Come avere una lingua efficace

Nel corso di queste pagine, sono emerse alcune verità di cui prendere atto. La prima, che sta alla base, è l'esistenza di una regola alla quale dobbiamo sottostare. La grammatica, non essendo una struttura libera e riempibile a discrezione, si fonda su un certo numero di regole. Su questo, nessun dubbio: quando regola c'è ed è pienamente motivata, essa va rigorosamente osservata. Ad essa sarebbero possibili solo deroghe per 'tolleranze di giornata' quando non osservarla deriva da un impulso che vivifica (pensiamo all'espressione 'a me mi pare', che in certi casi risulta molto più efficace del semplice 'mi pare'). La seconda, che abbiamo scoperto su Grammatiche, è che non sempre esiste una regola da sottoscrivere. Laddove i linguisti ne accettarono una - riportandola sui loro manuali - per eredità ma senza logica, abbiamo visto che siamo in diritto di rifiutarla (caso dell'ordinale romano). Così facendo, apporteremo noi un beneficio sia nella teoria sia nell'eventuale uso. Laddove invece essi riportarono due usi conviventi, non vi è dubbio che alla radice vi fu un errore in quanto una questione di logica avrebbe dovuto suggerire la risoluzione del problema in un unico modo.

In questa pagina, scopriamo un'ulteriore variazione alla regola. Essa interviene quando la frase, che pure non sarebbe errata, sarebbe stata più efficace con una mutazione personale data dall'autore.

Nel Corriere di oggi, 6 giugno, leggiamo

1) Il terzino attraversa tutto il campo e si posiziona dove non sarebbe mai dovuto stare

Cosa vi colpisce in questa frase? In casi del genere io vengo attirato, sempre e irresistibilmente, dall'ausiliare che si sposa al dovere. Talvolta ci trovo come 'testimone di nozze' l'avere, talvolta l'essere. Non così in inglese, lingua che regge quasi sempre e inevitabilmente il verbo 'avere' perfino con gli intransitivi (He should have remained). Mi fermo e ci rifletto. Per la lingua italiana, dai manuali apprendemmo che se usati come servili i verbi dovere, volere e potere attirano l'ausiliare richiesto dal verbo che reggono. Questa è la pura e semplice regola generale. Così diremo ad esempio:

Gianni avrebbe dovuto guardare la strada, non quella ragazza

Paolo sarebbe dovuto restare al volante

Quale la logica? A lume di naso, diremmo che i verbi transitivi dovrebbero sposare il verbo 'avere', gli intransitivi il verbo 'essere'. Questa la regoletta di base. A un certo punto, tuttavia, cominciammo a sentire con sempre maggiore frequenza il verbo 'avere'. Smania di consumismo? Fatto sta che anziché

2) Gianni non è potuto arrivare in tempo

l'interlocutore ci diceva

3) Gianni non ha potuto arrivare in tempo.

E nessuno fiatò, tanto che anche quelli che avevano una predilezione per l'essere accettavano l'avere. Sentimmo ad esempio 'aveva piovuto per tutta la notte' in luogo di 'era piovuto per tutta la notte'. E le correzioni si fecero sempre più blande. Insomma, cambiarono i tempi anche qui.

FAQ. Come inquadrare la frase appena detta? C'è una sfumatura diversa?

Ecco un punto molto interessante, in cui - tra l'altro - appare difficile fare osservare una regola ferrea. A me in effetti pare che l'uso del verbo 'essere' implichi una fatalità, cioè un'evenienza (= è accaduto così, Gianni è arrivato in ritardo ma non sappiamo perché), mentre l'uso del verbo 'avere' sembra richiamare il senso di una impossibilità dovuta proprio a Gianni (=aveva da fare altre cose, non ce l'ha fatta). Si direbbe quasi che il verbo 'avere' qui segua il senso inglese di have to.

FAQ. C'è un meglio, tra le due?

No, proprio qui nasce la questione. Entrambe sembrano corrette, facendo sorgere spontanea la domanda se sia un caso in cui la regola (della unicità, diremmo) viene soppiantata per esigenze imprevedibili. Se così fosse, siamo davanti a una nuova variazione che potremmo sintetizzare nel seguente modo: talvolta la regola viene superata da un uso che rendendo la frase più efficace può essere senz'altro consentito. Il verbo 'avere' della 3 ci sembra più efficace dell'essere della frase 2.

Queste cose pensavo oggi, leggendo la frase 1. In quel caso, notiamo addirittura che il verbo avere è di gran lunga preferibile perché il soggetto compie un movimento con il proprio corpo e dunque va considerato in funzione attiva (adatta al verbo 'avere'). La frase 1 sarebbe stata dunque molto più efficace formulata nel modo seguente

4) Il terzino attraversa tutto il campo e si posiziona dove non avrebbe mai dovuto stare

 

FAQ. Anche se 'stare' è intransitivo?

Sì. In quel contesto (con un'azione prolungata del soggetto e una parte attiva del medesimo) l'essere risulta blando e inespressivo, al contrario del verbo 'avere'.

Ci sono anche altri casi. Se voi dite "Avrei dovuto giacere immobile, per simulare un incidente" è molto più efficace del "Sarei dovuto giacere immobile, per simulare un incidente". Ancora una volta, il contesto suggerisce una deroga a un'eventuale regola (se c'era). La conseguenza è che in questa fattispecie risulta alla fine difficile proprio costruirla, una regola fissa. Vari casi di verbi intransitivi più a loro agio con l'avere ci dicono che una lingua in molti casi è più efficace guardando piuttosto all'uso più confacente caso per caso. Il 'caso per caso' non è una mediocrità o una trasandatezza, ma proprio la garanzia che siamo noi con il nostro orecchio a dover far suonare la lingua nel modo più bello. E forse ci conferma anche che non sempre in questo sistema è rinvenibile una regola ferrea. Quando accade questo, gli autori sono soliti dire che 'di recente un numero sempre maggiore di parlanti usa dire così e non cosà', ma in realtà il passar del tempo ci ha reso in media più intelligenti dei genitori e dei nonni. Fidiamoci dunque di quello che ci appare più adatto, apportando in alcuni casi una nostra variazione. Aver parlato italiano per 1080 anni è sempre più istruttivo che averlo parlato per 1050 anni. Chi emette suoni nel 1992 ha dietro di sé un patrimonio più ricco di quelli che li emettevano nel 1962. Questa osservazione è una piccola eccezione in un appartamento pieno di purismo come 'Grammatiche'. La dobbiamo unicamente all'evoluzione. E' di quest'ultima che dovete fidarvi, più di tutto.

P.S. quanto mai naturale: "Avremmo dovuto fidarci" o "Ci saremmo dovuti fidare"? Questo caso non ha nemmeno una soluzione. Potete dire entrambi allo stesso modo. Fidatevi.

Pagina del 6 giugno 2006