Il mio possibile usare 'tu' collettivamente non nasconde altre intenzioni o fini malevoli. E' una pura e semplice funzione linguistica. Niente altro. Tu, Dorelli... non significa "Johnny, mi rivolgo così perché ti parlo dall'alto". Significa soltanto: "Siamo uomini, entrambi, ed è successo che io abbia parlato di te in questi siti". Provate a dire: ""Siamo uomini, entrambi, ed è successo che io abbia parlato di lei in questi siti". Non suona proprio.

Noi parliamo di Michael Crichton e di Stephen King. Quasi mai capita che ci rivolgiamo a loro. Parliamo DI loro. Se poi un giorno ci inviteranno a una conferenza dove dovremo intervenire abbiamo la fortuna dell'inglese che non possiede quella contrapposizione. Se lo stesso capita con autori italiani, anche se restando entro l'ottica del tu e del lei non ci facciamo più caso. Quando noi osserviamo quell'uso, lo facciamo per convenzione. In realtà, è un procedimento automatico del nostro cervello e sotto non vi sono altri significati. Difatti, la stessa discussione si potrebbe fare sostituendo il tu con il lei e il lei con il tu.

FAQ. Però in alcuni programmi Tv si fanno anche rimproveri.

Questo succede perché le persone, che magari si frequentano in privato, davanti al pubblico tengono a un minimo di usanza e cercano di darsi del 'lei'. Siccome non sempre riescono, quando non vi riescono e si danno del tu subito c'è qualcuno che le rimprovera e dice che non è bello. Le persone stesse in questi casi lo riconoscono e capita perfino di sentirle fare marcia indietro. Un caso fu quello di Anna La Rosa che, invitata da Ferrara sulla Sette, dopo qualche minuto dice: "Ma come... ci diamo del tu da anni e ora dobbiamo darci del lei?". In genere, il conduttore risponde che è più educato e civile. In verità, avere una certa usanza non significa 'essere più educati e civili". Più interessante invece il fatto che le persone si vergognino un tantino, perché davanti al pubblico esse danno un pochino l'apparenza dei complici (=noi siamo del mondo dello spettacolo e voi a casa no).

FAQ. Quest'ultima è una cosa recente, quindi.

Certo, difatti non esisteva nemmeno quando non c'erano televisori nelle case. Il mondo dei media ha creato dubbi e interrogativi, che quasi sempre vengono risolti dandosi del lei nei paesi che lo hanno. Nessun problema, ovviamente, nei paesi di lingua inglese.

FAQ. Ma dà in effetti un certo fastidio oppure no?

Un po' sì, perché chi guarda a casa - non potendolo fare lui - si sente un pochino tagliato fuori. Lo stesso procedimento - già illustrato - di chi mi veda maneggiare molto bene l'inglese.

FAQ. C'è differenza da persona a persona?

Questo sì, necessariamente diamo del tu con facilità a una persona e con meno facilità a un'altra. Ma se stiamo entro il pensiero che sotto non c'è materia comprendiamo anche quanto inutile sia una discussione nel merito. Ammesso che noi veniamo da una società che teneva a queste cose, come abbiamo invitato gli Spagnoli a non dire più "querer a uno" diremo anche qui agli Italiani "Non fateci caso". Non farci più caso vuol dire "non fatevi venire strani pensieri nel notare quella differenza". Tutto qui.

Qui ho dovuto essere coerente. Se per tanto tempo ho levato un pochino di fondamento alla differenza tra chi frequentiamo e chi no, non potevo fare altrimenti. Io non sento questa distanza. Se mi viene spontaneo avvicino qualsiasi persona, se non mi viene non la avvicino. Ma per me quel tu o quel lei non hanno un valore comunque. Un giorno, sceso per strada, incrociai Bruno Lauzi e lo salutai dicendogli "Ciao". Era una cosa bella. Significa che mi era venuto.

In genere, le parole non arrivano mai a rendere quello che siamo o che sentiamo. Inutile quindi pensare che una formula confidenziale o una molto rispettosa possano contare. Se io vengo molto colpito da una donna o da un paesaggio, resterò senza parole proprio perché esse non possono rendere il mio essere. Un 'tu' non fa certo un'amicizia e un 'lei' non crea certo significati.

Infine, diciamo pure: qui ho avuto un pochino di coraggio, a farlo. Per ora non è facilmente raggiungibile una serie di relazioni basate sul 'tu', specialmente se manca confidenza o ci si muove in ambienti formali. E' ovvio che nei paesi in cui la lingua continua a distinguere tra il 'te' e la seconda persona formale esiste una difficoltà a trasmutarsi rapidamente. Però ci arriveremo, pian piano. Questo renderà più rapide e agevoli le relazioni, anche dal punto di vista linguistico. Con un'unica persona a cui ti rivolgi tutto verrà accelerato, non esisteranno più malintesi e fraintendimenti. Il fatto si basa poi su un principio universale e indiscutibile: tutti almeno in partenza o in teoria meritano rispetto nella stessa misura. Dare ad alcuni del 'tu' e ad altri del 'lei' comporta un minimo di discriminazione.

Pagina del 6 luglio 2005 - Ultima modifica il 23 marzo 07

Del tu e del lei

Qualcuno probabilmente sarà deluso nel leggere da me che sotto il tu e il voi non esiste materia.

Lo spunto mi vien dato da un articolo comparso quest'oggi, 6 luglio 2005, sulla stampa quotidiana. Varie considerazioni si fanno, dall'antico rispetto al sentimento, dalle suggestioni locali alla letteratura. Nulla di tutto questo: qui riduciamo la materia a un ammasso informe quale dev'essere stata in origine. Tra il tu e il lei (o il voi) non c'è alcuna differenza, poiché si tratta solo di forme pronominali. Pro-nome= Al posto del nome.

Anziché dire Carla io dico tu perché mi rivolgo a una persona e non parlo di una persona:

Tu non sei la mia fidanzata

è più specifico che dire

Carla non è la mia fidanzata

come pure si potrebbe dire.

Il tu e il voi diventano dunque pronomi allocutivi, da ad-loqui (rivolgersi a qualcuno). Essi esistono proprio perché si ha necessità di rivolgersi a qualcuno.

L'esistenza di legami familiari e di persone viceversa estranee creò storicamente una contrapposizione, in alcune lingue. In molti ambienti, infatti, nonostante ci si rivolgesse allo stesso modo e magari con la stessa frase, si ritenne giusto assegnare un pronome diverso a rappresentare una distanza con l'interlocutore. Il tu restava quello della confidenza, il lei diventava quello della distanza (in tutti i sensi). Così, in spagnolo tu e usted seguendo lo stesso processo. Non pensate al voi, che fu addirittura un passo seguente e radicale nel fare plurale anche il singolare, con una certa affettazione.
Questo successe da qualche parte, ma in molte lingue no. Altrove restò un unico pronome per indicare l'altrui persona a cui ci si rivolge, come nel you inglese.

La vita avrebbe proposto, da sola, un medesimo concetto?

, se diamo una delimitazione a ciascuna persona per quello che è nella nostra vita. Così, io dò del tu a Piero mentre mia sorella - che ha meno confidenza oppure lo odia - gli dà del lei. La cosa assegna un simbolo, poiché ora Piero - sentendo quella differenza - sa in principio cosa conta nella vita mia e in quella di mia sorella. Ma è solo un'apparenza oppure una contingenza. Due giorni dopo, basterà magari una giornata diversa e mia sorella si convertirà al tu anche con Piero. Del resto, la fenomenologia è talmente varia da dar luogo a infinite possibilità.

No, se andiamo solo per identità (e noi siamo solo questo). In questo caso non ci sono né tu né lei, ma solo egli e Piero. Io infatti non ho bisogno del tu, e nemmeno del lei. Posso dire: "Dammi mezzo chilo di arance" e come vedete non figura il 'tu'. Se dicessi "Mi dia mezzo chilo di arance" farei capire all'altro che non gli dò del tu, ma la cosa è solo linguistica e non cambia in nessun modo il senso della frase.

FAQ. Cosa vuol dire? Spieghiamo.

Spieghiamo: perché si possa parlare di differenze anche extra-linguistiche occorrerebbe che il pronome diverso mutasse proprio il destino semantico della frase. Se ad esempio anziché "Carla, passami il sale" dicessi "Augusto, passami il sale" la frase cambia completamente poiché vorrei il sale da un'altra persona. Se invece passo dal tu al lei oppure al contrario dal lei al tu non cambia quello che intendo dire. Al massimo, succede nel primo caso che la persona meravigliandosi mi dica "Puoi darmi del tu" e nel secondo caso che, offendendosi, mi dica: "Come si permette?". Ma poi le arance o il sale me li danno ugualmente. Diciamo quindi che si parla alla fine solo di modi di fare in uso presso la società. Basterebbe cambiare codice oppure fare appena 200 km. oltre quella frontiera e già dovremo cambiare quell'uso. In generale diciamo: nei casi in cui ci rivolgiamo a qualcuno, è stato comodo avere un sostituto del nome in maniera da non dover chiamare tutte le volte una persona. Ma oltre questa funzione linguistica non c'è materia.

FAQ. E' possibile vivere senza questi due pronomi?

Sì, basta non ricaderci mai (è solo un fatto di presenza del soggetto della frase) e quando ci rivolgiamo: se vi è equivoco sul destinatario, usare il nome della persona (Giorgio, Mario) e se non vi è nemmeno equivoco non usare nemmeno pronome (caso di un "Vorrei mezzo chilo di arance"). In potenza si può anche vivere sempre con il soggetto del proprio io (Oggi prendo il Corriere, pago un caffè, ho bisogno di un biglietto Genova-Torino ecc.), oppure senza anticipare il pronome dell'altro all'inizio della frase. L'altro capirà quasi sempre. E' possibile perfino accorciare: anziché dire "Lei è in sciopero questa mattina?" potrei dire "In sciopero?" e l'altro capisce ugualmente.

Naturalmente, siccome viviamo in maniera libera e inconscia ci ricadiamo comunque. E così nessuno fa difficoltà ad usare il lei quando:

a) La persona ha un ruolo importante (lei, per Ciampi)

b) La persona non gode della nostra particolare stima, e noi con il lei intendiamo sottolineare la nostra distanza

c) La persona ci riceve in un suo laboratorio o studio professionale o sede commerciale

d) Della persona abbiamo un certo timore oppure una forma di rispetto particolare

eccetera eccetera. Ma anche in questi casi non è detto. Basterà un giorno diverso, una frase particolare, un gesto di cortesia, un invito e immediatamente passeremo al tu. Oppure capiterà, ancora più spesso, che sia la persona stessa a dire: "Possiamo darci del tu". In questo caso, seppure con qualche difficoltà iniziale data dalla desuetudine, ci abitueremo.

FAQ. Quali sono i casi della vita?

I casi della vita sono i più vari, in un universo grande quanto una foresta. Nel mio comune qualche settimana fa la edicolante Monica mi ha detto: "Ma come... un giorno mi dai del tu un giorno mi dà del lei". Scherzando risposi: "Non siamo mica dello stesso umore, tutti i giorni. E poi devi meritartelo. Se oggi ti dò del lei vuol dire che l'ultima volta qualcosa non era giusto". Si è messa a ridere. In verità, questo caso dimostra come il confine non è mai preciso. Se io vado a una certa edicola ogni tanto, è normale che si crei una confidenza ma in parte dipenderà dalla persona stessa. Più è avanti con gli anni, più sarà difficile dare del tu. Più è fredda nell'approccio, più sarà difficile darsi del tu. Quindi, era giusto che io scherzassi senza affrontare l'argomento in maniera molto seria.

FAQ. Ma è vero che una particolare forma minima di sensibilità dà anche pruriti alla pelle o sentimenti?

Ma no, per avere queste cose dobbiamo stare ancora entro l'ottica antica. Così, se ci dà del tu una persona che dovrebbe darci del lei la cosa ci infastidisce perché sembra quasi un venir meno del rispetto o una 'diminutio' ma è una cosa della nostra lingua e non magari di altre, che non possiedono quella differenza. Dopo la seconda guerra, nel secolo XX° si stabilizzò da noi la contrapposizione tra il tu e il lei poiché scomparve l'uso del voi. Tutti gli Italiani, negli ultimi 60 anni, hanno vissuto entro quest'ottica. L'abbiamo accettata e fatta nostra. Io non faccio eccezione. Se mi telefona il presidente Ciampi o il suo segretario, darò del lei al 99,9%. Ma tutti sappiamo che è solo un'usanza. E basta andare a Londra per constatare che il fenomeno è completamente sconosciuto.

FAQ. Ci sono addentellati con la tua vita?

Molti. Nel 1978, Cristina mi dice: "Che bello quando mi chiami". Questo era un particolare modo, che oggi non si usa più. In quel momento, mi veniva da dire "La prossima volta ci pensiamo meglio, Cristina". Alle persone piace, perché stabilisce una corrente di solidarietà. Ma oggi riesce difficile terminare una frase della conversazione con un nome proprio.

Un altro accadde quando Giorgio Spangher, appena sedutomi davanti a lui che era docente di procedura penale per sostenere l'esame, mi si rivolse chiamandomi Giovanni. Qui il cervello dice: "Ma come... non mi hai mai visto né sentito e già mi chiami per nome?". Però non ci feci caso. Sono casi appunto in cui noi stessi siamo superiori alle cattive potenze (che giungono ancora al cervello) e badiamo alla sostanza. Questo caso, essendo ovviamente una estensione del 'tu', riguarda questa materia poiché il nome proprio vale a indicare all'altro che si dà del tu.

FAQ. Nelle letture?

Ricordo che un giorno Severgnini disse, quasi scherzando, che rivolgendoci a Umberto Eco non avremmo potuto chiamarlo Umberto. Sembrava una cosa ovvia e invece mi misi a riflettere. Ma come... Giorgio può dire a me Giovanni e io Giovanni non posso dire Giorgio a Giorgio? Riconosco che con Umberto sarebbe stato più difficile ancora. E così pensai che il pezzo del giornalista era solo per passare il tempo. Nessuno di noi, specialmente da studenti, si permette di rivolgersi al professore chiamandolo per nome. E, sembra buffo constatarlo, neppure per cognome (nessuno dice: "Eco, senta..."). In genere, essendo stati formati in una certa società, diciamo "Professore". Ma essendo un'ovvietà non era interessante parlarne in un articolo.

FAQ. Come possiamo considerare l'inglese che ha solo you?

Effetti contrastanti. Molti dicono che è una comodità. Questo è sicuro nella conversazione, sia quotidiana e spicciola, sia più formale. Certo non è una comodità nei casi dubbi, in cui non si comprende se chi parla intenda riferirsi a una singola persona (quella del you seconda singolare) oppure a un gruppo (quella del you seconda plurale). Prendiamo ancora un estratto dalla pagina 'foryou'

We won't take your fingerprints, at our airports.

Qui, ad esempio, chi legge non capisce se io mi riferissi a Bush oppure al popolo americano. Come questo, tanti altri casi. Diciamo quindi che è anche una seccatura, perché la frase dovrebbe sempre essere inequivocabile.

FAQ. Allora, in definitiva possiamo dire che la lingua ha servito sociologia?

Sì, con la precisazione che non sappiamo nemmeno come questo accadde. E' consigliabile dunque derubricare del tutto una discussione, affidandoci al nostro vivere spontaneo.