
Le cose si difendono con l'esempio
Possiamo
difendere una lingua o una regola? Sì, ma solo parlando. Se io
volessi preservare un uso (che non s'usa più) rispetto a un
ab-uso (che s'usa molto) avrei soltanto il mezzo di dare l'esempio
parlando. Potrei ad esempio dire sempre come si dovrebbe dire e mai
come attualmente si dice. Non posso certo fermare ogni volta le
persone che parlano o fare notare quel che non dovrebbero dire.
Talvolta, tra intimi, lo si fa. Mio padre fermava sempre suo fratello
quando, alla napoletana (o per meglio dire, alla spagnola), usava far
precedere un complemento oggetto dalla preposizione 'a'.
Tu
uccidi a un uomo morto. Questa sarebbe
stata la famosa frase rivolta a Maramaldo, se pronunciata in questo modo. A
prescindere dagli appelli alla Spagna, noi tutti ci accorgiamo che
non va bene. Andrebbe bene solo se a quell'uomo si uccidesse qualcosa
di suo. Se io dico Uccidere a uno
sembra infatti che gli uccida una sua proprietà e non che
uccida la persona stessa. La preposizione va infatti a situare
l'azione in un punto, che non è l'oggetto stesso (la persona).
Stupirà semmai che negli ultimi secoli non si sia fatta una
campagna su questo.
Nella lingua italiana, la difesa di un purista sarebbe ormai stata sgominata da tempo immemore. Colui che avesse voluto parare i colpi di un continuo attacco dall'inglese e dall'estero avrebbe perso la partita nel giro di pochi mesi già nel 1965 o nel 1972. Insomma, tanto tempo fa. Bastava sentire i 'penalty' e gli 'off side', gli 'intercity', gli 'show', le 'show-girl', i 'single'. Fu una invasione davanti alla quale nessuno avrebbe potuto fare qualcosa. La difesa si pone allora su un territorio autoctono e osa elevare i suoi toni su un altro piano, quello appunto della grammatica. Qui almeno si ragiona tra noi, con i suoni nostri. E si ha in sostanza da contestare il 'come li si combina'. Non c'è bisogno di avere una lavagna o un istituto per dire ad esempio che:
1) Gli in luogo di loro, anche se usato da tutti, non è bello. Dare loro qualcosa è molto meglio che dargli qualcosa. Perfino in quest'opera, io stesso ho accettato una variazione che non avrei dovuto accettare.
2) Se si può, è sempre molto meglio usare egli come soggetto, anziché lui. E qui ho già fatto molto, perché dal 2000 ho visto una quantità infinitamente superiore di 'egli'.
3) Se la frase è chiaramente riferita a un'azione interamente conclusa in passato (specialmente se lontano da noi), non potete usare il passato prossimo e dovete dare la precedenza al passato remoto.
A nulla servirebbe dire che non ci viene più. Deve venirvi, perché per queste cose furono creati. Per il punto 3 dovrei mandarvi per due mesi in Sicilia, dove sono ancora impeccabili in quest'uso perfino per riferirsi a mezz'ora prima. So benissimo che a Milano vi guarderebbero strano se diceste "Le dissi poco fa di farmi quel biglietto" però l'esempio lo date appunto voi, dicendolo. Se non lo dite, e magari vi adattate per acquiescenza al mal-uso del luogo, non riusciremo mai ad approntare una difesa adeguata. In questi casi, la nostra mente dovrebbe andare al fatto che non si ha una regola del tipo 'comandamento'. Nessuno dirà: "Devi dire così, altrimenti...". La regola venne fissata nel nostro esclusivo interesse, in maniera da raggiungere un'economia o una felicità del discorso all'interno delle nostre strutture. Non possiamo sempre replicare sostenendo che l'uso poi ci ha accalappiato e ormai...
L'uso dipende comunque da noi. Se noi diamo retta a infime potenze della nostra psiche continueremo a dar retta al mal-uso. Lo scivolamento da una regola si ebbe proprio come nella propagazione di un'epidemia. Dapprima scivolarono in venti, poi in trecento, infine in tremila. Dopo i tremila, parve a tutti che a scivolare non si corresse più alcun rischio. E così è, perché nessuno viene arrestato se parla male. Parlare è in fondo un esercizio a discrezione di chi lo fa. Io potrei entrare in un supermarket per vent'anni e fare la spesa non emettendo mai mezzo suono con la mia bocca. Se però lo faccio - verrebbe da dire - è augurabile che lo faccia bene.
Per difendere qualcosa occorrerebbe naturalmente avere chiari dentro di sé sia la regola violata sia l'abuso in violazione. Beh, non c'è bisogno di scartabellare antichi tomi. Una grammatica da dieci euro la trovate in qualsiasi libreria. Ma poi, bastava leggere Grammatiche. La difesa, un tempo, veniva fatta preventivamente nelle aule scolastiche delle elementari e delle medie. Bacchettando chi sbagliava si dava quel che si pensava dovesse impartire l'istruzione. Oggi non lo fa più nessuno, tra gli insegnanti dello Stato. Ma il peggio è che sono loro stessi a non parlar bene. Del resto, la televisione e la radio che per un verso sono monumenti della unificazione di intere nazioni per un altro verso diffondono dappertutto una lingua casuale e spesso inquinata. Ascoltandole, si tende a ricevere e a rimettere in circolo. Un tempo, si sarebbe perfino detto: "Ma lo dicono perfino in Tv". Tale era la potenza del mezzo. Oggi ne conosciamo i limiti, specialmente dopo aver avuto le emittenti locali, e non esitiamo neppure mezzo istante a spegnere l'apparecchio. Molti continuano a usare questi due mezzi in sottofondo a basso volume, durante la giornata. E allora ricevono comunque.
Oggi, di difesa non si può nemmeno parlare. Siamo nella situazione di chi in ogni caso sentirà chi lo desidera... parlare bene e chi non ci pensa nemmeno... parlare male. Come guardare all'interno di tanti specchi, in cui si può solo constatare la identità di un'immagine. L'immagine muterà passando da regione a regione, e oggi perfino da quartiere a quartiere. Nel frattempo, come nel sesso, il concetto di purezza è andato a farsi benedire. Ma non ha trovato nemmeno chi lo benedicesse, perché si sono dileguati anche gli antichi fantasmi delle 'bacchettate'. Dice: allora cosa vuoi difendere? Beh, io difendo ad esempio il passato remoto. Di tanto in tanto, mi metterò all'ascolto serio delle frequenze durante un programma televisivo. E dirò: passi per Boniek, che viene dalla Polandia; passi per Mazzocchi, che viene dall'Amatriciana; passi per la Morace, se per una volta si dimentica. Ma almeno da te, Civoli, vogliamo sentirlo. Perché guarda che Sandrino Mazzola già lo usa... non ha difficoltà... e allora, diremo tutti, sta usando il passato remoto perfino Mazzola... e non puoi usarlo tu?
Pagina del 5 giugno 2005