Dall'Almanacco italiano del 1933

Calcio: magica parola che entusiasma ora le folle di tutta Italia. Quale altro sport seppe, come questo, richiamare a sé tutta la gioventù, suscitare l'interesse più fervido per molti e molti mesi di ogni annata, attrarre con voce irresistibile l'appassionata attenzione delle più disparate categorie del pubblico multiforme?

Affàcciati sul campo della contesa: vedrai uniti nella passione sportiva il popolano e lo studente, l'artiere e il professionista, uomini e donne, vecchi e giovani, ché l'amore alle competizioni del pallone rotondo è in tutti uguale.

Il giuoco del calcio è dunque sport di folla. E' sufficiente il semplice annunzio di un incontro altisonante, che per ragioni di classifica sia assurto ad arbitro di una contesa di superiorità, perché i capaci stadi non riescano più a contenere gli innumerevoli spettatori. E, fra questi, ben puoi distinguere le diverse categorie : i 'tifosi' che sono legione; gli amatori che ammirano, insieme alla gara sportiva, lo spettacolo coreografico ch'essa offre; gli esteti che ricercano nello sport l'armonia dell'atleta e la plasticità degli esercizi; i curiosi e gli incerti che vengono per la prima volta alla ribalta calcistica per rendersi conto di un entusiasmo che sentono vibrare intorno, ma che non riescono a comprendere e a giustificare. Non è questo un fenomeno inesplicabile, quando si pensi alla grandiosità spettacolare che può offrire all'occhio dello spettatore una partita di calcio: ventidue uomini in campo che lottano freneticamente per il possesso della piccola sfera di cuoio, le più impensate situazioni che via via si svolgono e si riannodano con ritmo travolgente, l'urlo immenso della folla che dagli spalti domina i combattenti, li incoraggia, li esalta, tutto contribuisce a far sì che il calcio sia oggi lo sport spettacolare per eccellenza.

Le folle. Da notare la forma plurale, come se esistessero vari tipi di folla.
La gioventù, parola che abbiamo un pochino dimenticato negli ultimi anni. Qui però fa sorridere il fatto che sia indicata nella sua interezza (tutta la).
L'interesse più fervido è molto bello, e dispiace di non vederli più coniugati nell'epoca contemporanea. Siamo troppo disincantati per andare a pescare gli aggettivi del fuoco e della passione.
Per molti e molti, non lo scrive più nessuno oggi. Di ogni annata è buffo, perché sembra riferirsi a una cantina con tanti vini imbottigliati.
Pubblico multiforme è orrendo.

Affacciarsi. Lo sentiamo e lo leggiamo sempre meno. Contesa. Parola antica, oggi rara. Popolano è parola che smarrimmo nei primi anni '60. Sopravvisse - ma anch'essa con frequenza sempre più rara - il femminile. Artiere. Desaparecido. Amore alle competizioni. Colpisce questa preposizione, 'l'amore a' non esiste più e forse anche allora non dovette essere frequente. In tutti uguale. Ordine dell'epoca. Oggi diremmo 'uguale in tutti'.

Giuoco. Paghiamo una cifra a chi riesce a scriverlo ma soprattutto a dirlo. Annunzio, all'epoca più forte di annuncio. Incontro altisonante è molto brutto. Che per ragioni di classifica sia assurto ecc. Questa frase è orribile e non vuole dire nulla.
I capaci stadi fa sorridere.
Gli innumerevoli spettatori è un'espressione poco ortodossa, anche se non errata.
Ben puoi distinguere. Questa non sarebbe male da recuperare, ma chi si azzarderebbe a dirla o a scriverla oggi?

Da 'i tifosi che sono legione' in poi i periodi sono più leggibili, e la lingua si fa più decente.

Questo brano rispecchia naturalmente lo spirito e la ingenuità dei primordi, quando un fenomeno non si è ancora stabilizzato e così il lessico e la prosa lo descrivono in maniera appassionata e astratta, con termini poco tecnici. Probabilmente l'autore di questo articolo (il cui nome è Angelo Rodelli) ci mise anche del suo, cioé non era un granché dal punto di vista letterario. Anche sostituendo le parole scomparse con sinonimi si ottiene una prosa povera di significato e troppo retorica. Ancora una volta diciamo le cose come stanno: questi erano uomini molto diversi da noi. E se sono passati appena 68 anni fate un po' il conto di quanti miliardi di miliardi di abissi ci separano da quelli che popolavano la Terra al tempo della Bibbia o del Corano.

La folla che domina i combattenti dagli spalti. Non si capisce cosa voglia dire.

 

Dal Secolo XIX, aprile 1934

 

di Vezio Murialdi

Il campionato finisce e gli sportivi genovesi dicono: addio foot-ball. Perché vedono e capiscono bene quanto sia buio, incerto, pauroso l'avvenire della loro Società. E sinceramente ammettono che la sorte che l'attende è meritata. Né vale a loro consolazione il dire 'verrà su la Sampierdarenese'. Ciò è nei voti di tutti i genovesi, di tutti i liguri e non solo sampierdarenesi. Ma la squadra rosso-nera è sampierdarenese e come tale e soltanto in quanto è tornata tale sta riguadagnandosi un posto al sole. Ed essa sarà e dovrà essere sempre sampierdarenese. Per questo a Genova dicono: addio foot-ball.

E forse non hanno torto perché è facile pensare in quali condizioni potrà ridursi il sodalizio rosso-blu quando gli venissero a mancare - oltre a tutte le altre cose che gli sono mancate in questi ultimi anni - le risorse finanziarie del massimo campionato.

Otto giorni addietro noi ponemmo decisamente la questione della riforma del campionato sollevando un problema di interesse generale (riduzione degli incassi delle società) e in particolare del 'Genova'. E formulammo una proposta che è stata considerata - non dal punto di vista particolaristico delle sorti del 'Genova' per il quale nessuno oltre le nostre mura si riscalda troppo, ma di quello d'indole generale - come 'buona' e 'meritevole di considerazione e di studio' da chi può aiutarne la realizzazione. E non sarà la nuova meschinissima prova fornita dal 'Genova' a farci rinunciare alla campagna iniziata e nella quale non dovremmo trovarci soli ad esprimere i desiderata e sostenere le speranze di tutti gli sportivi genovesi. C'è chi dice che è inutile sollevar questioni perché in alto loco non si disfà quel che s'è fatto qualche mese addietro. E noi rispondiamo domandando: anche se si è sbagliato?

Da notare foot-ball non ancora assurto a una parola sola. Spesso in questi articoli abbiamo scoperto che allora non si osava fondere le parole per farne un'unica parola.

Società non dovrebbe figurare maiuscolo.

E sinceramente ammettono ecc. Frase scombinata, sia perché è fuori registro sia perché andava unita alla precedente.

Da notare 'genovesi' minuscolo, a dimostrazione che è di antica data la derubricazione di questa maiuscola da parte dei giornalisti (sotto c'è anche 'liguri').

Rosso-nera.

Un posto al sole allora era espressione potente e di gran moda. Oggi non si può dire che sia scomparsa, ma certo ha una frequenza minima.

 

NOTA BENE - Il periodo 'E forse non hanno torto perché' è l'unico - di tutta questa pagina - che si potrebbe scrivere identico ancora oggi.

 

Genova tra virgolette.

 

L'inciso parentetico 'non dal punto di vista particolaristico ecc.' è troppo lungo.

Chi può aiutarne la realizzazione non è errato, ma oggi non lo scriverebbe nessuno.

Meschinissima

Alla campagna iniziata e nella quale, periodo arduo e dissestato.

I desiderata. Ohibò! Sarebbe un sostantivo, per indicare 'ciò che si desidera'. Lo si usava soprattutto al plurale, che veniva reso nella forma neutra latina. Certo una curiosità.

Non si disfà. Oggi si dice e si scrive per lo più 'disfa'.

Terribile questa proposizione finale 'E noi rispondiamo ecc.'.

Questo secondo articolo è più tollerabile del primo, dal punto di vista lessicale, ma è molto scombinato dal punto di vista strutturale. La sintassi è irta, prolissa, troppo discontinua.

Pagina del 18 settembre 2002