Piccolo discorso

Caro lettore, ti sei reso conto di cosa è successo? Hai idea di cosa direbbe un nostro antenato se tornasse oggi sulla Terra con la testa di allora?

Tu mi stai raccontando storie. Io non ci credo

Qui direbbe: "Perché non deve crederci se racconta storie?". Avrebbe capito soltanto se nella frase la parola 'storie' fosse stata unita a 'non vere'. 'Storie', preso da solo, nacque proprio per la narrazione di quel che succede e non di quel che s'inventa.

Con Gianni ho avuto una storia tre anni fa, ma è finita subito

Qui direbbe: "Avrai avuto una storia da Gianni, nel senso che hai ascoltato un suo racconto". Qui dovremmo spiegargli che da una venticinquina d'anni ci siamo abituati a indicare una relazione amorosa con la parola 'storia'. Perché è successo? La spiegazione migliore è: "Perché è piaciuto". Quando un'espressione o un nuovo campo semantico si stablizzano nell'uso di gran parte della popolazione significa che la gente trova naturale dirlo. Le prime volte in cui lo ascoltano, molti restano perplessi perché prima non avevano mai sentito quella parola usata in quel modo. Poi si abituano anche loro e la usano anche loro in quel modo. I primi 25 diventano 250, poi 2.500, 25.000 e 250.000. Con quest'ultima cifra, il nuovo uso comincia a farsi notare perché significa 277 persone a Varese, 900 a Genova, 2900 a Milano, 3500 a Roma, 750 a Catania e così via. In questo modo, puoi immaginare quanto è cambiata la nostra lingua in cento anni. Una singola parola come 'cadere' o 'storia' oggi si usano in vari campi nuovi che prima non esistevano ed erano sconosciuti.

Come sta andando la tua proposta? Sembra che funzioni, ne ho parlato con Fatma e mi ha detto che è interessante

Qui un nostro antenato - immesso d'improvviso negli studi televisivi Mediaset - resterebbe ugualmente perplesso e turbato. Come fa una proposta a 'funzionare'? Non è mica un apparecchio. Del resto, puoi immaginare quanto avveniristiche fossero queste cose in epoche che non avevano elettricità. Si lavorava il legno, materiali grezzi, con la forza delle proprie mani o con strumenti manuali. Non si diceva 'funzionare'. Figuriamoci una proposta o un'idea che funziona. Tutte queste cose, all'inizio, suscitavano le resistenze e il dissenso da parte degli studiosi della lingua. Difatti, anche quando registravano l'uso nei dizionari scrivevano 'improprio' oppure 'non va bene'. Speravano non si diffondesse. Perché? Perché qualsiasi cosa nuova che arriva nell'universo orizzontale della popolazione all'inizio dà fastidio. Negli uomini del passato esisteva un istinto fortemente votato alla conservazione. E così giudicavano 'sbarazzine', 'indegne' tutte le nuove espressioni e soprattutto l'allargarsi delle parole che già esistevano con un campo-base. La stessa 'emozione' fece questo difficile percorso. Noi oggi la prendiamo per una cosa normale. Cento anni fa, l'emozione era al massimo uno choc, un vero e proprio turbamento. Ma cento anni fa non avevano cinema, né giradischi né serate da brividi. Ecco perché non avrebbero capito. Quando la parola venne usata per le prime volte in quel modo, non furono lieti. Sembrava una cosa snob, quasi una pretesa. E così scrissero ancora per un certo tempo che l'emozione non si poteva usare per dire: "Sensazione forte provata in seguito ad evento che colpisce". Chi l'avesse usata in quel modo avrebbe parlato una lingua brutta. Ecco, in parole povere ti ho spiegato come funzionano le cose in questo universo chiamato 'lingua'. Nessun libro te lo ha spiegato in questo modo. Infatti, ho detto spesso su questo sito di non affidarsi più ai libri nel crescere linguisticamente. L'analisi e il ragionamento vanno condotti dal vivo.

La differenza con il passato è confortante per noi quanto alla ricchezza di possibilità offerte dalla lingua di oggi, ma sconfortante nella grammatica. Un tempo le regole erano regole, e come tali venivano imposte correggendo nel caso chi non le osservava. Oggi, le regole sono 'un optional'. Allora, se sgarra uno e poi lo fanno a ruota altri 3.000 nessuno dice niente. Nel nord d'Italia, negli anni '60 cominciarono a dire: "Una roba che non mi piace". Intendevano soltanto 'una cosa'. E invece dicevano 'una roba'. Avrebbero dovuto essere corretti, perché la parola 'roba' era un collettivo non numerabile. Ma la parola prese a galoppare in quel modo (ricorderai che la usò anche Mina sia cantando sia nel discorso) e si allargò senza che si ponesse rimedio. Alla fine si arrivò a dire perfino 'Delle robe'. Se succede questo, nessuna meraviglia che i ragazzi dei mensili di informatica scrivano '60 software' perché magari scriverebbero anche '60 robe'. Se ci fosse 'qualcuno' (tra i 40 e i 50 anni) in redazione, se ne parlerebbe. Siccome nessuno tiene a dire agli altri: "State sbagliando" si vive in un modo sbagliato. Non ci sono più persone che intervengono su altre persone. Purtroppo, questa è la nostra società. Le città sono formate da un numero rilevante di cittadini di giovane età 'occupati' in sedi editoriali (giornali, Tv, radio ecc.), che non hanno giornate memorabili. Si tira avanti. La lingua? Nelle mani loro viene triturata, con tanti panini imbottiti (un evento-clou, l'anti-americanismo, i medicinali anti-dolore, i manifestanti anti-aborto, Osama pro-Bush) e una carrellata di sciocchezze ogni giorno. Importante riempire lo spazio. Anno 2005, cento anni dal 1905. Chi nacque? Un tempo avevamo Mosè e Aronne. Oggi abbiamo Sartre e Aron. Non sarebbero un granché, però è quello che passa il convento. Se guardassimo alla lingua, scopriremmo che dal 1993 usiamo 15.000 parole in più.

Ma si parla sempre tra persone che vivono entro uno stesso recinto. E questo impedisce di capire tante cose, impedisce uno sviluppo sociale in senso orizzontale delle nuove tecniche. Signori, andiamo a vedere quanti manuali sono usciti da allora in libreria. Apogeo, Tecniche Nuove, Jackson, Muzzio nuovo millennio. Già... ma il nuovo millennio dov'è se il 70% della popolazione cittadina non sa nemmeno accendere un computer? Il quadro risulta dunque da una semplice frammentazione sociale, in cui solo il 40% dell'altro 30% dialoga. Ma non si costruisce una nuova era parlandosi tra quattro gatti. Se non affermassimo princìpi validi per tutti, a cosa servirebbe la rivoluzione informatica? Cosa ve ne fate di rispondere al Pasquale di turno sul BIOS della sua macchina? In questo modo restiamo davvero al 1993. Non abbiamo più una grammatica. E' questo il dato centrale delle questioni affrontate sul sito. Un uomo che si reca alla sede di lavoro come 'direttore' (e spesso come 'redattore') di un giornale oggi non sa più in che mondo vive. Questa è 'mancanza di grammatica'. Mi leggono e non sanno nemmeno colloquiare. Non era questo il mondo che abbiamo guadagnato.

FAQ - Da allora le parole che viaggi hanno fatto?
Dal 1993 hanno fatto percorsi immensi. Oggi in tanti conosciamo le realtà dei tour operators, con il loro gergo turistico, i nuovi sistemi di invio e spedizione, le famiglie di computer, parole inglesi universali. Ma non sappiamo più che lingua parliamo. Se quell'antenato ce lo domandasse noi diremmo 'la nostra', senza poterlo dimostrare. Questo pomeriggio ho acquistato una Coca Light, dei crackers, una confezione di pancarré, degli hamburger. Poi sono andato a ritirare due DVD e ho acquistato tre CD-Rom. L'antenato, che abitava nella Firenze di allora, mi direbbe: "E questa sarebbe lingua italiana?". Io gli confermerei che lo è, ma dovrei fare con lui quella iniziazione di cui ho parlato e che nessuno oggi fa più, perché le nostre città sono popolate da tanti 'nessuno'.

Pagina del 7 marzo 2005