio infatti suona male. Ci sono rarissimi casi, in tutta la storia della musica italiana, in cui un autore ha scritto l'inizio di una strofa con un futuro e un dimostrativo a seguire.

FAQ - Come si presenta la meccanica dello 'sfalsamento'?
Non c'è molta meccanica. Il più delle volte, diciamo in 4 casi su 5, si tratta semplicemente di un 'non saper cosa mettere o come volgere la frase'. Per il primissimo esempio, possiamo pensare che agli autori piacesse il 'vita natural durante' e così non avessero dubbi in merito alla presenza di quella espressione nel testo. Ma negli altri casi siamo davanti a pure e semplici sviste, carenza temporanee di idee. Uno dei buchi recenti più clamorosi è quello della canzone Gente come noi, in cui si scrisse spezzando E quante volte ci / ci si perde così. Sarebbe bastato scrivere una cosina come Ti perdi proprio lì / perché cadi così. Lì è debole tutta quella strofa, che andava accorciata dal verso iniziale col 'quante volte'. Ripetiamo, non sono cose tassative. Conta che si rispetti un senso di armonia tra musica e parole che riempiono. Ci sono poi casi in cui un cattivo consiglio può avere indotto all'errore. Sembrerebbe il caso di 'Farfallina', di Luca Carboni. Qui non va bene il Così troppo solo che, tanto che lo stesso cantante è costretto a glissare via sulla prima parola. E' il 'troppo' che è di troppo. Si doveva scrivere una cosa come E' che son solo sorellina / Così solo che, ponendo l'accento sulla 'o' di così, oppure cambiare completamente scrivendo E' che son solo proprio solo / Ma così solo che.

FAQ - E' vero che la canzone d'autore è più soggetta a quegli azzardi?
Non c'è una legge. Dipende. Quel che si può dire è che più si scrive un testo impegnativo o letterario ricercato, più si va incontro a rischi poiché occorre legare parole complesse. In generale, le parole sdrucciole sono più complicate delle piane e delle tronche. Ecco perché comporre in inglese è molto più facile. L'autore della 'Donna cannone' spesso non è stato felice, proprio perché si mise in testa di scrivere cose complesse con molti incisi e parole di smisurata lunghezza. 'Alice' era invece una cosa bella, in questo senso. Non è un caso se tra le canzoni italiane - oltre a quella citata di Modugno - ebbe successo all'estero 'Vado via', scritta proprio con un occhio di riguardo a una metrica breve e semplice (a partire dal titolo), mentre risultano incomprensibili le cose di Mogol (sia tradotte sia rese in altro modo). In questo settore conta molto la 'relazione interna' tra le parole. Una frase come 'Ma una rosa di sera', utilizzata nel 1967, era molto felice per tante combinazioni sia perché possiede brevi sillabe che si staccano in maniera netta sia perché trova molte rime al bacio. Viceversa, una frase come 'Ti telefono nel pomeriggio di domani' sarebbe un salto mortale e nel vuoto, come un'acrobazia inutile. Nelle altre lingue, vale lo stesso discorso. La nostra icona di 'masterpiece' a Close To You deriva anche dal fatto che la combinazione trovata fu felicissima. Why do birds... suddenly appear / Every time... you are near è un capolavoro (per quel dominio diremmo). Vale almeno 85.

FAQ - Esiste anche qui un dominio?
Certo, è lo stesso. Supponiamo. Siamo nel 1970. Uno ha le note di 'Close To You', che ha strimpellato con la chitarra o suonato col piano. Chiama un autore e gli dice: "Perché non mi aiuti a farne una canzone?". Quello potrebbe riempire quel dominio musicale in tanti modi. Intanto se la canticchia e così, allo stesso modo dell'orchestra, fa: "Pa pa pa / Ta ra ri ra ri". Poi si siede, comincia a scrivere e gli possono venire tante cose. Avrebbe potuto scrivere: "How about / staying home tonight", e come metrica va benino ma non è un granché come verso. Saremmo solo intorno al 47. Se dicessimo 'Won't you be / the only one tonight' andrebbe meglio. Saremmo già al 70. E così via. Fino a trovare frasi al tempo stesso adatte per le canzoni, liriche, aderenti alle note, e orecchiabili abbastanza da fissarsi.

FAQ - Perché gli autori molto spesso ripetono intere strofe anziché staccare con parti differenti del testo?
In parte perché si ritiene che sia più orecchiabile per il pubblico. Se si ha da ripetere passaggi identici, il brano entra nelle orecchie con più facilità e si ricanta con più immediatezza. Ma tante volte è stato un problema di pigrizia. Non si aveva voglia e così si finiva per ripetere la stessa cosa alla seconda ripetizione. Però direi che questo vizio lo hanno più Inglesi e Americani.

FAQ - Parliamo del pubblico. Perché la recezione è soggetta alla rapidità di apprendimento?
Tutto è legato al fatto che si trattava di un brano da tre minuti. Non un romanzo o un saggio, sottoposti a un tempo anche infinito di lettura. Il pezzo doveva uscire ed entrare subito in testa al maggior numero di persone. Proprio come un cibo sfornato e pronto per essere mangiato. Occorrevano dunque metodi atti a renderlo commerciale. Cose che i discografici conoscevano bene, anche se - come visto - qualche volta non si accorgevano delle imperfezioni. In genere, i testi sono come una fotografia che noi mostriamo a una persona. Gli occhi, in questo caso, sono il cervello che gradisce oppure no. In ogni caso esso si appropria di elementi di identificazione. Ecco perché tutti siamo restii ad accettare quei pezzi cantati con altre parole. Il meccanismo scatta anche su individui parlanti diverse lingue. Chi amava 'Crazy', di Seal, anche se non aveva memorizzato il pezzo avrebbe ricordato piccoli nodi come il 'criticize' (anche perché è verbo poco frequente nei testi delle canzoni) o il 'survive'. Queste sono cose molto interessanti. E si radicano fortemente nel livello psichico di chi le compone e successivamente in chi li ascolta più volte fino a legarsi.

FAQ - Cosa sono questi nodi?
E' una cosa di grande importanza, poiché lega pezzo e autore al ricordo, all'esperienza di chi ascolta. In realtà, sono strutture, archetipi. Non vengono a caso. Si tratta di contenuti fortemente tipizzati in chi scrive, proprio perché l'autore ha relazioni con la lingua. Prende, sceglie, cattura parole che gli sembrano adatte. In questa selezione esprime se stesso, mediante quelle strutture. Se il miracolo si compie (pezzo riuscito - grande successo) siamo in presenza di grandi hits. Non a caso si è trovata questa parola per definirli. Colpiscono. Ma resta sempre preponderante su tutto il resto il fatto dei nodi. Voi provate a far cantare un brano inglese molto noto a una persona italiana. Se non lo conoscerà a memoria, ne ricorderà comunque piccoli passaggi e così tenderà a mimare quei passaggi nel suono. Prendiamo un brano che entrò fortemente nella coscienza di tutti, primi anni '70. It's too late, di Carole King. Il testo è semplice. Chi non era di lingua inglese memorizzò specialmente il Though we really did try to make it. Piaceva, si fissava, veniva da ripetere. E questo succede appunto quando l'aderenza è perfetta. Significa che le parole si legano magnificamente alla musica. Diventano col tempo anche nostri compagni.

In questa pagina l'autore cerca di spiegarti che le canzoni rispondono anch'esse a leggi interne di struttura che regolano quel che si canta (parola) e la musica stessa, conferendo armonia ai due elementi. Nessuno, naturalmente, può reincidere queste cose con altre parole (anzi! Siamo in linea di principio contrari alle cover). La canzone fu quella. Ormai non si può cantare in altro modo. Qui, tuttavia, facciamo un discorso per parlarne, per chiarire alcune cose che del resto qualsiasi musicista o cantante professionista con una certa sensibilità possono comprendere da soli.