I dettagli quadrano sempre, per il semplice motivo che sono un continuum rispetto alla catena di circostanze concomitanti che porta all'evento. Noi, davanti a quest'ultimo, siamo posti nella condizione di prendere atto del suo avverarsi. Ma ci sono moltissimi eventi i cui dettagli ci sfuggiranno sempre (perché nessuno aveva in quel momento una videocamera per riprenderli e i morti non possono più parlare). Questo non vuol dire che non quadrassero.

In genere, gli autori dei gialli hanno la massima attenzione. Se però il lettore si pone interrogativi a volte scopre che non a tutti si può rispondere.

Questo dipende dal fatto che un giallo non è una descrizione della realtà. Chi scrive una storia bada a farla verosimile e a corredarla di un finale coerente con il resto, ma raramente si preoccupa di ricostruire tutto per filo e per segno. Al lettore spetta il compito di intuire i particolari di una storia. Quelli che mancano continueranno a mancare perché il testo non li comprende, e dunque sarà inutile continuare a pensarci.

Con le lingue, ugualmente, molti dettagli non vengono nemmeno conosciuti.

Ovviamente. Nessuno era sul luogo, 2000 anni fa, per dire come cominciò ad andare in giro quel suono. E' già tanto poter disporre di un'etimologia. Il che viene confermato dal fatto stesso che in alcuni casi (non meno del 15-20%) essa è incerta e perfino errata. E' sempre difficile, per non dire impossibile, intervenire in senso contrario a quel che è stato tramandato. Tutto quello che oggi abbiamo nei dizionari (significati vari, come destino della parola) è determinato al 90% dall'uso. All'inizio, il suono era quello. Dettagli e sfumature sociali ne hanno determinato col passar del tempo il suo allargamento o restringimento semantico. Che noi si conosca quei dettagli importa poco, del resto. Parliamo come ci viene.

In un giallo, però, sono importanti nello svolgersi della trama.

Sì, sono importanti quelli linguistici perché a volte l'autore li usa come chiave della soluzione. Talvolta è proprio una parola in più a tradire il responsabile di un delitto. O diciamo meglio a tradirlo nei confronti di chi lo scopre (lettore, commissario della storia, magistrato ecc.). Un'applicazione interessante è quella della Settimana Enigmistica, in cui poche vignette raffigurano un caso poliziesco in cui chi legge deve capire la soluzione proprio dalle singole parole che vengono pronunciate. Se il responsabile del delitto fosse stato accorto non avrebbe detto quella cosa, che a posteriori dimostra come egli sapeva di una cosa che - se innocente - non avrebbe dovuto sapere. E così in poche frasi, si decide tutto.

Questo capita anche nella vita reale?

Sì, anche se con minore frequenza. Conoscere dettagli che non si sarebbe dovuti conoscere è tipico di chi è molto curioso e nel frattempo si è interessato di una certa storia per conto suo. Se essi quadrano, sa una cosa in più. Se non quadrano, è soltanto uno dei tanti a nutrire dubbi sulla storia.

In genere, la gente è molto interessata a scoprire dettagli nel maggior numero possibile. Perché?

Perché fa parte del nostro modo di essere... scavare nelle situazioni per carpirne particolari strani, talvolta anche morbosi. Il gusto di poter dire: "Io di quella cosa so cose che altri non sanno". In più, c'è l'istinto che porta verso un quadro più ricco di quello che è nella realtà. Quando io scrissi in febbraio una pagina su cose mie del passato, molti si incuriosirono. Lo stesso se io ora dicessi: "A 10.000 km di distanza c'è chi pensa che io sia un ladro di dipinti preziosi. Darò 20.000 euro a chi mi dimostrerà che io ho rubato anche un solo dipinto da un museo". Siccome in giro ci sono molti cretini e anche perditempo, l'istinto porta davvero a pensare che sotto ci sia qualcosa e che io abbia a che fare con i furti di opere d'arte dai musei. Il singolo dettaglio diventa così merce buona per i voyeurs, per quelli che vanno alla ricerca di 'pettegolezzi'. Gli infortuni di un sito da ragazzi come 'drudgereport' sono infiniti. In realtà, poi, siccome quel che conta è sempre la realtà si creerà un piano di lettura in cui alcuni continueranno a pensare che qualcosa di vero ci sia o che altrimenti io abbia fatto un autogol a scrivere quelle cose. Queste due categorie andrebbero studiate. I primi sono i cultori della morbosità, quelli per cui Al Qaeda esiste davvero perché altrimenti non avremmo saputo che giornale fare dal 2001 al 2004 e per cui è giusto parlare ancora del mostro di Lochness o di Dio perché così l'esistenza ha più sapore. I secondi sono i professionisti borghesi della convenienza, quelli che utilizzano ogni due minuti la parola 'fesso' come se la vita fosse un mercato a disposizione dei più furbi.

Il dettaglio si rivela da solo quando?

Quando il tempo fa scoprire un particolare che all'inizio non era venuto fuori. Qualcuno dirà: "Io lo sapevo, c'era qualcosa che non quadrava". Qualcun altro dirà: "Non avrei mai pensato". Entrambe posizioni inutili, perché ancora una volta è la realtà a imperare e ogni singolo punto di vista si perderà nell'attimo fuggente di una frase o nell'istinto puramente soggettivo di chi non abbia nemmeno un pensiero decente.
Questa colonna è del 18 giugno 2005

Le cose quadrano sempre, semmai siamo noi a non vederlo

Prendo necessariamente spunto dal programma di Rai3 'Enigma', che questa sera ha dedicato la puntata alla morte di Diana Spencer, avvenuta a Parigi nel 1997. Il conduttore ha concluso la sua analisi di questa sera in questo modo. Ci sono dettagli che non quadrano, e che continueranno a non quadrare per sempre. Ecco una frase infelice, che mi spinge ad intervenire. Devo fare un discorso, che parte da questa frase, e si addentra proprio nella nostra trattazione.

Ripeto ancora una volta che la notorietà della vittima di quell'incidente procurò una infinita serie di chiacchiere e di supposizioni che conseguirono l'unico scopo di riempire lo spazio dei tabloid e sollecitare la fantasia di chi li legge.

Attenzione, la natura parla sempre. Appositi segnali di tanti generi (sonori, muti, postumi, di memoria, nascosti, rivelatori) si manifestano. Naturalmente, si manifestano a chi li vede. Torniamo al solito discorso: noi siamo diversi non perché abbiamo capelli scuri o biondi ma perché vediamo più o meno cose della realtà. Quando la realtà accade, in natura, è segno della legge di dio. Su questo concetto ruota gran parte della trattazione di Memoriale. Una questione che giustamente potreste pormi è: cosa intendi quando dici 'in natura'? E qui lo spieghiamo, prendendo una fonte comune quale può essere un incidente stradale o un evento tragico che porta alla morte.

'Accadere in natura' significa prendere forma concreta e definitiva. Accadde che due persone si innamorarono e si sposarono. Accadde che tua sorella non ricordò la risposta di quel quiz e perse centomila euro. Accadde che il professore valutò in modo insufficiente il tuo rendimento scolastico e decise di non farti passare alla classe superiore. Tutti questi casi portano con sé una traccia necessaria, che è proprio il fatto di determinare un modo di essere delle cose che porta a un evento. All'opposto avremmo il caso di due persone timide o fredde che si incontrano e non fanno nascere qualcosa, di una esitazione di tua sorella nel partecipare al quiz (che è molto peggio che non andarci perdendo quella somma), di una esitazione del professore che tradendo le sue convinzioni decide una tua immeritata promozione (cosa che sarebbe peggio del 'bocciarti', e qui cercate di averne lezione). Quando le cose accadono hanno nel loro svolgimento un nesso interno, una consequenzialità tipicamente di natura. Posto che gli esseri umani, in quanto forniti di cellule, hanno sensazioni nell'incontrarsi tra loro quell'anno accadde che quel signore e quella signora si innamorarono. In questo caso possiamo dire: il nesso che collega un principio (incontro) e un evento finale (innamorarsi o sposarsi) è natura, precisamente natura umana. A questo aggiungiamo un altro particolare: quel che accade non è svincolato da tutto il resto. Per quanto due persone possono appartarsi o isolarsi, esse sono comunque un prodotto della specie che reca - a partire da filamenti e sequenze di DNA - dettagli molto precisi. Ma dettagli non sono soltanto gli elementi costitutivi. Lo sono anche i particolari che determinano il verificarsi di un evento. Essi possiedono sempre, dico sempre un collegamento interno che porta necessariamente a quell'evento. La legge di dio è anche il fatto che l'evento sia stato quello e non un altro. Come tale, non può avere dettagli che non quadrano. Quando parliamo ad esempio di un miracolo (a prescindere che lo sia o meno, a prescindere che sappiamo cosa intendiamo con quel termine) noi ci riferiamo a un collegamento interno che ci sfugge, in quanto non segue leggi che noi conosciamo.

Il tale aveva sempre vissuto in carrozzella, afflitto da disabilità. Un giorno fu visto camminare, come tutti gli altri, e i parenti gridarono al miracolo.

Cos'è? Dovendo dare una definizione, diremmo: "Un evento il cui nesso di causalità ci sfugge". La prima reazione è: cosa è che ti ha portato alla deambulazione se in precedenza non vi riuscisti per 25 anni? Siccome non lo sappiamo noi e non lo sa la scienza ufficiale, usiamo chiamarlo 'miracolo'. In verità, se succede dovremmo soltanto constatare: "E' successo", andando semmai a indagare sulle possibili cause per scoprirne di nuove (e non per dire, come ingenuamente facevano in molti, che la preghiera a S.Antonio conseguì i suoi effetti), dando così una nuova legge alla branca della medicina o alla patologia di cui parliamo. Ma, analizzando il fenomeno, dovremmo sempre constatare una riuscita di tutti i dettagli. Mai si verificano casi in cui qualcuno di noi possa dire: "I dettagli non quadrano". Nemmeno nei gialli, perché a non farli quadrare sono soltanto elementi soggettivi come un escamotage dell'autore, una sua mancanza nel costruire la storia, una nostra insufficienza nel comprenderla. Se noi non conosciamo tutti i dettagli di una morte avvenuta per incidente stradale, non possiamo dire che essi non quadrano. La morte realizza comunque il più alto evento che si conosca in natura, insieme con la nascita. Un incidente mortale porta dunque con sé non soltanto una deviazione dal percorso intrapreso (rotta di un'automobile, di un treno, di un aereo) ma proprio un cambiamento radicale nella vita di un individuo tale da portarlo via dalla Terra.

Se qualcuno dice: "Io non credo a un semplice incidente d'auto, secondo me ci sono cose sospette e che non quadrano" rientra nel solito schema del 'parto cerebrale' che complica. Quasi ogni giorno sentiamo dire cose di questo tipo. Questa pagina serve a dire che comunque i dettagli quadrano, proprio perché l'evento si è verificato. I dettagli non quadrerebbero soltanto se fosse la natura a smentire se stessa, cosa che non è possibile. Perché si possa dire questo occorrerebbe vedere un signore che lancia per aria un pallone di cuoio usato per le partite di calcio e non lo vede più ritornare sul suolo terrestre. Questo sì, è esempio di 'dettaglio che non quadra'.

So bene che qui il conduttore di quel programma mi direbbe: "Ma io intendevo soltanto dire che siccome ci sono particolari strani e non accertati, è difficile credere al 100% alla tesi dell'incidente stradale". Ma la realtà non è un fatto di credere o meno. Se così fosse, potremmo fare altri duemila programmi e ripetere dopo tanti anni ancora e sempre quella medesima frase. L'equivoco generale è sempre quello di pensare che le cose siano ricostruibili in un modo diverso nella mente di ciascuno. Attenzione, qui l'evento fu uno solo. Morte per incidente stradale. Se arrivasse uno che mi dice: "C'è il fondato sospetto che fossero stati manomessi i freni" gli rispondo facilmente che: "Fino all'entrata nel tunnel dell'Alma i freni avevano funzionato ed essendo organo meccanico non si comprenderebbe perché debbano cominciare a non funzionare nel punto in cui causerebbero un incidente mortale di quel tipo". Se arrivasse uno che mi dice: "Hanno voluto fare fuori la coppia", io devo continuare a rispondere che la realtà mi dice solo 'morte per incidente stradale'. Pensate che potrebbe perfino essere vero che qualcuno volesse (e che addirittura abbia compiuto atti tali da) fare fuori i due. Quest'ultimo elemento tuttavia è minimo rispetto all'evento, poiché anche in questo caso non esistevano molte possibilità che accadesse. Guardate che non è mica semplice provocare la morte di una persona in quel genere di casi. Lo svolgersi della realtà, vista dall'esterno, è soltanto una concatenazione di elementi materiali (alta velocità, sbandamento automobile, eventuale urto di un'altra se vi fosse stato) che determina l'evento. Ma questo si determina solo se i protagonisti stessi collaborano a che esso accada. Il modus collaborandi è da leggere in tanti modi. Si può collaborare passivamente, cioé non agendo-omettendo-spaventandosi-perdendosi-perdendo il controllo ecc.ecc. Proprio in questi giorni abbiamo visto il caso di giovani che vanno via dalla vita in seguito a un cattivo esito a scuola. Per tornare all'altro esempio, qualsiasi persona può mostrarsi tale da non fare mai scattare in altri un feeling decisivo. O per farne un altro, anche con il peggior arbitro del mondo se tu avessi messo dentro quella palla-gol a tre minuti dalla fine la tua squadra avrebbe pareggiato comunque. Insomma, unendo quella concatenazione oggettiva con un elemento soggettivo necessario abbiamo l'incontro interno-esterno che determina l'evento. Se dicessimo quella frase che ho riportato all'inizio, non capiremmo nulla della realtà poiché la vedremmo sempre delimitata entro un nostro 'castello di ipotesi' che non ha un collegamento con essa.

Quando scrissi una prima tesi di laurea sulla causalità nel diritto penale arrivai a conclusioni leggermente divergenti da quelle della dottrina, e la mia lunga trattazione arrivava quasi a depenalizzare i reati senza dolo. Non perché un errore di distrazione o di negligenza non sia punibile o sanzionabile, ma perché non vi è la stessa natura. Se noi guardiamo al verificarsi di un evento umano non possiamo valutarlo solo per il danno che produce, perché in questo caso qualsiasi danno dovrebbe comportare un risarcimento. Vi sono però danni che sono dovuti anche alla parte che li subisce. In tutti questi casi, essendo i nostri codici come tante tavole di pietra, il singolo magistrato purtroppo applica l'articolo del codice e punisce. Ad esempio, noi definiamo 'omicidio colposo' quello dovuto a negligenza di chi lo ha causato, ma la verità è che quello non è un omicidio perché è tale solo l'atto di chi si diriga con volontà sulla vita di un altro soggetto e ponga fine ad essa in qualche modo. Siccome occorre far risalire a qualcuno la responsabilità, la giustizia va a cercare chi ha mancato con il proprio agire. In natura, non possiamo ragionare allo stesso modo. Se un tale facendo un sorpasso azzardato viene contro la mia auto può essere che con un po' di riflessi io lo eviti in qualche modo agendo sul volante. Il più delle volte, è invece tale la lentezza di riflessi che i conducenti dell'auto che viene urtata si impressionano talmente da aggravare il tutto perdendo il controllo del mezzo. Ecco un tipico caso in cui la natura ci rivela molta più verità dei codici penali o della semplice tecnica di un settore. Qui è come se la natura dicesse: "In quel momento ti ho portato un pericolo: tu eri debolissimo, e ci sei caduto andando via dalla vita". La natura sarebbe qui l'insieme delle condizioni e delle circostanze concomitanti. Se ripetessimo anche qui la frase dell'inizio pagina non ricaveremmo un ragno dal buco. Difatti noterete che i magistrati, in genere, non riescono a scoprire molte cose nelle indagini successive. Pensare di mettere insieme tanti dettagli 'chiacchierando' di presunti complotti o di condizioni dell'automobile non è molto producente. Anche quelli sarebbero dettagli che hanno contribuito comunque all'evento finale. Se noi li conosciamo interamente (esempio: confessione di chi manomise l'auto, confessione di chi fu pagato per urtare l'auto nel tunnel) allora abbiamo un elemento in più, che ci fa comprendere meglio quello che accadde. Se non li conosciamo, non per questo i dettagli non quadravano. La natura parlava sempre.

Pagina del 17 giugno 2005

PAGINA COLLEGATA. In questa pagina ritroverete lo stesso concetto, con la precisazione che esso è in più rispetto alla realtà. Qui, se ne ho parlato, l'ho fatto per completare la spiegazione. Ma ogni volta parlare della legge di dio sarà superfluo, perché fu soltanto un concetto dell'antichità. Oggi abbiamo leggi precise per tutti i fenomeni della natura.