
Il verbo 'coprire'
Dobbiamo arrivare a capire perché una parola non necessariamente arriva a significare quello che le si vuole attribuire. Partendo anche qui da un excursus storico, che si affianchi alla nuova teoria linguistica da noi proposta. Il verbo 'coprire' non fu tra quelli con una sorte molto felice. Qui il dominio fu da sempre duplice:
1) Da una parte, si intendeva il porre qualcosa sopra un'altra.
Hai coperto la pentola con il coperchio?
Ho coperto il tavolo con una tovaglia.
2) Dall'altra, si intendeva il porre sopra allo scopo di difesa, protezione o occultamento.
Copri la bocca con una mano, quando sbadigli. E' più elegante
Ho coperto il piatto con un velo, altrimenti ci vanno le mosche
Perché i due significati siano correlati si capisce dal fatto che se voi coprite l'oggetto A con l'oggetto B, il primo resta occultato alla vista, cioè non si vede. Attenzione, significato di importanza capitale (ricordate quel che non si vede nella Memocard?). Quel che non è visibile è occulto. Ecco il nodo centrale. E non è visibile perché qualcosa o qualcuno lo copre. All'inizio, il 2 era solo lo scopo. Poi si cominciò a dire direttamente 'coprire' anche per intendere soltanto 'occultare'.
Perché vuoi coprire i tuoi difetti?
Qui abbiamo dunque due binari, che procedono di pari passo. Fin dall'antichità, quando occorrevano questi due significati, si prendeva questo verbo. Verbo che poi sarebbe migrato in tutte le lingue del mondo, stabilizzandosi in quelle occidentali (romanze, anglosassoni, paleoslave europee, ecc.) con un unico fonema, variamente reso dal latino cooperire. Così, in francese diventò 'couvrir', in italiano 'coprire', in spagnolo 'cubrir', in inglese 'cover', ecc.ecc. Come sempre capita, anche qui la migrazione non lascia la parola tale e quale. Quel verbo, andando in territori diversi, si disfaceva del suo bagaglio iniziale e ne acquistava altro. Ecco la differenza. In un territorio acquistava tot e diventava 250 in capienza, in un altro acquistava un altro tot e diventava 380. Non tutte le lingue, non tutti i sistemi accettarono che esso andasse a ricoprire - in sinonimia - altri domini.
Siccome la lingua riuscì a dire anche solo con una lettera (vedi l'alfa provativo), qui con una 's' si trovò subito il modo di dire il contrario. E così venne 's-coprire', 'dis-cover'. Era il contrario? Sì, perché significava 'togliere quel velo'.
Hai scoperto la pentola?
Sì, ho scoperto il piatto perché tanto non ci sono mosche in giro
In più, questo verbo diventò poi anche dominio a sé, andando a significare 'trovare da sé qualcosa' nel campo delle invenzioni o degli improvvisi rinvenimenti o degli avvistamenti.
Flavio scoprì la bussola
Marta scoprì in una cassaforte che Mario non era il suo vero padre
Herschel scoprì Urano
Siamo nella categoria 1 (ricordate?). Cose esistenti, ma sconosciute (existent, unknown). Scoprire un pianeta (che in precedenza era occulto), scoprire un tesoro sotto terra (di cui prima si ignorava l'esistenza). Qui già si deducono alcune cose. Tutto nacque da un'azione profondamente connaturata di sovrapporsi occultando (coprire) e al contrario da un'azione altrettanto connaturata di levare la copertura (scoprire). Si tratta di contenuto eminentemente umano. Se quel pianeta c'era già e noi non lo avevamo scoperto significa che qualcuno è riuscito (con mezzi, con la sua intelligenza, con un'intuizione) a s-coprire quello che gli altri fino a quel momento non avevano potuto fare. Così, se io scopro che la parola 'dio' non significava quello, 'rivelo', cioè 'tolgo il velo' a qualcosa che fino a questo momento era rimasto 'occultato', 'coperto' rispetto alla conoscenza di tutti.
Voi comincerete a chiedervi: ma perché si dice ad esempio 'coperto' il posto di ciascuno in una tavola apparecchiata? Appunto, perché tutto nacque da quel significato originario. All'inizio, ci fu probabilmente qualcuno che temette di essere avvelenato (o che ebbe necessità di proteggerlo da pericoli di vario genere) e così coprì il suo piatto allo scopo di proteggerlo. Da allora, la lingua fece dire 'coperto' quel posto.
Poi, col tempo, questo verbo diventò una infinità di cose. E diede anche molti derivati. Una cosa universale come il 'mettere' sopra si sarebbe prestata a infinite funzioni. Insomma, non si può esser moralisti. Non esistono 'parole-puttana' nei nostri dizionari. Se io avessi avuto bisogno di definire qualcosa in funzione di tetto o di rivestimento era ovvio che avrei attinto da questo concetto, che già esisteva. Così vennero:
1) coperta, per il letto; 2) copertina, per il libro; 3) copertura, per l'esborso di denaro; 4) coperto, per riparo di uno stadio o di una struttura edile; 5) copricapo, per la testa; 6) coprifuoco, per l'uscita serale. Tutti casi in cui occorreva una parola per indicare il fatto di rivestire, riparare, coprire, proteggere, foderare ecc.ecc.
Visto in questo modo, il verbo divenne dappertutto un'ovvia chiave passe-partout che ricopriva (eccolo anche qui) molti significati. Quanti? Solito discorso. Da alcuni aprì 8 porte, da altri ne aprì 13, da altri ancora perfino 20. La lingua inglese, in epoca moderna, fu la più 'facile' nei confronti di un verbo che nelle altre si mantenne leggermente più ristretto. Entrò nella lingua loro il 'cover' in senso di
Controllo, estensione, sviluppo entro un raggio di azione o di competenza o di distanza
Questo concetto valse a svilupparne e attrarne in inglese decine di altri correlati. Per capire: noi avremmo dovuto dire in origine "Il treno copre la distanza Milano-Roma in 5 ore". Poi non lo dicemmo più. Al posto di quel verbo ci venne meglio dire: "Il treno impiega 5 ore a fare il percorso X" oppure "Col treno ci s'impiega 5 ore". Questo già spiega tante cose. Ogni volta che si aveva necessità di comprendere un raggio fisicamente o geograficamente determinato l'inglese non esitava a usare il 'cover' per quel dominio, come in 'She covered 800 miles in one week' laddove in italiano suonava meno.
Cosi loro ebbero anche:
Stendere sopra, spalmare. To cover the vegetables with mayonnaise
Diffondersi, spargersi sopra una superficie. The snow covered the ground
Essere responsabili di una zona allo scopo di proteggerla. To cover right field, in one's team
Proteggere, occupando una posizione strategica To cover the area from the attacks
Estendersi per una certa capienza territoriale. Our properties cover 400 acres
Tenere sotto controllo (specialmente) con armi da fuoco. The artillery covered every approach
Tenere qualcuno sotto tiro. He covered the sheriff with a gun
Comprendere, abbracciare nella trattazione. The essay covers the whole subject
Prendere in considerazione, prevedere teoricamente. The law covered all crimes
Riferire professionalmente per esteso su, fare l'informazione su. Peter was sent to cover the match
Nell'italiano parlato, colloquiale, tutti questi significati - che riguardano il 'coprire la distanza' - non s'usano quasi più. C'è poi una funzione intransitiva molto interessante, che è quella che la lingua italiana avrebbe accettato nel caso dei 'pianisti' in parlamento.
Her aide covered for her. Her secretary covered for the boss.
E un'accezione caratteristica e molto di moda dell'inglese, il cover-up nel senso di 'insabbiamento'.
Bush's early cover-up of his past experiences with drugs
Il 'cover' come 'riferire da giornalista'
Cominciamo col dire che è l'inglese ad avere una cosa in più e non l'italiano ad averne una in meno. La parola attecchì anche in francese, ma solo negli ultimi tre decenni (prima anche in Francia non s'usava). Il motivo è quello giornalistico, un'attività che per la sua rapidità si accaparrò questo facile dominio di estensione. 'Coprire un avvenimento' in inglese va bene, perché il 'cover' fa la funzione del nostro 'ricoprire professionalmente'. Una variante italiana molto interessante che può far capire la questione è un 'coprire' spurio come quello dei rappresentanti di commercio. In questi casi, il dirigente della società dice: "Lei Rossi mi coprirà la Liguria e il Piemonte, lei Bianchi sarà l'agente per il Veneto e l'Emilia Romagna". Ecco il 'coprire' estensivo. In inglese, un direttore di giornale dirà ad esempio con la più grande normalità: "You'll be covering the pre-election phase from mid-October to early November, while we'd like Collins to cover the post-electoral phase". Da loro il concetto nacque bene perché serviva a dire 'riempire uno spazio'. Giornalisticamente, infatti, chi fa un servizio alla Tv o per un giornale riempie un settore, serve uno spazio di cui si deve parlare. Questo è come suona da loro. Ma lo è perché la lingua inglese conservò sempre (anche nella lingua parlata) quella seconda sezione di 'cover' legate appunto al 'riempire entro un certo raggio'. In italiano non è così, perché noi quella seconda sezione non la usiamo (al massimo l'abbiamo in teoria, ma non la usiamo).
Allora, se io dicessi a qualcuno: "Vorrei che tu coprissi le prossime elezioni americane" tutti capiscono il significato. Cioè, tutti capiscono cosa intendevo dire. Il problema è che la lingua non circola, non quaglia, non decolla, non si alza (fatto di erezioni anche qui, eh!). Mentre il 'coverage' le prime volte dovette suscitare orgasmi presso gli 'English speakers' (perché questo fa... una parola che si afferma come neologismo) la stessa parola, tentata in italiano, non provoca conseguenze di rilievo. Questo significa che anche se la comunicazione veicola un significato intellegibile, gli emittenti non gradiscono al 100%, e questo è proprio il fattore che blocca l'affermazione linguistica di nuove parole che qualcuno tenta di far circolare. Lo stesso si sarebbe detto con 'faxare', che pur in circolazione non ebbe mai diffusione. Non suonava. E così non suona neppure 'copertura di un avvenimento'. Il 'coprire' italiano, infatti, ha un senso più verticale che nella lingua inglese. Da noi il ricevente avrebbe la sensazione di qualcosa che copre (tetto, occultamento ecc.).
In prospettiva, cosa si potrebbe fare? Non c'è molto da fare. Naturalmente, è sempre possibile che in futuro si affermi. Già lo è per il caso delle zone di ricezione Tv o per quelle di utilizzazione della telefonia mobile. In questi casi diciamo con la massima tranquillità che 'la copertura Wind sul territorio nazionale è del 90%' e agli inizi per Rai3 dicevano ugualmente che 'era coperto il 90-95% della penisola'. Casi diversi, in cui la parola serve a riempire estensivamente quello che un altro verbo non riuscirebbe a dire. Nel giornalismo e nella informazione invece non rende. Nulla si può escludere, ma non è un problema se noi si continua a dire 'servizi', 'informazione', 'cronaca' ecc.ecc. 'To cover' non è altro che fare la cronaca. E allora perché dovremmo per forza accettare quel termine? Questa pagina serviva a chiarire che non ci sono obblighi di far passare suoni da una lingua a un'altra. Quando le parole non vanno bene da noi, bisogna continuare a usare quelle che già ci sono. Se 'rilasciare' in italiano non suona inutile usarlo quando passate dal 'release' inglese. Dite tranquillamente 'ha fatto uscire', 'esce sul mercato', 'presenta'.
Pagina originariamente pubblicata su Memoriale il 25 novembre 2004 e ripubblicata su Grammatiche in forma ridotta il 2 marzo 2005