
Spiegare
lingua a lui
Una pagina
per dire in sintesi cosa è la lingua a chi non è tra noi
Questa pagina urge. Urge proprio come un appello alle ragioni migliori, che dopo aver detto tutto si elevano ancora a voler mettere tutto in forma di spiegazione nei confronti di chi uomo non è venendo improvvisamente da un mondo che non è il nostro. Negli anni '70 diedero un acronimo anche qui e lo definirono ET, da extra-terrestrial. Se questo essere piombasse improvvisamente tra noi io lo ospiterei, non senza poter evitare di spiegargli i meccanismi della comunicazione verbale. Supponendo di aver avuto una prima fase di rodaggio di qualche mese, dovrei dirgli - dandogli del tu - più o meno quanto segue, utilizzando il numero odierno di Repubblica del 9 giugno.
La lingua è quella cosa che tu potresti emettere in qualsiasi forma ma una volta emessa vale così com'è. E un supporto audio, avendole registrate, attesta che saranno per sempre queste. Esse portano, contestualmente, anche il segno di un luogo del nostro pianeta. In questo caso, un'isola particolarmente potente ed imperialista in passato la cui lingua fu esportata in tutto il pianeta ed ebbe successo. Se io avessi registrato le medesime parole e nella medesima lingua in un'altra zona della Terra, la loro successione in toni e ritmo sarebbe stata differente. La recezione si porrà a livello di gusto, certamente... per cui uno dirà di gradirla e un altro di non sopportarla. Alla base, tuttavia, esistono leggi e princìpi tali per cui noi possiamo dire che uno parla bene oppure parla male. Queste leggi non sono conosciute da tutti noi, ragion per cui pochi in realtà sapranno come una persona parla. Tutti, sulla Terra, sappiamo che l'acqua è liquida e l'aria no. Ma non tutti possiamo dire inequivocabilmente se una lingua personale abbia caratteri di eccellenza o meno. All'orecchio di ciascuno (se orale) in forma di spostamento di molecole, sotto gli occhi di ciascuno (se scritta) in forma di segno scritto su pagina essa arriva come un segnale di comunicazione. Monetti ha voluto comunicare a una persona qualcosa, se l'ha scritta su un foglio imbustato su lettera. Siccome era una cosa anche critica, non lo ha fatto via telefono perché con quel mezzo noi mandiamo segnali più spicci e usuali per trasmettere significati più bassi. I tanti mezzi a disposizione (Internet, posta ordinaria, telefono) trasmettono ciascuno a suo modo. La via migliore e più diretta è sempre l'oralità. Con la lingua orale noi riveliamo quello che siamo (anche quando l'altro non si accorge) e dunque aderiamo di più alla realtà. Nel frattempo, osserviamo comunque la lingua scritta. Lo facciamo, su base quotidiana, in appositi strumenti cartacei che si chiamano giornali quotidiani. Essi trattano delle cose utilizzandola in modo poco bello e non elegante con espressioni libere e spesso scorrette. In parte, esse provengono da un uso poco canonico oppure implicito che non rispetta più molte di quelle leggi originarie.
Talvolta questo uso è dato da un accordo tra noi molto in profondità, dopo lunga evoluzione. Vedi qui a pagina 61: si parla di tormentoni estivi, di concorrenza del made in China, di attenzioni del Maligno. Qui chi legge ha già un accordo con chi scrive sul fatto che: 1) un sostantivo venga alterato separatamente, creando una parola diversa da quella di origine (come se io clonassi una persona, dopo averla esaltata davanti a tutti); 2) il tempo di un verbo possa costituire un separato oggetto, arricchito anche da un locativo di nazionalità (come se io prendessi un pezzo di braccio che ha subito una certa azione da parte del resto del corpo e lo vestissi di quella nazionalità per tutti gli altri); 3) un aggettivo diventi da sostantivo una persona sola, che si intenderà sempre nominata in quel modo.
Fin qui va ancora bene, poiché si tratta di un accordo stabilito una volta per tutte senza commettere errori sul piano della forma. Ma spesso succede che l'accordo venga ugualmente accettato da chi legge, in presenza di una massa consistente di errori. In quel caso - in cui ancora una volta non tutti sanno che si tratta di errore - non si usa da noi farlo presente alla persona che sbaglia (l'ho fatto io, in via eccezionale, su questo sito). Lo facciamo anche oggi.
Vedi ad esempio quale disastro sia la prima pagina. In essa si dice di una ragazzina deturpata per piercing mentre la legge avrebbe imposto col piercing. La lingua inglese, che tiene alle preposizioni come noi teniamo al nostro conto in banca, avrebbe fatto rimostranze. Nella nostra si tollera molto di più. In essa si dice poi che un partito boccia il suo leader, cosa che non è possibile perché questo verbo nacque solo per indicare il non far passare qualcuno a una fase ulteriore e non per esprimere dissenso.
Del perché si possa anche commetterli, non vale la pena parlare. Essendo un meccanismo libero e discrezionale, il nostro linguaggio non ha un poliziotto o un'autorità di pronto intervento che lo sanzioni. Essa viene accolta anche con errori, perché sua funzione fondamentale è comunicare e non corrispondere a tabelline di regole. In questo caso si comunica ugualmente un significato e dunque non si hanno conseguenze per eventuali errori, sviste o mancanze. Le lingue si sono talmente complicate, dopo migliaia di anni, che noi le emettiamo con un numero molto alto di trasformazioni. Un bambino di sette anni potrebbe leggere questo giornale comprendendo soltanto il 3% del suo contenuto. Un ragazzino di 11 anni comprenderebbe il 22%. Un ragazzo di 15 anni ne comprende il 48%. Diciamo quindi che oggi la comunicazione scritta, nella cultura, richiede sempre un accordo tra gli emittenti a livello molto profondo. Magari c'è all'inizio un semplice 'Non mi piace quel libro', ma poi il concetto viene sviluppato in un modo che in media solo il 30% della comunità potrà intendere. Si sviluppano così lingue settoriali, che vengono accolte da esperti di quel settore (fanatici del calcio, del cinema, della pop music, della politica ecc.). Un unico patrimonio, quale era in origine una lingua nazionale, si è allargato col tempo fino a diventare un agglomerato di tante specialità ciascuna con un suo dizionario specifico che chiamiamo 'gergo'. Se io dico che Maradona dopo un dribbling ha fatto un'altra veronica e poi è stato stoppato senza che l'arbitro giudicasse attivo l'off side, dall'altra parte occorre conoscere questo sport per capire il messaggio. Molte volte una comunità nazionale si è innamorata di una parola di un'altra, tanto da accoglierla nella sua.
Vedi che a pag.34 si parla di shopping (il titolo Addio shopping è brutto), parola non della nostra nazione che è dilagata in tutto il mondo nella seconda parte del secolo XX° per rappresentare 'acquisti generici' di beni di consumo. Nella stessa pagina, si parla poi di hit-parade dei principali timori. Qui si dovrebbe rifiutare - all'autore dell'articolo - il passaggio, perché i principali timori - non venendo né venduti né graditi - non sono una 'parata di successi'. Dal 15 giugno, si dice, la Microsoft distribuirà in Europa due nuove versioni di Windows, adeguandosi agli ordini che la UE le aveva comminato. Errore evidente: un ordine si può solo dare, impartire. Si commina una punizione, una sanzione. Nello stesso pezzo compare poi una parola (test) che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo superando il muro delle nazionalità e diventando così un termine internazionale. Lo stesso possiamo dire, più sotto, per sprint (che però è molto calata negli ultimi 20 anni) e target (attualmente sempre in fase di diffusione). Parlando del boom di Google in Borsa si dice che l'operatore si è avvicinato alla soglia psicologica (?) dei 300 euro. Questo è un caso di incomprensibilità. L'emittente usa un'espressione che intende implicitamente nota a tutti e che invece non è nota a nessuno (nemmeno a lui). In pratica, nessuno sa cosa si intenda con essa.
Interni alla lingua, scopriamo insomma un numero altissimo di fenomeni determinatisi da soli e che ormai non possiamo più frenare. Non è più, per le varie comunità nazionali, la lingua che si parlava anche soltanto 50 anni fa. Vai alla pag.29.
Qui parlano di una Bossi-Fini, attribuendo direttamente a un testo il nome di coloro che lo hanno ispirato. Il come sarebbe anche qui molto discutibile. A volte il titolo viene composto in maniera irregolare, tando da fare sbandare la lingua. Libri scolastici non muta la spesa è cosa che lascia di stucco, perché sembra una frase emessa da uno straniero che non sappia parlare italiano. Un sostantivo plurale viene messo in combinazione con un verbo al singolare, ma soprattutto la frase si regge su un significato nascosto perché non esprime una consequenzialità (avrei detto, sintatticamente, una successione logica). E' come se dicessimo Ragazze non cambia la dieta. Con i titoli arrivano anche a questo, se lo permettono. Come se pensassero: "Tanto sanno cosa intendiamo". Diciamo quindi che la comunicazione di un giornale ha anche un vasto ambito di messaggi impliciti, noti a noi ma sconosciuti alla lingua stessa. Se questa potesse parlare interverrebbe per dire di non aver capito.
Quest'ultimo è un dato interessante. Quando noi maltrattiamo l'ordine o le regole che furono imposte per natura, in realtà, comunichiamo ugualmente e ci capiamo. Se io dicessi a un amico: "Domani mattina stessa ora solito posto", l'amico capirebbe in un fulmine e così saremmo tutti contenti. La lingua però no, perché esige che nella frase compaia almeno un verbo a dare il senso compiuto. E qui non c'era.
Il dislivello tra regola originaria e composizione del momento non crea scompensi, proprio perché ormai parliamo una lingua molto complessa che si è allontanata dalle origini. La lingua rapida che si parla oggi sta a quella delle origini come una comunicazione per posta elettronica sta a una per posta ordinaria. Siamo tutti diversi, dovremmo dire alla lingua stessa, e così componiamo in modo più implicito e senza badare. Questo naturalmente non impedisce di dire che quelli segnalati in rosso sono errori evidenti e abbastanza gravi. Essi si ripetono, tutti i giorni, perché un giornale quotidiano non è un organo qualificato. E' come se Repubblica dicesse: "Io esco per dirti quello che ho raccolto dalla giornata di ieri, poi tieni conto che non sono perfetto perché questi non usano la pazienza e l'attenzione che sarebbero richieste". In pratica, non succede nulla. Questo situa la fattura di un giornale su un piano diverso da quello di altre attività. In una casa editrice, a scuola, nella propria stanza ciascuno di noi utilizza una lingua molto più corretta di quella che esce ogni giorno sui quotidiani. Anche questo, insieme con altri motivi, ha portato col tempo quell'attività (giornalista) molto in basso nella scala sociale dei valori. L'anno scorso uscì perfino un Pascua in un giornale del sud d'Italia. Qui però vorrei dirti questo: i suoni non corrispondono in maniera univoca alle lettere dell'alfabeto. Qualcuno avrebbe potuto dire ad esempio: "Perché non Pascua? Perché non squola?". Le lettere 'c' e 'q' possiedono infatti il medesimo suono. Accadde, qui, che la q fosse in più e servisse principalmente in dittonghi con presenza di 'u' (quaderno, questi, quesito). Altrove accaddero fenomeni simili. Noi facciamo di otto lettere la parola shopping perché è inglese, ma se dovessimo obbedire alle nostre lettere la parola sarebbe nata in italiano con nove lettere (sciopping). Qui l'ET avrebbe un soprassalto e si mostrerebbe molto interessato. Allora glielo spiego in questo modo.
In origine, queste lettere - titolari del suono corrispondente - vennero fissate in un determinato numero per ciascuna comunità. Ma non fecero mica un referendum. Tutte queste cose nacquero spontaneamente per natura e in seguito vennero codificate per iscritto da specialisti. In Francia scrivono philosophie e non filosofie come pure sarebbe stato possibile. Questo perché all'inizio fu scritto in quel modo e tutti gli altri fecero lo stesso. Tu diresti che è imitazione. No, imitazione fu solo in origine. Dopo fu semplice e spontanea osservanza di una legge che si seguiva in quanto regola. Nessun cittadino francese avrebbe scritto Filippe anziché Philippe. Per converso, nessun cittadino italiano avrebbe scritto philosophia anziché filosofia, oppure cuando anziché quando. Ciascuno, nel suo ambito, si regolò come suoni e grammatica dettavano. Qui non si può fare liberamente, tuttora. Si scrive solo in quel modo, anche se si dice in modo che renderebbe possibile anche l'altro. Particolarità delle lingue. Pensa ancora - continuo io - che in inglese variò talvolta anche la pronuncia stessa, a seconda dei luoghi. Either si pronuncia in un modo in Gran Bretagna e in un altro negli Stati Uniti. L'ET mi domanderebbe: "Non possono mettersi d'accordo?". E vai a rendere unanimi 300 milioni di persone, risponderei. Dopo tutto, sono suoni che provengono dalle loro viscere. Laddove l'uso abbia fatto decadere un pochino, il tempo decide autonomamente. Nella nostra Firenze, il baco faceva bajo (pronunciato alla spagnola). Oggi però fa così per un numero sempre minore di persone. Se l'evoluzione non apporta mutamenti, la gente continua a pronunciare come ha sempre fatto. Se poi li interpellassimo, direbbero che a loro l'uso degli altri non piace e lo rifiuterebbero. Ecco una legge fon-da-men-ta-le. Mentre un comportamento della vita associata si può regolare coattivamente dall'esterno (se uccidi ti metto in galera, se rubi ti processo), con la lingua non si può imporre qualcosa. Monetti lo ha detto per anni, cercando di spiegare come questi meccanismi della fonìa sono pur sempre discrezionali in quanto fanno parte di un patrimonio che la comunità condivide in libertà. Vedi, continuo io, quel giornalista mi legge da anni ma dirgli che sbaglia non è servito perché nel frattempo ha continuato a commettere quell'errore.
Parlando, si tratta di cose meno tassative perché la persona nella propria emissione viene influenzata da fattori esterni o psicologici interni che mutano il destino della frase. La lingua è quella cosa che tu potresti emettere in qualsiasi forma ma una volta emessa vale così com'è. Ecco, questo concetto è un mio conio. L'ho chiamato 'dominio'. La frase si esprime in un attimo, dopo che in centesimi di secondo ha vinto su un'altra possibile.
Il dominio determina un indice di probabilità che esca quella e non un'altra. Ma questo si può valutare solo a posteriori. Mettendo insieme tanti casi, diremo ad esempio che in quel luogo diranno così. Lo so, è difficile spiegare tutte queste cose senza mai arrivare a un tentativo di unanimità tra gli emittenti. Però è già tanto che 56 o 250 milioni di persone condividano un'unica lingua. Qui non possiamo essere molto esigenti. C'è poi l'ampio settore della lingua cantata, in cui alcune lingue stentano a far capire le parole precise che si canta. In italiano e in francese può succedere in rari casi, per vicinanza fonica o per emissione poco chiara. In inglese succede molto più spesso, sia per via della natura più volatile e meno decifrabile di molti suoni (specialmente quando mixati in studio con tracce audio orchestrali) sia per i modi molti diversi di pronuncia.
Questi modi di parlare vengono classificati in vari modi: colloquiale, informale, formale ecc.ecc. Perché succeda questo, è più che altro materia di vita. E' come dire che se vai a pranzo dalla regina Elisabetta si presume che sia composto anche nei movimenti e non dica sconcezze, mentre se sei a casa tua più o meno puoi fare quello che vuoi. Con la lingua ci permettiamo lo stesso, assumendo che l'occasione faccia la lingua come l'abito avrebbe fatto (in passato) un monaco. Io non sono molto d'accordo, perché si dovrebbe anzi uniformare tutti la nostra emissione. Questo vuol dire che l'alto (regina) dovrebbe parlare un pochino più rapido ed efficace mentre il basso (gente a casa) dovrebbe parlare più pulito e corretto. Ma pare che quella stratificazione di livelli sia stata accettata da tutti come una realtà. Parliamo come ci aggrada, questo sembra essere il pensiero che li riassume tutti. In più, io ho fatto un discorso mio personale di emissione che arricchisce le solite caratteristiche della dizione e della corretta pronuncia di un 'di più' che promana dalla persona stessa. Una voce può essere molto bella, e questo migliora l'uscita in generale. Questa pagina era come un succo, un concentrato di migliaia di cose in poche righe. Hai capito?
Pagina del 9 giugno 2005