Cosa accade nel dominio dei biglietti da convalidare
Pagina pubblicata in origine su Memoriale

Cosa vuol dire 'dominio'? Cosa vuol dire 'occupare un dominio'?

L'autore qui torna alla sua materia per chiarire come l'uso purtroppo è separato dalla vera legittimità.

'Dominio' è la parte di universo che dobbiamo esprimere. Supponete che io debba esprimere il concetto di un bel viso. Ieri sera dovevo farlo per la bellissima Dayle Haddon, e mi è venuto 'gorgeous'. Ma avrei potuto dire good-looking, nice-looking, beautiful e tanti altri. Quindi, quel dominio - bellezza del viso - è occupato da molte parole. Ogni singola volta, però, ce ne viene una e basta perché noi parliamo emettendo soltanto una parola per volta. Quella parola, in quel momento, vince su tutte le altre occupanti quel dominio.

In questo caso, cosa vuol dire? Vuol dire che su 100 persone che alle 19 dell'8 dicembre 2004 dovevano esprimere a parole il concetto dell'apposizione di data a un biglietto di trasporto, per renderlo valido, 30 avrebbero detto 'obliterare', 27 'timbrare', 25 'annullare', 10 'convalidare', 8 'vidimare'. La cosa naturalmente varia a seconda delle regioni e delle zone del territorio in cui si parla quella lingua. Quindi, queste cifre sono una statistica media, secondo la quale in tutta la penisola si sarebbero avuti quei dati. Vidimare si dice abbastanza nelle isole e pochissimo al Nord. Convalidare si dice nelle città, molto meno nelle campagne. Eccetera eccetera.

Per altri domini, il discorso è molto diverso. Se io avessi analizzato il concetto dell'acquistare merce in un negozio, cosa avrei concluso? A quella stessa ora, 48 Italiani su 100 avrebbero usato il verbo 'comprare', 27 'prendere', 19 'acquistare' e il resto (6%) avrebbe utilizzato varie parole.

Quindi, statistica diversa a seconda del luogo, del tempo in cui la si fa. Soprattutto, diversa nei vari domini. I libri di carta si prestano poco. Internet è più adatto a parlarne, perché essendo materia fluttuante anche a distanza di pochi mesi l'autore di un sito aggiorna liberamente (mentre, come sappiamo, la carta resta).

Cosa utilizza l'autore in questo dominio?

A me non viene quasi mai da dire uno di quei cinque verbi. Quando ebbi necessità di utilizzare traghetti da e per l'isola dicevo anch'io 'vidimare'. Ma succedeva fino a vent'anni fa. Oggi, quando viaggio nei treni, mi viene più di tutti il 'timbrare'.

Dovendo darsi una disciplina?

Dovendo darmi una disciplina, cercherei di dire 'convalidare'. Tuttavia, non è una cosa che posso interamente guidare con il mio cervello. Non comando interamente alla mia volontà. Ecco dove l'autore ha detto cose nuove, che non trovate altrove. Tornateci, quando avete necessità di rifletterci.

Ma perché nacque questa difformità? Perché questo dominio viene tuttora conteso tra tutti questi verbi senza un vero vincitore?

Questo è appunto il mistero del fenomeno 'lingua'. Non è una cosa razionale, altrimenti tutti seguiremmo una regola e non ci sarebbe alcuna difficoltà. Vengono, oppure non vengono... da dire. Noi viviamo in un certo ambiente sociale. In più, vi è un'attrazione che ciascuno di noi ha per un certo termine al posto di un altro. In questo caso, bisogna aggiungere un altro problema che è la commestibilità del concetto. Quello che analizzo in questa pagina è molto bizantino, molto impreciso. Il fatto di acquistare un biglietto dovrebbe bastare. Qui invece si richiede addirittura che lo si stampi in un momento successivo. Forse anche questo ha contribuito a complicare il quadro, rendendolo diviso entro vari termini. Più impreciso è il concetto, meno definita è la contesa che si svolge tra i termini possibili.

Questa pagina verrà aggiornata in caso di cambiamenti?

Certamente. Ecco la bellezza di Internet. In futuro, può essere che vediate dati diversi. Chi aveva salvato in data odierna la pagina potrà così verificare l'azione del tempo di qui a qualche anno.

Cosa bisogna avere per fornire queste cifre?

Sensibilità per la lingua e penetrazione intellettuale. Queste due cose. In più, non smettere mai di osservare la realtà sociale. Lo spunto per questa pagina mi è venuto oggi dalla scritta su un bus. Ho preso il biglietto stesso e ho preso nota con l'intenzione di dedicarvi una pagina. Ecco come sono nate queste pagine.

Compra per tempo il tuo biglietto e annullalo prontamente appena sali sul bus. Così ho trovato scritto oggi in un avviso dell'azienda di trasporti urbana di un comune italiano. Avviso simile a tanti altri, con lo scopo esplicito di scoraggiare il fenomeno dei 'portoghesi' (ci scusino i lettori del Portogallo, in Italia si dice così). Detto in parole povere, occorre acquistare il biglietto prima di salire sul mezzo e poi appena saliti infilarlo in una delle macchine appositamente installate sul mezzo. Non così funzionerebbe a Londra, dove il conducente (in casi rari, un secondo incaricato) si occupa di far pagare ogni passeggero al momento in cui entra nel mezzo. Molto più remunerativo per l'azienda seguire quest'ultimo metodo, perché un incaricato in più per il controllo costerà sempre infinitamente di meno della somma che l'azienda stessa perde ogni anno in trasporti non pagati da passeggeri che non vengono controllati. Ma veniamo al punto.

La procedura serve, in qualsiasi mezzo di trasporto, per far sì che il biglietto non venga utilizzato in maniera fraudolenta per una seconda volta (in caso contrario, come al cinema, il soggetto entrerebbe per usufruire del servizio e poi uscirebbe). O si appronta un controllo in entrata con 'punzonatura' o 'segno a mano' oppure si installano 'macchine obliteratrici' (in entrata o a bordo). La lingua, in questa tipica procedura, si è persa. Vediamo cosa è accaduto in questo dominio, tuttora occupato da più termini in lotta tra loro senza un vincitore indiscusso. Alla fine capiremo perché.

1) Annullare il biglietto.

Questo è il termine più classico, installato da sempre nel dominio. Va bene? Diciamo di no. 'Annullare' dovrebbe essere in teoria 'rendere nullo', 'invalidare'. Addirittura l'opposto, perché la data del giorno serve proprio a rendere valido quel trasporto e dunque il biglietto atto al trasporto medesimo. Però da sempre si dice così perché in verità quella data serve per far sì che quel biglietto non venga più utilizzato dopo quel viaggio. Il messaggio sarebbe: Te lo annulliamo affinché non faccia il furbo in una prossima occasione. Messaggio rozzo e approssimativo, che non rende la realtà di un biglietto che al contrario è valido proprio perché viene ad essere marcato in quel modo. La prova la avete dal fatto che il biglietto è considerato nullo, cioé invalido, proprio quando non ha data o timbratura. Vedete che brutti scherzi ci facciamo con questi suoni. Se l'universo linguistico avesse avuto un custode all'ingresso, senza dubbio questi non ci avrebbe concesso di utilizzare questo verbo.

2) Obliterare il biglietto.

Orribile e antico verbo, nato da un 'cancellare la lettera' (ob-literare) che poi perse qualsiasi giustificazione in un mondo come quello moderno dominato da tecnologia e macchine. In origine, fu senza dubbio l'atto di porre a mano un segno per scopi vari (compreso quello fraudolento di chi depenni un nome o una data da un registro allo scopo di celarlo). A un certo punto, durante il secolo XX° (non sappiamo precisamente quando) il verbo venne usato per indicare l'azione di cui parliamo, annullare un biglietto per renderlo non disponibile ad un occasione successiva. Da lì nacquero anche le macchine 'obliteratrici'. Non va bene nemmeno questo. La macchina appositamente installata non oblitera, cioé non compie l'azione di cancellare una parte di scrittura. Questo accade solo in casi limitati, quando una scheda con più nomi iscritti venga segnata in maniera da 'depennare' uno o più dei nomi stessi. Oppure quando i comuni danno quel disco orario che serve per parcheggiare l'auto (con vostro cancellare una zona colorata, tratteggiandola con penna o matita). Nulla del genere fa una macchinetta delle ferrovie o dei bus, che si limita ad apporre meccanicamente data del giorno comprensiva di orario. Il dopo? Nemmeno qui ha una giustificazione. Non si cancella per un dopo, ma si appone una data per il presente.

3) Timbrare il biglietto.

Questo è forse il più semplice. Quello con cui tutti hanno l'impressione di non sbagliare, quando lo utilizzano. Va bene? Ahimè, neppure questo. 'Timbrare' significa 'contrassegnare mediante un timbro'. Il verbo andrebbe bene se voi presentaste un pezzo di carta in biglietteria o al controllore e questi vi stampasse sopra una marca dello Stato o un suo timbro inumidito. Insomma, 'timbrare' è un'operazione che vale come 'visto amministrativo o burocratico' e nulla ha a che vedere con un biglietto che viene segnato meccanicamente con una data.

4) Vidimare il biglietto.

Questo fu utilizzato a un certo punto da burocrati dello Stato. Viene dal latino 'vidimus' (=abbiamo visto). Va bene? Ahimè, neppure. La parola ha un significato esclusivamente burocratico, non lontano dal 3. Significa proprio quello: abbiamo visto, autentichiamo. Andrebbe bene se voi presentaste il vostro documento a un controllore e questi apponesse un visto per autenticarlo per conto delle Ferrovie. Oppure se voi autenticaste un documento di trasporto. Ma la data apposta con macchinetta automatica non è un'autenticazione, poiché 'autenticare' è accertare come autografo un documento. Lontanissimi.

5) Convalidare il biglietto.

Questo è quello che - insieme con timbrare - si usa pensando che vada bene e non lasci adito a dubbi. E in effetti è quello giusto, il migliore tra quelli visti finora. In effetti, facendovi apporre una data con una macchina, noi rendiamo questo biglietto valido per il trasporto che ci interessa. Senza quella data non sarebbe valido.

Concludiamo dicendo che potenzialmente avremmo potuto usare il 'datare', in quanto va bene 'corredare di data il biglietto', e non 'punzonare' perché non è una moneta o un oggetto metallico. Infine no a 'marcare', troppo generico e impreciso.

Allora, riassumiamo la situazione nel dominio come risulta allo stato attuale dell'uso nella lingua italiana. Attualmente, per esprimere quel concetto, in cui il dominio dovrebbe essere preso soltanto da convalidare (secondo noi, legittimo detentore) e invece lottano in cinque, si osservano più o meno i seguenti numeri:

OBLITERARE 30%
Obliterare è quello più pretenzioso. Preso il volo, giovandosi anche della macchinetta obliteratrice, accumulò un vantaggio che arrivò quasi al 50%. Ultimamente è sceso, ma è sempre in testa perché la parte di popolazione meno avvertita usa questo anche inconsciamente.

TIMBRARE 27%
Timbrare è quello che dà meno adito a rischi. Chi lo usa sa che con quel verbo si esprime ancora più chiaramente il concetto, e lo prende senza difficoltà.

ANNULLARE 25%
Annullare in questo dominio fa un po' la parte del 'piccolo principe', poiché è il verbo più alto. Ma la sua presenza, come spiegato, è inutile. Lo si usa su scritte o da parte dei dipendenti FF.SS. e un po' meno da parte dei viaggiatori. Recentemente, risulta stranamente in crescita.

CONVALIDARE 10%
Convalidare non è frequente. Non viene facilmente, forse perché è lungo, perché c'è il 'con' iniziale (i Francesi hanno il 'valider' e gli Inglese il 'validate', che da noi non suona). Eppure sarebbe quello più legittimo.

VIDIMARE 8%
Il vidimare è un verbo abbastanza soddisfatto di se stesso, che alcuni prendono ancora nella convinzione che esso dica qualcosa di bello. Usato ancora specialmente per traghetti, quando si domanda se si debbano effettuare altre operazioni dopo aver acquistato il documento di viaggio.

Come si vede, situazione ancora confusa e contrastata. Prevalgono nell'uso, con piccole differenze tra loro, tre verbi. Tutti e tre sono sbagliati. Più giusto sarebbe invece quello che prende solo una minima parte. Speriamo bene. Ma di fronte all'uso, oltre al constatare, possiamo fare poco.

Pagina pubblicata l'8 dicembre 2004