Basterà pensare a come pensavano loro in quel momento
Ciascuno pensava come quel momento suggeriva, secondo l'evoluzione

Mina occupò i settimanali italiani quasi ininterrottamente, tra il 1960 e il 1974. La quasi totalità delle cose che si dicevano di lei erano voci, dicerie inventate giusto per riempire spazio. La cantante smentiva nei primi tempi, poi capì che la cosa non sarebbe più servita (perché le voci continuavano a correre ugualmente). Si noterà qui il contrasto (a posteriori, ovvio) tra un'esistenza così al centro fino a un certo punto e una totale scomparsa dopo quel punto.

IL PASSAGGIO AL REALE FU CON LA DIRETTA SENZA CENSURA

Una volta entrati nel mondo dello spettacolo e fattisi fotografare, molti assumevano le stesse manie che vedevano negli altri. Queste correvano come tanti virus, partendo dagli stessi redattori dei settimanali del gossip. Se questi vedevano una vicinanza (anche soltanto fisica o di lavoro) tra due persone di quel mondo, immediatamente accreditavano la voce di un loro flirt. E così vediamo tutti, più o meno, smentire quella voce. Perfino Gaber dovette farlo da subito con Maria Monti. Mina dovette smentire centinaia di volte per tutti gli anni '60 le voci di una sua gravidanza, dopo la prima.

La cosa più comica è che quei giornali non solo inventavano la voce ma poi pubblicavano un articolo in cui il diretto interessato la smentiva. Voi pensate ad uno che metta in giro una cosa non vera e poi parli in giro del fatto che gliela abbiano sbugiardata. Come dire che alle esistenze perdi-tempo di quella gente non ci fu mai rimedio.

Era in fondo una conseguenza del fatto di vivere in un mondo 'libero' che non possedeva un'etica e in cui chiunque avrebbe potuto liberamente muoversi. Realtà, diciamolo a chiare lettere, ce n'era pochissima. Il pubblico non capiva nulla. Credeva a cose del tutto destituite di fondamento e guardava sugli schermi di allora cose e persone che diventavano facilmente idoli.

FAQ - Quando arrivarono le prime 'apparenze' di realtà?

Quando venne liberalizzata la lingua (anche dalla Rai) e le cose si dissero finalmente per quelle che erano. In precedenza, quanto tutto veniva filtrato dalla censura, testi e immagini erano guidate ed edulcorate. In questo modo si manteneva il cervello dei cretini a bagnomaria, non lo si svegliava mai.

Le prime cose serie vennero proprio dai giovani che si ribellavano, dopo la prima ondata beat. In Rai, i primi filmati di un certo peso sono gli 'Speciali per voi' di Renzo Arbore, in cui avveniva anche che l'intervistato se ne andasse via dallo studio offeso dalle domande che gli si poneva.

Tutto questo trova la sintesi migliore nella diretta. Ecco il punto centrale. Quando gli show ebbero la diretta, anche nei testi, si entrò finalmente in un universo di realtà. Per il periodo precedente, capire qualcosa si può soltanto scorrendo oggi le pubblicazioni dell'epoca (come ho fatto io in questa pagina).

La storia degli eventi più recenti, dalla cronaca politica fino a quella rosa, reca fatti e pensieri sempre relativi a ciascuna epoca. Se voi prendete un settimanale degli anni '50 e '60 vedrete cose descritte per lettori del momento. Riprenderlo molti anni dopo serve anche a liberare tante cose da false leggende o dicerie che non hanno nemmeno un grammo di corrispondenza con la realtà. Questo è un esercizio che molti dovrebbero fare: riprendere i giornali periodici dell'epoca. Farlo per la cronaca rosa non è meno interessante.

Noi abbiamo preso la scorsa notte una serie di settimanali del 1960 e abbiamo scoperto tante cose, alcune molto sorprendenti. Nel 1960 si usava sempre il verbo 'scritturare', qualsiasi cosa si facesse nel settore contratti. Non si diceva 'foto a colori', ma si usava il maschile 'fotocolor'. In quell'anno si trovava un antenato della parola cantautori nel composto 'cantanti-autori', coraggiosamente buttato lì da qualcuno in un momento in cui la quasi totalità dei cantanti (a parte Bindi, Paoli e pochi altri) entrava in sala per cantare. Ma qualcuno c'era, perfino tra le donne. Una donna che funzionò da precursore della categoria fu Elide Suligoj con il single 'Con tre pesetas'. Le prime canzoni sovversive e di ribellione provenienti dagli Stati Uniti come venivano definite? Inni di protesta. In Italia arrivavano tanti singles americani cantanti da giovani figli di (almeno uno) italiani, che per queste incisioni si inventavano un Bobby Darin chiamandosi all'anagrafe Roberto Cassotto.

I primordi della industria discografica della musica leggera (non solo italiana) sono pieni di cose strane e poco note. Forse pochi sanno che allora la maggior parte dei dischi microsolco (come si diceva) si ricevevano per corrispondenza, a domicilio. Non tutti immaginano che il meccanismo dell'affido di una canzone a un interprete non era come quello di oggi. La celebratissima 'Il cielo in una stanza' figurava con la firma Mogol-Toang, ed era in commercio in ben sei edizioni: Gino Paoli, Leda Davi, Felice Culasso, Gianni Marzocchi, Mina, Gianni Fallabrino. Chi ha tempo e voglia scoprirà i retroscena.

Allora, durando i motivi parecchi anni e non esistendo classifiche di vendita come quelle attuali, si stilava una graduatoria delle canzoni di ieri e una di quelle di oggi. Un brano di successo restava sulla cresta dell'onda per anni, poiché lo si riprendeva e si trasmetteva in un tempo continuato (vedete qui la differenza con il tempo attuale, che consuma tutto in una stagione). Ogni canzone recava nel sottotitolo (tra titolo e autori) la specificazione del genere. Si iscriveva così che era un cha cha cha, uno slow, uno slow-rock, uno slow moderato, un moderato swing, un mambo rock, un bolero.

Dalida, la cantante che poi ebbe una fama di cupezza e di dramma esistenziale, dilagava nel modo più innocente e spensierato girando Caroselli per la Permaflex e recitando in alcune pellicole. Sapevate che in quel momento cantava lei la nota 'Milord', che in Francia era stata lanciata da lei? Il fratello 17enne di Mina (chiacchierato Geronimo) aveva messo su un complessino chiamato 'Geromino e gli altri'. Quello delle firme è spesso un mistero apparente: qualcuno non vuole e fa iscrivere la firma di un altro. Forse qualcuno sapeva anche perché in origine Migliacci non era la firma di 'Nel blu dipinto di blu'. Noi non lo abbiamo mai capito. Altra sorpresa: il playback era concepita come una cosa leggermente differente. Con questa parola s'intendeva il procedimento di registrazione del sonoro di una scena o di una canzone, che poi si trasmetteva in un secondo tempo fondendolo in una nuova scena. La differenza era dunque molto sottile, ma pur sempre esistente. A casa uno guardava e diceva: "Non sta cantando, muove solo le labbra: è playback". Ma l'originario intento era stato solo quello di sovrapporre una traccia sonora precedente a una registrazione successiva, e si usava probabilmente anche con gli attori per la recitazione.

Grande sorpresa: un Sorrisi e Canzoni del novembre 1960 annunciava già l'arrivo imminente della Tv a colori. Negli Stati Uniti, in quell'anno, esiste già ma solo quattro apparecchi su cento possono ricevere il colore (tutti gli altri bianco e nero). La cosa, da noi, avrebbe dovuto avvenire in concomitanza con l'inaugurazione del secondo canale (1961). Si parlava di analisi consecutiva e analisi simultanea. Il primo sistema, adottato dalla CBS americana, avrebbe passato teleonde colorate e filtrate solo in tre colori. Si parlava di un cinescopio speciale (tubo catodico) ancora non in produzione. La cosa più buffa del servizio è che si preannunciava Aba Cercato come modello ideale di 'annunciatrice a colori' per via delle sue efelidi come elemento di richiamo.

FAQ - Perché per tanti anni si fu sempre lontani dalla realtà?

Perché quella era l'evoluzione dell'uomo! La società, a metà del secolo XX°, non arrivava ancora a dire la verità. La maggior parte delle cose (quando c'era una risonanza pubblica) veniva presentata in un certo modo, anticipando già possibili effetti o nella psiche o nei gusti delle persone. Si veniva da un mondo che non usava dirla, perché sulla sua considerazione pesava proprio il fatto che secondo il galateo o le usanze essa si dovesse alleggerire, mascherare, addolcire, edulcorare. Ma non c'era sotto qualcosa di malevolo. Era soltanto un modo di essere degli uomini in generale. Non devi dire questo, di' in quel modo che ti ho detto. Frasi del genere venivano dette con frequenza giornaliera, poiché la preoccupazione della immagine prevaleva sul rispetto di un'eventuale verità. Il mondo cattolico era stato proprio quello che più aveva alimentato per secoli questo 'rivestimento' della realtà, per fini che costituivano appunto un modo di essere, un modo di perpetuare un ordine sociale. Non a caso ho insistito sul rispetto della verità, al 100%, anche quando (sembra che) fa male. Entrati in questo nuovo periodo, noi siamo assolutamente tenuti a manifestare agli altri quello che è realmente accaduto. Al principio, sarà magari un principio etico. Quando poi tutti avranno capito i motivi, sarà di tutta la società.

FAQ - Per questo le gerarchie religiose hanno sempre tenuto a distanza l'evoluzione?

Certo. Sotto sotto il motivo è questo. Se tu improvvisamente introduci in un mondo di realtà chi aveva sempre vissuto di 'balle' questi sarà il primo, qualora non gli piaccia, a negare. Nella continua resistenza al darwinismo, non si fece altro che rifiutare il fatto di dover svestirsi dell'abito religioso per vedere la realtà delle cose. Una grande ipocrisia (non per nulla, ho condannato più di tutti i fisici e gli scienziati che l'hanno assecondata). Essa però nasceva dalla ignoranza e dalla mancanza di intelligenza, questo bisogna sempre dirlo. Siccome in alto avevano interesse a mantenere una certa quantità di incoscienza nella popolazione, nessuno faceva mai qualcosa per migliorarne il livello intellettivo.

FAQ - I settimanali rosa che ruolo avevano?

Possiamo tranquillamente usare il presente indicativo. Essi rappresentano l'allegra leggerezza umana di chi ritiene che molte attenzioni concentrate sul suo corpo siano qualcosa. Ecco dove il concetto di valore scomparve. Ma non è certo responsabilità delle macchine fotografiche e delle telecamere. Chi vive già dentro quel mondo non fa altro che 'prelevare' da una banca. Tornato da una vacanza (che in realtà è stata come quella di tutti gli altri) parlerà con un giornalista, nella intima convinzione che della sua si debba parlare. Proprio ieri riflettevo davanti alla notizia di Eminem che dice: "Non mi ritiro". Mi è venuto da ridere, come altre volte. Quello che una persona non fa non può essere certo una notizia. Io in questo momento non dormo, non gioco a tennis. In quel caso, però, serviva - come al solito - per smentire (chi aveva detto che si ritirava). Come vedete, questo gioco sarebbe durato per sempre.

Pagina del 27 luglio 2005