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Voi vi accorgete del tempo che passa, nella lingua, quando notate quel che non dite o non scrivete più. Tutta quest'opera è informata a questo principio. Come in un film, la rivisitazione di una pagina scritta in un passato abbastanza lontano da noi ci informa di 'come eravamo'. E balzeranno all'attenzione dei vostri occhi singole parole o singole frasi. Questa mattina, molto presto, ho fatto un esercizio di questo genere (che amo molto) andando a riprendere quel numero di Gente dell'agosto 1969 dal quale ricavai la foto per il necrologio di Manfredi. Quel numero portava articoli che io ricordavo addirittura. Era l'estate dello sbarco sulla Luna, un periodo che su Memoriale è stato definito 'mitico'. Nino Manfredi aveva deciso di far costruire un albergo di lusso a Taormina per fare un favore al suocero. Ornella Ripa fece un salto in Sicilia e andò a intervistare Nino ed Erminia, che posarono anche per l'obiettivo nella foto che compariva nella mia pagina di omaggio in occasione della morte dell'attore. La rilettura dà da pensare in una duplice direzione: a) quello che non facciamo; b) quello che non diciamo. Oggi. Rivederlo sarà dunque come rivisitare uno spazio perduto dell'umanità, una serie di frammenti su cui transitammo e che non avremmo mai più rivisto. Da questo numero, ho scelto di rileggere per Grammatiche un memoriale (allora si usava molto questo termine, in modo più banale e salottiero): Maurizio Corgnati parla della sua burrascosa relazione - appena terminata - con Milva (Ilva Maria Biolcati). Corgnati è del 1916, dunque appartiene comunque a una generazione molto lontana dal nostro tempo. Lo noteremo anche da alcuni concetti che egli esprime, molto lontani dalla attuale società. |
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Alessandro Berlendis, per Gente, andò a trovare il regista nella sua casa di Maglione Canavese. Il suo racconto iniziava raccontando del suo primo incontro con la giovane cantante, risalente al novembre del 1960. La prima cosa che mi colpisce è una giovane che prometteva molto bene. Un'espressione che stiamo perdendo, poiché il dominio viene oggi occupato dall'aver qualità, avere talento, carisma. Il racconto - dice il regista - sarà privo di fronzoli. Anche questo non arriva facilmente in bocca, poiché i giovani vedono cose sintetiche, oppure crude ed essenziali. Si parla poi di 'balere', termine che oggi viene quasi sempre sostituito da altri. Il regista disse che tutti gli attribuirono il ruolo di Pigmalione, reminiscenza teatrale che funzionava molto allora e poi decadde. Egli dice che i loro furono rapporti di innamorati all'antica, espressione molto in uso fino a una ventina d'anni fa (essere all'antica) e che in seguito è praticamente scomparsa, almeno nei più giovani. "Non ci fu una fatica da parte mia", ecco un modo di dire che oggi non verrebbe più facilmente (specialmente con l'articolo davanti). "Poi, quando ci ritiravamo, mi chiedeva spiegazioni su questo e su quello, che cosa si intendeva dicendo così o cosà". Qui i due passaggi segnati in rosso rilevano ugualmente cose che non si usa più dire, oggi. "Ma non riuscì a debellare quel germe che adesso è esploso". "Se veramente mi ritenessi un Pigmalione, sarei amareggiato della mia opera". "Nella primavera del 1963, quando eravamo ancora in pieno amore passionale" è un'altra frase obsoleta. "Visto che avevo abdicato come scapolo ritenevo che il giusto coronamento di un matrimonio fosse appunto quello d'avere dei figli". Quest'ultima frase è proprio un documentario d'altri tempi, rispetto al nostro, e dice di quanto perbenismo fosse ancora in circolazione in quell'epoca. La sua attività di canzonettista non mi ha mai interessato. Anche qui, effetto di carrozze trainate da cavalli. Il termine 'canzonettista' fu completamente perduto proprio nei primi anni '70, che spingevano verso l'impegno e verso testi significativi. Più avanti notiamo una parola allora di prammatica (tournée), che oggi perde regolarmente dall'inglese 'tour'. Il regista racconta che la molla della separazione scattò al ritorno da una tournée in Germania, alla fine del 1968. Stazzonò sua figlia, nostra figlia, con un lungo abbraccio. Qui molti andrebbero direttamente al loro dizionario, per scoprire che 'stazzonare' significa carezzare con palpeggiamento, quasi sgualcendo. Verbo desaparecido. "Le chiesi, con ostentata noncuranza, se per caso era stato questo attore ad iniziarla alle delizie della birra con stufato". Qui la frase intera, molto letteraria, odora di altri tempi. Ammise che in realtà era stato proprio lui, Serughetti Domenico in arte Piave Mario, ad aprirle quei nuovi orizzonti. Notevole poi la nostra lontananza da annullare i risultati che Milva aveva conseguito in sette anni di volenterosa, cocciuta, applicazione. Frase che stupirebbe oggi per la sua rigida matematicità. La sua sincerità non ha facilmente riscontro in una donna. Ecco un altro concetto, oltre che periodo, molto antiquato. In esso notiamo anche un malcelato 'maschilismo', a significare che nelle donne si trovi sempre poca sincerità. In Ripetere è sempre giovevole notiamo un aggettivo scomparso dall'uso negli ultimi anni. Pretendo solamente che Milva non intenda avvicinare a mia figlia il Serughetti Domenico, dicendole magari che è uno 'zio', perché in questo caso sparerei. Ecco l'estrema dichiarazione, che il regista si lasciava scappare. Questa è una frase antica al 100%. Sto preparando un microsolco con dieci canzoni. Termine desaparecido. Allora si usava ancora, perché 'disco' era ancora 'microsolco'. FAQ. In altra sede, hai fatto presente però che la lingua degli anni '60 era molto più bella di quella attuale. Sì, in quella pagina paragonavo una pagina di un quotidiano del 1964 e una di un quotidiano di oggi, osservando che la prima non aveva nemmeno un errore. Questo è un dato molto interessante. Oggi, un giovane di 30 anni che arriva a scrivere in una redazione giornalistica, possiede un bagaglio di conoscenza e di nozioni molto più grande di quello di allora ma commette una serie di errori che allora nessuno (dico nessuno) faceva. In questo articolo di Gente, che ha una lingua colloquiale e in presa diretta, non ho rilevato nemmeno un errore. Oggi a scorrere le pagine di un settimanale si diventa matti. FAQ. Ma era più bello anche nella sintassi? Era più puro. Qui ad esempio erano ancora tutti 'passati remoti', cosa che oggi non è così frequente. In articoli come questo notiamo che gli uomini erano allora meno complessi, più genuini. Si parlava esprimendo dei concetti e andando direttamente al punto che si intendeva esprimere. Oggi chi parla si perde dietro discorsi su complotti, retroscena, seconde intenzioni, rivelazioni. La vita è diventata come un immenso teatro in cui ciascuno recita una parte, e la lingua si adatta. Giri di parole, scelte strane, termini nuovi ogni due giorni. FAQ. L'analisi di questo pezzo cosa ha rivelato? Un dato significativo: abbiamo perso per strada una serie di aggettivi e di modi di dire. Ne abbiamo acquistato molti altri, che popolano la lingua di termini 'non italiani'. Qui ho trovato soltanto l'onnipresente 'tournée' e l'internazionale 'cabaret', non a caso scritti in corsivo (c'era ancora una pruderie, che oggi non sentiamo più). Sembra incredibile, eppure in cinque pagine di intervista il 100% delle parole utilizzate era di lingua italiana. Una cosa che oggi sarebbe impensabile. Pagina del 26 luglio 2005 |