
NON BASTA LA DIZIONE - Ho cercato di smitizzare un'idea a lungo nutrita, anche nel settore specialistico: la credenza che si debba valutare una lingua in base soprattutto alla dizione. Quest'ultima, in realtà, è solo uno dei tanti elementi (anche se il più importante e il preliminare). Noi, più che la lingua, valutiamo un'emissione perché dobbiamo tener conto dei fattori della personalità che con quell'emissione si manifestano. Occorre avere doti proprie, che valorizzino l'uscita anche al di là della dizione.
Un concetto emerso dalla pagina è il contemperamento dei diversi effetti prodotti da una parlata con o senza indicazione del luogo di provenienza. Da una parte, è vero che l'accento - se c'è - va eliminato radicalmente perché la lingua migliore sarebbe quella che non rivela in alcun modo la sua provenienza. Dall'altra, però, sarebbe meglio in molti casi acquisire un ritmo (che non può che essere di un luogo). Il ritmo sopperisce alle carenze della personalità arricchendo l'espressione nei casi in cui essa non basti, all'ascolto. Qualora la lingua sia già perfetta, appare evidente che la sua coincidenza con l'emissione è la migliore dimostrazione che basta quella senza bisogno di caratterizzazione. Il concetto si evidenzia anche nel suo rovescio, laddove invece la mancanza completa di una caratterizzazione indichi per l'appunto una origine molto imperfetta e non curata.
Siamo approdati necessariamente alla creazione di un nuovo concetto, finora sconosciuto. La distrazione, che è un misto di leggerezza e di fluidità che rende l'emissione più scorrevole e piacevole all'ascolto. Questo carattere svaluta in corrispondenza il cosiddetto 'impegno'. Una voce dovrebbe sempre rilasciare un suono fluido, scorrevole, senza che si noti un'applicazione del parlante.
FAQ. In che
misura un'emissione corrisponde all'essere?
Solo in parte.
Questo è un discorso interessante, e vale la pena
approfondirlo. E' chiaro che emettere suoni è una risposta del
corpo e quindi rivela il corpo stesso. Ma l'acustica degli organi di
fonazione non può esaurire e dire: "Ecco, l'essere
è questo". E' soltanto una parte, diciamo una parte
esteriore di noi, che fuoriesce. Avendo a che vedere con l'acustica e
con la dotazione naturale in quanto a sensibilità è
soprattutto un fattore di armonia e di identità spaziale.
Questi due connotati sono importanti, poiché da questi si
risale all'essere (senza peraltro delimitarlo). In più, qui
abbiamo preso in considerazione la qualità della lingua emessa
secondo criteri classici e regole di dizione collegate anche a un
respiro e a un'articolazione.
L'ITALIANO NACQUE AL CENTRO - Le valutazioni più alte hanno a che vedere con il Lazio e con la Toscana. Dalla pagina si conferma dunque che il Cèntromer conduce prima a una lingua perfetta e vince sul Nòrdital, perché l'italiano nacque Cèntromer in ambiente toscano. La nostra lingua non è la musica del Veneto o della Lombardia. Quelle regioni furono austriache, in precedenza. I suoni furono dunque contaminati. Oggi, l'italiano ideale sarebbe a metà strada tra Firenze e Roma. Il problema, abbiamo detto, si pone al Nord perché è più difficile per gli Italiani del Nord fare a meno della loro musichetta quando vi sono abituati. Per l'uomo medio, che parla in modo casuale, sembra quasi un fatto di socialità 'finire per parlare come parlano gli altri'. Un edicolante di Genova farebbe sensazione con tutta la clientela, se parlasse improvvisamente una lingua pura da teatro. Ancor più di quello che capiterebbe al Sud, anche se questo sembra strano. La natura rende più difficile cambiare quello che è innato, e una musica sarà sempre più innata di una non-musica. Ecco perché è più facile arrivare a parlare italiano puro per un cittadino poco istruito di Palermo che per uno poco istruito di Genova.
MIGLIAIA DI LINGUE ITALIANE - Abbiamo visto in passato che esistono molte sotto-lingue anche all'interno di una medesima città. A Roma e a Milano esistono almeno venti modi diversi di parlare la lingua italiana. Noi diciamo 'lingua italiana', ma in realtà la nostra lingua viene emessa con caratteristiche interne molto variabili che alla fine danno un risultato anche numerico. In Italia, tra standard vari, sotto-lingue regionali o cittadine, gerghi giovanili si parla la lingua italiana in circa 3.000 modi. E' una cifra che ho calcolato sommando le variazioni registrate in sede regionale e cittadina. Questo vuol dire che in media ogni regione italiana registra circa 150 lingue italiane diverse. Un giovane non può avere una visione, ma un uomo di 45-50 anni che abbia viaggiato spesso oggi riesce ad averne una almeno generale. Per chi ha interesse, ci si diverte anche. Pensiamo cosa sarebbe in un territorio immenso come quello della Russia e degli Stati Uniti, dove sicuramente si passa alle decine di migliaia. Uno degli esercizi interessanti qui sarebbe acquistare un mensile con nastri di 'lingua parlata' registrati e collezionare negli anni un archivio sonoro. Alla fine, si troverà di tutto. Incroci, confluenze, partenze, riunioni, assimilazioni, eccetera.
LA DIFFUSIONE DI UNA LINGUA STANDARD - Lo standard si ha quando in una fase ascendente quella lingua ha avuto una frequenza esorbitante che ha catturato un numero di individui maggiore di altre. Oggi siamo, da questo punto di vista, in una fase statica perché si formano pochissimi standard nuovi. C'è uno standard molto elegante; uno standard del cittadino medio; una lingua facile facile; una lingua dei giovani; una lingua degli artisti, ecc. ecc. Gli standard si formano perché piacciono. Quel modo di parlare attira e allora ecco che un numero sempre maggiore di persone viene attirato e comincia a parlare così. Avviene in tutte le città. Questi modi sono un po' come i venti. Soffiano, imperversano, catturano, come tante modalità interne al grosso albero linguistico del luogo. Questo capita perché si sviluppano, da un ceppo iniziale, numerose variazioni foniche alle quali i parlanti si piegano nella loro emissione. Nei casi più ramificati, ci si riconosce perfino tra diversi quartieri.
IL PROCESSO VERSO UNA BIPARTIZIONE DELLA PENISOLA - Da queste pagine abbiamo visto una realtà in movimento nella quale le distanze si riducono sempre più determinando due processi di unificazione che abbiamo chiamato Nòrdital per il Settentrione (fino al confine tra Emilia e Toscana) e Cèntromer per il Centro-Meridione (da quel confine a Palermo). Questi processi di confluenza e assorbimento in un unico standard hanno conseguenze strettamente legate, poiché allo stesso tempo perdono di importanza e si avviano ad essere 'in via d'estinzione' lingue in passato importanti come quelle di Napoli (attirata e smagnetizzata da Roma), Torino e Venezia (smagnetizzate da Milano). Milano e Roma, in qualità di centri di accoglienza per una massiccia immigrazione sia in alto sia in basso, diventano magnetiche anche nella lingua. Basta guardare al ruolo dei media. Le emittenti - che hanno sedi importanti per almeno tre quarti in Lombardia - attirano e concentrano personale di quella regione.
La bipartizione in corso, come processo, porta alla necessità per molti professionisti di muoversi in direzione di una lingua depurata delle imperfezioni maturate in sede locale. Si sviluppano in questo modo processi intermedi, di vario genere. Allo stato attuale, cioé alla velocità di comunicazione con la quale viaggiamo, per avere soltanto un'Italia Nòrdital e una Cèntromer ci vorrebbe al massimo una trentina d'anni. Negli ultimi quattro-cinque anni è diminuito sempre più il numero di persone che non parlano una lingua depurata. Più andiamo avanti più si riesce a parlare tutti una lingua che sia nazionale e non locale. Qui la funzione dei media è stata determinante. Chi si trovi a parlare alla radio o alla Tv è portato per ovvi motivi ad auto-depurarsi, almeno in trasmissione. Non è dunque utopistico immaginare una futura unificazione della penisola in un'unica lingua. Fra due secoli, probabilmente, se le comunicazioni continueranno a funzionare come funzionano ora sarà realizzato un ulteriore processo di unificazione e tutti parleremo un'unica lingua da Aosta a Palermo. Ma sono cifre naturalmente variabili, perché nessuno può immaginare in concreto quale sarà l'evoluzione dei prossimi decenni. Se l'evoluzione porta - come sta succedendo - a una graduale scomparsa delle differenze regionali vuol dire che il futuro è questo. All'autore non dispiace la unificazione. Diciamo che le differenze, se questo è il nostro futuro, resteranno come un dato del passato. Storia, insomma. Del resto, già oggi noi guardiamo alla lingua di 50 anni fa come a un passato remoto della nostra storia.
'Unificazione' significa solo parlare senza accenti regionali. Ma resteranno sempre caratteristiche personali, che sono appunto quelle della emissione. Ho insistito su questo termine, titolando in questo modo la pagina, perché quello che ci deve distinguere non è la lingua ma l'emissione cioé il soffio che proviene dalla nostra bocca. E questo sarà sempre diverso. Insomma, è in questo senso che circoliamo sul pianeta come esseri diversi. Il fatto di avere invece tante lingue diverse all'interno di una nazione non è di per sé una cosa molto interessante, perché nacquero pur sempre da una mancanza iniziale di comunicazione. Se io insegnassi oggi a parlare a tre bambini che comunicano e stanno insieme, questi parleranno sempre la stessa lingua. Il problema è che 1000 anni fa tra i vari territori non si comunicava e così fiorirono col tempo varie parlate. Voi immaginate di avere una famiglia in cui i sette componenti parlano ciascuno in modo diverso l'italiano. Non dico che sia un problema, ma non mi sembra una cosa fisiologica. Allo stesso modo, si potrebbe ragionare per la sintassi dell'inglese nei territori in cui viene parlata questa lingua. Scrivere 'rumor' e 'rumour' non è mica una cosa bella. Quando poi l'editore fa il programma per il computer dovrà sempre diversificare il prodotto a seconda che sia per il mercato americano o per l'Europa. L'unificazione, in questi casi, è sempre una cosa bella. C'è poi un'altra questione. Più andiamo avanti più le imperfezioni regionali fanno ridere.
FAQ.
L'assenza di prospettive cosa significa?
Significa che
anche sotto sforzo e con un'applicazione maggiore il livello
resterebbe quello. La cosa dipende sia dai propri mezzi sia
dall'assuefazione a un livello di emissione molto stabile.
FAQ. Cosa
hanno di caratteristico le sotto-lingue giovanili?
Il fatto,
soprattutto, di avere un ritmo peculiare che al giovane piace. In
genere, questa gente parla in quel modo perché l'essere si
adatta a quei giochi di articolazione e poi li conserva nel tempo.
FAQ. Cosa
succede quando queste imperfezioni vanno sulle incisioni?
Niente.
Intanto se ne accorgono in pochi. Chi ama quel cantante acquista
ugualmente e non gli importa nulla che non sia una lingua perfetta.
La persona stessa si metterà a sorridere, tra 20-25 anni. E'
come quando oggi la Caselli va a risentire le sue cose degli anni
'60. Si riconosce poco, nel senso che oggi non le canterebbe
più così. E così capita a quasi tutti.
FAQ. Non
potrebbe essere brillante quello che invece qui viene giudicato su un
livello basso?
No,
perché la brillantezza non è un optional. Noi dobbiamo
valutare tenendo conto della voce e delle varie caratteristiche
personali ma senza mai dimenticare che l'oggetto è la lingua
italiana. Un criterio molto ovvio, per il lettore, sarà quello
di pensare che le fasce più basse sono quelle più
lontane dalla vera lingua italiana. Dunque, più alto è
il livello più si è vicini alla lingua migliore.
FAQ. La
pagina è stata costruita in modo istintivo e immediato come
con le valutazioni degli obituaries?
Sì,
perché bastano 30 secondi di discorso per inquadrare più
o meno la lingua di una persona. In italiano come nelle altre lingue.
FAQ.
Perché si può avere una lingua 'fuori moda'? Cosa vuol dire?
Vuol dire che
la propria lingua ripete moduli vecchi, cioé non più
udibili nel tempo attuale. Qui non è come con la gallina
vecchia che fa il buon brodo. Se una persona parla in un modo fuori
dal tempo significa veramente che è rimasta indietro con la
sua emissione. Nella Cancellieri si sentono ad esempio anche
reminiscenze di teatro o di recitazione, che fanno la sua parlata un
tantino 'sbalestrata' rispetto alla vita di ogni giorno. Sarebbe
molto più sciolta se avesse un leggero romano smussato.
FAQ. Ma
allora la lingua che si è studiata per il teatro può
non andar bene altrove?
Proprio
così. Va bene per il teatro, ma non per altre occasioni. Un
conto è averla acquisita e saperne stare al di fuori. Un altro
è averla e non riuscire a scrollarsela di dosso. Nel dialogo
quotidiano, diciamo che la lingua migliore è quella che
comunica il più possibile e che procede in maniera sciolta.
Conta, insomma, la capacità di comunicare unita alla
fluidità dell'emissione. Quasi nessuno possiede ad esempio la
fluidità della Berrino, che non ha problemi a parlare in quel
modo sia alla radio sia a casa sua. Come dire che più la tua
lingua ti segue in tutte le occasioni e meglio è per te. Solo
che di lingue che ti seguono dappertutto ce ne sono davvero poche.
FAQ.
Può arrecare imbarazzo essere in alto?
Non credo.
Certo non arreca gli stessi problemi
che può avere una donna molto bella. Nel parlare non li si ha,
perché gli stupidi che popolano le città guardano alla
apparenza fisica e non alla grazia della propria emissione. Questa
pagina stessa è fin troppo specialistica per un lettore medio.
Sono concetti idealistici che hanno la stessa pregnanza di una poesia
di Montale. La vita delle città (in tutto il mondo) non
conosce queste cose. La gente pensa a cose materiali e si fa i propri interessi.
FAQ.
Può arrecare imbarazzo essere in basso?
Non credo e
spero di no. E' fondamentale che parlino come si sentono e come
credono. Se a loro piace così, è giusto che continuino
a parlare così. E poi possono avere successo a prescindere.
Nel 1985, chi è diventato presidente della Repubblica lo
è diventato a prescindere dalla propria parlata. Questo ci
dice che la lingua conta, ma solo fino a un certo punto. Può
piacere o non piacere. Può essere suggestiva o repulsiva. Ma
è comunque solo un ottimo accessorio. Sulle professioni - a
parte quelle direttamente implicate - non influisce.
FAQ. I
metà strada?
Noi abbiamo
svalutato qui i 'metà strada', perché quelle non sono
lingue ma solo aggiustamenti successivi e anonimi senza
identità. Se parlate a metà strada non va bene,
perché ci si accorge che volete essere qualcosa dopo essere
stati in origine un'altra. Il metà strada situa in un
incrocio, che sarebbe possibile nell'unico caso in cui la persona
abbia talmente qualità da personalizzare il tutto e renderlo
gradevole. Ma sono casi rarissimi. E lo abbiamo detto a chiare
lettere: piuttosto che parlare così, tanto valeva restare con
una lingua locale leggera e gradevole. Non fate mai pasticci. O
parlate bene una lingua almeno depurata, o vi apprezzeranno di
più con la vostra lingua locale.
FAQ. Chiariamo la questione degli accenti.
Bisogna intendersi. La gente per decenni ha parlato di 'accento' quando sentiva una parlata locale rispetto a una lingua nazionale. Ma quasi tutti parlando diamo un accento, perché questo termine indica 'rafforzamento del tono o dell'intensità in un punto della frase'. Il problema si gioca proprio sul numero, singolare o plurale. Parlare bene lingua italiana significa parlare al massimo con accenti, cioé sapendo graduare e indirizzare in un punto che si ritiene meritevole di accento. E' come quando diciamo: mettere l'accento su. Parlare male lingua italiana significa parlare con un accento, cioé non sapere uscire da un ritmo preciso che si è preso da un luogo. E' chiaro che chi ha accento del luogo può arrivare al massimo a valutazioni intermedie.
Pagina aggiornata per l'ultima volta il 6 aprile 2006 - Penultimo aggiornamento era stato il 26 maggio 2005