Un'opera di cui si parla
Pagina del 5 agosto 2005

PREMESSA DEL 21 LUGLIO 07. La lettura di questa pagina può riservare ad alcuni qualche sorpresa. Nella generale 'liquidazione' di falsi valori, inerenti al numero, è anche la constatazione che un'opera vendutissima (best-seller) può tranquillamente essere uno dei libri più brutti mai usciti in commercio. Il suo contenuto, tuttavia, può essere tale da attirare molte persone poiché i più si fanno prendere dalla storia che seguono con i loro occhi. Sono pochi a badare alla qualità della struttura sottostante o all'effettiva autenticità della storia.

Ho letto questo libro nella edizione italiana Mondadori nella XLIII° edizione del dicembre 2004, traduzione di Riccardo Valla. Una traduzione sufficiente e dignitosa, ma - come vedremo - non priva anch'essa di errori.

Qui l'autore interviene in una questione di cui si dibatte, a livello superficiale o di massa, allo scopo di dare alcune indicazioni su numerosi problemi che potrebbero disorientare qualsiasi lettore. Di questo libro, come capita a tutte le cose che penetrano e colpiscono, la stampa non parlò all'inizio. In genere, i giornali affrontano in recensione romanzi innocui e biografie scandalistiche. Quando invece si trovano davanti a un'opera di questo genere, non sanno come affrontarla. Il risultato è che parleranno - a cose fatte - del suo autore, accreditandolo come tale, dopo che la sua opera sarà diventata un best-seller. Non dobbiamo stupirci: nulla di quel che raggiunge grandi numeri fu dovuto inizialmente a un lancio di stampa. E' infatti rarissimo che i giornalisti siano dentro una questione, tanto da poterla anticipare (nel bene o nel male). Soltanto se l'autore è già molto noto essi ospiteranno un certo battage pubblicitario, che rientra nelle incombenze dovute. In caso contrario, sono gli eventi a superare le loro ristrette dimensioni e così la realtà si incarica ogni volta di ridimensionare le pagine culturali dei giornali.

In molti uomini di cultura, giovani e non, fu covato per anni il desiderio di una grande opera narrativa su sfondo medioevale. In esso si innestarono sempre ingredienti fissi: messaggi reconditi da decifrare, idee apocalittiche sul futuro, idee apocrife sulle varie Chiese, elementi della Cabala ebraica, iscrizioni, senso occulto dei messaggi trasmesso da qualche maestro vissuto nei secoli successivi alla morte di Gesù e infine rivelazione sorprendente su un dato che era stato sempre conosciuto per tradizione in un altro modo. Si tratta di opere che dividono sempre in due fazioni il pubblico dei lettori: c'è chi ne viene preso e chi viceversa prova fastidio. I denigratori sono naturalmente trascinati per lo più dal fatto di non gioire molto del grande 'nome' di un'opera. Superare un certo numero di milioni di copie vendute, con traduzioni in tutto il mondo, è pur sempre un evento che capita a pochi. E' scritto nella genetica che esso non piaccia a molti. In questa bipartizione di tendenze si registrano anche interventi, di tanto in tanto. Pare che essi, quando sono critici nei confronti dell'opera, non possano che arrecarle vantaggi dato che il solo parlarne genera pubblicità e spinge qualcuno a interessarsi della cosa acquistando il libro.

L'interesse suscitato da quest'opera è stato tipico delle opere che si fanno leggere con molto interesse. Quelle che per definizione 'catturano', quelle che una volta prese non si lasciano. Sappiamo infatti che la principale caratteristica dei romanzi del mondo contemporaneo è un'alternativa secca e radicale: o l'opera attrae e allora non si può non leggere dall'inizio fino all'ultima parola, o l'opera non ha esito presso il lettore e allora viene abbandonata anche dopo appena qualche pagina (non importando per nulla a questo tipo di lettore che sia stato pagato un prezzo). L'atto iniziale, che dipende spesso da una semplice curiosità, spinge a dirigersi a una cassa di libreria con quel libro in mano per pagare una cifra abbordabile che poi non viene più considerata. Al momento di andare sotto gli occhi, il libro farà i conti con la volontà mediata del singolo lettore. Per questo libro, contrariamente a tanti altri, 9 lettori su 10 (di quelli che lo acquistano) vengono attratti e si immergono con interesse nella lettura. Esso ha una scorrevolezza che attira, anche se - come vedremo - possiede alcuni difetti essenziali che un occhio attento non può fare a meno di notare. Agli occhi del lettore medio, il The Da Vinci Code possiede soltanto due tipi di problemi (superabili da quasi tutti):

a) L'inizio presenta un piccolo problema di 'confidenza' con la trama, perché il curatore Saunière viene ucciso in circostanze che appaiono poco chiare e l'autore procede senza approfondire. In anticipazione, il risvolto stesso del libro - scritto dall'editore - lascia qualche perplessità perché si parla di un uomo che si aggrappa a un dipinto del Caravaggio e fa scattare un allarme che - si dice - chiude fuori il suo inseguitore. Questa frase non ha un senso intellegibile, data la contrarietà dei termini (si chiude qualcosa dentro, non fuori... e poi fuori da che?). Bene farebbe Mondadori a riscrivere questo risvolto, poiché io stesso rimasi perplesso e poco invogliato ad iniziare.

b) La narrazione procede per piani paralleli e contemporanei di lettura, presentando in successione personaggi e scene su diversi fronti. La cosa ha comunque da esser seguita. Una volta abituatosi, il lettore si sente comunque a suo agio e prosegue.

FAQ. Quale è stata in precedenza l'occasione in cui siamo intervenuti?

Su 'Grammatiche', scrivemmo una breve parentesi di natura critica all'interno di un articolo del 9 marzo 2005 (e i giornalisti della CNN, che sono tra i miei lettori abituali, pubblicarono il giorno dopo un articolo quasi di risposta, osservando il grande successo del libro). L'occasione era stata una commessa di libreria che mi aveva detto 'quanto fosse affascinante' e io criticavo questo modo - un tantino superficiale - riconducendolo a fenomeni di massa. In verità, a quel punto il libro lo avevo soltanto sfogliato due o tre volte e non ne avevo gradito la misura di citazioni, di iscrizioni a riempire la vicenda. In seguito, quando l'ho letto, ho compreso tra la pagina 50 e 60 perché il libro aveva attirato in quel modo. E siccome io stesso l'ho letto fino in fondo ho ritenuto che fosse giusto dedicarvi su questo sito almeno una pagina. Questa però non sarà una delle solite. Anche qui, ho deciso di adottare un procedimento nature, che consiste nel narrare io stesso quello che mi ha colpito durante la lettura... punto per punto. Quindi, è questo che vedrete. Inframezzato naturalmente (o abbinato, ancora non ho deciso la struttura di questa pagina) da note mie sul contenuto.

Tutto quello che mi ha colpito, passo per passo. Seguite la storia con me

Pag. 12 (prologo) - Non capisco perché la parola 'siniscalco' sia stata dapprima riportata in francese (sénéchaux), e poi nella versione italiana. Questa nota andrebbe rivolta proprio al traduttore. Nella versione originale è riportata in entrambi i casi in francese, e come tale avrebbe dovuto essere anche tradotta. Appare evidente che il traduttore, citandola in italiano, abbia pensato al lettore italiano ma dicendo 'siniscalco' non si rende la cosa più facile. Tanto più che gli stessi lettori di lingua inglese leggono 'sénéchaux'. 'Siniscalco' - diciamo noi - era un cerimoniere delle grandi famiglie aristocratiche. Riesumarlo qui non è stata una buona idea.

Pag. 15 (cap.I) - Una persona? domanda Langdon al portiere che lo sveglia per annunciargli in piena notte l'arrivo di un visitatore. Nessuno domanderebbe così, perché questa domanda sembra quasi contrapporre l'oggetto a una cosa materiale inanimata oppure a un animale. Messa in questo modo, la traduzione svia il corretto dominio che annuncia soltanto una visita. La versione originale era: "A visitor?", poiché il portiere gli dice che ha un visitatore. Non si poteva tradurre letteralmente. Il dominio qui viene vinto da "Una visita?, oppure 'Uno che vuole vedermi?'.

Pag. 19 (cap.I) - L'autore scrive che Langdon riceve dal tenente di polizia Collet (era lui il visitatore) una foto che ritrae il curatore mentre cade, appena qualche minuto prima, sotto i colpi di una pistola. Ecco un primo punto debole, che sta quasi ai confini dell'impossibile. Voi immaginate che dentro un museo una persona venga uccisa intorno a tarda sera, e che poi immediatamente un poliziotto - che ha già fatto in tempo a vedere il nome di un conoscente nell'agenda di quella persona e ad avere una Polaroid (e poi come? chi l'ha scattata? l'autore scrive solo che la vittima se l'è fatta da solo, cosa vuol dire?!) - vada a trovare in albergo questo conoscente, che è appunto Langdon. Fantascientifico. E poi... magari esistesse una cattedra di simbologia a Harvard!

Pag. 22 - Compare per la prima volta la chiave di volta, the key-stone. Silas rivela che le quattro vittime hanno rivelato, prima di morire, che essa (una tavoletta scolpita che rivelava il nascondiglio di questo segreto della fratellanza) era stata nascosta in un punto preciso della chiesa parigina di Saint-Sulpice. Me lo sono segnato, naturalmente. Il Maestro - leggo - chiede a Silas di recuperare quella chiave. Leggendo, mi sono domandato cosa significhi. Fin qui ho dedotto: quella chiave nasconde un segreto, che finora nessuno ha recuperato (altrimenti la fratellanza lo possiederebbe). MEMO.

Pag. 25 (cap.2) - L'autore scrive che il curatore aveva scritto libri su codici segreti celati nei quadri di Poussin e Teniers. MEMO.

Nella stessa pagina, il traduttore scrive che la città cominciava a chiudere le sue attività. Forse troppo meccanico. Winding down è proprio perdere animazione, non avere più vita.

Pag. 26 (cap.3) - L'autore ci fa sapere che la polizia ha trovato così in fretta Langdon (vedi pag.19) per merito dell'Interpol. La cosa ha richiesto cinque secondi. Dice infatti che ogni notte all'Interpol possono individuare con esattezza chi dorme in ciascun albergo. Magari! Nemmeno se volessero... E' materialmente impossibile che tutti gli alberghi di Parigi nel giro di cinque secondi comunichino all'Interpol le generalità dei loro ospiti. Si può fare al massimo con operazioni mirate, come intercettazioni dirette su alcuni individui sospetti/pedinati (uno studioso di simbologia certamente non lo è) o localizzazioni in alcuni specifici alberghi.

L'autore poi dice che a Langdon viene da pensare a Vittoria. Ma non viene spiegato chi sia.

Pag. 31 (cap.3) - Il capitano di polizia giudiziaria, Bezu Fache, si presenta - dice l'autore - con l'apparenza quasi di un uomo di Neanderthal. Ma quest'ultimo è un esemplare della razza vissuto nel Paleolitico e poi estintosi!

Pag. 33 (cap.4) - L'autore scrive che (Langdon non sa se la polizia sa che) la piramide, su esplicita richiesta del presidente francese Mitterrand, era stata costruita precisamente con 666 lastre di vetro. Particolari di fantasia molto spinta.

Pag. 35 (cap.4) - Questo è un apprezzamento. Molto bella l'intuizione del traduttore di rendere Nobody more so con Il massimo esistente.

In questa pagina mi colpisce proprio questo: il curatore (il solito Saunière, che apriva il romanzo ucciso dentro il museo) era il massimo iconografo mondiale sulla dea.

Pag.36 (cap.4) - Appare la 'crux gemmata', simbolo della cristianità. Essa sarebbe nel ferma-cravatta del capitano: un crocifisso d'argento con tredici pezzi incastonati di onice nera. MEMO. A pag. 37 la croce viene collegata al fatto che i personaggi si trovano in Francia e lì il cristianesimo sarebbe un 'birthright'. Il traduttore ha reso con 'diritto di nascita', mentre la parola significa 'privilegio dalla nascita'.

Pag. 42 (cap.5) - Molto curioso. Il traduttore, che doveva rendere un 'were a magnet for suspicion', che significa soltanto 'Attiravano sospetti' fa una sua creazione autonoma traducendo 'Attiravano i sospetti come la calamita attira la limatura di ferro'.

Pag. 48 (cap.6) - Scopriamo qualcosa in più di Vittoria, che si chiama Vetra. Addirittura questa signora (che deduciamo per la prima volta da questo passo essere un fisico) diceva in una cartolina di essere in procinto di partire per Giava, dove avrebbe condotto ricerche sull'impiego dei satelliti per seguire la migrazione di mante.

Pag. 50 (cap.6) - Il traduttore scrive che l'indice di Saunière era stato 'tuffato' nella ferita ('immerso' era il verbo più corretto). 'Tuffare' non esiste, in italiano, come transitivo.

Qui appare il 'pentacolo', la famosa stella a cinque punte. Ma la circostanza è molto singolare. Esaminiamo questo passaggio, assolutamente fantascientifico. Servendosi del proprio sangue come inchiostro e usando come carta il proprio addome, egli aveva disegnato sulla propria carne un simbolo: cinque linee rette che s'incrociano in modo da formare una stella. Un simbolo religioso pagano, precristiano, legato alla natura. Così lo spiega Langdon. Ricapitoliamo: questo povero curatore, mentre veniva ucciso all'inizio del romanzo, era riuscito a far disegnare col proprio sangue una figura di stella a cinque punte sull'addome (quand'anche fosse, cosa vuol dire?). Fantascientifico. Comunque, MEMO. Attendiamo sviluppi dal prosieguo.

Li abbiamo immediatamente.

Pag. 51 (cap.6) - Langdon spiega che il pianeta Venere tracciava un pentacolo perfetto sull'eclittica ogni otto anni. Tanto è vero che nessuno raffigurò il pianeta con quel simbolo, si potrebbe dire scherzando all'autore. Conosciamo come viene raffigurato Venere. Da cosa poi Brown abbia ricavato il ciclo di otto anni (mettendovi in mezzo le Olimpiadi, come metà di otto ogni quattro anni) non si ha idea. Venere ha un periodo di rotazione attorno al Sole di 220-230 giorni. Altri cicli non crediamo che abbia (mai avuto).

Pag. 53 (cap.6) - Langdon sostiene che la posizione del curatore, riverso per terra, si riferiva al pentacolo e al femminino sacro. Attenzione, la MEMO precedente sembra arricchita. A pag. 53 apprendiamo che a forma di pentacolo era (anche) il corpo del curatore, con le cinque estremità (braccia, gambe, testa) corrispondenti alle punte del pentacolo. Addirittura. Beh, sarebbe una doppia fantascienza: non solo vi era stampata una impronta col sangue ma perfino il corpo stesso era rimasto in una posizione che ricordava il pentacolo?! MEMO.

FAQ. Ecco, qui dicevi che hai scoperto il motivo dell'interesse?

Sì, da pagina 50 a pagina 61 arrivano motivi che arricchiscono. E così i lettori - di mente molto semplice e poco istruita, quali possono essere quelli di decine di milioni di copie vendute... - si appassionano perché vi vedono le movenze di un thriller. La gente, in genere, segue il ritmo della trama e così si interessa ad elementi superficiali. Qui li sente, perché la storia di un uomo (Langdon) che fa coppia con una donna (Neveu) e poi - braccato - riesce a seminare poliziotti e inseguitori avvince. Quando parliamo di decine di milioni di lettori, potete immaginare di chi parliamo.

FAQ. Ma succede qualcosa in questo romanzo?

Succede assolutamente nulla. Questa è la cosa più sorprendente. Chi scrive non fa che raccontare i movimenti e i dialoghi di persone che sembra cerchino un segreto, ma le vicende che li fanno muovere sono posticce e inverosimili. Sembra un sogno di una notte, più che altro. In mezzo, poi, vi inserisce una serie di simboli e di significati in più che non hanno alcun collegamento tra loro (presi uno per uno). Un pasticcio. Come già accaduto a Coelho, abbiamo gente che dopo aver letto trattati di esoterismo si entusiasma... ma anziché ricavarne scienza o intuizioni proprie ne fa un romanzo. Molti ci cadono, perché una trama del genere avvince. Ora andiamo a scoprire i punti salienti di questo pasticcio, che si arricchisce di un ulteriore elemento misterico: la sequenza di Fibonacci. Che con quello visto finora entra come i cavoli a merenda.

Pag. 59 (cap.7) - Sul pavimento - non bastasse quello che già è accaduto - pare siano rimaste anche lettere rosse fosforescenti. Un messaggio d'addio. Cosa dobbiamo pensare? Adesso, oltre a quelle figure della stella, dovrebbe anche essere successo che il curatore abbia lasciato scritto 13-3-2-21-1-1-8-5 insieme con la scritta O, Draconian devil! Oh, lame saint! Un messaggio. Va bene, MEMO.

Pag. 61 (cap.8) - Riporto, fedelmente. Saunière si era disteso sul pavimento e aveva tracciato alcuni lunghi archi attorno a sé, col risultato di iscrivere il proprio corpo all'interno di un cerchio. L'Uomo Vitruviano! Ci mancava solo questa. Ricapitoliamo. Il curatore, colpito da una pistola, poco prima di morire è riuscito a lasciare (nell'ordine in cui lo abbiamo appreso):

a) un segno di stella a cinque punte sull'addome, iscritto per mezzo del sangue

b) una posizione del corpo che, tra arti e testa, era anch'essa una figura di una stella a cinque punte

c) la successione di Fibonacci

d) una scritta che si riferisce apparentemente a un diavolo draconiano e a un santo zoppicante

e) un cerchio attorno al suo corpo, che fa apparire il tutto come una riproduzione dell'Uomo Vitruviano

Secondo l'autore (pagina che segue) quel cerchio completava il messaggio di Leonardo, l'armonia tra maschio e femmina. Egli sostiene poco più avanti che essendo un adoratore del divino ordine della natura era anche in stato di peccato contro Dio. Palese contraddizione. Cosa vuol dire?

Nel capitolo seguente, entra in scena Sophie Neveu (nome che alla fine scopriremo essere anche questo un calco di altri significati). Qui l'autore dovrebbe spiegarci perché ha costruito tutta quest'opera assegnando un simbolo già noto a persone e luoghi.

FAQ. Qual è il problema?

Partiamo da quest'ultimo dato. Se io battezzo mio figlio con un nome è chiaro che questo nome derivò in origine da un significato. Ma è un dato che già esiste: esso pre-esiste, dunque non crea una simbologia nella ripetizione. Qui Brown parte già con nomi e luoghi 'intrisi di simboli' e a un certo punto dice al lettore (mettendolo in bocca ai personaggi): "Hai visto? Sophie... e sofìa era questo. Hai visto? Saint-Sulpice... e lì venne battezzato questo e si sposò quell'altro. Hai visto? C'era in terra quel messaggio... e quel messaggio era questo". Se fate questa operazione, fate un pasticcio. Con questo procedimento innestate su una realtà che dovrebbe essere in formazione parti simboliche già esistenti e in questo modo fate una semplice mescolanza che non ha alcun valore. Non lo ha né in sede di vita reale, poiché noi visitando una cattedrale o battezzando una persona non fondiamo di per sé un valore (io posso chiamare Gesù mio figlio, e quello da adulto può rivelarsi un terrorista), né in sede di racconto, poiché gli elementi di narrativa non hanno un legame connaturato al simbolo.

FAQ. Spieghiamo meglio, in maniera che possano capire tutti.

Il simbolo si forma dall'intrecciarsi delle cose, quando esse avvengono. Se voi inserite a bella posta simboli di 1000 anni prima in una vicenda del nostro tempo non li fate rivivere con questo. La narrazione dovrebbe procedere, in qualsiasi romanzo, svincolata da quelli che già conosciamo e ricrearne di propri con il semplice succedersi di avvenimenti. Intendo dire che la successione di questi, nell'ordinario nesso di causalità naturale, li trova in quel frammento di spazio-tempo (se l'opera e l'autore sono di valore). Essi devono risultare, dall'analisi. Alcuni risulteranno perfino postumi, poiché sul momento nessuno li vide. Se nella successione li infilate voi, non raccontate una vicenda autonoma. E' come mettere una bella parrucca a un uomo truccandogli anche il viso, per fare credere a tutti che sia un'altra persona. Non otteniamo qualcosa, in questo modo.

FAQ. In quest'opera si ottiene qualcosa?

Sì. Vedremo anche qualche bel passaggio, in seguito. Ma nell'insieme manca proprio la cosa principale: il racconto. Mancano vicende autonome e verosimili che creino 'letteratura'. Scrivere un libro come questo equivale a mettere insieme in un DVD cinquanta brani di successo per fare una 'compilation'. Non diremo, con quel DVD, di aver creato un'opera apprezzabile dal punto di vista musicale. Magari il DVD venderà molte copie, e sia l'editore sia l'autore saranno contenti. Ma questo è un altro discorso.

Pag. 71 (cap.10) - Qui l'autore chiarisce meglio una MEMO precedente, dicendo che Silas era ansioso di trovare la pietra e di darla al Maestro, in modo che la Chiesa potesse recuperare quel che la fratellanza aveva sottratto ai fedeli molto tempo prima. Ah... allora ecco una cosa che non sapevo: la fratellanza lo aveva sottratto ai fedeli. Perché? La vicenda è nebulosa e contraddittoria: membri della fratellanza che cercavano una cosa che essi stessi avevano sottratto. Forse per non farla conoscere a qualcuno? La cosa è poco chiara. MEMO.

Pag. 78 (cap.11) - Qui si scopre che quella serie di numeri era appunto la nota sequenza del Fibonacci (ciascun numero pari alla somma dei due precedenti). Va be', il curatore li aveva soltanto disposti in un ordine diverso e casuale. 1-1-2-3-5-8-13-21. Questa era la esatta ricostruzione. Ma a che serve il fatto che il curatore l'avesse lasciata come messaggio? Non lo sappiamo. Stringiamo un nodo.

Pag. 84 (cap.12) - Qui la vicenda si rivela interessante (per i lettori di cui abbiamo detto). Essi scoprono infatti, dalle parole di Sophie Neveu, che Langdon è addirittura indiziato di omicidio. La polizia ha sospetti che sia stato proprio lui a uccidere il curatore. Ne è prova un 'localizzatore GPS' in una tasca che la donna indica allo studioso. Un bel passaggio è quello a pag.85, quando Sophie lo invita a non gettarlo via (questo si chiama 'espediente narrativo' che arricchisce la trama).

Pag. 86 (cap.12) - Ahimè, qui scopriamo che il messaggio aveva anche una riga ulteriore. P.S. Trova Robert Langdon.
Anche qui si resta perplessi. Sophie sostiene che Fache l'aveva fotografata e poi cancellata prima che Langdon arrivasse. D'accordo, non voleva che la vedesse. Ma anche questo è un punto debole del racconto. Ricapitoliamo: l'autore raccontò che già pochi minuti dopo l'omicidio la polizia bussa all'albergo di Langdon e gli mostra la foto Polaroid che documenta quel fatto. Quando e da dove Fache cancella quella riga in più per non farla vedere se Langdon quella sera arriva subito al museo?

L'autore qui dice che Sophie mostra a Langdon una foto che mostra quella riga in più. Allora significa (unica possibilità) che Fache scattò quella foto la sera stessa e quando Langdon arriva al museo e lo incontra quella riga non c'è più perché è stata cancellata. Come siano potute accadere tutte quelle cose nello spazio di un'ora o due è incomprensibile. E poi, come faceva Sophie a sapere questo? In quei pochi minuti tra l'omicidio di Saunière e la visita di Collet a Langdon con la foto, come ha fatto Sophie a sapere di quella riga in più e magari a curiosare nel computer dove lei dice che la foto si trova?

Pag. 89 (cap.13) - P.S. non è post scriptum, ma le iniziali di Princess Sophie. Ecco una cosa nuova. MEMO.

In questa pagina, forse un po' tardi rispetto alle normali evenienze, Sophie rivela allo studioso che il curatore Saunière era suo nonno.

Pag. 100 (cap.17) - Qualche spiegazione al dubbio di pag.86. L'autore sembra riscattarsi: tra pag.100 e 101 ci dice che l'agente Neveu era passata qualche attimo in ufficio e aveva dato un'occhiata alle foto di Saunière e al codice. Mi piace molto questo plurale. Bravo, Brown ha dato qui uno schiaffo a chi aveva dubitato (anche se, naturalmente, che tutte quelle cose siano avvenute in pochi attimi poco prima che Langdon si recasse al museo quella stessa notte è veramente singolare).

Pag. 105 (cap.18) - Qui il lettore si scalda, poiché si cala nella vicenda e comincia a simpatizzare davvero con la coppia Sophie-Robert: l'autore li ha fatti fuggire con successo dalla trappola con 'localizzatore' di Fache, anche se occorre dire che il modo con cui lo hanno fatto è ben poco realistico. La cosa piace, piace sempre di più. Il romanzo attira. Si alza la curva dell'interesse.

Pag. 112 (cap.20) - In una pagina che parla del nome Sophie, Langdon riporta alla memoria il numero 1,618 come numero phi. Ecco un passaggio poco bello e inopportuno. Troppa, troppa abbondanza di elementi simbolici del passato. A pag.115 mi sono segnato che questo era uno dei mattoni usati da Dio per la costruzione del mondo. Particolare poco azzeccato, nell'ambito del racconto.

Pag. 118 (cap.20) - Si dice che gli insegnamenti mistici della Cabala ebraica facevano un notevole uso di anagrammi, ricavandone con varie combinazioni nuovi significati. Ecco una cosa di cui ho consigliato di diffidare. Gli anagrammi danno risultati che non hanno un senso interpretabile secondo quel che si ricava. Essi danno luogo soltanto a nuove combinazioni casuali. O, Draconian devil! Oh, lame saint! portano a Leonardo da Vinci e a The Mona Lisa. Va bene, ma non vuol dire qualcosa di particolare. Se la scritta fosse stata L'ozio sana l'affer avremmo avuto Raffaello Sanzio. E allora?

Non entrate mai in quell'ordine di idee, perché diverreste matti.

Pag. 126 (cap.22) - Qui apprendiamo che il dettaglio da ricercare, a Saint-Sulpice, è la Linea della Rosa. Una striscia di ottone taglia la chiesa secondo un perfetto asse nord-sud. Un'antica meridiana. La striscia nord-sud era nota come Linea della Rosa. Va bene, qui l'autore si dilunga su cose ovvie (rosa dei venti - punti cardinali) e purtroppo stona, perché la sua narrazione diventa saggistica (gli antichi navigatori, quale era il loro problema ecc.). Ecco un passaggio pesante, che appesantisce quella che sarebbe dovuta essere narrazione pura e semplice di vicende. Una nuova MEMO è che il Maestro (ma non sappiamo ancora chi sia) aveva detto a Silas che la chiave di volta giace sotto la Linea della Rosa.

Pag. 135 (cap.23) - Ecco, qui mi annoto che P.S. è addirittura tre cose insieme: Princesse Sophie (attributo inteso da Jacques per la nipote Sophie, e poi divenuto come sappiamo inizio del messaggio in codice lasciato), stemma ufficiale della fratellanza e infine anche coppia di iniziali Priorato di Sion. Alla pag. 136 provo un pochino di fastidio a leggere che ne fecero parte tre uomini con un nome. Se ne avessero fatto parte uomini che non ebbero un nome? Pare quasi che noi si debba sempre ammirare la partecipazione di uomini illustri del passato ad eventuali associazioni e confraternite. Qui si aggiunge che vi fece parte anche Leonardo. Particolare in più, il Priorato aveva interesse anche per il femminino sacro. Ecco un particolare che ritorna. Lo avevo trovato nella posizione del curatore, riverso per terra. Ma non comprendo ancora cosa significasse.

Pag. 149 (cap.28) - SO DARK THE CON OF MAN. Ennesimo messaggio, stavolta luccicante sul plexiglas davanti alla Gioconda. I successori di Costantino avrebbero propagandato una quasi-condanna del femminino sacro. Non mi risulta, davvero. Se la donna era stata bandita dai templi questo fu storicamente per una serie di circostanze (società patriarcale), alle quali la Chiesa si adeguò soltanto assecondandole come ordine mentale. Ma il messaggio sarebbe indicatore di quell'inganno.

Pag. 153/55 (cap.29) - Silas è entrato a Saint-Sulpice, dove è riuscito a liberarsi di una suora e a restare in solitudine. Aperta una Bibbia, vi ha trovato un verso secondo il quale fin là sarebbe giunto e non oltre.

Pag. 158 (cap.30) - Davanti alla Monna Lisa, Sophie trova che in un angolo tra la cornice e la tela sta un piccolo oggetto che reca anche una catena d'oro. Questa portava anche una chiave, con un vecchio stemma.

Pag. 161 (cap.30) - Mamma mia, So dark the con of man significava Madonna of the Rocks, cioè Vergine delle Rocce. Ricapitolare: il messaggio davanti alla Gioconda, che parlava di un inganno secolare, era anche l'anagramma di un altro dipinto. Perché? MEMO. E' poco verosimile che in anticipo Saunière avesse pensato di lasciare tutte queste scritte. A pag. 165 ci viene spiegato che Leonardo aveva dipinto l'altra tela su commissione di un'altra confraternita. Va bene, ma perché Saunière doveva lasciare messaggi su queste tele? Questo è un mistero, e la narrazione finora non ha permesso di comprenderlo.

Pag. 172 (cap.33) - Ora capiamo: dietro la Vergine delle Rocce il nonno di Sophie aveva nascosto una croce con un'asticciola a forma di prisma. Dietro c'erano un giglio e le iniziali P.S.

Frattanto, Sophie e Robert escogitano in simulazione una falsa partenza alla stazione ferroviaria, grazie al pagamento con carta di credito. L'interesse cresce. A pag. 177 uno dei tanti capitoli con Aringarosa, vescovo dell'Opus Dei, forse il personaggio più debole di tutta la narrazione.

Pag. 184 (cap.35) - Sophie e lo studioso, infilatisi dentro un taxi, scoprono che il nonno ha lasciato perfino un indirizzo. Rue Haxo, 24. Dai due viene chiesto al tassista, acchiappato alla stazione, di dirigersi verso quel luogo.

Pag. 191 (cap.37)- Inopportuna (oltre che poco esatta, storicamente) la parentesi sulle vicende dei Templari, infilata a bella posta.

Pag. 192 (cap.37) - Langdon afferma che i documenti segreti dei Templari potrebbero essere stati trasferiti su una nave ancorata a La Rochelle e poi nella Gran Bretagna di allora. In questa pagina, fa la sua comparsa il termine Sangreal. Tutti - dice Langdon - si sono abituati a parlarne in termini di Santo Graal. Non siamo d'accordo, è solo una banale vicinanza fonica. Graal venne dal latino Gradalis, che era solo un piatto. Quindi questo passaggio è un falso. Purtroppo, qualcuno trovò questa vicinanza fonica ed elaborò un concetto di fantasia. Bastò trovare qualcun altro a cui piacesse, e la frittella fu messa in giro. L'affermazione a pag. 193 e ripetuta più volte anche in seguito (che il Graal deriverebbe da Sang Real) non ha alcun fondamento.

FAQ - Cosa vuol dire che è un falso?

Significa che qui l'autore ha preso da un testo e ci ha creduto. In questo modo, non ha fatto che ripetere la fantasia messa in giro da qualcuno. Sotto la storia del Graal, diciamolo pure, c'è ben poco. Fu una storia mitologica, che poi si arricchì con il Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, ma insomma... sono passati tanti secoli. Quello che credevano allora (che il recipiente avesse poteri soprannaturali) non possiamo crederlo ancora oggi.

FAQ. Vogliamo fare un riassunto, per coloro che non avessero letto o seguito?

Volentieri, direi che è necessario. Io infatti mi devo basare su quello che ho fin qui segnato mano a mano. Dunque, Jacques Saunière, curatore del Louvre e affiliato segreto del Priorato di Sion, è stato assassinato di sera tardi nel suo museo. La sua nipote Sophie Neveu, giovane a cui sono state attribuite le iniziali del Priorato (P.S.) come Princesse Sophie, si mette alla decodifica di messaggi lasciati dal nonno. E lo fa insieme con Robert Langdon, studioso di simbologia, che avrebbe dovuto incontrare il nonno proprio la sera dell'assassinio. La polizia, che ha subito contattato quest'ultimo, sospetta anche che egli sia implicato nell'assassinio e così gli piazza un aggeggio elettronico in maniera da poterlo localizzare. Sophie, rivelata la cosa a Robert, lo aiuta a fuggire dalla sorveglianza della polizia e insieme i due vanno - inseguiti a distanza da essa - alla ricerca di alcune chiavi che il Priorato vorrebbe recuperare in maniera da precedere l'Opus Dei, organizzazione della Chiesa Cattolica che ugualmente le sta cercando. Il nonno di Sophie ha lasciato proprio messaggi che dovrebbero portare a queste chiavi. Alcuni di essi hanno l'eredità di Leonardo da Vinci, probabilmente membro dell'Ordine Segreto, che pare abbia lasciato elementi occulti da decifrare all'interno di alcune delle sue tele. Ecco tutto quello che finora abbiamo saputo. Con alcuni elementi inverosimili e con molte fantasie sparsamente accatastate in sequenza intorno a vecchi simboli.

Il pubblico segue la vicenda, poiché essa - congegnata sulle movenze di un poliziesco - ha un suo ritmo e un certo interesse narrativo. Purtroppo, se si eliminano fantasie ed elementi inverosimili, succede molto poco. E siamo a due quinti.

Pag. 204 (cap.40) - All'indirizzo di Rue Haxo, i due - liberatisi del tassista, che aveva capito di trasportare due ricercati dalla polizia - trovano una banca anziché una chiesa. Banca Deposito di Zurigo. Questo episodio è uno dei più coinvolgenti dell'intera narrazione. Dalla 209, l'autore racconta della loro avventura dentro un deposito di cassette di sicurezza, il cui personale sa che essi sono ricercati. Arriva presto il direttore, André Vernet, a decidere di una imbarazzante situazione. Questi, arrivato alla banca, rivela a Sophie della sua amicizia col nonno e poi spiega ai due che ogni chiave delle cassette è accoppiata a una combinazione di dieci cifre. I due hanno la chiave, ma senza la combinazione non si può fare granché. Mentre a Vernet giunge notizia che la polizia ha accerchiato il palazzo, alla ricerca dei due, Langdon intuisce che le dieci cifre potrebbero essere quelle della serie di Fibonacci.

Ecco una cosa che non mi piace. Qui sono rimasto male, perché ho pensato: "Cosa c'entra? Perché l'autore ha riunito quei due dettagli in uno stesso punto di arrivo?". Qui dovremmo pensare che il nonno, volendo lasciare le cifre della combinazione, le abbia lasciate in quella sequenza. E il problema è proprio questo: perché mai quella combinazione di sicurezza dovesse essere esattamente la stessa serie di Fibonacci. Non sono riuscito a darmi una spiegazione. C'era soltanto una probabilità su miliardi che la combinazione della cassetta di sicurezza fosse la stessa serie del Fibonacci. Allora, perché farla uguale nel racconto?

Mi accorgo che avevo stretto un nodo al fazzoletto proprio con la serie dei 10 numeri. E il ritorno di questa serie non lo ha sciolto, perché non ho capito come mai essa fosse proprio il numero di un conto bancario. E' come se voi aveste come numero di conto corrente bancario i numeri della vostra data di nascita. Qualcosa come 14111961. Certo, può capitare. Ma le probabilità sono veramente remotissime. Detto in parole povere, bisogna essere un pochino 'visionari' per raccontare che un numero di conto corrente bancario di oggi porta la stessa sequenza del Fibonacci di ieri.

Comunque, Vernet - che non vuole coinvolgere la banca in una notizia che andrebbe sui media oppure la screditerebbe - si maschera da autista di furgone porta-valori e fatti salire i due nel vano posteriore mette in moto proprio uno dei furgoni ed esce da un'uscita laterale del palazzo, dopo aver superato l'interrogatorio di uno dei poliziotti che sorvegliavano all'esterno lo stabile. I due, in pochi attimi, avevano trovato subito la combinazione e un meccanismo automatico ha servito loro una cassetta in legno palissandro (con intarsio a rosa) che ora tengono con loro all'interno del furgone. All'interno troveranno un cilindro, composto da cinque dischi di marmo.

Pag. 239 (cap.48) - Dentro il furgone, Robert spiega a Sophie che quella rosa è appunto l'indizio che dovrebbe portarli alla 'chiave di volta' collegata alla Linea della Rosa. Ma - ecco l'elemento nuovo, pag. 240 - la chiave non è altro che una mappa con l'indicazione in codice del nascondiglio. Pensate quante complicazioni! Qui, per ricostruire avremmo dovuto dire: nonno che lascia dieci cifre che sono la combinazione per avere una cassetta su cui la figura di una rosa dovrebbe riportare a un elemento simbolico situato in una cattedrale (una pietra con iscrizioni) che a sua volta nasconde in codice il vero nascondiglio. Nemmeno i puzzle più efferati arrivano a tanto!

L'autore scrive che l'idea che il cryptex fosse stato disegnato da Leonardo era la prova che si trattava veramente della chiave ricercata dal Priorato. Il problema è che non abbiamo visto disegnate in tele di Leonardo una rosa o una pietra particolari. Non sappiamo qui a cosa si riferisce l'autore. Al massimo, lo avrebbe creato Saunière.

Pag. 241 (cap.48) - Qui entra in gioco un nuovo dettaglio, che è il merito. Questo è un altro particolare esterno, che l'autore sembra aver preso da altre fonti. A uno dei membri dell'Ordine - racconta - assegnavano una prova da superare. Anche qui, fantasia pura. Quelle prove da superare non hanno nulla a che vedere con questa chiave, e del resto non si capirebbe perché chi è alla ricerca di una cosa debba superare prove per trovarla. Le società segrete - sia detto a Brown, che ha compreso male - preparavano effettivamente queste prove, ma per altri motivi. Erano solo fasi di iniziazione. A Sophie qui si fa dire (pag. 242) che la chiave di volta è una preuve de mérite. Non va bene, non è così.

Pag. 245 (cap.49) - Vernet improvvisamente arresta il furgone e apre il portello posteriore accogliendo i due con una pistola. Ecco, troppe pistole, troppi showdown 'posticci' compaiono in questa narrazione. Questa pistola di Vernet sembra talmente improbabile che Brown stesso dà del disagio a Vernet nel tenderla (ma allora dovevi trovare un altro espediente!) e gli fa dire di non avere altra scelta. Sembra proprio che l'autore, non sapendo come far continuare, abbia attribuito a Vernet un disagio che era il suo. E' improbabile che un direttore di banca compia quel gesto in direzione di due studiosi, pur con il più grande apprezzamento per quel cofanetto (che è il motivo per cui Vernet sta puntando l'arma). E non va bene nemmeno la giustificazione (pag. 246) che essi sono ricercati. Il passaggio è talmente debole che Sophie guarda con ira Vernet (anziché Brown stesso) e gli dice: "Lei non ha nessuna intenzione di consegnarci alla polizia, altrimenti ci avrebbe riportato alla banca". Sembra quasi che una parte del cervello di Brown stia lottando contro un'altra che fa opposizione a questo passaggio.

Attenti, perché le cose non sono mai casuali (e la lingua sembra partecipare). Ecco i veri simboli, ancora una volta involontari. Difatti, entrambi - sia autore sia traduttore - sbagliano (pag. 246 ediz.ital.) scrivendo Bring me the Box / Mi porti quel cofanetto. Il verbo corretto era 'give'. Se voi puntate una pistola contro una persona a un metro o due di distanza ingiungendole di consegnarvi un oggetto non usate il 'portare'. Userete il 'dare'. Direte minacciosi: "Dammi quel cofanetto".

Pag. 248 (cap.49) - La scena era talmente poco indovinata che l'autore non sa nemmeno come concluderla e immagina che i due - per i quali il lettore fa ormai il tifo - si liberino anche di Vernet. Il come non è ben chiaro.

Pag. 252 (cap.51) - Molti gruppi, nel corso della storia, hanno cercato di distruggere il Graal. Particolare di fantasia. Semmai lo avrebbero ricercato anche loro.

Pag. 253 (cap.51) - Una mappa che può essere seguita solo dai meritevoli. Particolare di fantasia.

Dalla pag. 254 la narrazione fa entrare in scena un nobile, che abita in una sontuosa residenza presso Versailles. Leigh Teabing, presso il quale Langdon confida di trovare ospitalità e rifugio. Pare che sia anche lui un esperto della materia.

Brutto il 'conflitto di interessi' della pagina 257.

Pag. 264 (cap.54) - Curiosamente, il traduttore italiano fa una comparazione con il 'che' anziché con il 'di'. A pag. 267 Your English is superb non si può tradurre alla lettera (da noi 'superbo' significa proprio 'altero' e basta).

Teabing fa a Sophie molte rivelazioni sulla storia del Cristianesimo. La Bibbia sarebbe stata ritoccata e messa insieme da Costantino, che però era pagano; la religione cristiana avrebbe acquisito un'eredità pagana nei suoi riti; il 25 dicembre non era la data di Gesù ma quella del dio Mitra; il sabato originario sarebbe stato spostato alla domenica, ricalcando la ritualità pagana in favore del Sole ecc.ecc. Cose precarie, sulle quali non si ha riprova né in un senso né nell'altro. Teabing sostiene che la prima comunità cristiana che fu gerarchia si appropriò del messaggio di Cristo alterandolo per le proprie convenienze e così le vere eresie sarebbero state quelle della Chiesa. Falso che i rotoli del Mar Morto contenessero la vera storia del Graal e il vero messaggio cristiano (pag. 275). C'è proprio poco di interessante in quei rotoli, ormai lo sappiamo. E pian piano si arriva ad uno dei punti che più ha fatto discutere: l'identificazione del Graal con una donna.

Ci si arriva per mezzo di due simboli ad angolo rovesciati, uno verso il basso e l'altro verso l'alto. Il Graal, secondo il colloquio che segue, sarebbe il simbolo della dea perduta, ossia della femminilità fin da allora negata e repressa. Teabing attira Sophie con un discorso misterico e allusivo, arrivando finalmente alla grande rivelazione (da molti discussa come elemento portante del libro). Alla destra di Gesù, nell'Ultima Cena, sarebbe non un uomo ma una donna. E questa sarebbe Maria Maddalena. Non basta. Teabing afferma con sucurezza che quella donna fu sposa a Gesù, particolare che tutta la tradizione cristiana si sarebbe impegnata a celare per far figurare il falso attributo della divinità.

Qui non sappiamo cosa dire, potendo inquadrare la questione soltanto in un senso: che nessuno possa realmente sapere cosa accadde. Fare quell'affermazione, a 2000 anni di distanza, è come sostenere che Nerone morì alle 17 anziché alle 20 del pomeriggio. L'unica frase che mi ha colpito, di questo passaggio, è quella a pag. 288. Se Gesù non fosse stato sposato, almeno uno dei vangeli della Bibbia avrebbe accennato alla cosa e avrebbe fornito una spiegazione di quella innaturale condizione di celibato. Questo è un concetto interessante. Però, per corroborarlo, avremmo avuto bisogno di testimonianze ulteriori (che non abbiamo).

Affermare che non fu Pietro ma Maria Maddalena la persona che Gesù incaricò di fondare la Chiesa non ha invece alcun senso. Questo è completamente da escludere, perché se così fosse avvenuto non vi è dubbio che i testi dell'epoca ne avrebbero parlato.

La pag. 298 (cap.60)è una delle più indecenti della narrazione. Vi si narra di una identificazione di Maddalena con la rosa e con il calice del Graal. Fantasie. Il Graal è ben successivo, come fioritura. Le analogie che poi si stabiliscono con la rosa (somiglianza coi genitali, simbolo sessualità femminile) non sono significative.

Pag. 300 (cap.60) - Ritorna il concetto della Maddalena come Graal, come recupero della femminilità tradita. Poi si dice - inventando anche qui, poiché mancano testimonianze - che la discendenza di Cristo fu allevata in Francia arrivando a imparentarsi coi re nella dinastia dei Merovingi. Mai visto un reperto.

Questo purtroppo è un punto di crisi. Qui, sono certo, coloro che avevano intenzioni serie hanno chiuso il libro pensando di non riprenderlo più. Da pag. 305 a 307 si stabiliscono elementi reconditi di simbolismo perfino nelle favole di Walt Disney e nel Re Leone. La narrazione scade ancora di più. Qui chiunque avrebbe dovuto smettere di leggere, perché queste parentesi che passano dal Medioevo al cinema di oggi indispongono.

Naturalmente, anche in compagnia di Teabing i due riusciranno a sfuggire al fiato della polizia dopo una breve colluttazione con Silas. Il modo in cui sfuggono a Collet - che fa una deviazione verso un'ala della villa perdendo tempo - non è per nulla chiaro. A bordo di una Range Rover, guidata dal maggiordomo di Teabing, l'autore ci fa ritrovare i due nuovamente in fuga (con Silas legato e sanguinante) e poi a bordo di un Hawker 731 che decolla verso l'Inghilterra.

FAQ. Il lettore a questo punto (pag. 343, cap. 69) come si trova?

Dipende. Quello di medio e basso livello continua a leggere perché si sente attratto da questa continua fuga. Una specie di Getaway misteriosofico con cinquantamila ortaggi simbolici gettati nel minestrone. Meno cultura si ha e più si è immersi in una vicenda stile James Bond, con mezzi speciali e molto potenti che trasportano rapidamente da un luogo all'altro. Se dovesse essere filmato vedremo proprio un'alternativa al Bond degli anni '60.
Quello di alto livello ha smesso di leggere proprio quando Teabing ha presentato una versione sua della tradizione cristiana. Intorno a pag. 300 l'autore ha sperperato lo scarso credito che già aveva e si è giocato l'apprezzamento dei lettori migliori.

Pag. 352 (cap.71) - Appare anche Bill Gates. Per fortuna, quelli erano codici un pochino più seri.

Stessa pagina - Erroraccio del traduttore che traduce a cool $30.8 million (=la bellezza di 30, 8 milioni di dollari) con un secco 30,8 milioni di dollari. Da notare poi che l'attributo singolare maschile per una somma di denaro è errato, in italiano.

Pag. 357 (cap.72) - Non si capisce perché Langdon pensi a una parola di cinque lettere.

Errata la menzione dello hieros gamos, da parte di Brown.

Pag. 376 (cap.77) - Poco interessante la ennesima scoperta del 'sophia' come sapienza.

Pag. 380 (cap.78) - In London lies a knight a Pope interred. L'ennesimo puzzle linguistico ci coglie ormai esausti. Ne abbiamo visto a decine: abbiamo invertito, risistemato, decifrato, interpretato, ipotizzato, decrittato, ma con tutto questo materiale siamo ancora alla ricerca.

Il bello è che l'autore stesso ha affermato che i segreti di Leonardo sono affascinanti. Ma in questa vicenda li abbiamo appresi solo in inserimenti fissi. E' mancata una storia vera e propria.

Lo stratagemma con cui Teabing riesce a sbarcare i due più Silas dall'aeroporto di Londra circondato dalla polizia ha del leggendario ma è talmente inverosimile che nemmeno la immaginazione può prefigurarlo. I tre si presenteranno alla Temple Church, dove riusciranno a convincere un ragazzo a farli entrare con il pretesto di compiere un rito nella cripta. A Londra giace un cavaliere sepolto da un papa. Boh.

Sophie nota, nella chiesa, che il quinto cavaliere di un gruppo di statue è diverso dalle altre. Il ragazzo, che stava ascoltando i loro discorsi, li avverte che non ci sono tombe in quel luogo. Ma questa è la cripta, osserva Teabing. Attirato da un rumore, il ragazzo corre verso l'ingresso, dove trova Silas che lo fa correre via in preda al panico. Silas raggiunge il gruppo all'interno della chiesa.

L'ultimo enigma In London lies viene ora ricercato anche in un dipartimento del King's College, per mezzo di un'indagine tipo quella dei motori di ricerca con tre parole-chiave. Frattanto il Maestro avvelena Remy con del cognac avvelenato e dicendo: "Non avevo altra scelta". Questa frase suscita sempre dubbi nel lettore. Diciamo, in sintesi, che questi personaggi hanno un dialogo eccessivo tra di loro, arrivando perfino a giustificare a parole 'armi puntate' o 'omicidi commessi a sangue freddo'. La narrazione avrebbe dovuto essere più morbida, misteriosa.

Ma il Maestro chi è?

Intanto, pare che l'enigma significasse 'sepolto da Pope' e non 'sepolto da un papa', e così si riferisce a Newton.

Il capitolo 96 è uno dei più belli del libro.

A Westminster Abbey, che fu sede del funerale di Newton, i nostri due protagonisti si vengono a trovare in contemporanea con il Maestro. La tomba di Newton è piena di corpi sferici (pianeti, zodiaco ecc.). Improvvisamente ai piedi dello scienziato i due trovano un messaggio, scritto a carboncino. Ho con me Teabing. Fanno un percorso esterno, per seguire il messaggio, e si ritrovano chiusi dentro una sala. Proprio Teabing li tiene sotto tiro. Solito atteggiamento, ad inizio capitolo 99: "Sir Leigh Teabing era addolorato di dover puntare la pistola". Ecco una delle costanti di questa narrazione. Persone apparentemente pacifiche e insospettabili usano armi di continuo ma sentendosi a disagio nel farlo. E' come se l'autore stesso dicesse al lettore: "Sono addolorato di dover fare puntare a questo personaggio la pistola".

FAQ - Che alternative aveva l'autore?

Visto lo stile del racconto (che ha connotati di una spy-story) non ci stupiamo. In alternativa, avrebbe potuto ridurre i dialoghi. Sarebbe venuto fuori un libro meno lungo.

Ho saputo che il Priorato ha deciso di mantenere il segreto, dopo tutto. Giunto alla Fine dei Giorni - dice Teabing - Saunière ha cambiato idea. Colpo di scena. Teabing dice a Sophie che il nonno ha tradito l'Ordine, decidendo di vendersi alla Chiesa. Perché mai? Boh. Teabing fa presente a Sophie che lei non ha saputo la verità sulla morte dei parenti. Non fu un semplice incidente stradale.

Ma allora hai ucciso tu il curatore?, gli chiedono.

No, dice Teabing, però il vecchio è stato ucciso perché temeva per la sorte della nipote. E così ora spetta alla nipote riscattare quella triste sorte. Quella nipote che ha ricevuto in modo inatteso l'incarico di arrivare alla chiave di volta, con quei messaggi.

Ritorna la pistola di Teabing contro i due. Poi, durante una colluttazione, il cilindro viene aperto ed esce fuori la parola 'apple'. Simbolo del presunto tradimento della donna. Arrivato Fache, il gruppo si separerà e gli ultimi istanti del racconto saranno vissuti dai due nella cappella di Rosslyn, vicino a Edimburgo. Evito di raccontare il finale.

Mi dicono che il Trinity College di Dublino ha deciso di istituire un corso universitario sul materiale narrato da questo libro. Mi domando cosa insegneranno. Ma con il ritratto che vi ho fatto delle università di oggi non potevamo che attenderci questo.

Erano le 23.35 del 5 agosto 2005 - Contrariamente alle previsioni ho completato tutto in un giorno solo

Qui abbiamo inteso fare una recensione letteraria, e il nostro parere non è stato favorevole. Purtroppo quest'opera non ha alcun interesse letterario. Soprattutto due punti:
1) Succede pochissimo, dopo l'assassinio di Saunière. Il lettore che vuol passare il tempo viene attirato da inseguimenti poco verosimili, perché nessuno oggi si mette alla ricerca di elementi simbolici e chiavi risalenti a molti secoli fa.
2) Molti ingredienti vengono inseriti, piuttosto meccanicamente, nella trama. Essi non trovano una motivazione precisa nel racconto. Risolvere un enigma è interessante. Seguire un percorso dettato da quell'enigma no, perché la pluralità di soluzioni possibili rende quel procedimento 'di fantasia'.

Se vi sono piaciuti alcuni manuali esoterici, approfondite quelli. Fate tesoro del vostro sapere, diventando voi docenti o esperti di simbologia. Leggo che Brown era anche critico o storico d'arte. Bene, questo sarebbe molto più interessante che scrivere romanzi. Scrivere un romanzo su queste cose non è molto apprezzabile, perché la realtà da romanzare deve essere quella del mondo contemporaneo. Mescolare nel racconto Giuliani e Gates con Leonardo e Newton non è una cosa bella.