
www.grammatiche.com - Così deve digitare chi vuole entrare nel sito che innova profondamente l'approccio alla lingua e alla grammatica. Lo fa per tutti, per tutte le lingue. Se fuori d'Italia ci si mette a tradurre le pagine, alcune non possono essere rese ma sarà chiaro in ogni caso il significato della innovazione stessa.
Questo sito rimase intatto, per almeno due anni e mezzo. Avevo pubblicato una home page che - salvo piccoli dettagli - non cambiai, per tutto quel tempo. Poi, dopo un mese piuttosto difficile, arrivò il 26 febbraio 2005 la decisione di rifarlo completamente. E venne fuori quello che vedete ora. Nei giorni e nei mesi che seguirono scrissi il 75% di quello che vedete ora. Nel marzo 2005, Grammatiche divenne un brandello di realtà linguistica attuale. Pensai infatti di:
a) Fare esercitazioni senza dizionario, su singole parole del dizionario
b) Spiegare meglio nuovi concetti come quelli del dominio e delle probabilità di emissione
Ecco come è nato il senso di quest'opera. Avviare un nuovo pensiero della lingua, basato esclusivamente sulla cultura orale. Questo comporta il fatto di non usare, per un certo tempo, materiale di scrittura già esistente. Accettare questo è mettersi alla prova, sfidare se stessi e il proprio istinto che porterebbe a tornare sempre su materiale già in circolazione. La procedura è molto semplice e ripete quelle già descritte su Memoriale. Io ti prendo un pomeriggio qualunque, alle 16.15. Cosa sei in grado di fare con la tua testa? Quanti esercizi riesci a fare? Lì si vede la tua abilità, insomma una cifra del tuo talento. Trasferito in quest'opera: ti dò una parola, un verbo come accettare. In trenta minuti quanti significati riesci a trovare? La cosa funzionava tirando fuori dapprima tutte le frasi che vengono in mente con quel verbo e poi dando ad esse una sistemazione con le relative definizioni. E' un ottimo esercizio, sia perché abitua alla vita contemporanea sia perché stimola il cervello. Pensate che non si è mai fatto, nelle scuole.
In precedenza, avevo già creato il concetto del dominio. Prima fase. Parlando, devi dare in mezzo a un discorso e in millesimi di secondo un concetto come 'bella' nell'aggettivazione. In che modo lo dai? In quell'attimo delle 11.20 del mattino dirai 'carina', 'graziosa', 'bella', o 'niente male' o direttamente una parola del gergo? Cosa ti verrà di queste cose? Allora... quello che ti viene ha vinto in quel dominio, cioé nel campo semantico di quel concetto che viene occupato da varie parole o espressioni. Seconda fase della indagine. Quante probabilità ci sono che tu dica 'ganzo'? Beh, in Lombardia 1 su qualche milione, nelle Marche 1 su qualche migliaio, in Toscana addirittura 3 su 100. Ecco una casistica applicata ai due concetti, che si possono analizzare anche secondo altri criteri. Se ti ferma la polizia contestandoti un eccesso di velocità mentre tu andavi piano, cosa ti verrà da dire? Anche qui, si possono creare dei grafici a seconda dei luoghi e delle età.
Il messaggio della oralità si è poi confermato con la pagina forse più sfiziosa di tutte. Quella che valuta centinaia di Italiani nella loro emissione. In quella pagina si compie un ulteriore ritorno alla realtà, perché apparendo nei media non è che ti succedano cose particolari. Se sei bravo notano la tua bravura. Se hai difetti notano i tuoi difetti. Proprio come quando ti fotografano, e se sei brutto esci brutto anche in fotografia. Se poi parli come tanti altri, parli uno 'standard' e questo diminuisce la tua personalità. Non significa che parli male, ma la valutazione - parlando una lingua di tutti - non può essere alta. Una questione interessante. Parlare bene dipende anche dalla corretta acquisizione di una grammatica? Solo in parte. La grammatica dobbiamo conoscerla per non commettere errori, ma il suo apprendimento è automatico e avviene nei primi quindici anni di vita. Poi si presuppone. Ma esistono anche qui grammatiche in più. Una è la grammatica della emissione vocale. Parlando, se abbiamo coscienza, ci rendiamo conto di noi stessi. Qualcuno potrebbe dire: non basta rivedersi e risentirsi su una videocassetta? Sì, ma poi viene anche il momento dell'auto-coscienza. Dopo essermi rivisto, fino a che punto riesco a modificare in meglio la mia parlata? Ecco la differenza tra gli umani. Più una persona riesce a perfezionarsi, più ha risorse. Più va in alto nella valutazione di quella pagina più combina delle ottime relazioni con la sua lingua e con le parole. Anche questo, non è che sia fondamentale per la vita. E' più che altro un ottimo accessorio, che valorizza e rende più gradevole la persona.
Il ruolo della folla amplifica, poiché se uno è brillante avere una folla che ti gradisce e viene a sentirti ti fa sentire bene. Dopo questo, però, la valutazione resta rigorosamente quella che era in quanto si opera anche qui mediante una sua grammatica. Quella usata dall'autore metteva sul tavolo tutti, ma proprio tutti gli indici. Il gradino indica in questo modo un livello al quale tu arrivi con la tua emissione vocale. Dev'essere oggettivamente una lingua pura e conforme alle regole, ma devi essere anche gradevole tu soggettivamente. Il gradino mette d'accordo il fascino e l'interesse del sé che parla con questo monumento della oralità che da sempre chiamiamo 'lingua'.
La lingua si combina tipicamente con l'oralità e non con la scrittura. Noi la parliamo. Scriverla è solo un atto in più, che la trasferisce su un supporto fisso. Le religioni - che per secoli furono davvero la dimensione sacra della storia - nacquero e si svilupparono tutte in una condizione orale. Non vi accorgete che con la civiltà scritta non è più accaduto nulla? Dopo la nascita delle letterature, che ebbero dalla loro lo sviluppo e il crescere delle lingue nazionali, non nacquero più altre religioni. Noi restammo sempre a quell'ultima rivelazione, che fu l'Islam. Insomma, 1400 anni fa. Poi abbiamo avuto soltanto scoperte scientifiche e progresso tecnologico. Dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili, per le religioni fu un'agonia progressiva (fino alla estinzione attuale). Questo non significa che con la civiltà scritta non abbiamo più bisogno di una dimensione dello spirito. Semmai il contrario. Il ragionamento dovrebbe essere: i culti nacquero con la oralità e non potevano che nascere con quella. Il fondatore di qualcosa la insegna sempre oralmente, proprio perché la sua parola testimonia del suo insegnamento molto più di uno scritto (che potrebbe essere anche opera falsa o manipolata, basta guardare ai Vangeli apocrifi). Se io possiedo una disciplina o una lingua manifesto la mia cultura parlandola, cioé trasmettendola per via orale. Così, diremmo pur sempre, Gesù e Buddha aprono la via ed è una via importante. Se tu scrivi di loro 2000 anni dopo, sei un pochino indietro rispetto alla civiltà perché non hai maturato cose tue nel tuo periodo di vita. Ecco perché dicevo che bisogna riabituarsi a fare succedere qualcosa, a farla accadere anche nelle cose grandi avendo il coraggio di innestare nuovi contenuti in una società che sa soltanto ripetersi nei propri riti ormai secolari. Chi scrive di qualcosa che già è divenuto importante è al massimo un biografo, uno venuto tardi rispetto al momento sacro. Ecco perché i teologi del Nuovo Testamento oggi sono come carrozze in presenza di automobili e aerei. Se continuate a restare entro quel solco non scoprite mai nulla. Allora, per uscire da quel solco e conquistare cose proprie è importante non la scrittura (perché ne siamo sommersi, come quantità) ma proprio l'oralità. E qui intendiamo, ancora meglio, l'oralità di chi la espone da sé senza leggerla. I tempi nuovi si misurano proprio nel rovesciamento degli antichi valori della lettura (recitazione fissa con gli occhi di un testo altrui) e della preghiera (recitazione a memoria di un testo in forma di appello o di supplica). Se continuate a fare quello restate nel passato. Chi passa le sue giornate a pregare è come uno che trascorre il tempo della sua vita apprendendo la storia di Topolino e di Mandrake. Con l'Ave Maria e con il Padre Nostro siamo oggi nella dimensione di un fumetto. Fondamentale venire via da queste cose, proprio con l'ausilio della oralità che più di tutto riconduce alla bellezza della vita regolare e associata di tutti i giorni senza quelle cose. La oralità reimmette nel flusso.
Qui l'autore ha fatto un lavoro tipicamente basato sulla oralità. Mentre era a casa, svolgendo anche altre attività, ha udito provenire da emittenti televisive o radiofoniche il suono di centinaia di persone e lo ha immediatamente valutato. Come vedete, è cultura... e non ha necessità di manuali scritti da consultare o da scrivere. L'oralità fa a meno (o meglio, sa fare a meno nell'occorrenza) di libri perché può anche fare da sola. Questo concetto è da intendersi per ora solo in senso soggettivo. La formazione di un giovane deve comunque aversi con libri. Sarà importante, tuttavia, una volta appresa una tecnica o avviata un'attività farne a meno il prima possibile in modo da tirar fuori le risorse migliori dell'essere. Essere, ecco è il verbo che abbiamo visto spesso in questa trattazione e anche nell'ultima pagina sull'emissione. Essere è fondamentale, e in un certo senso si contrappone al leggere. Si è quando si vive, non quando si legge. In tutto questo, l'autore ha voluto dare una sferzata. E' come se avessimo dato il primo segnale di un necessario arresto in quella direzione. Questo arresto era peraltro nelle cose, nell'aria. Eccessiva produzione libraria, eccessive ambizioni della società espressi in quel campo, scarsa fuoruscita talenti, diminuito interesse sociologico per gli autori, erano stati negli ultimi 20 anni fattori convergenti verso questo segnale estremo. La scrittura continua ad essere irrinunciabile solo nei casi in cui serva concretamente come testimonianza (atto notarile, rogito, archiviazione dati catastali, anagrafe, ecc.). Su Internet serve, ad esempio, come ottimo 'comunicatore' in assenza di altri supporti effettivi. Negli altri casi, si rivela sempre in più rispetto a una buona comunicazione 'de visu'. A patto naturalmente che gli esseri umani siano sani di pensiero e di approccio, cosa che sicuramente non si può ancora osservare. Basta guardare a come parlano (vedi pagina sull'emissione). Molte colorature giovanili sono proprio questo. Una immaturità dell'essere, che anziché sublimare la lingua portando se stesso a una purezza ne assume gli aspetti più deteriori e parla addirittura nel peggio che possa fare. Questo succede quando un'esigenza di socialità ci fa parlare come dice 'l'istinto del luogo', e così ci si lega a un accento locale o addirittura lo si carica riemettendolo con variazioni proprie (la pianura padana ha centinaia di queste riemissioni, che non sono altro che colorazioni da un'antica radice). Diciamo quindi che localmente si è peggiorato, in tanti casi.
Questo messaggio della oralità, naturalmente, si combinava con una necessaria esperienza del settore. Ho potuto farlo, perché nella mia vita ho sempre dedicato molto del mio tempo alle lingue (in tanti sensi). Le studiai, le parlo... e durante la mia giornata vi dedico molti dei miei pensieri. Interessandomi di questo, mi interesso anche di come viene emessa una lingua e dunque della vocalità di ciascuno. Questo, è vivere da linguista.
Perché all'autore vengono spesso all'attenzione errori commessi da altri? Perché durante la lettura di brani tradotti o durante l'ascolto di conversazioni, mette a frutto anche in quel caso la sua esperienza e nota immediatamente quello che non va.
Ecco alcune delle cose che trovate in questo sito, se vorrete visitarlo e poi tornarci. Siamo in una fase complicata del mondo in cui si dovrebbero rinnovare le strutture e ancora si stenta a farlo. L'autore ha fatto il possibile, cioé del suo meglio. Con Memoriale prima, e poi con questo sito.
Pagina del 12 aprile 2005