C'era una volta la grammatica italiana

Così dovremmo dire, pensando ad epoche in cui l'esistenza di regole portava anche scrupoli nell'osservarle. Epoche in cui 'mille lire al mese' o 'lavori all'uncinetto' sarebbero stati cassati con la matita rossa. Negli ultimi 30-40 anni si è perso tutto. Non solo si è persa una tabellina di comandamenti, ma si commettono perfino errori che in quella tabellina non rientrano. Se gli Americani non sono americani si dovette a una giusta regola, poi abbandonata.
Qui a destra notiamo però errori strani, errori in più che adulti professionisti non dovrebbero commettere. E vi è un problema ancora più grande del fatto di commetterli. Il fatto che coloro che li fanno, se messi a correggersi, non li riscontrerebbero neppure. Questo significa che abbiamo perso, come collettività, quel complesso di regole.

Io vorrei ricordare a tutti (visto che tutti hanno dimenticato) che esistono manuali che si chiamano 'grammatiche'. Se siete in dubbio o in discussione su qualcosa, andate a controllare. Altrimenti, rifatevi a un comune senso dell'orecchio che certe cose rifiuta. Non si può scrivere come ci viene da scrivere, ma si deve scrivere come le regole richiedono. Finché le scuole, a cominciare dalle elementari e dalle medie, non si mettono a insegnare 'lingua' non cresceremo mai sapendo comporla nel modo migliore.

In ogni città circolano più di altre alcune espressioni del luogo anche nella lingua nazionale. Effetto ancora una volta della socialità. Lo 'stare insieme', il 'frequentare un posto di lavoro' uniforma anche questo, specialmente nei giovani. In Liguria nessuno dice mai che 'Tizio non gliela fa'. In Trentino nessuno usa il verbo 'pigliare'. Questo fenomeno esiste in tutte le nazioni. La lingua si stabilizza a seconda delle coordinate geografiche anche in Francia e in Brasile. In Italia, ormai le tendenze sono monopolizzate dalle lingue settoriali. Se arrivate in un ufficio ministeriale occorre che apprendiate in tempi rapidi il dizionario in uso, che avrà 'schede', 'registri', 'firme del capo', 'procedure', 'qualifiche', 'uscite' per il caffè' espressi con termini specifici molto in circolazione in quell'ufficio. Se arrivate in una squadra di calcio dovrete chiamare qualcuno 'il mister', usare con i compagni alcuni richiami in campo, imparare parole del gergo. Dai primi anni '70, grosso modo, la lingua italiana è diventata un bosco di sotto-lingue settoriali, tra le quali l'informatica ha avuto di recente la meglio perché ha unificato tutti più di altre.

Come si tritura un idioma nazionale
Un altro vizio dei giornali sono naturalmente le parole composte, che impazzano nei titoli. Una preposizione o una particella davanti vale il titolo poiché il giornalista non deve più scervellarsi per farne uno serio nel proprio idioma. A quest'ultimo viene a sostituirsi una lingua meccanica e senza vita in cui i dissidenti metropolitani diventano 'no global' (molto meno corretto di anri-global, tra l'altro) e una riforma contenente un'imposta in più diventa una 'mini-stangata'. 'Libero' del 9 novembre 2004 ne è un modello. Ora lo sfogliamo. Il quotidiano, come sappiamo, ha una fissazione per l'Islam. Prima pagina, un titolo campeggia tronante: Reazioni antislamiche (da notare la riduzione delle 'i' intermedie, il titolista aveva fretta di tornare a casa). A fianco Spesa all'ipermercato (e due, ma era evitabile). Per la prima non è finita. Gratis i farmaci anti dolorifici (errore, perché o si scrive tutto attaccato o si separa con un trattino, l'unico modo errato di scriverlo è proprio quello di Libero).

Pagina due. In Francia e Spagna la Chiesa lancia la controriforma (e quattro, ma in occhiello c'è un evitabile Oltralpe che fa cinque).

Pagina tre. Rappresaglia anti-Islam (e sei, però qui il titolista ha avuto uno scrupolo e ha recuperato in corsa la seconda 'i'). In occhiello va in crisi il modello multiculturale dei Paesi Bassi (e sette). Sulla destra, Il Belgio vuol chiudere radio e siti pro-Osama (e otto).

Pagina sei. L'Europa odia gli Usa perché è anticapitalista (e nove). Revel, a cui si addebita la frase, parla di peso della tradizione marxista... vedete che ormai ciascuno dice la sua come in uno zibaldone in cui tutto può essere ingrediente del minestrone quotidiano. Su riquadro L'Islam è dominato dagli integralisti anti-occidente (e dieci). All'interno dell'articolo, dilaga l'antiamericanismo (e undici, abboniamo al giornale il 'liberal-capitalista').

Pagina nove. Presa la città dei tagliateste (e dai, questa ci mancava... e siamo a dodici).

Pagina undici. Non potevano mancare I no global (tredici).

Pagina 12. Qui i titolisti recuperano un pochino di dignità almeno e trovano che Bocca fa autocritica (ma sì... e siamo a quattordici).

Pagina quattordici. Abbiamo addirittura una Trilogia-kolossal (questa mancava, è una chicca... siamo a quindici).

A pagina quindici sarebbe un allarme sicurezza, che condoniamo. Non possiamo però con microcriminalità (sedici).

Pagina sedici. Scopriamo addirittura un Osama pro Bush (diciassette). Meno sorpresa, visto il personaggio, ad apprendere Taormina: mi sono autodenunciato (stranezza, il giornale lo riporta prima intero e poi separato con trattino, siamo a diciotto).

Pagina diciassette. Le banche lucrano, maxi condanna (diciannove).

Pagina diciotto. Farmaci anti-dolore (venti).

Pagina diciannove. Una concept car (ventuno). 'Libero' spiega che è Una mini-auto (ventidue).

Pagina ventiquattro immancabile il Reality Show (ventitre).

A pagina trentasei abbiamo trovato poi Una mozione pro tolleranza (ventiquattro) e poi Tram lumaca (venticinque). Abbiamo abbonato poi il week-end della successiva. Pensate, ho preso soltanto da riquadri, titoli, sottotitoli e occhielli senza andare dentro gli articoli. In un giornale così ridotto all'osso, la lingua italiana è stata maciullata in una sagra degli anti-qualcosa e dei maxi-qualcosaltro. Sopra-f-fatti da questa maxi-infornata di parole-composte da week-end elettro-shock e iper-nutriti dalle attenzioni anti-islamiche di paleo-americana memoria ci auto-leveremo il super-acquisto di questo pseudo-quotidiano.

Il disastro di una giornata della stampa quotidiana

Un gran numero di errori resta sulle pagine della stampa senza che nessuno lo rilevi. Si tratterebbe infatti di andare in profondità con l'occhio dove i giornalisti non lo esercitano, ma se anche venisse assunto qualcuno con questo scopo, è molto difficile che troverebbe sviste e improprietà. Il più comune di questi errori è il fatto di comporre frasi che nell'ordine interno in cui vengono scritte possono far pensare a un altro significato. Un caso tipico è quello che compare nella prima pagina del 5 novembre 2004 del Corriere della Sera.

Ho letto la lettera al ministro di 22 professori del liceo Parini.

Questa frase appare corretta, a un primo esame. Tuttavia, scritta in quest'ordine va incontro a vari rischi di fraintendimento. Diamo prima il vero significato:

Ho letto la lettera che 22 professori del liceo hanno scritto al ministro

Il giornalista ha scelto una formula che invece può far pensare anche a

a) Ho letto (a voce alta) al ministro la lettera che gli hanno scritto 22 professori del liceo

e perfino:

b) Ho letto la lettera alla signora che fa da ministro a 22 professori del liceo

Vedete come inganna la lingua? Però non dovrebbe, se soltanto fossero più attenti coloro che la utilizzano professionalmente. Allora, come avrebbe dovuto scrivere il giornalista per non incorrere in equivoci? Il top sarebbe stato:

Ho letto la lettera scritta al ministro da 22 professori del liceo

Attenzione, non sono minuzie. Se la lingua fa pensare a più alternative, vuol dire che abbiamo disposto male le parole e questo è un errore. Quindi, diciamo: il Corriere del 5 novembre è andato in stampa con un errore in prima abbastanza puerile.

Non si tratta di tabelline o di poesie da imparare a memoria, ma piuttosto di un dovere di sensibilità e di un certo orecchio da parte di chi scrive.

Quello segnalato è certamente 'errore', perché la frase deve inequivocabilmente trasmettere un solo significato (salvo cose teatrali o enigmistiche, che sono lontane da un quotidiano di informazione). Se io devo dire che mi sono letto per mio conto una lettera scritta da Tizio a Caio non posso dire: "Ho letto la lettera a Caio di Tizio" perché in questo caso sembra che io e Caio siamo nella stessa stanza, seduti uno accanto all'altro davanti a un caminetto, e io leggo a voce alta a Caio (che magari è un non vedente). Per renderci conto della fenomenologia, prendiamo ora tutto quel numero del Corriere della Sera del 5 novembre. Sfogliamolo, pagina per pagina, a cominciare dalla prima.

In prima pagina, abbiamo rilevato l'errore della lettera già descritto. C'è poi un altro vizietto contratto negli ultimi anni. I giornalisti scrivono Sharon ripete: Arafat non sarà seppellito a Gerusalemme. Non va bene. O si danno le parole testuali di una persona, e allora la regola è quella di inserirle tra virgolette (altrimenti tutti si equivoca, e magari arrivano anche querele per addebiti di parole mai dette), o si riferisce con parole libere il pensiero della persona, e allora andrà scritto: Sharon ripete che Arafat non sarà seppellito a Gerusalemme. A fianco, con Bush la regola viene seguita. Non si capisce perché non lo si faccia anche con Arafat.

In seconda pagina, non posso che ripetermi. I nomi delle nazionalità e dei popoli vanno al maiuscolo. Se è sostantivo (uomini), non potete scrivere 'israeliani'. Che vi piaccia o non vi piaccia, dovete scrivere Israeliani. Quanto ai palestinesi, pare che siano anch'essi Palestinesi. La regola si seguì fino a 30-40 anni fa. Poi si perse. Sull'aggettivo, invece, si può anche accettare la minuscola (quindi, ad esempio, un giovane israeliano). Pensate che la lingua inglese ha la maiuscola tassativa perfino con l'aggettivo.

N.B. Il plurale delle nazionalità ha intanto un'ovvia motivazione di base nel problema di non ingenerare equivoci. Se io dicessi di "aver trovato gli svedesi" si tratterebbe di capire se intendo i fiammiferi o gli amici di Stoccolma che stavo cercando. Il problema si risolve appunto con la maiuscola per gli esseri umani, in maniera da distinguerli dagli oggetti. Nello stesso problema cadremmo con 'le americane' (paste), con 'i portoghesi' (gente senza biglietto), con 'le giapponesi' (pantofole). A nulla vale l'obiezione che si capisce dal contesto. Forse lo capiamo noi, in quel momento. Detto genericamente, magari con presenza di gente straniera, e soprattutto nella lingua scritta siamo sempre a rischio di equivoco. Ma anche a prescindere da questo, la lingua ha sempre bisogno di una regola che renda quella frase unica per il messaggio che si vuole trasmettere.

Esiste infine una ancor più ovvia considerazione per esseri umani forniti di una propria nazionalità che li distingue, rispetto a un oggetto qualsiasi. Pensate a una frase come "Preferisco i giapponesi". Presa da sola, non dà idea dell'oggetto. Soltanto con la regola della maiuscola sapremo che in questo caso la frase si riferisce a un oggetto già menzionato in precedenza che non può essere il popolo giapponese.

In terza pagina, errore frequentissimo. L'attribuzione di due punti a un passaggio che non dovrebbe averli. Arafat con candela e mitraglietta nella Mukata: confinato dal dicembre 2001. Frase molto brutta, direi sciatta. I due punti e la brevità della spiegazione la uccidono. Ecco una cosa decisamente più accettabile: Arafat con candela e mitraglietta nella Mukata, dove è confinato dal dicembre 2001. Va male anche la frase seguente di questa terribile didascalia. La notte del 27 ottobre 2004 sta male, il giorno dopo l'Anp diffonde una sua foto, in tuta e cappello di lana. Intanto gli acronimi vanno preferibilmente al maiuscolo, e qui si dovrà scrivere correttamente ANP. La frase va male, perché la virgola mediana è insufficiente. Quando il discorso contiene due azioni separate o date il punto e virgola o proprio il punto. Il periodo corretto avrebbe dovuto essere: La notte del 27 ottobre 2004 sta male e il giorno dopo l'Anp diffonde una sua foto. Oppure si poteva separare le due frasi con altro segno di interpunzione. Nel filotto laterale sulla morte cerebrale svista nel non scrivere al plurale: si osservano segno. Tutti siamo d'accordo che si osservano segni.

N.B. Per gli acronimi non esiste una regola universale. Scrivere 'Usa' è altrettanto corretto che scrivere 'USA'. Il problema generale però esiste anche qui. La lingua accetta o contiene parole corte che acronimi non sono, come 'psic' (per 'psicologo'), 'prof' (per 'professore'), 'stop' (per 'fermata'). Come fate allora a distinguere, senza una regola generale? Se io fondassi una Società Torinese Ordine Protestante non la posso accorciare in acronimo perché ho già il dominio preso. Allora l'unico modo sarà dare agli acronimi le maiuscole (STOP), conservando parole normali (stop) negli altri casi.

In quinta pagina, ancora un acronimo sbagliato. Si scrive OLP. Altrimenti potrebbe essere una cosa tipo 'Gulp' o 'Ohibò'. A.F. poi sbaglia anche all'interno del suo articolo scrivendo Settembre nero. Si scrive Settembre Nero, perché queste espressioni sono da considerarsi un tutt'uno.

In sesta pagina, compare la storica gaffe di Bush che dice 'Dio benedica la sua anima', anche se Arafat non è ancora morto. In questi casi, i giornalisti si guardano bene dal 'non dare' la dichiarazione, anche quando essa sia palesemente 'da ridere'.

In nona pagina, molto brutto 'spese' al plurale riferito allo Stato palestinese. 'Le spese' si dice per quelle di casa nostra (perché andiamo al market a fare le compere), per i piccoli bilanci di un individuo o di una famiglia. Vi pare che uno Stato abbia 'le spese mensili' in 185 milioni di dollari? In questo caso, se si sta sull'umile ci voleva 'la spesa' o il 'fabbisogno mensile' (visto che poi si dice che l'ANP dispone di meno denaro).
A quel punto il rais avrebbe tirato fuori da sotto il letto una valigia e l'ha consegnata a Suha. Non va bene. Se era condizionale e ipotetica la prima avrebbe dovuto trascinare la seconda, perché sono contestuali. Errore grave. La frase corretta sarebbe stata A quel punto il rais avrebbe tirato fuori da sotto il letto una valigia e l'avrebbe consegnata a Suha. Il pezzo soprastante di F.B. e G.O. è un probabile calco da un pezzo scritto in lingua inglese perché contiene frasi non tipiche della lingua italiana (dovete stare attenti, perché se scrivete 'supporto' e altre cose della lingua inglese si vede subito che non avete fatto un lavoro sufficiente per trasformare nella nostra lingua).

In decima pagina, la commissione UE non Ue (si scrive Unione Europea, no?). Grave errore nel filotto. Per sostituirlo in Europa spunta l'ipotesi Frattini, seguita poi da Tremonti e Letizia Moratti. Se scrivete così, sembra che l'ipotesi Frattini sia seguita da due individui personalmente. Occorreva ripetere la parola 'ipotesi'. Per sostituirlo in Europa spunta l'ipotesi Frattini, seguita poi dalle ipotesi Tremonti e Moratti. Altra svista qui era il nome dell'uno per esteso e l'altro a metà. O li date entrambi completi o li date entrambi al cognome. Solo se avessimo due persone con identico cognome, sarebbe stato qui importante assegnare un nome.

In undicesima pagina, M.L. fa un disastro con le virgole. M.F. parla di una 'slabbratura parlamentare'. Con tutta probabilità si riferiva a una 'sfilacciatura' o qualcosa di simile. Non si conoscono maggioranze che si slabbrano.

In dodicesima pagina, John Ashcroft... ha contribuito a polarizzare gli Usa. Come fate a polarizzare una nazione? Sono cose elettriche, da calamita. Al massimo si poteva dire John Ashcroft... ha contribuito a polarizzare la politica (o le strategie) degli Usa.

In tredicesima pagina, gli evangelici. Si doveva scrivere anche questo maiuscolo. Lo stesso dicasi per democratici, poiché si intende non 'persone democratiche' in generale (senso della minuscola) ma i Democratici di quel partito americano omonimo. L'errore si ripete, naturalmente, in altre sedi.

In diciottesima pagina, altro errore assurdo con la virgola. Parlando dei Tanzi, il 12 marzo Stefano sarà ai domiciliari, qualche giorno prima erano stati concessi alla sorella. Qui occorreva il punto per separare le due frasi. Filotto in fondo a sinistra, frase completamente scombinata. All'indomani del disastro di Linate (118 morti), alcuni consiglieri Enav, su impulso del presidente Giulio Spano, una notte concordano di sfiduciare l'amministratore delegato Sandro Gualano, ma il giorno dopo cambiano idea. Beh, qui era probabilmente distratto.

A questo punto, il giornale migliora leggermente e per il resto si ravvisano solo piccole improprietà. Abbiamo visto un numero a campione, in una giornata-standard.

Nel numero suddetto del Corriere del 5 novembre, si riferisce di un incidente stradale alla conduttrice-Tv Alba Parietti parlando di 'celebre coppia'. In realtà si tratta di una donna 'popolare' e di un uomo assai poco conosciuto.

Andiamo, Serena, lei adesso sarà piena di corteggiatori
Servizio DI PIU' del 5 luglio 2004 su S.G., 26 enne che ha vinto l'ultima edizione del GF
Qui notiamo che l'apparizione in Tv crea un effetto di eterna illusione che essa serva da traino automatico per avere più gente attorno

Se non ci fosse stato il Grande Fratello, forse l'avrei sposato e adesso mi ritroverei a lavorare in un ufficio, dietro una scrivania
Stessa fonte
Qui notiamo che l'apparizione in Tv crea in chi è apparso l'idea che ci si debba allontanare irrevocabilmente dalla vita ordinaria, che non ci si possa più sposare con la stessa persona con cui si era programmato di farlo, che non si possa più lavorare in un ufficio

Quest'ultima dichiarazione è una delle trappole secolari, nelle quali ancora cade qualcuno. Perché la lingua dei giornali contribuisce? Perché è finta. Già abbiamo visto cosa accadde quando la Terra fu avvicinata al cielo con 'stelle' anche tra noi. Qualche anno dopo la lingua suggerì poi di dire 'big'. Procedura ancora più sommaria, perché alla fine si disse 'grande' chi era 'conosciuto'. Concetto del tutto privo di significato. Nel mio quartiere - facciamo come esempio - c'è un giovane sfaccendato, molto in vista, che interviene sempre con tutti quelli che vede passare. E' più conosciuto di tutti gli altri residenti del quartiere stesso. Sarà tra i 'big' del quartiere? Cosa vorrà dire?

Perché la lingua? Perché proprio una lingua sommaria, imprecisa e poco significativa è la protagonista di tutte queste vicende.

Si capisce che effettivamente il suo legame con il produttore cinematografico è al classico punto di svolta: o una virata verso la stabilità, oppure l'addio
Servizio CHI del 16 giugno 2004 su V.M., attrice 37enne
Qui notiamo come la frase non voglia dire nulla. Tutte le coppie, specialmente quelle giovani, si trovano in questa situazione: o i due si lasciano o continuano a rimanere insieme. Solo che non si passa giornate a pensarci. I settimanali, dovendo riempire la carta, trovano sempre il modo di 'gonfiare' queste cose. Basta tornare indietro anche solo di alcuni mesi e non si trovano quasi mai conferme a quello che è stato scritto

Torniamo al numero del Corriere del 5 novembre, che ci ha aiutato molto in questa analisi delle nefandezze linguistiche. La pagina della cronaca milanese riporta per l'ennesima volta un 'bocciare' che è completamente estraneo al contesto. Il Tar boccia le delibere. Un TAR può al massimo bocciare un ricorso (approssimativo, eh), in quanto lo respinge. Ma non può 'bocciare' una delibera, perché l'assegnazione di lavori dell'ANAS fu comunque decisa e andò avanti. In questo caso, l'espressione corretta sarà Il TAR annulla alcune delibere.

La non conoscenza di codici e regolamenti, oltre a quella del dizionario, dovrebbe indurre tutti a una maggiore prudenza. L'analisi del quotidiano del 5 novembre rivela che è un grande problema quello della lingua dei giornali, in cui lavora gente che dovrebbe riprendere in mano le più comuni grammatiche. Avevamo aperto questa colonna con un errore tra i più frequenti: la composizione di una frase che può far pensare a significativi alternativi, comunque diversi rispetto all'unico per cui la frase era stata emessa. E con quello concludiamo: altro titolo molto brutto sempre del 5 novembre, a pag.27. Sul nuovo fisco presto la soluzione. Anche qui, naturalmente, questi signori direbbero: "E allora? Il titolo non va bene, perché l'avverbio è anche il presente indicativo di un verbo. Cosa che sanno a memoria quelli che frequentano la lingua per motivi professionali e che opportunamente spediscono l'avverbio da un'altra parte della frase oppure lo eliminano proprio. Organizzare nel modo dovuto la frase significa non cadere neppure in quella possibilità del doppio senso (pensiamo a uno straniero che legga). E allora si titolerà meglio Sul nuovo fisco una rapida soluzione. Basterebbe stare un po' più attenti, ogni volta.

Pagina pubblicata originariamente su Memoriale nel novembre 2004 - Ripubblicata con modifiche su Grammatiche il 7 marzo 2005 - Ultimo aggiornamento il 25 luglio 2006